La gestazione per altri è una pratica che l’umanità ha impiegato da tempi immemori per rispondere alle esigenze di coppie che si trovavano nell'impossibilità di concepire figli. Sebbene le modalità fossero indubbiamente diverse prima dell’avvento delle tecnologie biomediche, la sostanza fondamentale di tale pratica è rimasta inalterata nel corso dei secoli. Questa continuità storica si manifesta chiaramente anche nelle narrazioni bibliche, le quali offrono spunti preziosi per comprendere la complessità di questa pratica, sebbene da una prospettiva radicalmente differente rispetto a quella contemporanea.
Il dibattito attuale sulla maternità surrogata, conosciuta anche come gestazione d’appoggio, gestazione per altri o, in modo più controverso, «utero in affitto», è animato da questioni etiche, giuridiche e sociali profonde. Questo articolo si propone di esplorare i precedenti biblici di questa pratica, confrontandoli con le sfide e le implicazioni della maternità surrogata nel contesto moderno, evidenziando le differenze cruciali e le criticità che emergono da un'analisi comparata.
1. Radici Antiche: Echi di "Gestazione per Altri" nella Bibbia
La Bibbia, in particolare l'Antico Testamento, presenta episodi che, sebbene non equiparabili alla maternità surrogata moderna per ragioni tecnologiche e culturali, mostrano come l'umanità affrontasse la sterilità e il desiderio di discendenza. Questi racconti offrono un quadro delle dinamiche relazionali e sociali in un contesto antico.
1.1 Il Precedente di Abramo e Sara con Agar
Un esempio illustre e spesso citato è quello del patriarca Abramo. Non potendo avere figli da sua moglie Sarai (poi Sara), Abramo si unì alla serva Agar, dalla quale ebbe il suo primogenito, Ismaele, come narrato nel capitolo 16 della Genesi. Sara, non avendo figli, consegnò la sua serva, Agar, ad Abramo affinché potesse avere dei figli da lui. A quel tempo, era una pratica comune, poiché una donna senza figli poteva essere disonorata dai suoi amici e dalla sua famiglia.
Tuttavia, la narrazione biblica non si ferma alla mera descrizione dell'evento procreativo. Al capitolo 16 della Genesi si racconta che, dopo il concepimento, si scatenò un dramma tra le due donne che portò alla cacciata di Agar. Successivamente, Agar tornò e diede alla luce un figlio: «Abramo chiamò il nome di suo figlio che aveva generato Hagàr, Ismaele» (v. 15), notando l’attribuzione esplicita della paternità e maternità. Dalla storia di Agar apprendiamo che ricorrere a una figura simile a una madre surrogata poteva causare dolore, sofferenza e confusione. Un problema significativo, ad esempio, fu che Agar non voleva cedere il suo bambino a Sara una volta nato.
Nel caso di Sara, tutta la procedura sembra essere stata percepita più come una cura contro la sterilità che come una cessione definitiva della maternità, e il legame naturale tra madre e figlio non si interruppe. Anzi, la vicenda ebbe conseguenze durature. Secondo la spiegazione di Nachmanide, che scriveva nella Spagna del XIII secolo, questo dramma starebbe all’origine del risentimento storico dei discendenti di Ismaele nei confronti dei discendenti del figlio naturale di Sara, Isacco, un risentimento che, come notato dall'autore, è ancora oggi visibile.

1.2 Il Caso di Giacobbe, Rachele e Bilhah
Appena un paio di generazioni più tardi, anche Giacobbe si avvalse di una tecnica simile. La moglie prediletta del patriarca, Rachele, non riusciva ad avere figli e ciò le causava grande sofferenza. Così, offrì al marito la sua serva (amà) Bilhah, dicendo: «unisciti a lei, che partorisca sulle mie ginocchia, e anche io possa avere figli (ibbanè) da lei» (Gen. 30:3). Giacobbe obbedì, Bilhah partorì e Rachele esclamò: «il Signore mi ha giudicato e ha anche ascoltato la mia voce e mi ha dato un figlio» (v. 6).
È interessante notare l'ambiguità del termine biblico "ibbanè". La radice "bnh" può indicare sia la costruzione che il figlio ("ben"), suggerendo due possibili interpretazioni: "avrò un figlio da lei", nel senso che la serva lo partorisce e Rachele lo adotta come proprio, oppure "sarò costruita da lei", significando che grazie a questa procedura la sua sterilità sarebbe stata curata. Questa seconda interpretazione, peraltro, si avvererà in tempi successivi per entrambe le matriarche. I midrashim commentano che "chi non ha figli è come se fosse distrutto", sottolineando l'importanza della procreazione in quella cultura.
Anche in questo caso, le conseguenze per la madre biologica furono significative. Bilhah rimase in famiglia, ebbe un altro figlio e, alla morte di Rachele, divenne la favorita di Giacobbe. I figli di Bilhah, nonostante Rachele avesse detto «mi ha dato un figlio», rimasero figli della madre biologica, la quale divenne a tutti gli effetti una "moglie" (Gen. 37:2). Il tentativo di Rachele di appropriarsi di un figlio altrui sottraendolo alla madre biologica riuscì quindi solo in parte, e la madre non scomparve dalla scena familiare.
1.3 La Condizione delle Serve e la Questione dei Diritti di Discendenza
Personalmente, è possibile identificare diversi punti di criticità in queste storie bibliche. La narrazione biblica, tuttavia, è più concentrata su aspetti che a noi possono apparire marginali, come i diritti di discendenza dei nati con questa modalità. Questa era una questione tecnica, ma di fondamentale importanza per un popolo che in queste storie costruiva la propria identità culturale.
Un aspetto cruciale, che curiosamente si riflette nel dibattito contemporaneo, riguarda la condizione delle donne coinvolte. «Abram disse a Sarai: ecco, la tua schiava è in tuo potere, falle ciò che ti pare» (Gn 16,6). Le donne che hanno, per così dire, prestato il proprio grembo erano serve, prive di autonomia. Non avrebbero potuto in alcun modo sottrarre il proprio corpo alla richiesta dei padroni: non potevano rifiutare il rapporto sessuale, né il disagevole parto sulle ginocchia di un’altra persona, né tantomeno la cessione del neonato a un’altra famiglia. Erano donne senza scelta, la cui libertà e dignità erano intrinsecamente negate dal sistema della schiavitù.
Sebbene la Bibbia e la successiva tradizione rabbinica abbiano tollerato l’istituto della schiavitù, con un sistema giuridico di tutela e protezione che, per l’epoca, era innovativo rispetto alle culture coeve, oggi a nessuno nell’ebraismo verrebbe in mente di riproporre un rapporto di schiavitù. Se si fanno confronti tra maternità surrogata e storie di Rachele e Sara per giustificare la pratica moderna, va tenuto ben chiaro che si tratta, in quei contesti antichi, di sfruttamento di persone non libere. Le persone usate per questi "esperimenti" biologici erano serve. Questo non costituisce un modo eticamente accettabile per giustificare moralmente una procedura attuale. Al contrario, il messaggio biblico insegna una morale: mentre nel caso di Bilhah il dramma si ricompone integrando in famiglia madre e figli, nel caso di Sara c'è solo dramma.
Che ruolo ha la donna nella Bibbia?
2. Maternità Surrogata Oggi: Definizioni, Tecnologie e Contesto Legale
La maternità surrogata, nel suo significato contemporaneo, rappresenta una delle frontiere più complesse della procreazione medicalmente assistita, suscitando un dibattito pubblico acceso e articolato.
2.1 Definizioni e Tipologie Moderne
La maternità surrogata è una forma di procreazione assistita in cui una donna provvede alla gestazione per conto di una o più persone che saranno i genitori del nascituro. Questa pratica è definita in vari modi: «gestazione per altri», «gestazione d’appoggio», o anche con l'espressione più polemica di «utero in affitto». Essenzialmente, è una pratica di procreazione in cui la donna si impegna a portare avanti una gravidanza per poi consegnare il neonato che darà alla luce a una coppia committente.
Si distinguono principalmente due tipologie di maternità surrogata:
- Maternità surrogata tradizionale: in questa forma, la madre surrogata viene fecondata con lo sperma di un uomo, spesso quello il cui partner è incapace di produrre ovuli, solitamente tramite inseminazione artificiale. In questo caso, la surrogata è anche la madre genetica. Questa è la tipologia che più si avvicina, per meccanismo, alle storie bibliche di Agar e Bilhah.
- Maternità surrogata gestazionale: questa modalità prevede il trapianto nell'utero della surrogata di un embrione già concepito in vitro, contenente lo sperma e l’ovulo della coppia committente (o di donatori esterni). In questo scenario, la madre surrogata non ha alcun legame genetico con il bambino.

Le ragioni che spingono le persone a ricorrere alla maternità surrogata sono molteplici. Possono includere una donna che ha subito diverse perdite di gravidanza a causa di aborti spontanei, una coppia che ha sperimentato ripetuti fallimenti dell’impianto di FIV (fecondazione in vitro), o una donna che ha una malformazione dell’utero o altri problemi relativi all’utero, inclusa la sua assenza. Anche le coppie dello stesso sesso maschile ricorrono a questa pratica, utilizzando solitamente una donatrice di ovuli e una madre surrogata.
2.2 Il Quadro Normativo Italiano ed Europeo
In Italia, la pratica della maternità surrogata è vietata dalla legge 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita. Questa normativa prevede una pena di reclusione che va dai tre mesi ai due anni e una multa da 600.000 euro a un milione di euro a «chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza […] la surrogazione di maternità» (art. 12, comma n. 6). Tale legge è stata però successivamente modificata e interpretata da molte sentenze nel corso degli anni.
A fondamento della norma italiana si riscontrano alcuni princìpi di cultura giuridica, come quello della "mater semper certa" (la madre è sempre colei che partorisce), e l’ispirazione personalista della Costituzione, che tutela la dignità della persona. Da questi principi dovrebbe discendere il divieto di contrattare la disponibilità del corpo per generare una vita.
Nonostante il divieto, aggirare le restrizioni è spesso agevole: è sufficiente recarsi in Paesi dove la pratica è permessa. Basta infatti che esista un legame genetico con un membro della coppia e il bambino può essere poi portato in Italia come figlio naturale, creando una complessa casistica legale e etica.
A livello europeo, nel 2013 l’Unione Europea ha pubblicato uno studio che mette a confronto la legislazione degli Stati membri sul tema della maternità surrogata, evidenziando la diversità di approcci. La giurisprudenza internazionale ha recentemente operato un cambio di marcia, con sentenze di rilievo come quella sul caso Paradiso e Campanelli, del 27 gennaio 2015, che ha contribuito a delineare un quadro giuridico ancora più complesso e in continua evoluzione.
3. Le Differenze Cruciali: Antico Testamento vs. Modernità
Il paragone tra le pratiche bibliche e la maternità surrogata contemporanea può sembrare intuitivo a una prima occhiata - in entrambi i casi, una donna che non riesce ad avere figli ricorre a un’altra donna per averli. Tuttavia, esaminando ogni dettaglio, emergono differenze essenziali che rendono l'accostamento spesso improprio e fuorviante.
3.1 L'impatto della Tecnologia e la "Scomposizione del Materno"
La distinzione più evidente risiede nell’inevitabile necessità, in tempi biblici, di ricorrere alle vie naturali di procreazione. Solo ai nostri giorni, queste possono essere sostituite dalla soluzione più asettica e meno "appassionante" della provetta, grazie ai progressi della medicina riproduttiva. Questa differenza tecnologica è fondamentale.
Come ha giustamente notato Alessio Musio, docente di Bioetica, «Quello che distrugge l’analogia, dunque, è la tecnologia». La maternità surrogata moderna ha introdotto la possibilità di una "scomposizione del materno" in figure distinte: la madre genetica (donatrice di ovuli), la madre gestazionale (la surrogata) e la madre sociale/intenzionale. Questa frammentazione non è mai esistita in passato e porta a un imbarazzo teorico ed esistenziale nel definire chi sia la "vera" madre. La maternità surrogata può coinvolgere fino a cinque individui separati: donatrice di ovuli, donatore di sperma, portatrice gestazionale e uno o più “genitori committenti”. Tale complessità può portare a situazioni in cui un bambino viene allevato senza una madre biologica o legale facilmente identificabile.
Il modello biblico era quello di una famiglia patriarcale dove c'era un uomo fecondo con la sua signora sterile. Questo è ben diverso da alcune situazioni di single o di coppia in cui oggi si ricorre alla maternità surrogata. Nelle storie bibliche, si apprezzava principalmente il desiderio di maternità, non tanto quello di paternità, dato che il legame genetico paterno era già assicurato. La maternità surrogata odierna, coinvolgendo una donna che porta in grembo un embrione prodotto dagli ovuli di un’altra donna, divide inevitabilmente la maternità biologica in due parti, stabilendo un potenziale conflitto tra due donne riguardo alla loro relazione con il bambino concepito.
4. Criticità Etiche, Sociali e Religiose della Maternità Surrogata Moderna
Il dibattito sulla maternità surrogata è tra i temi politici più strumentalizzati, dove le categorie dell’umanesimo sembrano cedere il passo a quelle del post-umanesimo, e la riflessione pubblica si limita ad accogliere passivamente i traguardi della tecnica.
4.1 La Questione della Dignità e della Mercificazione del Corpo Femminile
Dal dibattito pubblico, un aspetto cruciale sembra essere sfuggito, e curiosamente si riflette in un particolare dei racconti biblici: la questione della dignità della donna e il rischio di mercificazione del corpo femminile. Se proibire questa pratica non è di per sé dissuasivo, perché spesso sposta solo il problema in altri paesi, si pone la domanda fondamentale: quali garanzie vengono proposte per evitare che la maternità surrogata diventi l’ennesimo strumento di sfruttamento?
Ciò che le sentenze italiane tutelano con la definizione di “dignità della donna” è un punto di vista che sembra mancare nelle opinioni sbandierate dai partiti. Per colei che accoglie la gravidanza, vi è il rischio di subire lo stereotipo per cui l’extrema ratio di ogni donna è lo sfruttamento del proprio corpo a beneficio di altri. La questione centrale appare la seguente: quando viene lesa la dignità delle persone più deboli - come il nascituro e la gestante -, quanto il desiderio soggettivo di una coppia committente può diventare un diritto in un ordinamento democratico? Un approccio antropologico alla maternità surrogata richiede di interrogarsi sulla tecnica, per capire come questa possa servire l’uomo, senza servirsi dell'uomo stesso.
Come ha giustamente osservato Sylviane Agacinski, il problema è proprio questo: si può contrattualizzare la maternità? Si può disporre a titolo oneroso del proprio corpo o di parti di esso? La genitorialità è contrattualmente cedibile? Vi sono limiti giuridici ed etici alla contrattualizzazione dell’esistenza? Anche se vi è il consenso della donna gestante, il contratto di maternità surrogata lede la dignità della donna? Secondo Alessio Musio, «non bastano il consenso e il compenso per legittimare una pratica che resta una reificazione». Si tratta sempre di una violenza perché si riduce la corporeità a un mezzo, trattando il femminile come un puro dispositivo di passaggio e annullando la relazione tra madre e bambino. In questo processo, la relazione instaurata dalla madre con il feto durante la gravidanza è come se non contasse nulla.
Carole Pateman ha notato che, da un punto di vista femminista, il contratto di surrogazione di maternità rappresenta una nuova forma di dominazione e soggezione della donna: «Oggi la maternità è stata separata dalla femminilità e tale separazione espande il diritto patriarcale. Qui c’è un’altra variante della contraddizione della schiavitù. Una donna può essere una madre surrogata soltanto perché la sua femminilità è considerata irrilevante, e lei viene definita un individuo che effettua un servizio». Le riflessioni di Diego Fusaro richiamano il pensiero marxista: «il capitale, che un tempo si arrestava ai cancelli delle fabbriche, oggi si è impadronito della nuda vita: utero compreso. L’economia si è impadronita della vita, facendosi bioeconomia: ha rimosso il confine tra ciò che è merce e ciò che non lo è né può esserlo». La maternità surrogata a titolo oneroso, dunque, esprime il trionfo dell’utilità sulla libertà, del potere del più economicamente forte contro il più svantaggiato, del sovvertimento dei rapporti per cui non è più la produzione per l’essere umano, ma l’essere umano per la produzione.
In questo senso, Michael Sandel scrive: «Nella realtà i contratti non sono strumenti etici autosufficienti: il puro e semplice fatto che voi e io concludiamo un accordo non basta a renderlo sicuramente equo». Kant ci ricorda che non si deve trattare l'umanità del prossimo come mezzo piuttosto che come fine, e non si può attribuire un prezzo all’essere umano. Il principio persona, come Sergio Cotta ha ragione di ritenere, «significa che ogni individuo ha titolo, per la comune struttura di io sintetico-relazionale, al riconoscimento della sua qualità ontologica di uomo, ossia di soggetto (e non di mero oggetto) di rapporto». Una tale eventualità, se per un verso potrebbe risolvere i problemi etici e giuridici della maternità surrogata, per altro verso, creerebbe sicuramente altri problemi, come il sopravvento totalizzante della tecnica sulla natura umana, negando l’essere stesso dell’essere umano.

4.2 Sfruttamento Economico e Rischi per la Gestante
Una delle preoccupazioni maggiori a livello internazionale è che le donne meno economicamente privilegiate possano essere vulnerabili e attirate a portare avanti gravidanze per individui più benestanti. Negli Stati Uniti, la maternità surrogata può costare tra i 100.000 e i 150.000 dollari, ma alla madre surrogata viene pagato molto meno, tipicamente tra i 20.000 e i 25.000 dollari, equivalenti a circa 3 dollari all’ora per ogni ora di gravidanza. Poche donne che dispongono di mezzi finanziari sarebbero disposte a sopportare il dolore, il trauma e lo stress della maternità surrogata per salari così bassi.
L’industria della maternità surrogata è spesso guidata dal profitto e non si preoccupa della sicurezza della madre biologica, ignorando la sua umanità. Raramente la donna è completamente informata sui potenziali rischi medici associati alla maternità surrogata, come iniezioni ormonali, prelievo di ovuli, gravidanza con ovuli donati, e altri. Julie Bindel critica aspramente questa industria, definendola un "inquietante scivolamento verso lo sfruttamento brutale delle donne", spesso provenienti dal mondo in via di sviluppo, che vengono manipolate per vendere i loro uteri. Questo fenomeno è accompagnato da una "ipocrisia epica", dove persone occidentali che condannerebbero la tratta di esseri umani o sessuale, si ritrovano a indulgere in una forma grottesca di "traffico riproduttivo". Gli studi citati da Bindel mostrano che i pericoli per le donne includono cisti ovariche, dolore pelvico cronico, tumori riproduttivi, malattie renali e ictus, mentre le donne che rimangono incinte con ovuli di un'altra donna sono a più alto rischio di pre-eclampsia e pressione alta.
Anche la maternità surrogata a titolo gratuito non si sottrae al pericolo di lesione della dignità umana. Anche in assenza di un compenso economico, essa può costituire una forma di impossessamento e strumentalizzazione di se stessi, con la conseguente violazione della propria dignità di persona, poiché, come afferma Romano Guardini, «persona significa che non può essere presa in possesso, non può essere usata come mezzo, non può essere subordinata ad uno scopo». Non si può ricorrere nemmeno allo schema della “donazione samaritana”, poiché non esiste alcuna tecnica giuridica convincente per accertare l’autenticità di una donazione così estrema.
4.3 Le Implicazioni per il Bambino e la Famiglia
Il matrimonio è concepito come unione tra due persone, e i figli devono nascere da tale unione (Genesi 1:28, 2:24). Coinvolgere una terza parte significa che il bambino avrà un terzo genitore, il che può sollevare domande difficili riguardo alla sua identità e alle sue relazioni future: il bambino conoscerà la sua madre surrogata? Ci saranno visite? Come si sentirà il bambino nei confronti della madre surrogata e ci sarà gelosia? Studi hanno dimostrato che se i bambini non conoscono mai la loro madre genetica, spesso vivono lotte identitarie.
La commercializzazione della maternità surrogata introdurrebbe un regime che permette la compravendita di gameti e, di conseguenza, di bambini, creando un vero e proprio "mercato in esseri umani". Un'altra preoccupazione riguarda l'alto tasso di fallimento degli embrioni creati con la FIV; in media, solo circa il 25% si sviluppa fino alla nascita. A causa di ciò, la maternità surrogata spesso implica la creazione di più embrioni di quanti ne verranno impiantati. La surrogata può essere contrattualmente obbligata ad abortire i bambini che non soddisfano le specifiche dei genitori committenti o a fare una riduzione selettiva. Le Scritture sono chiare nel proteggere la vita innocente e sulla relazione di Dio con il bambino che si sviluppa nell’utero (Sal. 139:13-16).
Inoltre, la maternità surrogata spesso comporta l’"orfanizzazione legale" dei bambini tramite un “ordine pre-nascita” che li priva anticipatamente di una relazione con i genitori genetici/naturali. Non ci sono requisiti affinché i genitori intenzionali affrontino controlli o verifiche di background, a differenza delle adozioni. L’Antico Testamento contiene numerosi comandamenti che esortano a difendere e proteggere l’orfano. I bambini cresciuti al di fuori del contesto protettivo del matrimonio stabile dei loro genitori subiscono un marcato declino nella salute fisica, mentale, accademica e relazionale. Mai prima d’ora l’umanità ha dovuto affrontare il fenomeno dei “senza madre”. È essenziale che una donna sia collegata al bambino durante i primi nove mesi, e dopo la nascita, i sistemi biologici cementano chimicamente il legame tra madre e bambino, rendendo improbabile l’abbandono post-natale. L’assenza di dati su bambini cresciuti fin dalla nascita senza una madre rappresenta un serio campanello d’allarme.

4.4 La Prospettiva Teologica e la Volontà Divina
La Bibbia non proibisce esplicitamente il ricorso a un genitore surrogato, ma solleva interrogativi sulla sua eticità, specialmente alla luce di una comprensione teologica più profonda della procreazione e della famiglia. I figli sono un dono di Dio, non un diritto (Salmo 127:3). Dio benedice alcune persone con figli e altre no, così come benedice alcune con ricchezza o successo. Ricorrere alla maternità surrogata come arrogante sfida a Dio sarebbe considerato un peccato, ma ricorrervi dopo attenta considerazione e preghiera, cercando la volontà e la guida di Dio, potrebbe essere vista da alcuni come un'alternativa per chi non ha figli. In tutto ciò che si fa, è necessario esaminare il proprio cuore e lo Spirito Santo per trovare la verità.
I cristiani hanno una responsabilità distinta di proteggere i bambini. Il messaggio biblico, nel caso di Sara e Abramo, insegna che quando confidano solo nelle proprie forze, senza abbandonarsi alla divina Provvidenza, il rapporto è sterile e non procrea nulla di buono, o peggio, una discendenza illegittima nata da adulterio. Soltanto quando Sara ha abbandonato il proprio egoismo, ha respinto il peccato e ha fatto spazio nella propria vita e anima alla divina Provvidenza, allora il Signore ha donato a lei e ad Abramo una discendenza legittima e benedetta. Non riuscire a cogliere il senso teologico e l’effettivo senso morale di questi episodi biblici è una conseguenza di una cultura ipersecolarizzata. La Chiesa Cattolica ha espresso una chiara posizione, come nel documento “Dignitas Infinita”, che rifiuta pratiche che violano la dignità umana.
5. Oltre la Tecnica: Verso un Approccio Umanistico alla Procreazione
La discussione sulla maternità surrogata va oltre gli aspetti legali e tecnologici, toccando il nucleo della dignità umana e della natura della procreazione. Un approccio antropologico richiede di interrogare la tecnica per capire come possa servire l’uomo, senza servirsi dell'uomo stesso. Ronald Dworkin ha criticato la visione economicistica del diritto, sostenendo che la questione non è solo se un cambiamento produrrà miglioramenti della ricchezza, ma se tale cambiamento rappresenterà un miglioramento di valore intrinseco per l'umanità.
Si pone la domanda se sia competenza di uno stato stabilire ciò di cui il popolo ha necessità, o piuttosto legiferare per garantire che le persone possano accedere ai servizi di cui hanno bisogno in piena tutela dei loro diritti e della loro dignità. La riflessione di Elisabeth Badinter mette in guardia contro il rischio che «se l’umanità di domani accetterà di veder nascere dei bambini da una macchina o da un uomo, probabilmente scatenerà una mutazione della specie». L'estrema somiglianza dei sessi e l’individualismo radicale che essa presuppone potrebbero rappresentare una minaccia per la nostra sopravvivenza.
La maternità surrogata solleva, in definitiva, molti dubbi etici e giuridici: si può contrattualizzare la maternità? Si può disporre a titolo oneroso del proprio corpo o delle parti di esso? La genitorialità è contrattualmente cedibile? Questi interrogativi invitano a una profonda riflessione sulla direzione in cui la società intende muoversi, per garantire che il progresso tecnologico sia sempre al servizio della dignità e del benessere di ogni persona.