Mamma che partorisce: un viaggio tra fisiologia, emozioni e consapevolezza

Mettere al mondo un figlio è un evento straordinario che incide profondamente nella vita di una donna. Fisiologicamente il parto avviene per via vaginale al termine di 40 settimane di gravidanza, ma può risultare necessario ricorrere al parto cesareo. Le perdite vaginali muco-gelatinose e l’aumento della frequenza delle contrazioni uterine sono i sintomi dell’inizio del “travaglio”, ovvero i segni premonitori dell’avvicinarsi del momento del parto. Sarà importante approfondire i molti aspetti che caratterizzano questo periodo, per imparare a riconoscere quelli fisiologici, come ad esempio la funzione del dolore nel parto, o a gestire eventi particolari come la nascita prematura.

Una rappresentazione stilizzata del legame materno e della nascita

La fisiologia della nascita e i segnali premonitori

Il parto è un processo complesso che il corpo femminile affronta attraverso trasformazioni profonde. Mentre il corpo cambia per accogliere e contenere il piccolo arrivato, anche la mente e l’immaginazione lavoreranno al massimo delle proprie potenzialità nel tentativo di dare forma al tipo di vita che si condurrà e che al momento non si è in grado di comprendere pienamente.

Le distocie, o difficoltà, del parto dipendono in genere da ragioni “dinamiche” (legate alla capacità dell’utero di contrarsi) o “meccaniche” (quando il bambino non riesce ad attraversare il canale del parto). In entrambi i casi è necessario un intervento ostetrico, manuale o strumentale, per evitare situazioni pericolose. Quando il feto, nell’utero, si trova rivolto con la testa verso l’alto si parla di “posizione podalica”. Che cosa fare quando tale posizione viene mantenuta fino al momento del parto? Nel corso del colloquio presso l’ambulatorio di consulenza preparto, verranno fornite tutte le informazioni utili e necessario alle pazienti interessate al “rivolgimento per manovre esterne”, oltre ai possibili esercizi e alle posizioni da assumere per favorire il rivolgimento spontaneo del feto.

Il ruolo della scelta: dove e come partorire

Quanto potere di scelta hai sul tuo parto? L’equipe medica valuta le caratteristiche della donna con precedente esperienza di taglio cesareo e della gravidanza attuale per definire la possibilità di indirizzarsi verso un parto vaginale, escludendo le donne con controindicazioni cliniche precise.

L'induzione del travaglio è un processo medico finalizzato a stimolare le contrazioni prima che il travaglio inizi spontaneamente. È una procedura che andrebbe presa in considerazione solo qualora si ritenga che i benefici materni e fetali saranno maggiori e i rischi significativamente minori rispetto all’attesa dell’insorgenza spontanea del travaglio di parto.

Dal punto di vista culturale, è molto diffuso nella mentalità italiana il pensiero che il parto in casa sia meno sicuro rispetto a quello in ospedale. Nei Paesi anglosassoni e in quelli scandinavi, è routine per le coppie chiedersi se partorire in ospedale o fuori dagli spazi del nosocomio. Rispondendo alla domanda “Partorire a domicilio è sicuro?”, ricordiamo che sì, lo è. Le future mamme che hanno i requisiti clinici per il parto in casa sono quelle con una gravidanza completamente fisiologica, insorta spontaneamente, con un bimbo che cresce bene e che non manifesta segni di patologia.

Un ambiente accogliente e intimo preparato per un parto domiciliare

L'esperienza del dolore e la gestione medica

Il dolore è sicuramente l’ingrediente meno gradevole e meno accettato del parto. Tuttavia, la donna ha a disposizione una risorsa importante che è la capacità di seguire il proprio dolore, accompagnarlo in modo attivo attingendo a tutte le risorse possibili che sentirà di avere in quel momento. Il parto naturale in analgesia si effettua in tutto e per tutto come un tradizionale parto fisiologico, ma grazie all’anestesia peridurale (un catetere rilascia lentamente dell’analgesico nella parte lombare della colonna vertebrale) il dolore della partoriente viene notevolmente ridotto.

L'uso dell'acqua durante il travaglio e il parto viene proposto per la prima volta negli anni ‘60, quando il ricercatore Igor Charkovsky intuisce i benefici di questa pratica per madre e neonato. Il parto in acqua viene praticato o da chi decide di partorire a casa oppure presso alcune strutture pubbliche e private. Il travaglio e il parto avvengono di solito in una piccola piscina con acqua tra i 25 e i 30 gradi.

Il parto cesareo e la prematurità

Al parto cesareo si fa ricorso in caso di gravi urgenze o situazioni particolari che potrebbero determinare sofferenza o lesioni alla madre o al bambino. Quando non c'è il carattere dell'urgenza (es. per i podalici), il cesareo si programma. I rischi di un taglio cesareo riguardano la salute della donna e del feto, ma non sono uguali per tutti perché dipendono da molteplici fattori. La prematurità rimane la prima causa di morte nei bambini al di sotto dei 5 anni. Circa un neonato su 10 nel mondo nasce prematuramente. La complicanza più comune è il parto gemellare prematuro, che interessa circa il 60% delle gravidanze gemellari rispetto al 5-10% di quelle singole.

L'aspetto psicologico: il "bambino reale" e le paure

Durante la gravidanza la mente dei genitori ha costruito dentro di sé un "bambino immaginario", frutto delle fantasie maturate nel corso dei mesi. Con la nascita del bambino, i genitori incontreranno invece il loro "bambino reale", che nella maggior parte dei casi sarà diverso da quello che avevano immaginato o sperato. La paura del parto è una paura fisiologica. Tuttavia se la paura diventa fonte di ansia intensa, di evitamento o di non desiderio di avere un figlio, è giusto parlarne con degli specialisti. L'idea di poter avere delle reazioni impreviste, a livello non solo fisico ma anche emotivo, è spesso presente nelle donne che si avvicinano al parto.

Il racconto di Paola: il desiderio di maternità e il percorso

Il post-partum e l'accudimento

Dopo aver dato alla luce il proprio bambino, la neomamma si trova ad affrontare il momento del post partum, chiamato anche puerperio, un periodo, per convenzione, di circa 40 giorni, nel quale il corpo della donna inizia il processo di ritorno alla normalità. L’apparato genitale, in particolare utero e pavimento pelvico, recupera pian piano le dimensioni e la tonicità precedenti alla gravidanza.

Il contatto pelle a pelle che la madre stabilisce con il neonato fa sì che si instauri una relazione affettiva sicura e amorevole. Le mamme che possono godere di un contatto stretto con il loro piccolo subito dopo il parto sono più rilassate, serene e sicure di sé nell’accudimento una volta tornate a casa. L’allattamento è il processo fondamentale nella costruzione del legame di attaccamento. Mentre durante la gravidanza il centro di gravità emotivo della mamma rimane concentrato sul ventre, quando il bambino comincia a succhiare, il centro si sposta verso l’alto. Il seno rappresenta un porto sicuro per il piccolo, luogo d’elezione non solo per il nutrimento, ma anche per l’amore e la protezione.

Strumenti e supporti per le future madri

La Regione Emilia-Romagna, ad esempio, ha promosso strumenti come l’App “Non Da Sola” e la “Cartella della Gravidanza”, pensati per accompagnare la donna e la coppia in tutto il percorso: dalla gestazione ai mesi successivi alla nascita del bimbo. Queste risorse forniscono indicazioni e approfondimenti sul percorso nascita, allattamento, stili di vita e diritti. Dopo la nascita è possibile donare le cellule staminali del cordone ombelicale affinché vengano utilizzate per la cura di diverse patologie. È importante conoscere le informazioni per prendere una decisione consapevole su questo dono.

Infine, una corretta medicazione e igiene del moncone ombelicale sono necessarie per prevenire l’incidenza di infezioni. Nel periodo del puerperio, la donna necessita di aiuto dalle persone vicine e fidate come mamme, zie, amiche. Avrete bisogno di aiuti pratici, come cucinare od occuparsi delle faccende domestiche; al bimbo invece, per quanto possibile, dedicatevi in prima persona. Nessuno nasce sapendo già tutto, essendo già di natura una madre esperta, e quindi non sempre sarà facile capire i bisogni del bambino e rispondere al suo pianto; ma sarà sufficiente stare con lui, osservarlo giorno per giorno, per costruire la propria conoscenza del bimbo e imparare, anche per prove ed errori, quello che “funziona” meglio con lui.

tags: #mamma #che #partorisce