La figura di Marianna Podgurskaya è emersa nel panorama internazionale come un emblema potentissimo e, al tempo stesso, doloroso della resilienza umana nel cuore del conflitto in Ucraina. La sua storia, strettamente legata al tragico bombardamento dell'ospedale pediatrico di Mariupol, rappresenta un punto di intersezione tra il dramma del vissuto personale e la pervasiva realtà della disinformazione bellica. Marianna, una giovane blogger ucraina, si è trovata suo malgrado al centro di un vortice mediatico mondiale quando le immagini del suo volto segnato dal sangue, con il ventre pronunciato di chi sta per dare la luce, hanno iniziato a circolare dopo l'attacco alla struttura sanitaria.

Il bombardamento e le immagini simbolo
Il bombardamento dell'ospedale di maternità a Mariupol ha segnato uno dei momenti più bui del conflitto. In quel contesto, la figura di Marianna Podgurskaya, fotografata mentre usciva dalla struttura con un pigiama a pois insanguinato, è diventata in brevissimo tempo simbolo dell’atrocità della guerra. La foto in cui è stata ritratta mentre usciva dall'ospedale di Mariupol, accompagnata da alcuni militari, mentre indossava un pigiama a pois e portava con lei due borse, è stata scattata dal fotografo Evgeniy Maloletka, che si trovava sul posto e ha documentato l'accaduto con una serie di scatti.
Queste immagini sono state diffuse dall'agenzia di stampa internazionale Associated Press. Nonostante le tesi di Mosca, Maloletka è un fotografo pluripremiato che collabora per l'autorevole agenzia. Marianna compare anche in un video realizzato poco dopo l'esplosione, in cui è in piedi, in mezzo alle macerie, con una coperta sulle spalle per proteggersi dal freddo. L’immagine di Marianna Podgurskaya che incinta e sanguinante esce in pigiama con le borse in mano dall’ospedale pediatrico di Mariupol bombardato dai russi era diventata in brevissimo tempo simbolo dell’atrocità della guerra.
La macchina della disinformazione e le accuse di propaganda
Una volta diventata virale, la veridicità della foto era stata messa in dubbio dai russi, che avevano parlato di falso citando il fatto che la ragazza fosse una influencer. Marianna Podgurskaya, oltre ad essersi trovata sotto un bombardamento mentre era ricoverata in ospedale, nel reparto di maternità, aspettando di dare alla luce la sua bambina, si è trovata ad essere messa al centro della propaganda russa, che l'ha accusata di essere la protagonista di una fake news. Ovvero di essere stata pagata per fingersi una vittima e farsi scattare quello scatto con il volto insanguinato.
Secondo la Russia, quello sul volto di Marianna non sarebbe stato sangue ma trucco. Una fake news rilanciata anche dall'ambasciata russa in Gran Bretagna, che ha accusato Podgurskaya di aver "interpretato i ruoli di entrambe le donne incinte nelle foto", sottolineando che gli scatti sono stati realizzati dal noto fotografo o "propagandista" Evgeniy Maloletka. In tanti hanno accusato la ragazza di non essere realmente in dolce attesa, altri di essere stata truccata per "recitare una parte". Nelle ore dopo il bombardamento dell’ospedale di Mariupol da parte della Russia, la giovane mamma è stata falsamente accusata di avere recitato la parte della vittima davanti all’edificio semidistrutto dalle esplosioni, in modo da rendere più drammatica la scena. Le accuse, prive di fondamento, sono circolate in migliaia di commenti sui social network e sono state anche riprese dall’ambasciata russa nel Regno Unito, sostenendo che l’influencer non fosse stata nemmeno ferita e che fosse stata «truccata in modo realistico» per simulare alcune ferite alla testa.
La realtà documentata e il lieto fine
In realtà, vi sono prove dirette della gravidanza di Marianna nelle ultime settimane: prima e subito dopo l’inizio dell’invasione armata dell’Ucraina da parte della Russia, la giovane aveva pubblicato sul proprio profilo Instagram diverse fotografie che la mostravano incinta, con messaggi nei quali raccontava la propria gravidanza. L’ultima fotografia sul profilo risaliva allo scorso 28 febbraio, quattro giorni dopo l’inizio dell’invasione russa. Marianna col pancione scoperto si domandava quale sarebbe stato il sesso del suo bambino.
The Russification of Mariupol | ARTE.tv Documentary
I fatti hanno poi smentito le tesi complottiste: la giovane donna simbolo del bombardamento dell’ospedale pediatrico per la maternità di Mariupol, dove era ricoverata, ha messo al mondo la bimba che portava in grembo ed ora sta bene. Ieri sera alle 22 Marianna Podgurskaya, blogger ucraina, ha partorito una bambina. Ad annunciarlo è stata la giornalista ucraina Olga Tokariuk, che ha contattato una persona della famiglia di Marianna. Fonti ucraine fanno sapere che "mamma e bambina stanno bene", aggiungendo che "a Mariupol fa molto freddo e le bombe continuano". Una fonte diretta quindi, anche se non testimone oculare del parto dato che si trova a Kiev e non a Mariupol, ma ha spiegato di aver raggiunto telefonicamente i parenti della donna.
La distinzione tra le vittime: una tragedia collettiva
È fondamentale, tuttavia, non confondere le storie delle diverse donne coinvolte nel dramma di Mariupol. La vicenda di Marianna non deve oscurare il destino di altre vittime che non hanno avuto la sua stessa sorte. Vi è stata una donna incinta fotografata a Mariupol dopo il bombardamento dell’ospedale ad opera dell’esercito russo che è morta, insieme con il suo bambino. La sua è una delle immagini simbolo della guerra in Ucraina e delle vittime ultime di ogni conflitto: i civili. A dare la notizia, nella mattinata di lunedì 14 marzo, cinque giorni dopo il bombardamento, è l’agenzia Associated Press. La donna è apparsa, fin dai primi minuti dopo l’attacco, in condizioni gravissime. «Uccidetemi ora!», ha gridato ai dottori che cercavano di salvarla, dopo aver intuito che il suo bambino non c’era più. Morto dentro di lei, poco prima di lei. Il chirurgo che l’ha operata, Timur Marin, ha detto di averle trovato il bacino schiacciato e l’anca staccata. Il nome della donna non è noto: nel caos seguito al bombardamento, riferisce la AP, i medici non sono riusciti a trascriverlo prima che il marito della donna venisse a prendere il suo corpo e quello del neonato.

Quella foto, scattata da Evgeniy Maloletka, è stata pubblicata da decine di giornali e siti in tutto il mondo ed è una delle immagini che più di altre raccontano la brutalità del conflitto in corso. La Russia, accusata di aver compiuto un crimine di guerra, ha sostenuto che nell’ospedale ci fossero dei militari, cercando di giustificare l'attacco. Anche l’ambasciatore russo alle Nazioni Unite ha definito le immagini «fake news», nonostante le notizie, le immagini, i video diffusi dalla AP e dalle autorità ucraine.
Il contesto di una città sotto assedio
Le condizioni della città portuale di Mariupol sono sempre più disperate: mancano cibo, acqua, elettricità e riscaldamento. L’ultimo aggiornamento da parte delle autorità locali, lunedì mattina, ha riferito che almeno 2.500 civili sono morti nella città sul mar d’Azov dall’inizio dell’invasione russa. In questo scenario, l'ostetrica dell'ospedale, in seguito alla circolazione di molte notizie false, ha pubblicato un aggiornamento, confermando di avere lavorato nella struttura e segnalando che alcuni dei reparti bombardati, come quello di maternità, erano stati ristrutturati da pochi anni. Nel frattempo, i commenti sull'account Instagram di Podgurskaya mostrano che è diventata l'obiettivo dei troll Internet russi, i quali continuano a diffondere narrazioni distorte nonostante l'evidenza del parto avvenuto. La blogger e influencer, fotografata proprio tra le macerie del centro medico mentre era ferita e sanguinante, era finita nel tritacarne della disinformazione russa attraverso un lancio dell’agenzia russa Tass e delle ambasciate di Putin, subito ripreso da frotte di dispensatori di fake che non si arrenderanno neppure davanti all’evidenza, inventandosi chissà quale strampalata teoria. La vita, dunque, prosegue tra le macerie, con Marianna che ha scoperto finalmente il sesso della bambina che portava in grembo, in un atto di pura sopravvivenza in un ambiente dove la protezione della propria famiglia diventa l'unico faro di speranza in una realtà devastata dal conflitto.