Il Mare e il Liquido Amniotico: Un Legame Ancestrale e Curativo

Stare beatamente rilassati nell’acqua è come vivere un incanto, un'esperienza che ci riconnette profondamente con le nostre origini. L'acqua, nostra Madre primitiva, muta di parole umane, ci parla con il suono di una voce che qualcuno, nel corso dei secoli, ha tentato spesso di riportare in versi, come testimonia la celebre "Water music" di Georg Friedrich Händel. Sin dai tempi remoti, l’essere umano si ritrova spesso a sognare di tuffarsi nelle note dell’acqua del mare, con il sole vivo che ne accende la superficie. La magia dell’acqua ci attrae, il ritmico avvicendarsi delle onde che arrivano prepotenti per poi fuggire, sembra voglia richiamarci, tenderci una mano, convocarci a partecipare.

Onde del mare

Gravidanza e l'Istinto Acquatico

Durante la gravidanza, si avverte un bisogno più intenso di concentrarsi su sé stesse e ci si pone in ascolto, preparandosi alla vita che nasce. In questo periodo speciale, le donne sono più attente, più intimamente connesse con la natura, più sensibili ed anche più percettive. Quando si entra nell'acqua durante la gestazione, si sente forte l’istinto di immergere anche il viso, quasi a voler immedesimarsi nei comportamenti del feto. Questo istinto sembra essere molto antico, ci ricorda il comportamento dei pesci, dei nostri regali antenati Delfini, i quali volteggiano sinuosi nelle profondità abissali e solo raramente rinunciano a quella beata condizione fluttuante di scendere in profondità. L’acqua, come per incanto, cura ferite inguaribili, ascolta, ricorda, mantiene segreti indicibili. Quando entriamo nel mare, sotto l’acqua percepiamo gli echi di suoni antichissimi, animati dal fluttuare delle onde che, oltre il tempo e lo spazio, viaggiano sin dalle origini dell’Universo. Forse, inconsciamente, ricordiamo le nostre origini e ci pare di riuscire a sentire messaggi antichi, provenienti da paesi lontani, da tempi remoti.

Quale acqua usare durante gravidanza e allattamento?

Sole e Gravidanza: Precauzioni e Benefici

Con il caldo aumenta la voglia di vacanze e di mare. Ma sole e gravidanza vanno d’accordo? È fondamentale chiarire che l’abbronzatura in gravidanza non è vietata e l’esposizione al sole non è controindicata. Tuttavia, in questo periodo intervengono cambiamenti fisiologici, come l’aumento della melanina, che rendono la pelle ipersensibile al sole. È vivamente consigliato usare sempre una protezione totale. Oltre alla normale protezione dai raggi solari, la protezione totale è indispensabile perché la gravidanza espone al rischio di “cloasma”, un inestetismo dovuto proprio all’incremento di melanina, che provoca l’insorgere di macchie scure sulla pelle difficilmente trattabili anche dopo il parto. Il viso è una delle aree più interessate da questo fenomeno.

Il sole è fondamentale per la vitamina D, importante in gravidanza per lo sviluppo del feto. La buona idratazione è estremamente importante. I consigli includono bere molta acqua e scegliere alimenti ricchi di vitamine e minerali, soprattutto vitamina C e D. Non bisogna dimenticare di idratare la pelle sia con la protezione solare, prima dell’esposizione, sia con una buona crema doposole. Un dubbio comune alle donne in gravidanza riguarda l'esposizione della pancia al sole. Il feto vive e cresce in un ambiente la cui temperatura interna è regolata e mantenuta costante dal liquido amniotico; prendere il sole sulla pancia, di per sé, non influisce su questo meccanismo di regolazione.

Donna incinta in spiaggia

Il Liquido Amniotico: L'Oceano Interiore

L’acqua è un composto chimico di formula molecolare H2O, in cui due atomi di idrogeno sono legati a un atomo di ossigeno con legame covalente. L’acqua fa parte dei quattro elementi che costituiscono l’universo fisico, secondo la tradizione esoterica, insieme ad aria, fuoco e terra. Il feto si sviluppa e cresce nell’acqua, nel grembo di una futura mamma. Il liquido amniotico, composto per la maggior parte da acqua, è indispensabile per l’esistenza stessa di un futuro bambino, lo avvolge, lo protegge e lo nutre. Per nove mesi il feto conosce come unica realtà l’acqua, ci cresce dentro. Una volta nato, tutto cambia: viene bombardato di suoni, luci, percepisce il proprio peso, non ha più confini, non c’è più il liquido amniotico che fa da filtro ed è per questo che necessita di contenimento.

Gli psicologi hanno visto questo periodo come una condizione di cui l’uomo avrebbe una inconscia nostalgia per tutta la vita, un periodo nel quale eravamo nutriti, protetti, circondati da acque tiepide e non avevamo quindi alcuna frustrazione dei bisogni. In accordo con questa visione furono proposte pratiche per attutire l’impatto traumatico, avendo cura di far nascere i bambini in ambienti tranquilli, con luce soffusa, suoni ovattati e maneggiandoli con delicatezza. Attraverso i corsi di acquaticità, il neonato sperimenta un ritorno alle origini, un ritorno in quell’ambiente liquido che lo ha coccolato per nove mesi, ambiente il cui ricordo nei primi mesi di vita è molto vivo. È per questo che neonati di pochi mesi hanno meno difficoltà a rapportarsi con l’acqua rispetto a bambini già più grandi, nei quali il ricordo va scemando.

La Blue Mind Theory: Il Mare come Medicina per la Mente

Chi vive nelle zone costiere lo sa: il mare non è solo un elemento del paesaggio, è parte dell’anima. Colori che sfumano dall’azzurro chiaro al blu profondo, profumo di salsedine, suono delle onde che si infrangono sulla riva. Basta una passeggiata sul lungomare, anche nei mesi più freschi, per sentirsi immediatamente più leggeri. Ma adesso che è arrivata l’estate, aumentano le occasioni per godersi questa meraviglia, mettendosi in ascolto del mare… e della mente.

La Blue Mind Theory, formulata dal biologo marino e autore Wallace J. Nichols, sostiene che stare vicino all’acqua, in particolare al mare, attiva uno stato mentale calmo, rilassato e creativo, che lui ha chiamato “mente blu”. È come uno stato di meditazione: il cervello si rilassa, la respirazione rallenta, i pensieri si fanno più chiari. Una vera e propria medicina naturale, adatta a tutti e senza effetti collaterali! Questa teoria si basa su studi scientifici che dimostrano come l’acqua, attraverso ciò che vediamo e sentiamo, abbia un impatto diretto sul sistema nervoso parasimpatico, aiutandoci a ridurre lo stress e a stimolare emozioni positive come meraviglia, gratitudine e gioia.

Il nostro legame con l’acqua non è solo psicologico: è profondamente biologico e ancestrale. Siamo fatti per oltre il 70% di acqua, siamo nati e cresciuti nel liquido amniotico, e i nostri primi mesi di vita si svolgono in un ambiente liquido e protettivo che richiama l’oceano primordiale. Alcuni studiosi sostengono addirittura che il cervello umano si “ricorda” dell’acqua come luogo di sicurezza, ecco perché guardarla, sentirla e toccarla ha un effetto così rassicurante.

Sono diversi i benefici concreti legati al mare. È stato dimostrato che l'esposizione all'acqua, del mare o del lago, riduce lo stress abbassando i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress). Sembrerebbe migliorare anche la concentrazione, aiutando a ritrovare il focus mentale. Favorisce la creatività, stimolando la mente a vagare in modo produttivo e immaginativo. In più ha un effetto calmante che può regolarizzare i ritmi circadiani e favorire un riposo profondo. La combinazione tra sole, movimento e contatto con la natura attiva anche endorfine e serotonina, gli ormoni della felicità. Secondo alcuni studi, si hanno effetti positivi anche solo guardando immagini e scene di paesaggi marini. La Sicilia, con le sue coste mozzafiato, è il posto perfetto per vivere e sperimentare la Blue Mind ogni giorno, soprattutto in estate.

Mappa della Sicilia con le coste

Per sperimentare la Blue Mind, Nichols suggerisce di fermarsi a osservare il movimento dell’acqua, senza fare nient’altro. In un mondo che corre veloce, la Blue Mind invita a rallentare. Andare al mare, aprire le braccia, respirare a fondo, e lasciarsi attraversare dai colori, dai suoni e dai profumi. Il volume ‘Blue Mind: la scienza sorprendente che mostra come stare vicino, sopra, dentro o sotto l’acqua possa renderti più felice, più sano, più connesso e migliore in ciò che fai” è un compendio di oltre dieci anni di ricerca scientifica che dimostrano come la vicinanza all’acqua stimoli il nostro cervello al rilascio di sostanze chimiche collegate alla felicità, quali Dopamina, Serotonina e ossitocina. L’acqua ci riporta al nostro stato naturale: la vita di ogni uomo comincia nell’acqua (il liquido amniotico che ci avvolge nell’utero) e il nostro corpo da bambini è composto per il 75% da acqua. Invecchiando, questa percentuale scende al 60% ma il nostro cervello, un fluido cerebrospinale chiaro e privo di colore, è ancora acqua per tre quarti e le nostre ossa per il 31%. Addirittura i feti umani, all’inizio dello sviluppo, hanno ancora strutture simili a fessure branchiali.

Ricercatori delle università di Plymouth e di Exeter hanno collaborato con il National Marine Aquarium per monitorare i cambiamenti dello stato fisico e mentale dopo un po’ di tempo trascorso a fissare un acquario. L'effetto calmante si manifesta anche in questo contesto. A livello inconscio, osservare forme di vita muoversi in acqua produce una reazione positiva, al di là di valutazioni cognitive. È stato studiato anche l’effetto del rumore del mare, il ritmico infrangersi delle onde sulla battigia e lo sciabordio tipico attorno agli scogli. Lungo la costa siamo più rilassati: secondo uno studio citato nel libro, per calmarci a livello subconscio basta anche solo osservare un paesaggio marino. Tramite risonanza magnetica funzionale, gli scienziati hanno rilevato che guardare immagini di natura attiva le parti del nostro cervello legate ad un atteggiamento positivo. Al contrario, alla vista di paesaggi cittadini ad attivarsi sono soprattutto le aree collegate allo stress. Guardare le fotografie fa bene, ma l’acqua nella vita reale fa ancora meglio: Nichols menziona uno studio del 2011 in cui grazie ad un’applicazione chiamata Mappiness si sono tracciati i livelli di benessere di circa 22mila utenti. L’acqua ringiovanisce le menti stanche: in questo caso l’autore si riferisce ad uno studio del 1995 pubblicato su Environmental Psychology, in cui si analizza il rendimento e la concentrazione di due gruppi di studenti. Uno a cui erano state assegnate stanze con viste su alberi, laghi, prati e un altro a cui erano state date stanze su vedute urbane. Il blu dà sollievo: Nichols cita un progetto di ricerca del 2003 in cui è stato chiesto a 232 persone in tutto il mondo di indicare il proprio colore preferito.

Il Mare come Culla della Vita e Ricchezza Minerale

L’acqua salata occupa il 70% della superficie del globo. I mari e gli oceani sono la più vasta riserva di rimedi curativi del nostro pianeta. Nell’acqua del mare sono stati trovati tutti gli elementi della tavola periodica di Mendeleev, come pure una grande varietà di molecole di natura organica, quali per esempio aminoacidi, vitamine, acidi grassi, polisaccaridi, enzimi. Il mare è ben più di un brodo di coltura: rappresenta l’elemento vitale per eccellenza. Le attuali conoscenze di biochimica sono ancora insufficienti per concepire tutte le possibilità terapeutiche dell’acqua di mare.

L’acqua di mare è una soluzione complessa, un’acqua “minerale” che contiene praticamente tutti gli elementi conosciuti, dall’idrogeno all’uranio, a volte in notevoli quantità, altre in dosi minime (ad esempio, l’oro). Nell’acqua i sali si dissociano in ioni positivi (cationi) e negativi (anioni). Il cloruro di sodio, NaCl, si scompone in Na+ e Cl-. Il solfato di magnesio (MgSO4) diventa Mg++ e SO4--. La salinità o concentrazione di sali di un’acqua marina (espressa in grammi per litro d’acqua di mare) varia a seconda della stagione, del luogo di prelievo e della profondità a cui è stata raccolta. Per esempio, è possibile trovare 15 g/l nel Mar Glaciale Artico, 25 g/l nel Mare del Nord e 38 g/l nel Mediterraneo. La quantità media di sale è di 35 g/l.

I sali marini sono stati trasportati perlopiù dalle acque di ruscellamento che hanno dilavato il suolo dei continenti per milioni di anni. Gli elementi volatili (zolfo, azoto, boro ecc.) provengono dall’atmosfera primordiale. L’acqua dei mari freddi è penetrata nella crosta terrestre oceanica, e nell’attraversarla è stata sottoposta a grandi pressioni e a temperature molto elevate. Una delle grandi particolarità dell’acqua di mare è quella di presentare una composizione costante: qualunque sia il grado di salinità, le relative proporzioni dei suoi principali componenti restano invariate (cloro 55%, sodio 31%, solfato 8%, magnesio 4% ecc.). Solo le proporzioni dei singoli sali costitutivi restano costanti, mentre è variabile la concentrazione secondo le latitudini e le stagioni e in prossimità delle foci dei grandi corsi fluviali.

Una conseguenza inaspettata degli scarti di salinità degli oceani riguarda i climi. Si tratta della circolazione termoalina: questa corrente permanente fra la superficie e gli abissi, fenomeno spesso paragonato a un gigantesco tapis roulant oceanico, regola la circolazione delle masse d’acqua su scala planetaria. Essendo più densa, l’acqua molto salata “cola”: sprofonda, si immerge sotto le acque meno dense e meno salate. È così che nelle regioni polari il sale espulso dall’acqua di mare trasformata in ghiaccio rende la restante acqua ancora più salata, e quindi più densa, facendola scendere fra 1 e 3 km di profondità verso i grandi fondali e avviando un lento movimento intorno al pianeta, lungo il tapis roulant oceanico.

Diagramma della circolazione termoalina

Oligoelementi: Componenti Essenziali per la Vita

Secondo il dizionario, i minerali traccia od oligoelementi sono sostanze necessarie in minuscole quantità al buon funzionamento degli organismi viventi. Per esempio, in un uomo di 70 kg ne bastano in tutto meno di 5 g. Molti elementi chimici, metalli e metalloidi, sono oligoelementi. Notevoli progressi hanno permesso di comprendere meglio il ruolo fondamentale e la sinergia particolarmente complessa di queste sostanze, note da più di un secolo, presenti in quantità minima nell’organismo umano, ma indispensabili per numerose reazioni biochimiche a livello cellulare. Un ng di un oligoelemento può contenere fino a 2,5 miliardi di atomi, tuttavia ne bastano da uno a dieci per innescare l’attivazione di un enzima.

Che siano cofattori di enzimi o costituenti di vitamine, come per esempio il cobalto nella vitamina B12, gli oligoelementi permettono il trasporto di elettroni attraverso le membrane cellulari e formano il nucleo della molecola, come fa l’emoglobina con il ferro. La loro assenza, come il loro eccesso, può dare origine a gravi disturbi. Cromo, rame, cobalto, iodio, ferro, selenio e zinco sono sette oligoelementi particolarmente importanti, contenuti nel liquido intracellulare, che costituisce il più grande compartimento liquido nel corpo umano.

Alcuni ricercatori contemporanei hanno classificato gli oligoelementi in tre gruppi, secondo la loro importanza per l’organismo umano. Gli “indispensabili” sono il cromo, il cobalto, il rame, lo stagno, il ferro, il fluoro, lo iodio, il manganese, il molibdeno, il nichel, il selenio, il silicio, il vanadio e lo zinco. Gli “utili” comprendono l’alluminio, l’argento, il bario, il boro, il cesio, il litio, l’oro, il piombo, il rubidio, lo stronzio e il titanio. Il particolare carattere dell’acqua di mare, un concentrato straordinario di oligoelementi, la rende l’ambiente più adatto e favorevole alla vita. Quinton è indubbiamente stato, senza saperlo, il precursore dell’oligoterapia. Ai suoi tempi aveva individuato 17 elementi di quelli contenuti nella tavola di Mendeleev.

Tavola periodica con oligoelementi evidenziati

Vita Marina e Messaggi Chimici

Satura di sostanze organiche, l’acqua di mare somiglia a un grande brodo fertile, composto da aminoacidi e da microrganismi fra i quali la mucosina e la flora e la fauna da cui è costituito il plancton. Questi microrganismi sono coinvolti nell’assimilazione dei minerali in sospensione nell’acqua, ma combattono anche attivamente i microbi estranei, e da questo deriva il loro effetto antibatterico e antibiotico. Misurazioni recenti, realizzate da una ventina d’anni a questa parte, hanno permesso di mostrare l’incredibile biodiversità dell’acqua di mare. Il biologo americano Craig Venter, un uomo d’affari famoso per essere stato uno dei primi imprenditori privati ad aver cartografato il genoma umano, conferma la vitalità primordiale degli oceani. Il suo nuovo progetto consiste nel catalogare il patrimonio genetico degli oceani partendo da prelievi e analisi effettuati ogni 200 miglia [370,4 km, si allude al miglio nautico; N.d.R.] in tutti i mari del globo. In base alle sue stime, nell’acqua marina ci sarebbero quasi 30 miliardi di geni disponibili.

La vita marina è anche “popolata” da messaggi chimici di ogni genere, sostanze prodotte e rilasciate nell’acqua di mare da qualsiasi specie animale o vegetale, e in grado di agire a distanza sul comportamento o sui processi biologici di queste stesse specie o di altre ancora. Nel 1970, Maurice Aubert, fondatore dell’INSERM e dell’Università internazionale del mare (ex Cerbom), ha proposto il termine “telemediatori” per definire quei segnali rilasciati nell’ambiente marino. Queste sostanze chimiche di nature molto diverse fra loro (repulsive, sessuali, tossiche, antibiotiche ecc.) sono anche molto fragili. Se la si rinchiude in un recipiente, molti dei suoi effetti biologici scompaiono nel giro di qualche giorno. Lasciata all’aperto in una bottiglia, l’acqua marina si ossida. Se la si sterilizza ad alte temperature, i suoi oligoelementi precipitano.

L'Oceano Interiore: Il Plasma Marino e il Sangue

Fra acqua di mare e ambiente interno ci sono somiglianze sorprendenti: la composizione della loro formula minerale è quasi identica, come pure la loro concentrazione. Per René Quinton era qualcosa di evidente: «Siamo un vero e proprio acquario marino vivente», scriveva. Secondo Quinton, il plasma marino e quello sanguigno sono caratterizzati da «un’identità fisica e fisiologica». La prova non consiste solo nell’affinità fra le loro composizioni, ma anche nell’organizzazione e nella sinergia dei sali minerali e degli oligoelementi dell’acqua di mare, finalmente classificati gli uni accanto agli altri all’interno dei principali componenti dell’ambiente interno. Quinton è stato un pioniere della medicina balneare che, grazie ai suoi studi, ha definito con grande anticipo le caratteristiche curative dell’acqua marina in modo approfondito e scientifico.

Il plasma di Quinton è composto da acqua di mare. L'acqua di mare è identica nella sua composizione ai liquidi extracellulari e al plasma sanguigno. La conoscenza del mare e dell’acqua e la reazione del corpo a contatto con essa, non è solo una necessità tecnica, ma una parte integrante dell’essenza dell’uomo. L’oceano è una forza primordiale, un’enorme distesa d’acqua che evoca sia timore sia fascino e richiama le origini, quando il feto si trova nel liquido amniotico nell’utero della mamma.

Quale acqua usare durante gravidanza e allattamento?

Il Mare Insegna: La Relazione con l'Acqua per i Navigatori

Il mare insegna. Ogni onda, ogni corrente, ogni tempesta porta con sé lezioni preziose. Per un navigatore, la capacità di tuffarsi per ispezionare lo scafo, liberarlo da eventuali ostacoli, come è successo alla Bermuda 1000 Race nel 2019, la prima regata in IMOCA per alcuni, può fare la differenza tra continuare la corsa o doverla abbandonare. L’apnea non è solo una questione di trattenere il respiro. È un esercizio di autocontrollo, di disciplina mentale e fisica. Quando si è immersi, lontano dalla superficie, si sente il battito del cuore rallentare, il mondo si riduce a un silenzio ovattato. La preparazione per regate estreme come il Vendée Globe non riguarda solo la barca o la rotta. Riguarda la costruzione di una relazione simbiotica con l’acqua. Ogni immersione è un’opportunità per affinare le proprie capacità, ma anche per meditare, per ascoltare ciò che il mare ha da dire.

Il rapporto tra uomo e mare è ancestrale. L’acqua è il nostro elemento originario, ci richiama a una parte di noi che spesso dimentichiamo nella frenesia della vita quotidiana. In mare, ogni decisione è cruciale. La capacità di mantenere la calma, di gestire lo stress, di prendere decisioni lucide sotto pressione è ciò che distingue un buon marinaio da un grande marinaio. E l’apnea è un perfetto allenamento per sviluppare queste qualità. Prepararsi al Vendée Globe non è solo una questione di allenamento fisico e strategico, ma di immersione totale, di armonia con il mare. Quando il giorno della partenza arriverà, un navigatore sarà pronto non solo perché avrà affinato le sue abilità tecniche, ma perché avrà costruito una relazione profonda e rispettosa con il mare.

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