Il mistero della Vergine: tra Dormizione, Assunzione e il significato del dolore materno

La figura di Maria, Madre di Dio, occupa un posto centrale nel pensiero cristiano, non solo come cardine della salvezza, ma come modello di umanità trasfigurata. Quando ci interroghiamo sul significato di immagini che ritraggono Maria, sia essa assorta in preghiera vicino a una culla o rappresentata nell'atto del trapasso, ci addentriamo in un complesso intreccio di teologia, storia dell'arte e devozione popolare.

Le radici storiche dell’Assunzione

Le Scritture non presentano l’assunzione di Maria al cielo, ma esse indirizzano coerentemente a questa verità. L’evento dell’assunzione non passò affatto sotto silenzio perché fin dal II sec. si ritrovano tracce documentali dell’assunzione di Maria al cielo in anima e corpo. La prima traccia è data da Leucio Carino (II sec.), del quale viene detto che in qualche modo conobbe, o direttamente o per interposte persone, Giovanni apostolo. Il suo pensiero teologico ebbe influssi doceti, mentre si rivelò contrario agli errori ebioniti.

Leucio Carino dice che l’anima di Maria venne presa dal Signore che l’affidò a san Michele, il corpo venne consegnato a Pietro, presente con Giovanni e gli altri apostoli. Pietro tumulò il corpo nella valle del Cedron. Dopo tre giorni il corpo si riunì all’anima e fu assunto dagli angeli e portato nel “paradiso terrestre”, da intendersi come punto di partenza per l’assunzione al cielo. Le narrazioni successive presentano un subito dopo la morte, che dichiara inequivocabile l’assenza della corruzione tombale.

rappresentazione iconografica della Dormitio Virginis

L'evoluzione del dogma e le dispute teologiche

Nel sec. XVII il padre Cesario Shguanin dei Servi di Maria (1692-1769) presentò alla Santa Sede la prima richiesta di formulazione dell’assunzione, come dogma di fede. In seguito centinaio di petizioni furono indirizzate ai Pontefici per la formulazione del dogma dell’assunzione di Maria in cielo in anima e corpo. La definizione dogmatica di Pio XII circa l’assunzione di Maria non volle toccare la questione della morte: chi pensava a una “Dormitio” senza la morte non si trovava di fronte a un pronunciamento contrario, e viceversa.

Così si esprime la Costituzione apostolica “Munificentissimus Deus” del 1 novembre 1950: “Pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l'immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo”. La questione della morte o non morte rimane aperta, ma se non fu, come attesta tutta la tradizione, di morte violenta, inevitabilmente si deve dire che Maria ebbe una morte naturale per anzianità o malattia.

I Dogmi Mariani

La Dormizione come stato estatico

Considerando la “dormizione” come uno stato estatico si può giungere ad un risultato teologico che dà ragione ai sostenitori della non morte di Maria tra i quali spicca padre Martin Jugie. Non si tratta di fantasie. Infatti, gli autori di trattati di ascetica e mistica riferiscono, con documentazione, che l’estasi produce una alienazione dai sensi e che il corpo dell’estatico diventa insensibile a ciò che lo tocca. La temperatura corporea diminuisce, il respiro diventa impercettibile e così il battito cardiaco, mentre l’aspetto è soave, vivo. E’ un evento misterioso, ma reale, che si può definire come dormizione. In Maria la dormizione fu eccelsa data la sua unione unica con Dio.

Luoghi e visioni: Gerusalemme ed Efeso

Il luogo dell’assunzione, secondo la tradizione apocrifa a partire da Leucio Carino, è Gerusalemme, dove si trova la Basilica della “Dormizione”. Questo concorda con la presenza a Gerusalemme di Giovanni per diverso tempo. Il luogo presentato dalle visioni di Katerina Emmerick (1774-1824) sarebbe invece nei dintorni di Efeso. Sappiamo che Dio nelle visioni ai mistici non si impegna a rimuovere errori di carattere storico presenti nelle loro convinzioni, mirando alla pietà dei soggetti. Resta il valore della casa della Madonna ritrovata a Efeso, in realtà una cappellina in disuso con la facciata risalente al VII secolo e l’abside al IV sec.

L'iconografia del volto di Maria

«Se solo sorridesse un po’…». Questo è ciò che penso sempre quando mi pongo di fronte ad un’icona che rappresenta la Madre di Dio, perché spesso il suo volto è triste, misterioso; per questo motivo ho deciso di scoprire cosa è nascosto dentro il suo sguardo che sembra parlare di stupore e dolore più che di gioia. La tradizione tramandataci dall’iconografia narra che la prima icona di Maria sarebbe stata dipinta da san Luca in persona.

In tutti i modelli descritti dalla leggenda di San Luca e tramandati dalla tradizione, Maria ha uno sguardo misterioso, non del tutto sereno. Scriveva un Padre della Chiesa: «Perché, o Piena di Grazia, non vuoi comunicarci la gioia di aver dato alla luce il Figlio di Dio?». Un pensiero del tutto umano, ma contemplare un’icona significa proprio questo, accostarsi al mistero, non a qualcosa di umano. L’iconografia mostra l’interiorità della Vergine, il peso della sua missione materna e la sua sensibilità verso la sofferenza di tutti gli uomini.

icona della Madonna Odigitria

Il significato dell' "Animula"

Su un avorio del Metropolitan Museum, del X secolo, oltre agli apostoli ai lati e a due angeli che scendono dall’alto, appare Gesù proprio al centro della figurazione mentre solleva un neonato in fasce. Si tratta dell’animula, l’anima di Maria. La tenerezza che vediamo nella totalità dei dipinti che raffigurano Maria con il Bambino è la stessa del Figlio verso la Madre, nuova neonata, come nella pala di Giotto conservata a Berlino, dove la bimba stretta tra le braccia del Figlio tende verso di Lui le piccole mani. E in queste immagini comprendiamo a pieno i versi di Dante del XXXIII Canto del Paradiso: “Vergine Madre, figlia del tuo figlio”.

Il pianto di Maria: una maternità universale

Il pianto di Maria, espressione della sua maternità universale, è una manifestazione eccezionale della sua continua presenza materna nella vita dei suoi figli. Il saggio antico-testamentario Siracide tra i suoi consigli propone anche questo: "Non dimenticare i dolori di tua madre" (Sir 7, 29). Nel corso dei secoli ella ha espresso nelle sue Apparizioni o nelle sue icone le sofferenze materne dinanzi ai pericoli e affanni che non mancano nel cammino della Chiesa.

Le lacrime della Madonna appartengono all’ordine dei segni: esse testimoniano la presenza della Madre nella Chiesa e nel mondo. Il Pontefice ha negato a Maria assunta in Cielo qualsiasi sofferenza, incompatibile con il suo stato glorioso, ma ha anche escluso in lei ogni insensibilità, affermando amore e pietà per i suoi figli ancora pellegrinanti. Maria, pur felice, è compassionevole nei riguardi del "misero genere umano, cui fu data per Madre". In questa prospettiva cristologica, le lacrime di Maria rivelano la sua umanità, che non rimane indifferente di fronte alle sorti del mondo, ma anche la sua impotenza di fronte al gioco della libertà e responsabilità degli uomini, che si chiudono alla salvezza e alla pace messianica offerte da Cristo.

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