Probabilmente, stiamo parlando della star più conosciuta al mondo. Di tutti i tempi. E che, ancora oggi, fa parlare di sé: Marilyn Monroe. Più di un’attrice, più di una cantante, più di una modella, Marilyn Monroe è altro. La sua storia, costellata di successi, drammi personali e un mistero irrisolto sulla sua morte, continua ad affascinare generazioni, rendendola un'icona intramontabile. Ci vorrebbe un libro per raccontare tutta la sua storia, ma qui proveremo a illustrare almeno i punti salienti di una protagonista delle scene, rimasta ancora oggi immortale. Marilyn Monroe emerge come simbolo di una decade bizzarra di Hollywood dove regnò da star e regina, un mito cinematografico in cui la finzione del personaggio si fonde con la realtà spesso dolorosa di un'individualità singola.
Le Radici: Nascita e un'Infanzia Travagliata
Colei che passerà alla storia del cinema come Marilyn Monroe nacque martedì 1º giugno 1926, alle 9:30 del mattino, al County Hospital di Los Angeles. Il suo vero nome era Norma Jeane Mortenson Baker Monroe, o più precisamente, Norma Jeane Mortenson Baker. La madre era Gladys Pearl Monroe (1902-1984), che lavorava alla Consolidated Film Industries. L'identità del padre rimase a lungo ignota, anche se molte furono le dicerie e le opinioni a riguardo. Tuttavia, solo nel 2022, il test del DNA ha chiarito che il padre biologico della futura star del cinema si chiamava Charles Stanley Gifford Sr., un collega di lavoro della madre Gladys. I due si erano separati prima che Gladys rimanesse nuovamente incinta il 26 agosto 1925, e il padre, Martin Edward Mortenson, indicato nel certificato di nascita, era in realtà il secondo marito di Gladys, dal quale era divorziata. La scelta di includere diversi cognomi fu motivata dall'angoscia della donna circa il rischio che sua figlia risultasse illegittima.
Gladys, che soffriva di schizofrenia paranoide e aveva un equilibrio molto fragile, oltre alla pressione sociale, dovette affrontare anche quella economica. Non essendo in grado di prendersi cura della figlia, decise di affidare Norma Jeane a Wayne e Ida Bolender, una coppia molto religiosa di Hawthorne, a sud-ovest di Los Angeles, che si occupava di bambini in affido in cambio di denaro. Norma Jeane visse con loro fino all'età di sette anni. Nella sua autobiografia, My Story, scritta con Ben Hecht, Marilyn disse di essere stata convinta che loro fossero i suoi genitori finché Ida non la corresse affermando che non doveva chiamarla "madre" e che avrebbe incontrato quella vera il giorno dopo. Dopo la morte di Marilyn, Ida dichiarò che rimasero sempre in contatto e che aveva avuto la seria intenzione di adottarla, cosa che non poté fare per il mancato consenso di Gladys. Con la madre in manicomio e sola, la piccola Norma trascorse la sua infanzia e adolescenza fra famiglie affidatarie, case-famiglia e orfanotrofi di Hollygrove e di LA Orphan's Home, dove subì violenze e disattenzioni. Qui lavorò per la prima volta come vivandiera con uno stipendio di 5 centesimi al mese. «Da bambina nessuno mi ha mai detto che ero bella. Tutte le bambine dovrebbero sentirselo dire, anche se non è vero».
Dopo che la madre venne dichiarata incapace di intendere e di volere, Norma Jeane fu presa in custodia dalle autorità statali. La migliore amica di Gladys, Grace McKee, archivista di pellicole alla Columbia Pictures, divenne la sua tutrice, nonostante i pareri contrari dei suoi amici. Con Grace, Norma cominciò ad appassionarsi al cinema e alla vita hollywoodiana. Dopo il matrimonio di Grace con Ervin Silliman Goddard il 4 aprile 1935, Norma Jeane fu mandata all'orfanotrofio Children's Home Society di Los Angeles, dove rimase dal 13 settembre 1935 al 1938. Nel settembre 1941, Norma tornò da Grace. In questi anni, frequentò la Emerson Middle School e la Van Nuys High School.

Quando Norma raggiunse i sedici anni di età, Grace la informò che non poteva più prendersi cura di lei, perché doveva tornare in orfanotrofio. Fu in quel momento che Norma ebbe un'idea: sposarsi. Solo sposandosi avrebbe evitato di nuovo l'incubo di vivere in stanzoni con dei minorenni sconosciuti. Abbandonò gli studi e, portando come unica dote il suo libro preferito, la biografia di Abramo Lincoln, divenne la signora Dougherty, moglie di James Dougherty, il figlio di un vicino che aveva conosciuto. Sebbene Dougherty abbia in seguito confermato che i due erano innamorati, la Monroe ha sempre affermato che quello fosse un rapporto di convenienza organizzato da Grace.
I Primi Passi nel Mondo dello Spettacolo: Da Operaia a Pin-Up
Nel 1942, a soli 16 anni, Norma si sposò. Nello stesso anno, traslocò a Los Angeles, coabitando con la suocera. Qui lavorò come operaia alla Radio Plane, la stessa fabbrica dove prima lavorava il marito, che era stato inviato nel Pacifico durante la Seconda Guerra Mondiale. Inizialmente fece l'impacchettatrice di paracadute, poi divenne addetta alla verniciatura delle fusoliere dei vari modelli di aeroplani. Ma è proprio nello stabilimento dove lavorava che avvenne una svolta. Il 26 giugno 1945, David Conover, un importante fotografo e scrittore statunitense, andò allo stabilimento per fotografare "ragazze che tenessero su il morale delle truppe al fronte" per un servizio per la rivista Yank. Il fotografo notò la sua bellezza prorompente e la esortò a intraprendere la carriera di modella. Per quelle immagini, Marilyn Monroe venne eletta "Miss lanciafiamme". I suoi scatti audaci in stile pin-up divennero molto popolari, soprattutto tra i soldati in Corea. Gli scatti di Norma vennero pubblicati anche sulla rivista indipendente dei militari americani Stars and Stripes, che la nominò Miss Cheesecake del 1951.

Iniziò quindi a farsi fotografare, posando anche per André De Dienes, che la pagava 200 dollari a ogni servizio fotografico. Le sue foto arrivarono sul tavolo di Emmeline Snively, direttrice della Blue Book School of Charm and Modeling, la più importante agenzia pubblicitaria di Hollywood. La Snively le schiarì i capelli, le insegnò come sorridere e la giusta tonalità della voce da utilizzare. Il 26 aprile 1946, all'età di 19 anni e mezzo, una sua foto scattata da De Dienes venne scelta per la copertina di Family Circle; Norma Jeane firmò un contratto con la rivista il 23 luglio 1946. Le foto fecero il giro del mondo: sul settimanale di cinematografia e teatro italiano Film d'oggi comparve in tenuta da spiaggia, in Francia su Cinemonde apparve nelle vesti di una babysitter.
Nel frattempo, Norma divorziò nel 1946 dal marito James Dougherty. L'agente della ragazza sfruttò l'occasione riuscendo a ottenere alcune chiamate da importanti case cinematografiche, la Howard Hughes e la 20th Century Fox. A questo punto avvenne il salto nel cinema: un provino alla Fox andò come doveva andare e nel 1946, a soli 20 anni, firmò un contratto cinematografico. Da qui, nacque il nome che poi è diventato un mito: Marilyn.
La Nascita del Mito: Marilyn Monroe
Norma Jeane Mortenson non era il nome adatto a un'attrice hollywoodiana. Ci voleva qualcosa di diverso. Lei propose Norma Jeane Baker, ma la Fox lo giudicò troppo campagnolo. Si pensò a Norma Jean Dougherty o Jean Norman, ma furono entrambi inefficaci. Ben Lyon, il regista che l'aveva notata, le propose il nome d'arte Marilyn, ispirato all'attrice teatrale Marilyn Miller. Lei propose di usare il cognome da nubile di sua madre, Monroe, e così vinse quest'ultima opzione. L'attrice scelse di farlo diventare il suo nome legale il 23 febbraio 1956, con un'ordinanza del Tribunale dello Stato di New York. C'è un altro particolare: Marilyn Monroe doveva essere bionda e non castana come Norma Jeane. Cercarono in nove diverse tonalità di colore di capelli biondi prima di scegliere il biondo platino.
Per affinare le sue doti recitative, studiò all'Actors Lab di Hollywood e recitò al Bliss-Hayden Miniature Theatre di Beverly Hills. Nel 1947 recitò al suo primo film - The Shocking Miss Pilgrim - con il ruolo di centralinista. Piccolo particolare: nonostante la bellezza mozzafiato, non si vedeva ma si sentiva soltanto la sua voce. Il suo vero debutto avvenne lo stesso anno in Dangerous Years di Arthur Pierson. La Fox però non fu soddisfatta dell'acquisto e la licenziò l'anno successivo. In Scudda Hoo! Scudda Hay!, uscito solo nel 1948, c'era una scena in cui compariva di sfuggita in un'inquadratura.
Disperata, cercò un'altra casa di produzione e bussò alle porte della Columbia Pictures, che le offrirono un contratto di sei mesi. Lei firmò e la mandarono a studiare recitazione presso Natasha Lytess. Dopo alcune comparse in diversi film (ad esempio in I verdi pascoli del Wyoming e You Were Meant for Me), Marilyn Monroe cominciò a fare seriamente carriera: quattordicesima menzione nel film Dangerous Years nel 1948. Bella com'era, vinse anche il concorso di bellezza Miss California Artichoke Queen nello stesso anno. La Columbia Pictures le diede fiducia ed fu attrice protagonista del film Orchidea bionda ma non ottenne il successo sperato.

Secondo Donald Spoto, dopo la fine del rapporto con la Fox nel 1947, Marilyn si ritrovò senza lavoro e in difficoltà economiche, svolgendo lavori saltuari e continuando a studiare per migliorare come attrice drammatica. In questo periodo conobbe e frequentò per un breve periodo due figli di Charlie Chaplin.
Il Percorso verso la Celebrità: Sfide e Colpi di Scena
Due eventi, però, cambiarono la sua vita: l'incontro con Johnny Hyde e delle pose nude che aveva fatto. Il 31 dicembre 1948 incontrò Johnny Hyde, un associato dell'agenzia William Morris che l'aveva apprezzata in una breve apparizione al fianco di Groucho Marx in Una notte sui tetti (1949). Il talent scout si innamorò follemente ma lei rifiutò le sue avances. Hyde credeva che Marilyn fosse destinata a diventare una grande stella e aveva i mezzi per aiutarla in questo senso. Con la sua insistenza, la fece inserire nel cast di Giungla d'asfalto (1950) di John Huston, dopo aver superato un provino nel quale recitava sdraiata sul pavimento. Marilyn interpretò la parte di Angela Phinlay, amante di un ricco e malvagio avvocato. Joseph L. Mankiewicz, su suggerimento di Hyde, la inserì poi nel cast di Eva contro Eva (1950), recitando la parte dell'amante di un critico teatrale. Hyde continuò a cercare di firmare un contratto con la MGM senza riuscirci, trovandole comunque un ruolo per la Fox. Subito prima di morire, Hyde, che ebbe un attacco di cuore fatale a Palm Springs il 18 dicembre 1950 (e di cui Marilyn si incolpò), le aveva garantito il futuro professionale procurandole un contratto settennale alla 20th Century Fox col compenso di 750 dollari alla settimana.
Marilyn ebbe alcuni ruoli minori in film come Lo spaccone vagabondo (1950), Il messicano (1950), Home Town Story (1951), Le memorie di un dongiovanni (1951) e L'affascinante bugiardo (1951). Durante le riprese di quest'ultima pellicola, l'attrice era spesso in lacrime per dover nuovamente interpretare un ruolo minore e privo di espressività. Nel 1951 recitò in Mia moglie si sposa e fu protagonista di un nuovo scandalo: Earl Theisen le scattò una foto vestita soltanto da un sacco di patate. Nello stesso anno, prima recitò da protagonista in Mia moglie si sposa e poi divenne una delle presentatrici della cerimonia di premiazione degli Oscar. Si iscrisse poi all'Università della California, Los Angeles, dove studiò critica letteraria e artistica, prendendo lezioni di recitazione da Michael Chekhov.
Un importante scandalo la rese ancora più celebre. Nel 1949, Marilyn aveva accettato di posare nuda per il calendario sexy "Miss Golden Dreams", confidando nel fatto che comparendovi senza nome avrebbe potuto evitare lo scandalo. Per evitare scandali, lo disse pubblicamente e apparve nuda su Playboy nel primo numero della rivista, dopo che Hugh Hefner ne acquistò i diritti per 500 dollari. A renderla ancora più celebre furono i suoi "monroismi", battute personalissime e imprevedibili che l'attrice piazzava qui e lì durante le interviste. «Che cosa indossa a letto?», le chiese un giornalista un giorno. «Due gocce di Chanel n° 5», fu la sua risposta.
Nel marzo 1951 fu una delle presentatrici della cerimonia di premiazione degli Oscar. Il 7 aprile 1952 apparve per la prima volta sulla copertina del settimanale Life. Dopo pochi mesi uscì il film La confessione della signora Doyle (1952) diretto da Fritz Lang; nell'occasione all'attrice venne data la possibilità di lavorare per la RKO Pictures. Per la prima volta, il nome della Monroe apparve nella locandina del film, ottenendo anche un discreto successo. Continuò a recitare in altri film e, tra gli altri, in Il magnifico scherzo (1952) con Charles Coburn apparve con i famosissimi capelli biondo platino, primo film in cui ciò accadde. La tua bocca brucia (1952) fu il suo primo vero film in cui fu protagonista, regalando un bel ritratto di una donna fragile e sperduta.
L'Apice del Successo: Il Mito Marilyn Monroe
Nel 1953 avvenne la definitiva consacrazione che la portò a essere considerata una delle più grandi stelle del cinema. Il melodramma criminale Niagara (1953), diretto da Henry Hathaway, in cui la Monroe sostituì Anne Bancroft, ebbe un successo strepitoso. È qui, infatti, che Marilyn Monroe venne conosciuta dal grande pubblico. Fasciata in un abito rosso fiamma, sfacciata ed eccessiva, dominò la scena.

Il successo proseguì poi con il film famosissimo Gli uomini preferiscono le bionde (1953) di Howard Hawks, in cui era protagonista del musical, recitando, cantando e ballando insieme con Jane Russell. Celebri sono i brani Bye Bye Baby e Diamonds Are a Girl's Best Friend, cantato indossando un vestito rosa di William Travilla che verrà celebrato e imitato nei decenni successivi. Perfino il suo vestito viene ricordato negli anni. Come sposare un milionario (1953) è un'altra pellicola famosissima, a tal punto che a soli 27 anni la Monroe era l'attrice che aveva il maggiore successo commerciale. Qui riuscì a calarsi in un personaggio più comico e brillante rispetto ai precedenti ruoli, avendo anche apprezzamenti dalla critica e dal pubblico. Sempre nel 1953 si classificò al primo posto della Quigley Poll, la classifica degli attori di maggiore successo commerciale, posizione che conservò fino al 1956.
Iniziò ad apparire anche in TV, come nel caso de Il Jack Benny Show. Per le sue interpretazioni in Niagara e Gli uomini preferiscono le bionde, venne apprezzata dalla critica e le valse un Henrietta Award ai Golden Globe 1954 come migliore attrice del mondo.
Marilyn cominciava a pretendere di più e si rifiutava perfino di recitare nel musical The girl in Pink Tights con Frank Sinatra. Si sposa nel 1954 con il giocatore di baseball Joe DiMaggio e, durante un viaggio in Giappone, canta per i soldati americani. La Monroe decise di dimostrare la sua gratitudine ai soldati americani, interrompendo la luna di miele con il secondo marito Joe DiMaggio per far visita alle truppe in Corea nel febbraio 1954. Marilyn fece dieci spettacoli in appena quattro giorni nonostante le gelide temperature che contribuirono allo sviluppo della sua polmonite. L’attrice ammise che quella fu una delle cose migliori che le fosse mai capitata, che le permise per la prima volta nella sua vita di sentirsi davvero come una star.
Nel 1954 partecipò al musical Follie dell’anno. Secondo molti, fu il film peggiore a cui abbia partecipato. In Quando la moglie è in vacanza (1955) avvenne la scena che resta ricordata per sempre: la gonna del vestito bianco viene sollevata al passaggio della metro. Un'immagine che, ancora oggi, viene fatta oggetto di meme e video. Questa scena provocò un delirio nella folla presente e l'umiliazione di DiMaggio, accelerando di fatto la fine del loro legame.
47/100 - Scene indimenticabili 1 - QUANDO LA MOGLIE È IN VACANZA (1955) di Billy Wilder
Decisa comunque a dare un più profondo spessore al suo lavoro di attrice, la Monroe si recò nel 1955 a New York per seguire le lezioni di Lee Strasberg all'Actors Studio. Volle inoltre dar vita a una propria casa di produzione con il fotografo di moda Milton Greene, interrompendo il contratto con la 20th Century-Fox che le imponeva parti considerate riduttive e umilianti. La major fu così costretta a concederle un nuovo contratto che la impegnava a girare quattro film in sette anni consentendole di approvare i copioni e di lavorare con registi che incontrassero il suo favore. Il primo esito di questo accordo fu Fermata d'autobus (1956) di Joshua Logan, il risultato più personale e sereno della carriera dell'attrice e la convincente dimostrazione della sua capacità di sfumare i tratti comici in una dolente umanità.
Vita Privata, Battaglie e Ultimi Ruoli
Frattanto il suo nuovo legame con il commediografo Arthur Miller aveva suscitato il morboso interesse della stampa. Nel 1956, quando aveva una relazione con Marilyn, il drammaturgo Arthur Miller fu chiamato a testimoniare davanti all’HUAC (House Un-American Activities Committee). Miller si rifiutò di fare i nomi di chi fosse coinvolto in attività comuniste. Marilyn rimase fedele ad Arthur, accettando persino di sposare Miller, nonostante i dirigenti dello studio cinematografico e la sua insegnate di recitazione Paula Strasberg le avessero detto che la sua decisione l’avrebbe esposta a una reazione pubblica negativa. Fu forse proprio questa pubblica dimostrazione di lealtà da parte di Marilyn a tenere Miller lontano dalla prigione. È vero però che le azioni di Marilyn la misero sotto l’occhio dei riflettori dell’FBI, che decise di aprire un fascicolo su di lei.
Perseguito dalla Commissione McCarthy e privato del passaporto, Miller poté seguire la Monroe in Inghilterra sul set del suo film Il principe e la ballerina (1957) di Laurence Olivier, in quanto l'eco del matrimonio fra i due fu tale che le autorità non osarono dividere la famosa coppia. Ma l'appuntamento tanto atteso fu quello con A qualcuno piace caldo (1959). Questo capolavoro della commedia di Billy Wilder, una farsa vivace, le valse un Golden Globe. L'ultimo film che va menzionato è Gli spostati (1961), che divenne un classico del cinema del XX secolo, diretto da John Huston su sceneggiatura di Miller. In questo film, il personaggio più reale e intenso, perturbante con la sua emotività esplosiva e volutamente costruito per mettere a nudo la sensibilità dell'attrice, è proprio quello di Roslyn.
Marilyn continuò a recitare in diversi film ma cominciò ad avere problemi di salute, nonostante ciò, continuò a lavorare fino a fondare perfino una società di produzione, con un unico film prodotto, Il principe e la ballerina. L'abuso di farmaci e le continue assenze durante la lavorazione del film incompleto Something's Got to Give (1962), per la regia di Cukor, furono un segnale delle sue crescenti difficoltà.
Marilyn Monroe è stata una grande sostenitrice dei diritti civili in più di un’occasione. Ha partecipato insieme a Shelley Winters, sua compagna di stanza, ad alcuni raduni di protesta contro la violazione delle libertà civili. Ha sempre dimostrato apertamente di simpatizzare per i democratici. L’FBI in quegli anni continuò a tenerla d’occhio, scrivendo nel fascicolo dell’attrice che aveva opinioni di sinistra.

L'attrice, dietro la maschera di seduzione che lei stessa aveva creato, era una donna fragile e insicura, che disperava di trovare l'amore. «Se avessi rispettato tutte le regole, non sarei arrivata da nessuna parte», diceva. Questa consapevolezza di aver osato troppo e, nell'osare, di essersi spinta lì dove il confine fra sola bellezza e stupidità era sottilissimo, le causò un'infelicità autentica. «Non sono mai stata abituata alla felicità: è qualcosa che non ho mai dato per scontato, pensavo che sarebbe arrivata con il matrimonio». Ne ebbe tre, ma nessuno di quei tre la salvò dalla sofferenza che provava. L’unica cosa che contava per Marilyn, per Norma, era il pubblico, il sentirsi apprezzata come una brava attrice, piuttosto che come un'attrice sexy.
Il Mistero della Morte
Andiamo ora in uno dei misteri più fitti della storia di Marilyn Monroe: come è morta? Già, perché la sua fine è ancora oggi un mistero. Deceduta tra il 4 e il 5 agosto del 1962 sul letto della sua abitazione al 12305 di Fifth Helena Drive, a Los Angeles, per circostanze ancora oggi tutte da chiarire. La morte la chiamò a soli 36 anni. Le sue ultime parole, pronunciate alla fine di un'intervista concessa poche settimane prima di morire, furono: «La prego, non mi faccia apparire ridicola».
La versione ufficiale parla di un suicidio con 47 pasticche di pentobarbital, unite all’idrato di cloralio. Una versione, però, che non ha convinto molti. C’è chi, come Chuck Giancana, il fratello minore di Sam Giancana (boss di Cosa Nostra di Chicago negli anni Sessanta), parla di omicidio. Una vendetta della mafia per uccidere l’amante di John Kennedy, visto che il fratello dell’ex Presidente degli Stati Uniti stava facendo una lotta senza compromessi proprio alla mafia.
Poi c’è la versione di Thomas Noguchi, vicecoroner della Contea di Los Angeles, che ha affermato di non trovare tracce di pillole ingerite e, nel 1985, di aver trovato tracce di contusioni. James Hall, autista di ambulanze, disse che un medico prese il controllo della situazione e, durante un’iniezione, la uccise. Dubbi sul probabile suicidio li espresse anche John Miner, procuratore. Ancora: la governante Eunice R. Murray cambiò versioni più di una volta.
La versione che pare avere più credito è quella del libro Marilyn Monroe. Caso chiuso di Jay Margolis e Richard Buskin. Chi sarebbero i mandanti dell’omicidio? Robert Kennedy, alcune sue guardie del cognato Peter Lawford e lo psichiatra di Marilyn, Ralph Greenson. Il motivo? Marilyn Monroe era l’amante dei due fratelli Kennedy ma, siccome voleva essere sposata ed entrambi rifiutarono, lei aveva segnato su un taccuino i loro segreti e aveva minacciato di volerli diffondere. Vero o falso che sia, la morte di Marilyn Monroe rimane ancora un mistero.
Il clamore suscitato dal presunto suicidio fu tale che immediatamente vennero avanzate le ipotesi più diverse, compresa, più tardi, quella dell'omicidio, con una curiosità e una psicosi da isteria collettiva che provocarono un distacco sempre più profondo dalla tormentata individualità della donna.
Fragilità, Generosità e Ricoveri
L’attrice iniziò a perdere peso, non dormiva bene e prendeva sin troppe pillole. Proprio per questi motivi, nel 1961, la dottoressa Marianne Kris decise di internare Marilyn nella clinica Payne Whitney di New York, chiudendola a chiave in una stanza imbottita. La Monroe, che aveva visto sua madre impazzire, reagì male a questa decisione. Aveva paura di finire proprio come lei. Rompe quindi una finestra e minaccia di tagliarsi i polsi con un pezzo di vetro. L’ex marito Joe DiMaggio si recò direttamente presso la clinica. Affermò di volere il rilascio della moglie, altrimenti avrebbe fatto letteralmente a pezzi la struttura. La clinica decise di evitare qualsiasi potenziale pubblicità negativa e così l’attrice venne trasferita al Columbia University Presbyterian Hospital, dove ricevette le cure in una stanza privata.
Marilyn Monroe è stata molto generosa. Nel corso della sua vita ha trascorso molto tempo in istituti e case famiglia e ha offerto denaro alle persone bisognose. Non ha mai perso occasione per fare qualche dono e ha offerto la sua assistenza a molti enti di beneficenza, soprattutto a quelli che si occupano di bambini. In molti credevano che con la morte di Marilyn questa generosità si sarebbe fermata. Invece le cose sono andate diversamente. Oltre che a Strasberg, buona parte del patrimonio dell’attrice è andato alla dottoressa Kris. Nel 1980 la dottoressa ha preso un’importante decisione, ha lasciato i soldi ricevuti in eredità all’Anna Freud Centre in Inghilterra, un’organizzazione che si occupa di bambini con problemi di salute mentale.
Filmografia Completa di Marilyn Monroe
Ecco di seguito tutti i film interpretati da Marilyn Monroe, in ordine temporale:
- The Shocking Miss Pilgrim, regia di George Seaton - non accreditata (1947)
- I verdi pascoli del Wyoming, regia di Louis King - non accreditata (1948)
- You Were Meant for Me, regia di Lloyd Bacon - non accreditata (1948)
- Dangerous Years, regia Arthur Pierson (1948)
- Scudda Hoo! Scudda Hay!, regia di F. Hugh Herbert - non accreditata (1948)
- Orchidea bionda (Ladies of the Chorus), regia di Phil Karlson (1948)
- Una notte sui tetti (Love Happy), regia di David Miller e, non accreditato, Leo McCarey (1950)
- La figlia dello sceriffo (A Ticket to Tomahawk), regia di Richard Sale - non accreditata (1950)
- Giungla d’asfalto (The Asphalt Jungle), regia di John Huston (1950)
- Eva contro Eva (All About Eve), regia di Joseph L. Mankiewicz (1950)
- Lo spaccone vagabondo (The Fireball), regia di Tay Garnett (1950)
- Il messicano (Right Cross), regia di John Sturges - non accreditata (1950)
- Home Town Story, regia di Arthur Pierson (1951)
- L’affascinante bugiardo (As Young as You Feel), regia di Harmon Jones (1951)
- Le memorie di un dongiovanni (Love Nest), regia di Joseph M. Newman (1951)
- Mia moglie si sposa (Let’s Make It Legal), regia di Richard Sale (1951)
- La confessione della signora Doyle (Clash by Night), regia di Fritz Lang (1952)
- Matrimoni a sorpresa (We’re Not Married!), regia di Edmund Goulding (1952)
- La tua bocca brucia (Don’t Bother to Knock), regia di Roy Ward Baker (1952)
- Il magnifico scherzo (Monkey Business), regia di Howard Hawks (1952)
- Il poliziotto e il salmo (The Cop and the Anthem), episodio di La giostra umana (O. Henry’s Full House), regia di Henry Koster (1952)
- Niagara, regia di Henry Hathaway (1953)
- Gli uomini preferiscono le bionde (Gentlemen Prefer Blondes), regia di Howard Hawks (1953)
- Come sposare un milionario (How to Marry a Millionaire), regia di Jean Negulesco (1953)
- La magnifica preda (River of No Return), regia di Otto Preminger e, non accreditato, Jean Negulesco (1954)
- Follie dell’anno (There’s No Business Like Show Business), regia di Walter Lang (1954)
- Quando la moglie è in vacanza (The Seven Year Itch), regia di Billy Wilder (1955)
- Fermata d’autobus (Bus Stop), regia di Joshua Logan (1956)
- Il principe e la ballerina (The Prince and the Showgirl), regia di Laurence Olivier (1957)
- A qualcuno piace caldo (Some Like It Hot), regia di Billy Wilder (1959)
- Facciamo l’amore (Let’s Make Love), regia di George Cukor (1960)
- Gli spostati (The Misfits), regia di John Huston (1961)
- Something’s Got to Give - incompleto, regia di George Cukor (1962)
L'Eredità Immortale: Il Mito che Perdurava
Nonostante sia passato così tanto tempo, Marilyn Monroe è ancora oggi un’icona intramontabile. I trentasei anni di vita più belli, in senso estetico, ma al tempo stesso più martoriati della storia del cinema a livello esistenziale: potrebbe essere questo il modo di riassumere la biografia di Marilyn Monroe. Con il suo fascino estremo e al contempo infantile, giocato sul gusto di piacere, costantemente esibito con conturbante sensualità, privo di ogni minaccia aggressiva e pervaso di fragilità e insicurezze, la Monroe dominò incontrastata i sogni e i desideri sessuali del pubblico degli anni Cinquanta e dei primi anni Sessanta, rappresentando l'immaginario erotico nell'intera gamma di negate e prepotenti pulsioni.

Nel 1999 Marilyn Monroe è stata inserita, dall'American Film Institute, al sesto posto nella lista delle più grandi star femminili di tutti i tempi e tra le 100 donne più attraenti di tutti i tempi. Il suo lato migliore stava nella grande capacità di affiancare il glamour patinato alla vita tormentata, il lusso alla perfezione esasperata, i suoi personaggi alle cose reali della sua esistenza, fra cui problemi, delusioni sentimentali, aspettative professionali. Marilyn amava i punti interrogativi, amava rispondere alle domande con quella finta leggerezza che nascondeva una riflessione profondissima sulle sue relazioni e sui suoi errori. Sapeva che erano stati gli errori a determinare il suo destino. Sapeva che senza quelli la sua vita non avrebbe avuto lo stesso senso.
Non era uno stereotipo. Non era una di quelle bionde maggiorate stupide che si vedevano sul grande schermo. Non c'è identificazione con Marilyn. Manca il processo che fa sì che una volta entrati al cinema, ci si immedesimi completamente in lei e nella sua storia. Un'altra cosa che depone a suo favore è che, con il passare del tempo, il suo nome non è rimasto incollato all'immagine di bambolone siliconate e plastiche, ma è rimasto a definire solo la sua persona. Rimane l'incredibile universalità della sua immagine, quella che non la vuole così vuota come si vuol far credere, quella che, in mezzo all'estetica a tutti i costi, si muovevano spunti e riflessioni.
47/100 - Scene indimenticabili 1 - QUANDO LA MOGLIE È IN VACANZA (1955) di Billy Wilder
Qualcuno sogna ancora le sue lunghissime gambe avvolte nelle calze a rete che comparivano in Fermata d'autobus. Ma la sua vita non era un film. Era reale. Era una vita. Se solo potesse sapere, oggi, che il suo talento è stato pienamente riconosciuto… Se solo potesse sapere, oggi, il grande affetto che il pubblico nutre per lei, al di là della sua bellezza.