Il Cordone Ombelicale: Tra Fisiologia, Legame Affettivo e Psicologia del Distacco

Il cordone ombelicale rappresenta, nell'immaginario collettivo e nella realtà biologica, il simbolo primordiale di unione. Esso è, prima di tutto, un elemento di vita, un ponte fisico che garantisce la sopravvivenza del nascituro. Tuttavia, quando spostiamo l'analisi dal piano puramente organico a quello psicologico, il significato del cordone ombelicale si espande, diventando una metafora potente delle dinamiche relazionali tra madre e figlio. Il cordone ombelicale con la madre e la sua psicologia risulta essere nettamente più complesso rispetto al cordone ombelicale paterno. Questo perché, a differenza del padre, il rapporto con la madre è indiscutibilmente contestuale al concepimento.

rappresentazione stilizzata del legame madre-figlio attraverso il cordone ombelicale

La Fisiologia: Il Funicolo come Ponte Vitale

Il cordone ombelicale, tecnicamente noto come funicolo ombelicale, rientra tra quelli che sono gli annessi fetali. È estremamente affascinante, non solo visivamente, ma per le funzioni che esso esplica in utero: si tratta del principale legame fisiologico tra la madre e il suo bambino. Inizia a svilupparsi a partire dalla 5° settimana di gestazione, fino a raggiungere la maturità funzionale al termine del primo trimestre.

Il cordone è una struttura estremamente flessibile con un diametro circa di un centimetro e mezzo e una lunghezza intorno ai 50-55 cm. Il cordone ombelicale, o funicolo ombelicale, infatti, fisiologicamente permette di nutrire e fornire ossigeno al neonato durante i nove mesi di gravidanza. Collega la placenta, dove il sangue materno raccoglie le sostanze necessarie allo sviluppo e alla crescita del bambino, e l’embrione. Tramite la vena ombelicale il sangue fetale ricco di ossigeno giunge nell’organismo del nascituro e, raggiunto il fegato, viene parzialmente deviato nella vena cava inferiore; quindi va al cuore, all’aorta e infine alle arterie periferiche.

Il Momento del Distacco: La Nascita e il Taglio

Lo sai quanto tempo passa tra la nascita di un bambino e il momento in cui viene tagliato il cordone ombelicale? Solo pochi minuti: il “filo” naturale che lega la mamma al neonato viene reciso e inizia l’avventura del piccolo nel mondo. Questa operazione di routine, che sembra così di poco conto, in realtà, nella vita del bambino ha un ruolo fondamentale. Il primo respiro del neonato e il taglio del cordone ombelicale trasformano la circolazione sanguigna del bambino. È in questo momento che inizia la doppia circolazione, venosa e arteriosa, simile a quella adulta e quindi indispensabile per la vita.

I vari studi scientifici hanno identificato in condizioni di fisiologia, l’importanza di non recidere il cordone prima di 1 minuto di vita del neonato. Ancora meglio sarebbe attendere che questo smetta autonomamente di pulsare. Il clampaggio, ovvero il blocco del cordone con la pinza chirurgica, può essere posticipato, così da favorire il completo apporto di sangue al bambino. È una pratica che permette un passaggio più fisiologico e dolce dal pancione materno alla realtà esterna. Alla nascita, il funicolo viene tagliato di circa 8-10cm, reciso con un’apposita molletta, e in talune realtà, avvolto con una garza asciutta. Dopo circa 7-10 giorni dal parto, il cordone ombelicale cade spontaneamente - lo si può ritrovare nel pannolino - e si crea la cicatrice.

Dinamiche del Rapporto Materno

Il rapporto tra la madre e il figlio inizia dal concepimento e prosegue con una naturale inclinazione funzionale fino allo svezzamento. Il successivo periodo di vita è molto importante ma non più cruciale tanto come per la gestazione e l’allattamento. A livello pratico si potrebbe dire che dopo lo svezzamento, il divario tra il rapporto /cordone ombelicale con la madre e quello con il padre, si appiana considerevolmente fino ad equipararsi, diventando complementari.

La psicologia classica si è occupata con molteplici studi del rapporto tra madre e figlio: sono stati fatti studi e teorie durante lo scorso secolo, che hanno portato alla formulazione delle teorie di attaccamento e delle relazioni oggettuali. Per riassumere possiamo affermare che il rapporto madre figlio coinvolge una serie di dinamiche funzionali e necessarie come: concepimento, allattamento, prima figura di riferimento ed “interprete/mediatore” del mondo, figura che accompagna e sostiene la crescita dell’individuo. Il detto “la mamma è sempre la mamma” trova le sue fondamenta in nei punti indicati.

Freud Il Segreto dell Infanzia

Il Ruolo del Padre come Elemento di Differenziazione

A differenza di quanto si pensi un neonato percepisce presto la presenza del padre, differenziandolo dalla madre, il piccolo avverte infatti che il “non-mamma” ha un odore naturale diverso, lo tiene tra le braccia in modo differente, ha una voce dai toni più gravi, ha mani più grandi, un corpo più compatto e una presa diversa nel sostenerlo. Il padre è, insomma, colui che col suo modo di esserci inserisce l'elemento del “differente” nella diade madre-bambino, aiutando il figlio a diversificare le sensazioni, i sentimenti, le immagini, le voci.

Il papà moderno, perciò, si trasforma in una figura integratrice ed equilibratrice del rapporto affettivo tra madre e figlio. L'essenza naturale della paternità allora sembra essere quello di svolgere un garante dell' ex-sistere, dell'uscire fuori, "del separarsi del nascere dalla madre, che catalizza su di sè tutte le profonde emozioni scatenate da questo passaggio che dal concepimento, alla nascita, all'Edipo, all'adolescenza e al passaggio alla vita adulta, segna i progressivi distacchi dal grembo materno" (Montesanti, Sollai, 2000, p. 78). In altre parole il papà incoraggia il figlio ad affrontare le tappe fondamentali che piano piano lo porteranno verso la conquista della propria autonomia e alla costruzione di un modello interno di attaccamento sicuro (Lis, Zennaro, 1998).

I primi passi, le prime parole, l’addio al ciuccio e al pannolino: sono momenti in cui la presenza del padre è importantissima, sia per infondere fiducia nel bambino spronandolo a mettere alla prova le proprie capacità, sia per sostenere la madre, aiutandola ad affrontare i dubbi e le paure derivanti dall’idea che il piccolo sta diventando grande (Oliverio Ferraris, Sarti, Conti, 2001). Si devono consentire spazi di indipendenza al figlio, fino a metterlo nella condizione in cui ha acquisito tutte quelle competenze che rendano gradualmente la presenza dei genitori sempre meno indispensabile.

infografica sulle tappe dell'autonomia infantile

L'Ombra del Legame: Nevrosi e Dipendenze Affettive

In natura, per molte specie il ruolo genitoriale è temporaneo. Viene infatti svolto fino a che la prole non è in grado di “navigare nel mondo in autonomia ed indipendenza”. Nelle relazioni umane invece, complice la cultura e la società, il ruolo genitoriale viene sovente vissuto “a tempo indeterminato e cristallizzato ad un eterno bambino”. Sono state osservate in ambito clinico, numerose nevrosi derivanti da un rapporto fagocitante con la madre ed il padre; ossia il cordone ombelicale, il pane quotidiano con cui lavoro.

Alcune caratteristiche del cordone ombelicale attivo con la madre (possono variare di molto tra uomo e donna) includono: disturbi dell’alimentazione, difficoltà nelle relazioni personali ed intime con le figure femminili, nevrosi e disturbi di vario tipo derivanti da paragoni con la figura materna e ricerca di consenso in età adulta. Il cordone ombelicale crea un legame indissolubile con la fonte del nutrimento, la mamma. Questa connessione fisiologica tra madre e figlio è parte del nostro DNA: ci ha permesso, infatti, di venire al mondo. Il taglio del cordone ombelicale rappresenta, quindi, un distacco dall’ambiente sicuro del grembo materno. Questo legame così importante viene spezzato dopo pochi minuti dalla nascita: è il primo momento di separazione che sperimentiamo nelle nostre vite.

Quando le nostre sicurezze vengono meno, abbiamo istintivamente paura. Il neonato vive la stessa emozione e, per sopravvivere, inizia a cercare qualcuno che si possa prendere cura di lui. La madre, quindi, rappresenta per il figlio non solo una figura di nutrimento, ma anche rifugio, protezione e accudimento. Durante la gravidanza, il neonato vive in costante connessione con lei: il battito del cuore della mamma scandisce le sue giornate. Al momento della nascita, il cordone ombelicale, che rappresenta questa simbiosi, viene tagliato e, così, viene meno la protezione materna. Da questo momento inizia l'istintiva e fisiologica ricerca del neonato, ma anche del bambino, ragazzo e adulto, di quella connessione persa. Questa ricerca di sicurezza e protezione nella figura materna, infatti, lo accompagnerà in tutto l’arco della sua vita.

Evoluzione dell'Attaccamento nella Società Moderna

Alla fine degli anni '40 molte donne entrarono nel mondo del lavoro, allontanandosi più precocemente, rispetto al passato, dai figli. Negli anni ‘60, però, John Bowlby, medico e psicoanalista britannico, introdusse la “teoria dell'attaccamento” dimostrando l'importanza vitale del contatto tra madre e figlio. Intuì che l’attaccamento, che è alla base del babywearing, ha un ruolo fondamentale nelle nostre relazioni. Provò che la nostra personalità è determinata dall’attaccamento alla figura materna - o un suo sostituto - sviluppato nell’infanzia. L’avventura di crescere e diventare adulti non è altro, quindi, che la ricerca di riconnettere il cordone ombelicale tagliato. O per meglio dire, recuperare il legame con la prima figura di accudimento a cui siamo istintivamente legati dalla nascita, la mamma.

Verso l'Autonomia: La Sintesi di Erich Fromm

Testo tratto dal libro “L’arte di amare” di Erich Fromm: “la persona matura è arrivata al punto in cui è madre e padre di se stessa. Ha, per così dire, una coscienza materna e paterna. La coscienza materna dice: “Non c’è peccato, né delitto che ti possa privare del mio amore, del desiderio che tu sia vivo e felice.” La coscienza paterna dice: “Hai sbagliato, non puoi sfuggire alle conseguenze del tuo errore e devi cambiare strada, se vuoi che io ti ami. ” La persona matura si è liberata dalle figure esteriori del padre e della madre e li ha ricreati in se stessa. In contrasto col concetto freudiano del super-ego, se li è costruiti interiormente non incorporando madre e padre, ma costruendo una coscienza materna sulle sue capacità d’amore, ed una coscienza paterna sulla ragione e sul giudizio.

Inoltre, la persona umana ama con entrambe le coscienze, materna e paterna, ad onta del fatto che esse sembrino contraddirsi l’una con l’altra. Se conservasse solo la coscienza paterna diventerebbe dura e disumana. Se conservasse solo quella materna perderebbe la capacità di giudizio e ostacolerebbe se stessa e altri nel loro sviluppo”. Un percorso di ricerca interiore, in autonomia o con un supporto specifico in base al singolo caso, trova ragione d’essere riguardo al cordone ombelicale con la madre e la sua psicologia non appena il cordone ombelicale manifesta le sue disfunzioni già nella prima età adulta.

Cari mamma e papà, tranquilli: non esiste il manuale del genitore perfetto. Spesso non sappiamo cosa fare e ci affidiamo a consigli esterni, a volte errati. La crescita è un processo dinamico che richiede, da parte del genitore, la capacità di essere presenti e, contemporaneamente, di fare un passo indietro per permettere al figlio di definire i propri confini, trasformando il cordone ombelicale biologico nel ricordo consapevole di un'origine sicura da cui spiccare il volo verso l'indipendenza. La consapevolezza che la maturità risiede nella capacità di integrare queste spinte opposte - amore incondizionato e giudizio razionale - costituisce la vera chiave per la liberazione dalle nevrosi infantili e per lo sviluppo di un sé completo e autonomo.

tags: #madre #e #figli #cordone #ombelicale