Durante l’allattamento, molte mamme si trovano ad affrontare un lungo elenco di credenze popolari come “non puoi mangiarlo perché allatti” o “cibi che disturbano il neonato”. È importante sfatare questi miti con informazioni basate su evidenze scientifiche. Nel contesto di queste diffuse preoccupazioni, sorge spesso la domanda riguardo al consumo di dolci amati, come il tiramisù. Questo articolo intende esplorare i benefici e le controindicazioni del consumo di tiramisù durante l'allattamento, inserendolo in un quadro più ampio di raccomandazioni nutrizionali basate sulle più recenti scoperte scientifiche.
Il Tiramisù Durante l'Allattamento: Un Dolce Sotto Esame
Dopo 9 mesi in cui le mamme hanno dovuto eliminare alcuni alimenti dalla loro dieta, finalmente possono concedersi quel panino al salame o quel tiramisù che tanto desideravano, senza paura e senza problemi! Nonostante questo, spesso si è circondati da persone che dicono di evitare di tutto e di più. Il tiramisù, un dolce amato e ricco di sapore, contiene ingredienti che meritano un'analisi specifica nel contesto dell'allattamento: uova, caffè (caffeina) e talvolta alcol.
Il Rischio delle Uova Crude: La Salmonella
Nel tiramisù le uova sono completamente crude, per cui se si vuole evitare completamente il rischio di salmonellosi è necessario che il dolce sia preparato con uova pastorizzate. È un timore comune che un'eventuale infezione materna, come la salmonellosi, possa essere trasmessa al neonato attraverso il latte materno. Tuttavia, come già accennato riguardo alla carbonara, la salmonellosi non viene trasmessa al bambino attraverso il latte materno. Se però la mamma dovesse ammalarsi, sarà cura del medico prescrivere un farmaco compatibile con l'allattamento. Questo significa che la preoccupazione maggiore è per la salute della madre e non per la trasmissione diretta dell'infezione al neonato tramite il latte.
Caffeina nel Tiramisù: Gestione e Moderazione
Il tiramisù è noto per la presenza del caffè, che apporta caffeina. Anche la caffeina passa nel latte materno e può svegliare e innervosire il bambino. Tuttavia, non è necessario eliminare queste bevande totalmente. È sufficiente limitare il consumo di tè e caffè a 1 o 2 al giorno, osservando se il bambino ne risente. Le raccomandazioni ufficiali sui limiti di caffeina variano da paese a paese; tuttavia, la maggior parte di esse consiglia di non assumerne più di 200-300 mg al giorno (300 mg equivalgono a due tazze di caffè filtrato o a quattro tazze di tè). È importante non dimenticare che la caffeina si trova anche nella cola-cola e nelle bevande energetiche; inoltre, una piccola tavoletta di cioccolato fondente può contenerne fino a 50 mg. Pertanto, il consumo di una porzione di tiramisù va considerato all'interno dell'apporto giornaliero complessivo di caffeina della mamma.

L'Alcol nel Tiramisù e le Precauzioni Necessarie
Alcune ricette di tiramisù possono includere piccole quantità di liquore, come il Marsala o altri distillati. Per quanto riguarda l'alcol durante l'allattamento, non cambia molto rispetto alla gravidanza perché l'alcol passa al bimbo attraverso il latte. Molte mamme che allattano al seno scelgono di smettere di bere alcolici. Tuttavia, è stato dimostrato che il consumo occasionale di bevande alcoliche durante l'allattamento non produce effetti avversi sui bambini. Si consiglia comunque di evitarne l'assunzione fino a quando il bambino non avrà più di tre mesi, dopodiché di consumare qualche bevanda alcolica occasionalmente (per esempio un bicchierino di vino da 125 ml).
L'assunzione di alcol va evitata o deve essere molto moderata. Anche una piccola quantità passa nel latte materno e può influire sul lattante. Tutti gli alcolici sono ancora banditi o al più fortemente limitati. Se proprio si vuole assumere alcolici, è consigliabile non berli a meno di 3-4 ore dalla poppata. Se si consuma una bevanda alcolica, è bene attendere almeno un paio d'ore affinché l'alcol venga gestito dall'organismo prima della poppata successiva. In alternativa, si potrebbe bere un piccolo drink mentre si allatta il proprio bambino, poiché avrà già finito di alimentarsi quando l'alcol sarà entrato in circolo nell'organismo. Per la massima tranquillità, se si ha intenzione di consumare una bevanda alcolica si può estrarre e conservare il latte in anticipo per somministrarlo al proprio bambino alla poppata successiva. È da tenere presente che l'alcol può ridurre temporaneamente la produzione di latte; quindi, se si assume alcol il bambino potrà sembrare più affamato e vorrà mangiare di più. L'alcol è una sostanza tossica e non esiste un valore soglia al di sotto del quale non è pericolosa. Purtroppo passa nel latte materno. Se agli adulti nuoce, per i bambini è ancora più pericoloso perché sono piccoli e perché non hanno ancora gli enzimi che servono per metabolizzare l'alcol.
I Dolci in Allattamento: Un Piacere da Bilanciare
Il tiramisù rientra nella categoria dei dolci. I carboidrati non possono mancare, ma i dolci fanno parte di quella fetta di carboidrati di cui non si dovrebbe abusare. Pertanto, sebbene il fabbisogno calorico della mamma salga durante l'allattamento e dimagrire sia facile proprio per il consumo calorico richiesto per produrre il latte, è importante non esagerare con i dolci. Un po' di dolce va bene, preferibilmente dalla frutta, o da dolci poco calorici, non ricchi di grassi come quelli della panna, per esempio. Quindi, un buon gelato artigianale, una crostata con la marmellata o con la frutta di stagione, un dolce con il miele possono essere buone alternative. È consigliabile mangiarli a colazione o dopo il pranzo, specie se c'è bisogno di una “coccola dolce”. È importante prediligere piatti nutrienti e veloci, come uova strapazzate con spinaci o pollo saltato in padella con riso integrale, piuttosto che fare il pieno di biscotti e di dolcetti.
Demistificare i Miti sull'Alimentazione Materna in Allattamento
Quando si parla di alimentazione in allattamento, non è raro sentirne di cotte e di crude: ognuno ha le proprie credenze, spesso basate su fattori sociali e culturali relativi al luogo in cui si vive, e purtroppo è ancora molto frequente che i pediatri, durante la prima visita, consegnino ai genitori un foglio con elencati gli alimenti consentiti e quelli da evitare durante l'allattamento. Molte mamme si chiedono: in allattamento si deve seguire un’alimentazione precisa? Serve una dieta durante l’allattamento? Sono domande che le mamme si pongono soprattutto quando al primo disagio del neonato si sentono subito chiedere: «Che cosa hai mangiato?», seguita da una rassegna dettagliata di tutti i cibi di cui si sono alimentate nelle ultime 24 ore.
Coliche del neonato: falsi miti sull'alimentazione della mamma
Come spieghiamo di seguito, in realtà in questa fase non esistono alimenti assolutamente vietati e per la mamma è consigliata una dieta varia ed equilibrata. L’alimentazione durante l’allattamento non richiede una dieta speciale; non esistono alimenti “miracolosi” che aumentano la produzione di latte né cibi che devono necessariamente essere esclusi. Così come non ci sono restrizioni particolari a tavola, va sottolineato che non ci sono cibi o bevande (comprese tante tisane) raccomandati in allattamento perché aumentano la produzione di latte, anche se capita di sentire dire il contrario: il detto che “la birra fa latte”, tanto per fare un esempio, è soltanto un falso mito proveniente dal passato ed è anche pericoloso.
Il Reale Fabbisogno Energetico e Nutrizionale per la Mamma che Allatta
Così come succede nella gravidanza, c’è chi sostiene che anche durante l’allattamento al seno l’alimentazione debba rispettare il seguente principio: è necessario mangiare di più per soddisfare i fabbisogni energetici del neonato. Ma davvero in allattamento si deve mangiare di più? La natura protegge il nuovo nato anche a discapito della madre, al punto che pure nei casi di denutrizione (riguardanti donne che vivono in condizioni di svantaggio socio-economico) si produce un latte adeguato ai fabbisogni nutrizionali del piccolo in crescita.
Le mamme che allattano al seno hanno bisogno di circa 500 calorie in più al giorno rispetto alle mamme che non allattano; tuttavia, ogni donna è diversa e il fabbisogno energetico cambia durante il percorso di allattamento. Secondo le ultime tabelle LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti), una donna che allatta ha bisogno di circa 700 Kcal in più al giorno. Una parte di queste calorie, però, viene ricavata dai depositi di grasso accumulati durante la gravidanza. Le restanti energie supplementari (circa 500 Kcal) non necessitano di una dieta specifica per l’allattamento, ma potranno essere colmate con uno spuntino aggiuntivo, ad esempio mangiando una piccola porzione di frutta secca. La quantità di calorie di cui si ha bisogno dipende dall'età, dalle dimensioni e dall'appetito del bambino, nonché dall'indice di massa corporea (IMC) della mamma, dalla sua dinamicità e da fattori quali la scelta o meno di allattare il bambino al seno in via esclusiva o il fatto di allattare al seno due o più gemelli.
Non è una buona idea cercare di perdere peso durante l'allattamento al seno, poiché è fondamentale assicurarsi di ottenere le sostanze nutritive di cui sia la madre che il bambino hanno bisogno. Il grasso che si accumula durante la gravidanza viene usato per produrre il latte materno; pertanto, allattare al seno il bambino aiuta a perdere i chili che si sono presi. Se ci si accorge di aumentare o di perdere più di 1 kg circa a settimana, è utile chiedersi se si sta seguendo una dieta sana ed equilibrata, modificarla se necessario e per maggiori consigli rivolgersi a un professionista sanitario.
È importante seguire un'alimentazione varia ed equilibrata, soddisfare le proprie esigenze caloriche (che aumentano rispetto al periodo pre-allattamento) e assecondare il proprio senso di fame e sete. La dieta di chi allatta deve essere equilibrata e completa.
Idratarsi Adeguatamente
Allattare al seno può far venire sete, quindi è importante mantenersi ben idratate. Tutti dovrebbero assumere da sei a otto bicchieri di liquidi al giorno, ma ancora di più durante l'allattamento. È utile imparare a sorseggiare un bicchiere d'acqua, di latte o di succo di frutta non zuccherato ogni volta che si allatta il proprio bambino. L'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù raccomanda di bere 2-3 litri di acqua o altri liquidi, come brodo, spremute, estratti di frutta e verdura o latte.
Nutrienti Essenziali per la Mamma che Allatta
La composizione del latte dipende anche dall’alimentazione materna, perciò occorre nutrirsi bene, seguendo i principi della dieta mediterranea. Per incrementare le calorie quotidiane si può inserire uno spuntino aggiuntivo a base di yogurt, frutta secca, latte o formaggio, aumentare la quota di carboidrati, frutta e verdura, assumere proteine (di origine sia animale che vegetale) a pranzo e a cena. In altre parole, si deve mangiare molta frutta e verdura, cereali integrali come avena, riso integrale, cereali e pane che riportano in etichetta la dicitura "integrale". Questi alimenti, così come le patate, la pasta e il cuscus, assicurano anche un elevato apporto di amido, un'importante fonte di energia.
Inoltre, la mamma ha bisogno di proteine magre (ottime fonti proteiche sono costituite da uova, legumi, lenticchie, pesce e carne magra) e grassi sani, presenti nell'olio d'oliva, nelle noci, nei semi, nell'avocado e nel pesce azzurro, come salmone o sgombro. Le necessità proteiche durante l'allattamento dipendono dalla sintesi delle proteine del latte materno e di conseguenza sono proporzionali alle quantità di latte prodotto dalla nutrice. Si consiglia alla nutrice di concentrare l'attenzione sul corretto apporto di proteine, DHA, vitamine e acqua e di bere in base al senso di sete che è maggiore soprattutto durante la poppata.

I grassi presenti nel latte umano derivano dalla sintesi endogena nelle ghiandole mammarie e dall'alimentazione della madre ed ambedue i processi sono influenzati dalla composizione lipidica presente nella dieta della madre. Non è necessario modificare l'assunzione totale di grassi (20-35% dell’apporto energetico giornaliero) ma è importante migliorare la proporzione relativa degli acidi grassi polinsaturi. In particolare, un’adeguata assunzione di acido docosaesaenoico (DHA) è fondamentale sia per un corretto sviluppo neurologico e psicomotorio del bambino che per la salute materna (rischio di nascita precoce e depressione post partum). Si raccomanda in allattamento, così come in gravidanza, l’assunzione di 100-200 mg/die di DHA in più rispetto a quanto indicato per la donna adulta (LARN 2014).
La vitamina D è fondamentale per ossa sane, sia per la mamma che per il suo bambino; gran parte dell'assunzione avviene con l'esposizione alla luce solare. Se si vive in un luogo con ridotta presenza di sole, soprattutto durante l'inverno, l'organismo potrebbe avere difficoltà a produrre abbastanza vitamina D; pertanto, è consigliabile l'uso di integratori (il consulente sanitario potrà consigliare al riguardo). Inoltre, assicurarsi di assumere calcio a sufficienza, poiché le sue riserve si esauriscono durante l'allattamento al seno. Cercare di consumare quattro porzioni al giorno di prodotti lattiero-caseari, come latte, yogurt e formaggio, oppure di prodotti non lattiero-caseari tra cui noci, tofu, semi di sesamo e ortaggi a foglia verde.
Cibi "Off Limits"? La Scienza Risponde tra Benefici e Precauzioni
Non esistono cibi sconsigliati in allattamento. Questo meccanismo lo predispone all’accettazione dei cibi solidi quando sarà il momento dello svezzamento. È stato dimostrato, ad esempio, che se la mamma mangia aglio durante la gravidanza e successivamente nell’allattamento, questo alimento sarà poi accettato con più facilità dal bambino.
Alimenti Specifici: Pesce, Spezie, Legumi e Allergeni
Per il pesce: è consigliabile moderare l’assunzione di pesci di grossa taglia con alto contenuto di metalli pesanti (ad esempio pesce spada o tonno in quantità elevate) per tutelare lo sviluppo neurologico del lattante. Il pesce azzurro è ottimo per la salute e lo sviluppo del bambino; tuttavia, non si dovrebbero consumarne più di due porzioni (circa 140 g) (o più di una porzione di pesce spada, squalo o marlin) a settimana, in quanto potrebbe contenere sostanze inquinanti. Consumare da 2 fino a 3-4 porzioni a settimana di pesce assicura adeguate quantità di DHA. Per ridurre il rischio di contaminanti ambientali, è preferibile consumare pesci piccoli come le sardine, le acciughe e lo sgombro.
Aglio, cipolla, cavolfiori e broccoli, spezie e alimenti piccanti sono davvero da evitare, come si sente dire? In realtà, non esistono cibi sconsigliati in allattamento. Non è necessario eliminare dalla dieta della mamma che allatta alimenti “tradizionalmente vietati” come aglio, cipolla, broccoli o legumi perché potrebbero “dare coliche” al neonato. No. Non esistono evidenze affidabili che collegano in modo diretto il consumo materno di aglio, cipolla, broccoli, legumi o altri alimenti aromatici con le coliche o disturbi digestivi nel lattante. Alcuni alimenti (aglio, porro, cipolla, peperoni, carciofi, spezie, asparagi…) assunti dalla mamma possono rendere sgradito il latte al bambino. Tuttavia, se la mamma ha assunto regolarmente questi alimenti durante la gravidanza, le sostanze aromatiche in esse contenute sono passate nel liquido amniotico e quindi sono già state “assaggiate” dal feto che probabilmente si è abituato al loro gusto. Eventualmente evitare quegli alimenti dai sapori forti che sono una novità per il bambino e che risultino loro sgraditi.

Le coliche nei neonati rappresentano un problema diffuso, ma la scienza non supporta la correlazione diretta tra ciò che mangia la mamma e questo disturbo. Numerosi studi, inclusi quelli dell’American Academy of Pediatrics, evidenziano che le coliche sono spesso dovute a fattori fisiologici, come l’immaturità del sistema gastrointestinale del neonato, e non alle abitudini alimentari delle donne che allattano. Alcune notano una certa sensibilità nei loro bambini in seguito al consumo di latticini o cibi particolarmente speziati, ma non esiste un nesso causale scientificamente confermato. In caso di sospetti, è consigliabile monitorare la situazione e consultare un professionista della salute prima di eliminare categorie alimentari dalla propria nutrizione.
Per quanto riguarda gli allergeni, una mamma che mangia i cibi “allergizzanti” in allattamento - per intenderci latte, uova, pesce, frutta secca… - non può che far del bene al proprio bambino. Le ultime ricerche suggeriscono che se si consumano arachidi durante l'allattamento introducendole nell'alimentazione del neonato entro il primo anno di vita, il bambino presenta meno probabilità di diventare intollerante. Il bambino non si sensibilizza attraverso il latte materno perché, abbiamo la tranquillità, che il latte è protettivo nei confronti delle allergie. Pertanto, anche mangiando le fragole, se non è allergica la mamma, il bambino non corre pericoli. Al contrario, nei bambini sani gli allergeni alimentari presenti nel latte materno potrebbero aiutare a promuovere la tolleranza. L’esclusione del latte vaccino dalla dieta materna è stata associata a bassi livelli di IgA specifiche per il latte vaccino e allo sviluppo di allergia al latte vaccino nei neonati. Solo in caso di un’allergia alimentare diagnosticata, dovrebbe essere raccomandata alla mamma una dieta priva di alimenti allergizzanti (arachidi, albume e latte di mucca) che permetterebbe la regressione del quadro sintomatologico.
Il Ruolo Fondamentale della Varietà Alimentare per il Neonato
Ciò che si mangia influenza il gusto del latte, cosa che avviene anche durante la gravidanza con il liquido amniotico. Il latte materno assume il sapore degli alimenti che si mangiano. Di conseguenza, se si sceglie un'alimentazione varia durante l'allattamento esponendo il bambino a gusti diversi, in futuro il bambino potrebbe finire per gradire quei sapori. Questo meccanismo lo predispone all’accettazione dei cibi solidi quando sarà il momento dello svezzamento. Se si amano i piatti piccanti non c'è motivo di evitarli quando si allatta al seno. Inserire nella dieta diverse tipologie di vegetali, oltre a garantire la giusta quantità di nutrienti, favorisce lo sviluppo di un gusto più ampio nel neonato.
Benefici Integrali dell'Allattamento per la Salute di Mamma e Bambino
L’allattamento al seno costituisce il metodo migliore per garantire una sana crescita e un sano sviluppo dei neonati ed esercita un’influenza biologica ed emotiva unica sulla salute sia delle madri che dei bambini. L'allattamento è uno stato fisiologico e non richiede una dieta speciale. L'allattamento esclusivo per i primi 6 mesi di vita rappresenta la scelta nutrizionale di elezione per la salute del neonato, ma anche della mamma.

Benefici per il Bambino
Il latte materno fornisce nutrienti essenziali per la salute del neonato; la presenza di sostanze bioattive, inoltre, sostiene la crescita e lo sviluppo immunitario del neonato. Il latte materno esercita un’azione protettiva per il bambino in termini di sviluppo di infezioni (gastroenteriche e respiratorie), ma anche di allergie e eczema (dermatite atopica), di malattie croniche (es. diabete mellito, obesità, ipertensione e asma) e favorisce uno sviluppo psicomotorio ottimale.
I neonati allattati al seno hanno un microbioma intestinale dinamico e una ridotta incidenza di sviluppo di alcune patologie. Il microbiota del latte subisce delle variazioni che sono legate a vari fattori: tra cui dieta materna, genetica, differenze demografiche, salute e età gestazionale. Il latte materno nei primi giorni di vita è in grado di modulare il microbiota intestinale (vale a dire l’insieme delle specie di microrganismi che vivono nel nostro tratto intestinale) in modo da promuovere lo sviluppo del sistema immunitario e di conseguenza avere effetti sulla salute del bambino. È stato ampiamente dimostrato come il microbiota di bambini allattati con latte materno naturale sia ricco di Lattobacilli (“batteri buoni”) e povero di specie batteriche patogene e opportuniste. L’allattamento al seno è l’altro fattore più importante per la costituzione del microbiota. L'allattamento al seno, in particolare quello esclusivo, viene incluso a pieno titolo nella strategia di prevenzione delle malattie allergiche; infatti, sembra proteggere in misura diversa da eczema, rinite allergica, asma e dermatite atopica.
Benefici per la Mamma
L’allattamento al seno è vantaggioso anche per la mamma in quanto favorisce l’involuzione uterina post-partum e riduce il rischio di emorragie e di conseguenza il rischio di sviluppare anemia sideropenica. Favorisce il recupero fisico e quindi la perdita di peso accumulato durante la gravidanza grazie all’impegno energetico richiesto dall’allattamento. Inoltre, recenti studi hanno evidenziato che l’allattamento al seno protegge la salute materna dall’insorgenza di carcinoma ovarico e mammario. Grazie al legame emotivo che l’allattamento al seno crea, inoltre, esso sembra anche ridurre il rischio di depressione materna post-partum. Anche dal punto di vista emotivo e psicologico l’allattamento al seno aiuta a sviluppare in senso positivo il legame tra la mamma e il bambino evitando gli effetti negativi della depressione post-partum. Allattare è un’esperienza che va oltre il significato nutrizionale rappresentando un momento di incontro e intimità tra la mamma e il bambino.
Strategie Pratiche per una Dieta Serena e Bilanciata
Quando si inizia l'avventura di mamme, si inizia anche a porsi molte domande e ad avere altrettante paure: “Starò facendo la cosa giusta? Il bimbo sta bene? Avrà mangiato abbastanza?". In genere, quando si viene dimesse dall’ospedale viene detto che si deve bere tanta acqua e seguire una dieta sana ed equilibrata. Ma cosa significa esattamente? Cosa bisognerebbe mangiare in allattamento? E cosa invece bisognerebbe NON mangiare? Generalmente, una dieta equilibrata e varia soddisfa tutte queste richieste alimentari.
La qualità del latte materno si mantiene adeguata in presenza di un’alimentazione varia, che aiuta il bambino a sviluppare una maggiore abitudine ai sapori e ai nutrienti. Il mio consiglio è: fai ciò che ti fa stare serena, perché la serenità della mamma è il bene più prezioso per il bambino. In allattamento il dispendio energetico aumenta e di conseguenza anche la fame: mangia assecondando il tuo bisogno e mangia in modo equilibrato. Si consiglia alla nutrice di consumare pasti completi (piatto sano) e bilanciati in modo da garantire il corretto apporto energetico-nutrizionale e da evitare attacchi di fame improvvisi che porterebbero a consumare «cibo spazzatura». Se necessario, si consiglia di fare uno spuntino dopo ogni poppata.
Se si è vegetariane o vegane, finché si assumono calorie a sufficienza e si ottiene tutto il nutrimento di cui l'organismo ha bisogno (carboidrati, proteine, grassi, vitamine e minerali) non si ha niente da temere. L’unica potenziale carenza potrebbe essere quella di vitamina B12, che si trova soltanto nei prodotti di origine animale. Va quindi integrata con alimenti addizionati (ad esempio quelli a base di soia o cereali a cui viene aggiunta) o attraverso la supplementazione orale. In più, la “mamma veg” deve aumentare l’apporto di ferro e zinco.
Se si nota una correlazione precisa tra pianto del bambino e assunzione di alcuni alimenti, ci si può sentire libere di toglierli. Ma non basta un solo episodio per decidere, si deve essere certe che la propria alimentazione sia davvero la causa del pianto quindi si deve osservare la stessa reazione diverse volte dopo aver ingerito lo stesso alimento. È importante ricordare di rivolgersi sempre a un professionista sanitario prima di eliminare un gruppo alimentare, come ad esempio i latticini, in quanto si devono assumere da altre fonti le sostanze nutritive fornite. Un consiglio che do a tutte le mamme è quello di non fare “diete restrittive o fai da te”, ma di seguire una dieta personalizzata ed equilibrata.
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