L'arte ancestrale del Babywearing: Dalle tradizioni nomadi alle moderne consapevolezze

Il Babywearing è la pratica di indossare o portare un bambino in una fascia o in altro supporto portabebè. In molti paesi del mondo come Perù, Messico ed altri paesi del Sud America, ma anche Cina, Sud-Est asiatico o India, l’uso di un semplice taglio di stoffa per portare i bambini è una tradizione antica e nasce da un’esigenza pratica: le mamme avevano la necessità di continuare ad eseguire i lavori nonostante avessero un bimbo da accudire. Nei paesi industrializzati ha guadagnato popolarità negli ultimi decenni grazie ad un cambiamento di genitorialità promosso dai sostenitori dell’attaccamento e del contatto.

Mamma che porta il proprio figlio utilizzando un supporto tradizionale in tessuto

Il benessere psicofisico nel contatto costante

I bambini portati sono generalmente più tranquilli, piangono meno, hanno tutti i bisogni primari immediatamente soddisfatti. Secondo alcuni studi, portare i bambini aiuta a renderli più felici. Il contatto diretto con la mamma e con il papà diminuisce pianti e “capricci”. Il babywearing aiuta il neonato a continuare il suo sviluppo neurale, gastrointestinale e respiratorio nonché a stabilire l’equilibrio ed un tono muscolare costante. Quando il bambino è vicino alla mamma segue il ritmo del suo battito cardiaco e del suo respiro, oltre ai suoi movimenti. Questa stimolazione aiuta il bambino a regolare le sue risposte fisiche e ad esercitare il sistema vestibolare, che controlla l’equilibrio.

La babywearing, in italiano familiarmente il “portare”, è quella serie di tecniche che, grazie a supporti in stoffa o specifici, permette ai genitori di portare con sé i bambini senza l’ausilio di passeggini e carrozzine. La presenza di fasce costella l’arte europea con una certa costanza, in stampe, dipinti, scene bucoliche… dove ci sono mamme con le mani libere, capita che spunti la testa di un bimbo da dietro la schiena. Ne troviamo traccia nei dipinti già nel medioevo: ne La fuga in Egitto di Giotto, Maria sull’asinello porta l’Infante appeso in quella che potrebbe somigliare a una moderna sling.

La tradizione tessile degli Yörük in Turchia

Tradizione e produzione di un porta bebè, un lungo "viaggio" che inizia in Turchia, alla scoperta del Kolan, e si estende fino all'Uganda. Quando ho scelto l'argomento della mia tesina per la certificazione come Consulente del Portare®, non avevo dubbi sul tema: tradizione e produzione di un porta bebè. Un "viaggio" che sarebbe certamente iniziato in Turchia, ma non avevo alcuna idea di dove mi avrebbe portata, o almeno, non pensavo si sarebbe esteso fino all'Africa Orientale.

La Turchia, paese fortemente in via di industrializzazione soprattutto dall’inizio del nuovo secolo, è attualmente al terzo posto tra i maggiori produttori di cotone biologico a livello mondiale. I racconti che ho avuto modo di ascoltare dagli anziani che tuttora vivono nell’entroterra anatolico, riportano sempre a un’etnia in particolare: gli Yörük. Gli Yörük sono un gruppo etnico di origine turca, un popolo storicamente nomade, infatti la parola in turco significa “coloro che camminano”. Erano conosciuti per le loro abilità di tessitori, qualità appresa con tutta probabilità durante gli spostamenti che li hanno visti protagonisti dall’VIII° secolo a.C.

Antico telaio manuale utilizzato per la produzione di tessuti tradizionali

Durante questi spostamenti, erano soliti accamparsi per periodi più o meno lunghi. Ed in queste occasioni, facevano un uso costante e vano dei loro manufatti tessili creati col tipico telaio chiamato “çarpana”. Questo telaio decisamente rudimentale, e che tuttora è in utilizzo in alcuni villaggi, veniva costruito mediante l’utilizzo di pali e paletti di legno adeguatamente fissati a terra che permettevano di creare le guide della trama e dell’ordito. Con questo metodo di tessitura, impiegato anche nella produzione di un porta bebè, veniva prodotto il “Kolan”: una specie di cinta o di corda stretta e lunga che gli Yörük impiegavano per ornare e fissare le loro tende e come cinture per capi di abbigliamento.

Il Kolan: tecnica e criticità del trasporto tradizionale

Il Kolan veniva oltretutto utilizzato per trasportare carichi pesanti sia sulle proprie spalle che su quelle delle loro bestie, ed infine, per portare i bambini. Le donne lavoravano prettamente nei campi e allevavano il bestiame, questo significava per loro essere sempre in movimento. Il Kolan permetteva di portare il bambino solo sulla schiena ma, essendo una specie di cinta, non dava un adeguato sostegno alla schiena del portato.

La legatura in sé consiste nel far passare la cinta all’altezza delle scapole del bimbo, passando poi sulle spalle del portatore e a questo punto ritornando dietro come nella legatura canguro (zainetto) oppure incrociando sul petto come nel triplo sostegno dietro e creando un incrocio anche sotto al sedere del bimbo fino a chiudere davanti sulla pancia del portatore. Con questa tecnica, era possibile far assumere una posizione "più o meno" ergonomica, dettaglio importante ma ignorato. Si prestava invece maggiore attenzione a creare una sorta di sicurezza per il bambino, cercando di mantenerlo posizionato alto e rigorosamente con le braccia fuori in modo che non potesse liberarsi rischiando di cadere.

Portare con il kolan aveva molti vantaggi, in quanto la cinta impiegata nella produzione di un porta bebè tradizionale senza molte pretese, veniva tessuta localmente quindi era di facile reperibilità ed aveva un costo irrisorio. Purtroppo, aveva anche il grosso svantaggio di non garantire comfort al portatore, né per brevi tragitti né per portare a lungo nell’arco della giornata. A volte, a portare i bambini, erano le sorelle più grandi (anche di 9-10anni). Altre volte erano le mamme, loro stesse poco più che bambine, quindi anche la loro forza era commisurata al proprio sviluppo fisico. Spesso passavano intere giornate sotto al sole a lavorare nei campi.

L'identità culturale attraverso il tessuto: la Capulana in Mozambico

Da qualche anno in Mozambico, specialmente nella capitale Maputo, si trovano vestiti, scarpe, bracciali, cappelli, custodie per computer e moltissimi altri accessori fatti di capulana: un rettangolo di stoffa colorata divenuto parte dell’identità del Mozambico. Le capulane rimangono comunque legate alle tradizioni e all’uso che ne fanno milioni di persone. A partire delle mamme (e ora anche qualche papà, per fortuna) che le utilizzano come fasce porta bebè.

Africa e Libertà - Speciale Mozambico (1974-1992)

In Mozambico, la capulana viene utilizzata in molti modi diversi oltre che come fascia per portare i bambini. Per le coppie di sposi è abitudine scegliere un pezzo di questo tessuto e farselo regalare dagli invitati per il matrimonio. Come hai visto, puoi usare una capulana come vuoi. Se hai figli piccoli, o conosci qualcuno che ne ha, è una perfetta fascia porta bebè. Se non hai figli, o sono ormai grandicelli, puoi farne un vestito variopinto, un pareo originale, una tovaglia etnica o qualunque cosa ti suggerisce la tua fantasia.

Evoluzione dei supporti: dalla fascia rigida al Mei Tai

La scelta della fascia non è semplice, come può sembrare, ma ci sono alcune indicazioni utili che possono renderla meno ardua, visti i numerosi modelli e tipologie. La fascia lunga elastica, che può raggiungere i 5,5 metri e portare fino a 7-9 kg di peso, viene utilizzata, principalmente, per la nascita e i primi mesi di vita del bambino. La fascia porta bebé lunga rigida è realizzata in materiali, quali cotone biologico, bambù, lino. Viene legata intorno al corpo del bambino e del portatore per permettere un sostegno comodo e pratico sia per chi lo porta, che per il piccino. Il tessuto in cui è realizzato è molto resistente, grazie alla sua trama, ed è adatto anche a bambini più pesanti e non si deforma.

La fascia Mei Tai è una tipologia di marsupio che proviene dall’Asia. Nel corso degli anni da comune quadrato di tessuto si è evoluto aggiungendo moschettoni, supporti e imbottiture, pur mantenendo le sue caratteristiche di base. In questo supporto il bambino si posiziona seduto con le gambe divaricate, la schiena mantiene la sua curvatura fisiologica, per una postura quanto più naturale. In Cina è sempre stato usato il babywearing dalle mamme. Ne troviamo testimonianza in stampe anche antiche. Oggi anche qui abbiamo un tipo di trasporto molto pratico, tipico cinese, il mei tai, una particolare fascia che può essere usata come marsupio o per il trasporto su fianco.

La fascia ad anelli si contraddistingue per la presenza di due anelli anallergici alle due estremità che permettono una migliore vestibilità e comodità, rendendole semplici da usare e maneggevoli. Una parte del tessuto della fascia attraversa gli anelli per rendere più stabile il sistema che si aggancia al corpo della persona che porta il bambino. La fascia porta bebé è molto comoda per l’allattamento sia per la sua praticità, sia per la maggiore discrezione garantita per nutrire i neonati.

Considerazioni ergonomiche e il declino storico del portare

Proprio riguardo all'ergonomia, sarebbe bene evitare il marsupio quando il bambino è molto piccolo: infatti, essendo un dispositivo preformato, offrirebbe al corpo del neonato una posizione della schiena non idonea al suo benessere. Sarebbe meglio utilizzare il marsupio dai 6 mesi, cioè da quando il bambino riesce a tenere su il collo e la testa da solo. In ogni caso è certamente da preferire il babywearing, anche per il pochissimo spazio che occupa quando la si toglie e la si ripone.

Grafico illustrativo sulla corretta posizione ergonomica del bambino nel supporto

L'800 e il '900 sono l’epoca di passeggini e carrozzine, sempre più sicuri, tecnologici, di design. Si riduce sempre più, a tutti i livelli sociali, la vicinanza con i piccoli: verrà recuperata dopo tanta strada della puericultura nel tardo Novecento, ma soprattutto nel terzo millennio, quando finalmente si rompono i nuovi tabù della maternità. Già negli anni ’70, con le rivoluzioni che riguardano il mondo femminile, nasce in alcune mamme l’esigenza di tornare a un rapporto più naturale. Nascono, poi, nuovi termini come cosleeping.

Avevo un bimbo ad alto contatto, che non resisteva tre minuti in culla senza piangere. Che dormiva solo in braccio. Senza fascia non ce l’avrei fatta. Anche in contesti quotidiani, come una semplice spesa o una passeggiata, il babywearing permette una mobilità che il passeggino spesso limita, specialmente in luoghi affollati o architettonicamente complessi. Portare significa riappropriarsi di una gestualità antica, adattandola alle esigenze moderne, garantendo al bambino quella continuità di contatto che è stata, per millenni, la base della crescita umana in ogni cultura del mondo.

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