La figura di Maria, la madre di Gesù, occupa un posto centrale nella spiritualità cristiana. Sebbene la tradizione liturgica ponga l'accento sulla sua vita adulta e sul suo ruolo salvifico, esiste una devozione antica e profondamente radicata che si sofferma sui suoi primi istanti di vita: la venerazione di "Maria Bambina". Questo culto, che intreccia storia dell'arte, vicende biografiche di figure religiose e fede popolare, trova uno dei suoi fulcri più significativi nella città di Milano, pur affondando le sue radici storiche in un legame profondo con il territorio bergamasco, specificamente a Lovere.

Le Radici Storiche: Tra Lovere e Milano
C’è un profondo legame fra Lovere e Maria di Nazareth, di cui l’8 settembre la chiesa cattolica e la chiesa ortodossa celebrano la Natività. In questo Comune del Sebino, in una casa che poi venne chiamata “Conventino”, nel 1832 venne formata la prima comunità dell’istituto delle Suore di Maria Bambina, oggi presente in molte parti del pianeta per rispondere ai molteplici bisogni delle popolazioni. La costituirono Bartolomea Capitanio e Caterina (poi Vincenza) Gerosa, che vennero canonizzate da papa Pio XII il 18 maggio 1950. A loro è dedicato il santuario delle sante loveresi, che è stato costruito tra il 1931 e il 1938 su progetto dell’architetto Spirito Maria Chiapetta, presidente della Commissione pontificia per l’arte sacra, e venne consacrato da monsignor Giacinto Tredici, vescovo di Brescia, il 1° ottobre 1938.
Milano, città della moda e motore dell’economia italiana, custodisce nel suo cuore pulsante un'altra realtà, forse un po’ più nascosta e celata: è quella dove devozione popolare e fede, religiosità e storia, s’intrecciano in un connubio affascinante. Non lontano dal Duomo, nella Casa generalizia delle Suore di Carità, in via Santa Sofia, si apre un luogo affascinante, denso di fede: è il santuario dove, in una culla di bronzo dorato, è custodita un'immagine miracolosa di Maria Bambina.
La Natività di Maria: Origini Testuali e Liturgiche
La prima fonte che narra della nascita di Maria è un testo apocrifo, il Protovangelo di Giacomo, che racconta di Gioacchino, un uomo pio e molto ricco che abitava vicino a Gerusalemme ed era sposo di Anna. Un giorno, mentre stava portando le sue abbondanti offerte al Tempio come faceva ogni anno, il gran sacerdote Ruben lo fermò dicendogli che non aveva diritto di consegnarle per primo perché non aveva generato prole. Data l’età, Anna e Gioacchino non avrebbero più potuto diventare genitori e, secondo la mentalità ebraica del tempo, il gran sacerdote scorgeva la maledizione divina su di loro, per il fatto di essere sterili.
L’uomo, addolorato, si ritirò in una terra di montagna e per quaranta giorni e quaranta notti supplicò l’aiuto di Dio fra lacrime, preghiere e digiuni. Anche Anna soffriva per questa sterilità e il suo dolore aumentò per la fuga del marito, così pregò intensamente Dio affinché esaudisse la loro implorazione. Durante la preghiera le apparve un angelo che le annunciò la maternità e così avvenne: dopo alcuni mesi Anna partorì. Insieme a Gioacchino, poi, crebbe con amore la piccola Maria.
Le origini storiche del culto della natività di Maria non sono molto conosciute. Le prime tracce appartengono alla liturgia orientale. Aprendo il calendario della chiesa orientale greca si nota che l’anno liturgico non incomincia alla fine di novembre e in avvento ma il 1° settembre. In questo modo la prima grande festa dell’anno nuovo dell’oriente cristiano è quella della nascita di Maria. I latini, primi fra tutti i romani, intorno all’ottavo secolo, presero dai greci questa festa che da Roma poi si è diffusa in tutta la chiesa d’occidente.
Evoluzione del Simulacro: Dall’Arte Settecentesca al Miracolo
Intorno agli anni 1720-1730 suor Isabella Chiara Fornari, francescana di Todi, modellava volti di cera di Gesù bambino e di Maria bambina: era un’espressione della devozione ai misteri dell’infanzia di Gesù e di Maria tipica del Settecento. Un simulacro in cera, raffigurante Maria in fasce, venne donato a monsignor Alberico Simonetta e, alla sua morte (1739), l’effigie passò alle suore Cappuccine di santa Maria degli angeli in Milano, che ne divulgarono la devozione.
Gli anni che vanno dal 1782 al 1842 segnarono la soppressione, decretata prima dall’imperatore Giuseppe II e poi da Napoleone, delle varie congregazioni religiose. Il simulacro venne portato da alcune suore Cappuccine al convento delle Agostiniane, poi dalle Canonichesse lateranensi; venne quindi affidato al parroco don Luigi Bosisio, perché lo trasmettesse a un istituto religioso che potesse mantenerne viva la devozione. Questo simulacro ebbe come penultima destinazione un luogo di sofferenza: l’ospedale Ciceri di Milano, dove venne affidato da don Bosisio a suor Teresa Bosio, superiore delle Suore di Carità di Lovere.
Queste religiose, che in seguito verranno comunemente denominate “di Maria Bambina”, presenti a Milano dal marzo 1842, erano state chiamate dal cardinal Gaysruck per l’assistenza ai malati dell’ospedale. Nel 1876, in seguito al trasferimento della casa generalizia e del noviziato, il simulacro passò in via Santa Sofia. È il 1884, nella cronaca dell’anno si legge: “Erano le ore 7 del 9 settembre 1884… La madre si reca nell’infermeria per la visita e, preso il simulacro, va di letto in letto porgendolo alle suore ammalate perché lo bacino. Giunge alla postulente Giulia Macario, da più giorni aggravatissima. Questa si sforza di avvicinarsi alla Celeste Bambina, con parole affettuose chiede la guarigione. Subito si sente per tutto il corpo un fremito misterioso, “sono guarita”, esclama, si alza e cammina”.
La Devozione Popolare e il Significato del Gesto
La tradizione è antica di secoli e da sempre coinvolge in egual misura città e campagna: donare alle giovani coppie di sposi una piccola statua di Maria Bambina, generalmente in cera, riccamente decorata di merletti e piccoli gioielli, è sempre stato un gesto di buon auspico. La statuetta, di norma coperta da una campana di vetro e sistemata in camera da letto, è segno visibile della protezione concessa alla nuova famiglia, magari in procinto di allargarsi. Non è infrequente che, di comò in comò, la statuetta attraversi le generazioni.
La realizzazione di queste statuette divenne sempre più creativa durante il XVIII secolo: le piccole “bambole” iniziarono ad acquistare una più precisa conformazione anatomica. Labbra, dentini, occhi, grazie all’abilità degli artigiani dell’epoca, divennero più naturali. Anche gli abiti, spesso realizzati in seta, pizzo e oro, sottolineavano la purezza e la sacralità dell'infanzia di Maria.
Questa devozione non si è limitata ai confini lombardi. Anche nel Sud Italia - la Sicilia, prima di tutte le altre regioni - questa particolare devozione ha trovato terreno fertile, specialmente nei secoli XVIII e XIX. Nella città di Trapani, ad esempio, vi era la consuetudine di celebrare una veglia per questa festa, la Natività di Maria, attesa da tutta la popolazione. Nelle case nobiliari e in quelle del popolo venivano allestite persino piccole rappresentazioni del sacro evento: scenografie che ricordavano molto i presepi del ‘700 napoletano con tanto di personaggi come sant’Anna e san Gioacchino, la Vergine nella culla e altre figure a fare da corollario.
La Resilienza di un Culto attraverso le Difficoltà
La devozione a Maria Bambina ha accompagnato le vicende tristi e liete degli anni successivi: sono gli anni del primo conflitto mondiale, del dopoguerra e poi della seconda guerra mondiale. Il 15-16 agosto 1943 Milano ha subito un violento bombardamento: il santuario e parte della casa generalizia sono stati distrutti. Tuttavia, il simulacro si è salvato grazie ad un lungimirante trasferimento a Maggianico di Lecco, permettendo alla devozione di sopravvivere anche nei momenti più bui della storia europea.
La persistenza di questa venerazione dimostra come, anche in contesti di estrema modernità o di crisi, il bisogno di un contatto tangibile con il sacro rimanga una costante. Il gesto della giovane fondatrice Bartolomea Capitanio, che invitava Maria ad “alzare dalla culla la tenera manina” per benedire tutti, racchiude in sé l’essenza di questo culto: un ritorno all'infanzia come stato di grazia, purezza e speranza per il futuro di ogni famiglia. Anche oggi, nonostante i cambiamenti sociali e il trascorrere dei secoli, Maria Bambina resta un simbolo di protezione che unisce, nel segno della fede, diverse generazioni di credenti.
