L'allattamento al seno è una pratica sempre più importante, secondo i risultati di numerose ricerche, per i suoi effetti benefici sulla salute sia dei bambini che delle mamme, oltre che per il ruolo nella prevenzione di alcune malattie. Smettere di allattare al seno comporta alcune conseguenze documentate, sia per la madre che per il bambino. Negli ultimi anni molto si è detto sull'allattamento al seno e altrettanto sull'allattamento "in formula". La domanda "È grave non allattare al seno?" trova risposte complesse, che si muovono tra la sfera emotiva, fisiologica e sociale.
Il latte materno è l'alimento ideale per il neonato, una fonte di innumerevoli benefici. È un alimento completo; concorre a potenziare il corredo immunitario del bambino; e allattare al seno avvantaggia l’adattamento alla vita extrauterina. Sul seno della mamma il bimbo non trova solo appagamento al senso di fame ma anche conforto e pace. I vantaggi dell'allattamento al seno sono di certo superiori agli svantaggi.

Le Fondamenta Psicologiche e il Legame Profondo
L'allattamento al seno è un momento peculiare nella vita di una donna. Da un lato, rappresenta il primo e più naturale modo in cui mamma e bambino prendono contatto, e cominciano ad instaurare il rapporto madre-figlio. Durante l’allattamento, la madre mette in atto dei comportamenti di stimolazione accudente, come coccole, carezze e l'uso del "baby-talk", cioè il tono di voce che si usa coi neonati, che non colgono il significato delle parole, ma il tono della voce. Attraverso il tocco, il calore, lo scambio di sguardi e la pronta reattività ai bisogni del piccolo, l’allattamento rientra quindi a pieno titolo in tutte quelle buone pratiche che favoriscono l’instaurarsi di un solido attaccamento con le figure di riferimento.
Studi psicologici hanno evidenziato l'importanza del contatto e del calore nell'accudimento. Uno psicologo di nome Harlow, prese dei cuccioli di scimmia e li mise in una stanza dove vi erano due scimmie finte: una era formata da una struttura metallica e da questa era possibile succhiare il latte, l'altra era ricoperto di pelo, ed era quindi calda e morbida, ma non forniva latte. Lo studio dimostrò che i cuccioli cercavano la "scimmia" metallica solo per ricever il latte, ma poi si accucciavano su quella di pelo, più accogliente e consolatoria (il calore, la morbidezza…). Un altro psicologo, Schaffer, ha studiato sia bambini che altri mammiferi in situazioni di allattamento, osservando come il bambino, attaccato al seno, sia parte di questa interazione fondamentale.
Questo legame non si limita solo alla nutrizione. Allattare al seno aiuta a stabilire un rapporto di fiducia tra la madre e i figli e a stabilire un legame fisico ed emotivo più forte. L'allattamento è una relazione intima e solo i due protagonisti possono sapere quando è arrivato il momento di interromperla e trasformarla in qualcosa di diverso. Il bambino, cresciuto in un ambiente sicuro, è del tutto competente, e quando sarà pronto potrà, senza difficoltà e per gradi, diventare autonomo. Allo stesso modo, ogni mamma, in un contesto familiare sereno e positivo, è perfettamente capace di accompagnare il piccolo verso il distacco.
Il contatto a pelle
Benefici Ineguagliabili per il Bambino: Nutrizione e Protezione
Per il bambino, il latte materno è l'alimento perfetto: è completamente naturale e contiene tutti i nutrienti necessari miscelati nelle proporzioni corrette (purché le madri seguano un'alimentazione corretta). Il latte materno è l’alimento ideale per i neonati per diverse ragioni: contiene le giuste proporzioni di carboidrati, tra cui il lattosio, che favorisce lo sviluppo di un microbiota intestinale sano. Inoltre, è ricco di grassi essenziali alla maturazione del sistema nervoso, oltre a proteine, vitamine e altri nutrienti che sostengono una crescita sana.
La composizione del latte materno varia inoltre nel tempo in modo da rispondere alle esigenze dei bambini nelle diverse fasi di crescita. Si considera "vivo" perché non ha mai la stessa composizione nel tempo né la stessa consistenza durante il corso della poppata. Difatti, per meglio rispondere alle necessità di crescita del neonato, il latte modifica la sua formula. La sua particolare composizione nelle prime poppate (il colostro) lo difende dalle infezioni. Inoltre, è facilmente digeribile e apporta fattori che proteggono il benessere del bambino come ad esempio gli anticorpi e il fattore bifidogeno.
Molti studi hanno mostrato che bambine e bambini allattati al seno hanno un rischio minore di sviluppare disturbi intestinali come diarrea e vomito, infezioni respiratorie come quelle indotte dal virus respiratorio sinciziale (RSV), infezioni all’orecchio, meningite batterica, asma, eczema, obesità infantile, carie e altri problemi dentali. Il latte materno contiene anche sostanze naturalmente calmanti e anticorpi che rinforzano il sistema immunitario dei bambini, proteggendoli da molte infezioni.
È stata inoltre dimostrata un'associazione tra l'allattamento al seno e l'incidenza e la durata delle gastroenteriti, il rischio di diarrea, occlusioni ed eritema da pannolino, lo sviluppo dell'intestino e l'incidenza di infezioni respiratorie e allergie. Non ricevere il latte materno è associato a un minor sviluppo del sistema immunitario e cerebrale, oltre a un aumento del rischio di gastroenteriti, allergie e obesità nel lungo periodo. Il rischio di sviluppare la celiachia è influenzato dalla durata dell'allattamento al seno e dall'assunzione di latte materno nel momento in cui nell'alimentazione del piccolo viene introdotto il glutine.

Sviluppo Cognitivo, Emotivo e Prevenzione delle Malattie a Lungo Termine
L'allattamento al seno è associato allo sviluppo della vista e delle capacità psicomotorie. Per quanto riguarda in particolare lo sviluppo cognitivo, il meccanismo alla base dei benefici del latte materno potrebbe dipendere dai suoi acidi grassi polinsaturi a lunga catena, in particolare dal DHA (acido docosaesaenoico), componente fondamentale delle membrane dei neuroni apparentemente meno abbondante nella corteccia cerebrale dei bambini allattati artificialmente. Questi LC-PUFA (acidi grassi polinsaturi a lunga catena) sono coinvolti nello sviluppo del cervello in una specifica fase di crescita che si verifica prevalentemente nei primi due anni di vita. Lo sviluppo linguistico e cognitivo può risentirne in caso di mancato allattamento.
Sono state condotte diverse ricerche che sembrano dimostrare l’esistenza di una correlazione positiva fra una maggiore durata dell’allattamento e un miglioramento della memoria, delle prestazioni motorie e delle abilità linguistiche del bambino. Secondo un recente studio pubblicato su un’autorevole rivista medica, più a lungo i bambini vengono allattati, maggiori sono le probabilità che realizzino il loro potenziale genetico, diventando adulti istruiti e con buone possibilità di inserimento sociale. L’allattamento ha un impatto positivo anche sulla modulazione del temperamento del bambino. Sembrerebbe infatti che i bimbi allattati per periodi più lunghi abbiano atteggiamenti meno aggressivi e rispondano in maniera più positiva e accogliente ai comportamenti degli altri.
Anche il rischio di diabete può essere influenzato dal tipo di allattamento. Sembra che il latte materno riduca il rischio che i neonati predisposti sviluppino il diabete di tipo 1, mentre resta ancora qualche dubbio sulla possibilità che protegga dal tipo 2. Studi recenti rivelano che l’allattamento al seno riduce il rischio che la bambina o il bambino sviluppino in futuro la leucemia linfoblastica acuta. Inoltre, alcuni dati indicano che l’allattamento al seno può ridurre il rischio di sviluppare certi tipi di tumori pediatrici, come la leucemia, anche se le prove per altri tipi di tumore come il neuroblastoma e altri tumori solidi sono meno definitive.
L’allattamento mette in atto una vera e propria programmazione nutrizionale sul patrimonio genetico del bambino: l'alimentazione del bimbo in questi primi mesi di vita ha conseguenze anche più avanti negli anni. Può ad esempio influenzare la pressione del sangue, il metabolismo dei lipidi e dei carboidrati e il rischio di obesità e malattie quando il bambino sarà più grande. Oltre al già citato meccanismo di autoregolazione dell'assunzione del cibo, alla base di questo effetto ci sono alcune caratteristiche nutrizionali, come un apporto inferiore di proteine e un apporto ottimale di altre sostanze, che riducono il rischio di obesità per il bambino.
I Molteplici Vantaggi per la Madre
Anche le neomamme possono trarre grandi benefici dall’allattamento al seno. Le mamme che allattano si riprendono prima dal parto, grazie anche alla produzione dell’ormone ossitocina. La mancata produzione di latte porta a un più lento ritorno dell'utero alle dimensioni originarie e a un minor rilascio di ossitocina, con effetti negativi sul tono dell'umore e il legame con il bambino. In molti casi l'allattamento aiuta la mamma a perdere più velocemente il peso accumulato durante la gravidanza e ad eliminare più velocemente l’eccesso di peso accumulato in gravidanza.
L’allattamento, sulla mamma, ha innanzitutto effetti emotivi positivi: diminuzione dell’ansia, miglioramento del tono dell’umore, maggiore autostima. Si registrano anche ricadute positive sullo stato di salute complessivo, con un sonno qualitativamente migliore, la riduzione della pressione arteriosa e una frequenza cardiaca più stabile. Aumenta anche il rischio a lungo termine di tumori, diabete e ipertensione per la madre in caso di mancato allattamento.
Si riducono anche il rischio di ipertensione, colesterolo elevato, di alcune malattie cardiovascolari, osteoporosi e diabete di tipo 2, oltre che di numerosi tipi di tumore, in primo luogo quello di mammella e ovaio. L’allattamento al seno è anche tra le strategie efficaci per diminuire il rischio di sviluppare un tumore, secondo il Codice europeo contro il cancro, redatto da esperti dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) che fa parte dell’OMS. Per la mamma, la mancata lattazione comporta tra le altre cose un incremento del rischio cardiovascolare, di obesità e di diabete di tipo 2.

Sfide, Falsi Miti e Supporto Necessario
In alcune situazioni la risposta alla domanda sull'allattamento, però, non deriva da una scelta, ma da una necessità. Alcune mamme, infatti, non producono abbastanza latte per nutrire il loro bambino in maniera adeguata e sono costrette a ricorrere all'alimentazione con prodotti artificiali. Non sempre il corpo fa tutto da solo, ci sono donne che non possono allattare con fisiologica naturalezza. In tutti gli altri casi, però, scegliere è possibile. Fatta eccezione per casi specifici, tutte le donne dovrebbero allattare al seno ed essere incoraggiate a farlo.
In alcuni casi, l'allattamento al seno può essere associato a dolore alle mammelle o ai capezzoli. Dato che il latte materno è più facilmente digeribile, in alcuni casi il bambino potrà richiedere di essere nutrito più frequentemente rispetto a un neonato allattato artificialmente. Durante la lattazione, il corpo femminile riduce la produzione di estrogeni, ormoni coinvolti, tra le altre cose, nella lubrificazione vaginale. Questo si traduce, a volte, nell'insorgenza di dolore durante i rapporti sessuali. Anche in questo caso, vengono in soccorso specifiche creme. L'arma più efficace in questi casi è sempre il dialogo con il proprio partner.
La sospensione dell'allattamento avviene spesso per la presenza di situazioni che si rivelano solo false controindicazioni. Malattie gravemente debilitanti o l'uso di specifici farmaci possono richiedere una sospensione temporanea, fornendo indicazioni alla mamma su come mantenere la produzione lattea durante il periodo di interruzione. Questi farmaci vanno utilizzati solo quando sono realmente essenziali e non è possibile ricorrere a un'alternativa più sicura. La fenilchetonuria, malattia rara che colpisce 1 neonato su 10.000, può essere una vera controindicazione. Problemi oculari materni, invece, non lo sono. Anche l'infezione materna da virus SARS-CoV-2 non è una controindicazione: la mamma ed il bambino non devono essere separati, in quanto il rischio di contagio dopo la nascita, in caso di madre infetta, è inferiore ai benefici legati all’allattamento. Rimangono valide le raccomandazioni riguardanti l’uso della mascherina e il lavaggio delle mani.
Il primo aspetto relativo alla relazione con il proprio bambino riguarda la percezione della presenza/assenza del latte, la fiducia nella competenza del bambino, la fiducia nella propria competenza e nella “bontà” del proprio nutrimento, il riconoscimento delle caratteristiche del bambino (avido, lento, aggressivo, competente, ecc.), il bisogno di controllo. Sono tutte esperienze nuove, delle quali di solito non si parla, come se fossero implicite, magiche o naturali, mentre hanno un peso emotivo molto forte al quale non si è preparate. Il secondo versante può riguardare l’immagine di sé, che riguarda sia il sé corporeo che il sé sociale. L’allattamento al seno, infatti, implica una trasformazione ulteriore della percezione del proprio corpo, una disponibilità ad una estrema vicinanza, un cambiamento di attribuzione di senso alle sensazioni fisiche, che non tutte le donne sono disponibili a sostenere per complessi motivi consci e inconsci, e soprattutto in un momento delicato, nel quale il nuovo bambino deve essere riconosciuto per quello che è nella realtà, a fronte, anche qui, di aspettative spesso idealizzate, sviluppate nel corso della gravidanza. Rispetto al sé corporeo la paura è relativa al dolore iniziale, ad un corpo ed un seno modificato e non più attraente. Relativamente, invece, al sé sociale la paura è legata al giudizio: “se non allatto non sono una buona madre”, “vorrei smettere di allattare, ma temo che gli altri pensino che sia troppo presto, che non mi sforzo abbastanza per mio figlio”.
Poco importa infatti che l’OMS, l’Unicef e tutte le organizzazioni scientifiche di settore raccomandino l’allattamento per due anni e oltre, finché mamma e bambino lo desiderano: nella nostra società, una donna che decide di continuare ad allattare un bimbo più grandicello incorre in una serie infinita di critiche: «Lo allatti ancora? Ormai è grande!», oppure: «Il tuo latte ormai è acqua». E come la mettiamo con l’autonomia? Oltre alle critiche, arrivano purtroppo anche giudizi molto pesanti, a volte proprio da parte dei pediatri e degli operatori sanitari che seguono le famiglie: dalla colpevolizzazione della donna, accusata di usare l’allattamento come strumento di autogratificazione, all’insinuazione di “anormalità psichica”, come se l’allattamento fosse il sintomo di un rapporto deviato fra mamma e bambino. Da questo quadro carico di negatività non si salva neppure il padre, il quale, favorendo tale prosecuzione, viene accusato di connivenza.
Queste convinzioni sono smentite dai fatti. Ecco le conclusioni cui è giunto nel 2014 il tavolo tecnico del Ministero della Salute per la promozione dell’allattamento: «L’allattamento al seno di lunga durata non interferisce negativamente sulla progressione dell’autonomia del bambino e sul benessere psicologico e/o psichiatrico della madre. […] Risulta al contrario ben provato che l’allattamento al seno contribuisce al benessere cognitivo, emotivo, familiare e sociale del bambino, aggiungendosi al peso determinante dei fattori genetici, delle competenze allevanti familiari e dei fattori socio-economici».
Il contatto a pelle
Raccomandazioni Globali e Realità Sociali
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato che l’allattamento al seno è uno dei modi più efficaci per garantire la salute e la sopravvivenza dei bambini. In particolare, l’OMS raccomanda il latte materno come alimento esclusivo per i primi 6 mesi di vita e suggerisce di continuare l’allattamento fino a 2 anni o oltre. Allo stesso modo l'American Academy of Pediatrics raccomanda fortemente l'allattamento esclusivo al seno fino a 6 mesi di vita del bambino e proseguito oltre. L’allattamento esclusivo per i primi 6 mesi di vita del bambino, spiega l’OMS, permette al piccolo di “raggiungere una crescita, uno sviluppo e una salute ottimali”. Per di più, prosegue, “l'allattamento al seno esclusivo senza restrizione porta a un'abbondante produzione di latte”.
Nonostante i benefici documentati dell'allattamento materno, la percentuale di madri che scelgono di non allattare è ancora significativa. Meno della metà dei bambini sotto i 6 mesi è allattato esclusivamente al seno, secondo i dati forniti dall’OMS stessa. Secondo i dati UNICEF, a livello globale il 40% delle donne non allatta esclusivamente nei primi 6 mesi di vita del bambino. In Italia, l'ISTAT riporta che il 15% delle madri non allatta affatto, mentre il 69% allatta per meno di 6 mesi.
Le motivazioni dietro questa scelta variano da problemi concreti legati alla produzione di latte alla volontà di non limitare le proprie attività. Pesano anche fattori culturali che vedono l'alimentazione artificiale come una scelta "più comoda". La stanchezza fisica e la solitudine delle mamme moderne hanno un peso specifico sull’allattamento. Qualunque sia la ragione per cui non allatti, è fondamentale allontanare da sé i sensi di colpa e la percezione di questa condizione come mancanza o fallimento.

Supporto e Consapevolezza per le Madri
Il Ministero della Salute definisce l'allattamento al seno “un diritto fondamentale dei bambini” sottolineando che è “un diritto delle loro mamme quello di essere sostenute nella realizzazione del loro desiderio di allattare". Intorno alla mamma tutti sono contenti e fioccano le parole di apprezzamento e ammirazione quando l'allattamento decolla e procede senza intoppi. Tuttavia, una volta la puerpera era calata in una rete familiare supportiva, persino invadente vista dall'angolo visuale della modernità, ma certamente complice nei confronti della donna che col parto rinasce madre.
È importante che ogni coppia madre-bambino debba trovare la propria sintonia con le proprie modalità e inclinazioni. L’allattamento a richiesta può andare benissimo e assumere un ritmo soddisfacente, ma può anche causare disturbi quando viene utilizzato come “calmante” per qualsiasi disagio del bambino o quando impedisce la decodifica di segnali diversi di pianto. Analogamente gli orari rigidi possono creare ansia e insoddisfazione e alzare il livello di eccitazione del bambino, che è poi difficile da soddisfare. Un esempio di come una madre può creare problemi al bambino, senza volerlo ovviamente, è quando il bambino ha sonno, non è immobile: si muove, apre anche gli occhi… se lo lasciamo stare, dorme, ma se la mamma interpreta questo come fase di svegliamento, lo alza, lo sveglia e gli dà da mangiare.
Il piccolo dovrebbe iniziare le poppate già tra i 30 e 60 minuti dopo il parto, e dovrebbero essere favorite sia la pratica del rooming-in in cui il bambino dovrebbe rimanere nella stessa stanza in cui è ricoverata la madre che quella dell'allattamento a richiesta, sia durante il giorno che durante la notte. Al tempo stesso deve però essere mostrato concretamente alla mamma come allattare, in modo da consentire un attacco corretto del bambino al seno. In questo modo lui si stancherà di meno, il rischio di ragadi al capezzolo sarà ridotto, e al ritorno a casa dall'ospedale sarà più facile allattare senza problemi. L'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda anche di non utilizzare biberon o succhiotti nel periodo dell'allattamento al seno. Il loro impiego potrebbe infatti rendere più difficile la corretta alimentazione, che soprattutto con il ciuccio rischia di conservare comportamenti tipici della vita nel pancione della mamma, quando alla suzione non corrispondeva l'assunzione di alimenti. Infine, nel momento in cui si inizia con lo svezzamento, cioè il passaggio ai primi cibi solidi, bisogna evitare di interrompere l'allattamento: ogni alimento deve essere inizialmente introdotto come integrativo del latte materno.
La vera rivoluzione sta proprio nel non giudicare le donne che devono fare ricorso al latte artificiale. Nessuna donna dovrebbe mai giudicare un’altra madre, nessuno dovrebbe mai dare per scontato che partorire significhi aderire a un modello culturale imposto o condizionato. L’OMS raccomanda l’allattamento al seno, nel corso della gravidanza alle donne incinte andrebbero fornite le migliori informazioni per una scelta consapevole in fatto di allattamento e approccio al neonato, il pediatra va considerato figura di riferimento e referente principale per ogni scelta nutrizionale.

Considerazioni Economiche e Alternative al Latte Materno
Il latte materno non costa nulla, mentre quello in formula spesso è costoso e può influenzare in negativo il bilancio familiare. Inoltre, quest’ultimo deve essere preparato e riscaldato alla giusta temperatura a ogni poppata. L’allattamento al seno è una scelta economica, essendo praticamente a costo zero e non richiedendo preparazione prima della somministrazione.
Se non potete allattare al seno, un buon modo per supplire al contatto corpo a corpo, che certamente la suzione soddisfa e arricchisce, è portare il bambino in fascia. Alla sera, invece, potete stenderlo sul vostro petto nudo e dedicare qualche minuto alle coccole. Il bambino cerca sicurezza e conforto mentre viene nutrito. Pertanto, nel momento della poppata, anche se al biberon, abbiate cura di ricercare il contatto visivo col bimbo, parlate con voce delicata e pacata, cantate per il vostro piccolo. Il latte di mamma è parte di quella visione iconica della Mamma-Madonna che tanto influenza la nostra società, tuttavia il nodo centrale sta nella velocità della poppata al biberon e nell’intromissione dello strumento meccanico della bottiglina. Dare il biberon al bambino viene interpretato come un compito materiale da assolvere; mentalmente questo onere rientra nei doveri di accudimento: devo nutrire mio figlio e per farlo lo sfamo col latte artificiale. Le mamme, che allattino o meno, nel nutrire il bambino cantano la stessa poesia, ovvero partecipano al canto della cura.
A volte a impedire l'allattamento sono problemi fisiologici; in questi casi un'alternativa decisamente migliore rispetto al latte artificiale è rappresentata dal latte depositato nelle banche del latte. In alcune situazioni, le donne potrebbero trovarsi nell’impossibilità di allattare, come nel caso di trattamenti oncologici. In queste situazioni, gli operatori sanitari possono offrire consulenza sulle alternative più sicure e adeguate.
Il contatto a pelle
Il Ruolo degli Esperti e il Sostegno Istituzionale
Ancora una volta, poiché non sono poche le donne che incontrano difficoltà nell'imparare ad allattare al seno l'Organizzazione Mondiale della Sanità invita le istituzioni di tutto il mondo a facilitare il compito alle donne sin dai primi momenti dopo la nascita, mostrando loro come comportarsi. Per affrontare le difficoltà e le altre menzionate, si consiglia di rivolgersi a personale qualificato, come i consulenti per l’allattamento, che saprà fornire supporto e consigli pratici. In particolare, oggi è possibile rivolgersi agli IBCLC, consulenti professionali in allattamento materno: sono professionisti specializzati nella gestione clinica dell’allattamento e dell'allattamento al seno. Il loro compito è fornire un servizio di informazione alla donna che allatta senza prendere decisioni al suo posto, concordando insieme a lei la strategia migliore per gestire l'allattamento del suo bambino e rendendosi disponibili all'ascolto delle esigenze e dei desideri individuali.
Altre volte il problema è invece di tipo sociale: nonostante le raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, le donne lavoratrici non hanno ancora a disposizione tutti gli strumenti normativi che dovrebbero essere loro garantiti per consentire l'allattamento al seno. La scelta migliore per i genitori è rappresentata dal latte materno. A ricordarlo è anche il Ministero della Salute, che definisce l'allattamento al seno “un diritto fondamentale dei bambini” sottolineando che è “un diritto delle loro mamme quello di essere sostenute nella realizzazione del loro desiderio di allattare".
tags: #mancato #allattamento #al #seno #conseguenze