La gravidanza e il parto sono esperienze profonde, caratterizzate da un intreccio di gioie e preoccupazioni che, nel contesto storico della pandemia da COVID-19, hanno assunto contorni ancora più delicati. La gestione della salute materno-infantile durante l'emergenza ha richiesto uno sforzo senza precedenti per bilanciare la sicurezza clinica con il rispetto per la dignità, la privacy e il diritto a una scelta informata. L'Istituto Superiore di Sanità (ISS), attraverso le Indicazioni ad interim, ha delineato percorsi specifici per garantire che l'assistenza resti centrata sulla donna, preservando il legame madre-bambino anche in presenza di infezione da SARS-CoV-2.

Il quadro clinico: l'infezione in gravidanza
Le attuali conoscenze scientifiche, consolidate dai dati del progetto ItOSS (Italian Obstetric Surveillance System) e da studi internazionali, suggeriscono che le donne in gravidanza non presentino, in generale, un rischio maggiore di contrarre infezioni respiratorie severe rispetto alla popolazione non gravida. Tuttavia, la condizione di gravidanza richiede una presa in carico attenta. I dati raccolti durante la prima ondata pandemica, che ha coinvolto 875 gravidanze di donne positive al Coronavirus, non hanno evidenziato casi di mortalità materna, con tassi di taglio cesareo sovrapponibili al periodo pre-pandemico.
Secondo i dati UKOSS, le donne gravide straniere, in condizioni di sovrappeso o obesità, con comorbidità pre-esistenti (come diabete e ipertensione cronica), con età superiore ai 35 anni o in condizioni di difficoltà socio-economica, mostrano un rischio potenzialmente maggiore di ricovero per patologia da COVID-19. È fondamentale che le donne siano informate sui segnali di peggioramento della patologia e sulla riduzione dei movimenti fetali attivi, che richiedono un'assistenza immediata.
Gestione del percorso nascita e monitoraggio
Per ridurre al minimo gli accessi in ospedale e il rischio di esposizione, le visite di routine prenatali e postnatali dovrebbero essere posticipate quando possibile, preferendo strumenti di comunicazione alternativi. La regola generale prevede che le donne con patologia lieve, sospetta o confermata, siano seguite a domicilio in coordinamento con i servizi della ASL. L’accesso in ospedale rimane riservato ai casi di rapido peggioramento clinico o quando l'assistenza domiciliare non è tempestivamente attuabile.
È importante notare che l'infezione da SARS-CoV-2 non è associata a un aumentato rischio di aborto o natimortalità. Per quanto riguarda il tasso di parto pretermine, lo studio ItOSS ha evidenziato una dinamica interessante: se durante i mesi di febbraio-marzo il tasso era pari al 17,5%, grazie a una migliore identificazione delle donne asintomatiche al momento del ricovero, nei mesi successivi il tasso è sceso al 11%. La maggioranza di questi parti pretermine è risultata dovuta a cause iatrogene, seguita da rottura prematura delle membrane e insorgenza spontanea.
Il travaglio e il parto: procedure e sicurezza
In presenza di una donna positiva, la sicurezza del personale e della paziente è prioritaria. Il parto vaginale non è controindicato e deve essere favorito, poiché i benefici superano ampiamente i potenziali rischi dell'infezione. Il taglio cesareo dovrebbe essere riservato esclusivamente a casi con grave compromissione respiratoria o ostetrica.
Per quanto riguarda le modalità del parto, il travaglio e il parto in acqua non sono raccomandati nelle donne sintomatiche (febbre, tosse, malessere) a causa del rischio ipotetico di trasmissione attraverso le feci e dell'inadeguatezza dei dispositivi di protezione individuale (DPI) in acqua. In caso di donne asintomatiche e SARS-CoV-2 negative, tale limitazione decade. Un aspetto cruciale dell'assistenza è la presenza di una figura di supporto: le linee guida nazionali e internazionali prevedono che la donna abbia accanto una persona di fiducia per tutta la durata del travaglio e del parto, considerandola un "curante" a tutti gli effetti, parte integrante del processo della nascita.
4. Covid 19: gravidanza, parto e allattamento. Il supporto scientifico dell'ISS
Trasmissione verticale e salute del neonato
Gli studi condotti suggeriscono che la trasmissione verticale del virus SARS-CoV-2 è possibile, ma molto rara. Su 681 neonati esaminati, solo il 2,8% è risultato positivo, con casi di complicazioni respiratorie estremamente limitati. Non vi è evidenza di trasmissione diretta attraverso il latte materno; al contrario, il colostro e il latte materno contengono anticorpi e rappresentano la fonte primaria di protezione e nutrimento per il neonato.
Per tutti i neonati, il contatto pelle-a-pelle, inclusa la Kangaroo Mother Care per i prematuri, è caldamente raccomandato, poiché i benefici per la salute e l'avvio dell'allattamento superano il rischio ipotetico di trasmissione. Se la madre è positiva ma paucisintomatica, il rooming-in è possibile, purché vengano adottate le precauzioni standard per le infezioni respiratorie, come l'uso della mascherina chirurgica e un'accurata igiene delle mani durante l'allattamento. La separazione madre-neonato è prevista solo in caso di infezione materna grave o sintomatologia respiratoria importante, rendendo necessario, in tal caso, il ricorso al latte materno spremuto.

Organizzazione dei servizi e rete di supporto
La pandemia ha richiesto una riorganizzazione dei punti nascita (Hub di II livello) per centralizzare la gestione dei casi. Tuttavia, la rete di consultori familiari e i servizi territoriali si sono attivati per garantire continuità, offrendo supporto psicologico e corsi di accompagnamento alla nascita in modalità online. Questa rete di sostegno mira a mitigare il senso di solitudine e isolamento che può derivare dalle restrizioni imposte per il contenimento dell'emergenza.
L'AIFA ha predisposto schede tecniche per orientare l'uso dei farmaci in gravidanza, sottolineando la necessità di un approccio condiviso e basato sulle poche evidenze disponibili. La ricerca continua a essere una priorità: la cooperazione internazionale è indispensabile per rispondere ai quesiti ancora aperti e migliorare costantemente i protocolli assistenziali, garantendo che anche nelle fasi più critiche dell'emergenza il percorso nascita sia tutelato come servizio essenziale. La trasparenza comunicativa tra professionisti sanitari e famiglie rimane il pilastro su cui si fonda la fiducia nelle istituzioni sanitarie.
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