L’evoluzione dello stile: Storia, identità e moda tra sottoculture e intimo maschile

La cultura basata sul genere e sull’identità sessuale è una subcultura e comunità composta da persone che dividono esperienze (attuali e/o pregresse) o interessi in virtù di una comune identità sessuale o di genere. La cultura LGBT, altresì chiamata cultura queer, comprende lesbiche, gay, bisessuali, transgender e queer. Nel corso dei decenni, il lavoro di famosi esponenti di questa comunità ha plasmato l’immaginario collettivo, sollevando questioni storiche complesse: si è spesso discusso se sia appropriato identificare le personalità storiche usando termini moderni sull'identità sessuale. Parallelamente, le culture delle minoranze sessuali influenzano frequentemente e consistentemente culture più ampie, come quella eterosessuale. Un esempio lampante è Madonna, tra i tanti artisti che hanno attinto da tali realtà, per esempio facendo uso del vogueing.

Evoluzione storica degli stili e identità di genere

L'inconscio estetico nella comunicazione pubblicitaria

In comunicazione i segni sono di fatto le immagini, i disegni di fantasia, i loghi, i video, le foto: tutto quello che compone una pubblicità, e non sono messi lì a caso. Ogni segno infatti rimanda a tutta una serie di valori e significati che nel tempo gli abbiamo attribuito. È possibile che nel 1920 venissero realizzate pubblicità con protagonisti dagli atteggiamenti omosessuali? Ma i significati nel tempo cambiano. Tutti i segni di queste pubblicità hanno mutato di significato tanto da farci pensare adesso che fossero destinate a un pubblico omosessuale: i giochi di sguardi, i dialoghi e i contatti fisici tra uomini sono per noi logiche narrative che associamo a un determinato sistema di valori.

Nel 1982, grazie alla macchina fotografica di Bruce Weber, assistiamo a un altro caso di pubblicità di intimo “non intenzionale”, un caso che per anni plasmerà la visione stereotipata degli uomini omosessuali. Era la prima volta che un brand spogliava un uomo mostrando nel dettaglio le sue caratteristiche anatomiche. E questo esperimento finì per far diventare il fisico scolpito del campione olimpico Tom Hintnaus il simbolo della bellezza gay. Il successo della pubblicità di Calvin Klein ha dato il via a un susseguirsi di pubblicità analoghe, con personaggi dello sport dai muscoli oliati e inguainati in mutande aderentissime. Qui, però, il rimando a un immaginario erotico gay è dichiarato. Così dichiarato (e accettato) che queste pubblicità sono rivolte e persuadono tranquillamente un pubblico etero.

Storia dell'intimo maschile: Tra praticità e seduzione

Nella storia dell'intimo maschile, dove la praticità pesa più dell'estetica, ha sempre vinto il minimalismo. A differenza della lingerie femminile, la biancheria intima maschile ha sempre avuto una funzione primariamente pudica e igienica, fin dall'alba dei tempi. Nel Settecento, per gli uomini, era uso comune indossare un'ampia camicia bianca sotto gli abiti e un paio di calze lunghe per proteggere il corpo. Le radici degli slip affondano in tempi remoti: nella tomba di Tutankhamon furono ritrovate mutande decorate con pietre. Il popolo utilizzava il pano, un perizoma rettangolare, mentre le classi elevate indossavano lo schentis.

Fino al Novecento, la biancheria intima da uomo non ha subito modifiche rilevanti. Poi nel 1925, grazie all'intuizione di Everlast, i boxer, da indumento sportivo dei lottatori, vennero inglobati nel mondo dell'underwear. Per gli slip, si dovettero attendere altri dieci anni, quando la Jockey International espose in una vetrina a Chicago un modello con apertura a Y. Il cambiamento radicale dell'opinione pubblica avviene però negli anni Ottanta e Novanta: non più solo praticità, ma ritrovata sensualità. Le campagne di Dolce&Gabbana e Calvin Klein iniziarono a mostrare modelli a petto nudo, mentre prima l'immagine dell'uomo provocante era relegata alla scena gay, che sperimentava già con jockstrap e perizoma.

Uppens - L'esclusiva evoluzione italiana dell'intimo maschile

La pelle come simbolo di sottocultura e ribellione

La moda è per sua natura volubile. Tuttavia, la pelle ha dimostrato una longevità impressionante. È diventata simbolo di mascolinità e unicità ed è in continua evoluzione. Dopo la seconda guerra mondiale, le bande di motociclisti - composte da veterani che avevano perso il conforto delle amicizie con persone dello stesso sesso - adottarono la giacca di pelle, inizialmente per necessità protettiva. Marlon Brando in “Il selvaggio” ha contribuito a consolidare lo status della pelle come simbolo per queer e motociclisti.

La cultura feticista, punto di contatto tra desiderio sessuale e abbigliamento, ha visto la pelle dominare la scena. Indossare pelle dà un senso di libertà e enfatizza la forma del corpo. Artisti come Tom of Finland, con i suoi provocatori disegni, hanno definito un'intera era di arte gay, ritraendo uomini che esibivano i classici attributi maschili, combattendo lo stereotipo “effeminato”. La pelle ha assunto un simbolismo ribelle: indossarla diventava un atto di dichiarazione d'intenti con cui la propria natura differente veniva celebrata anziché messa a tacere.

Genere, moda e determinismo culturale

Il concetto di genere è storico-culturale. Si pensi all'Aristocrazia Europea, dove abiti, parrucche, fiocchi e tacchi erano sinonimo di potere. Perché oggi è diverso? Un motivo è la "Grande Rinuncia Borghese" del XIX secolo, che spinse l'uomo a cedere le forme brillanti ed eccentriche esclusivamente alle donne. La sodomia, considerata contra ordinationem Creatoris et naturae ordinem, veniva associata a una determinata estetica. Ambroise Tardieu, nel 1857, mise in rilievo l'aspetto femmineo e il corpo malato come segni esteriori dell'omosessuale maschio.

Estetica maschile tra Settecento e epoca moderna

Oggi, brand del calibro di JW Anderson, Loewe e Ludovic de Saint Sernin esplorano nuove silhouette maschili, mentre Skims registra ordini record puntando sulla sensualità e sicurezza di sé. La domanda rimane aperta: può una passione sottrarre rispetto ad un individuo? La risposta risiede nell'autodeterminazione. La moda, con i suoi automatismi imposti, sfida costantemente chi vuole essere libero di esplorare il proprio stile, sia esso declinato in pizzo o in pelle, in una ricerca continua di identità che trascende i pregiudizi del tempo.

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