Le macchie caffè-latte nei bambini: inquadramento clinico e neurofibromatosi

Le macchie caffè-latte rappresentano una delle manifestazioni cutanee più frequentemente osservate in età pediatrica. Si tratta di aree di iperpigmentazione piana, caratterizzate da una colorazione omogenea, che varia dal beige chiaro al marrone più intenso, con margini generalmente ben definiti e superficie liscia. Dal punto di vista dermatologico, queste lesioni piane, circoscritte ed omogenee, presentano una forma variabile: possono essere tonde, ovali, oppure irregolari. Le macchie caffè-latte sono spesso una variante cutanea benigna e priva di significato patologico, tuttavia, in alcune situazioni specifiche, il loro numero e la loro evoluzione possono richiedere un inquadramento clinico più approfondito, anche in relazione alla neurofibromatosi di tipo 1, detta anche Morbo di Recklinghausen.

rappresentazione illustrativa di una macchia caffè-latte sulla pelle infantile

Natura e morfologia delle lesioni pigmentate

È essenziale distinguere correttamente le macchie caffè-latte da altre formazioni cutanee comuni nell'infanzia. Con il termine generico "voglia" si indica una macchia presente sulla pelle di un bambino o di un adulto, che può avere colori differenti: dal roseo-rossastro fino al violaceo-bluastro, dal marrone chiaro fino a toni bruni più scuri. Le voglie bluastre o violacee, congenite, spesso localizzate sul dorso del neonato, soprattutto in regione lombosacrale, sono da riferirsi alle macchie mongoliche. Le macchie dal colorito marrone chiaro sono invece le macchie caffè-latte, così definite per il loro colore tipico.

A differenza di altre lesioni pigmentate, come i nevi melanocitici, la loro origine non è legata a un aumento del numero dei melanociti, ma a una maggiore concentrazione di melanina nello strato basale dell’epidermide. Una macchia marrone sulla pelle di un neonato o di un lattante potrebbe anche essere un nevo melanocitario congenito, meritevole di una valutazione periodica da parte dello specialista dermatologo e talvolta di asportazione chirurgica a scopo preventivo. È importante ricordare che le cosiddette voglie non necessariamente devono essere curate e non è possibile prevenirne la formazione.

Il valore clinico del numero e della dimensione

Uno degli elementi più rilevanti nell’osservazione delle macchie caffè-latte è il loro numero. La presenza di una o due macchie isolate è un riscontro estremamente frequente nella popolazione generale e, nella quasi totalità dei casi, non è associata a patologie genetiche. Queste macchie possono essere presenti fin dalla nascita oppure comparire nei primi anni di vita, mantenendo nel tempo un aspetto stabile e una distribuzione limitata.

Tuttavia, quando durante l’infanzia il numero delle macchie aumenta, le dimensioni diventano più evidenti o compaiono manifestazioni associate, la loro osservazione assume un valore diverso. Il fattore “quantità” è la prima discriminante da tenere in considerazione: le macchie caffè-latte in chi presenta la neurofibromatosi sono in genere presenti in un numero maggiore di 5. Più precisamente, si considerano criteri diagnostici la presenza di più di 5 macchie color caffè-latte con diametro maggiore di 5 mm sulla cute di bambini prima della pubertà, o più di 5 macchie caffè-latte con diametro maggiore di 15 mm dopo la pubertà.

grafico esplicativo che mostra i criteri quantitativi per la valutazione delle macchie

Neurofibromatosi di tipo 1 (Morbo di Recklinghausen)

La neurofibromatosi di tipo 1 (NF1) è una condizione genetica ereditaria, a trasmissione autosomica dominante, causata da mutazioni del gene NF1, localizzato sul cromosoma 17q11.2. Questo gene codifica per la neurofibromina, una proteina che agisce come soppressore tumorale e che è coinvolta nella regolazione della crescita cellulare. La neurofibromatosi è un insieme di disturbi genetici che prevede la formazione di molti ammassi di tessuto neurologico molle e color carne (neurofibromi) sottocute e in altre parti del corpo e di macchie piatte color caffellatte sulla pelle.

È noto che la coesistenza dei termini "Neurofibromatosi di tipo 1" e "Morbo di Recklinghausen" nella letteratura divulgativa e nelle ricerche online possa generare confusione, ma è utile una precisazione: si tratta della medesima patologia, descritta con due denominazioni diverse. Dal punto di vista epidemiologico, la neurofibromatosi di tipo 1 non rientra tra le malattie rarissime, presentando un’incidenza stimata di circa 1 caso ogni 3.000-4.650 nati. La sua espressività clinica è altamente variabile: soggetti con la stessa mutazione genetica possono presentare quadri clinici molto diversi, sia per numero di manifestazioni sia per gravità.

Approfondimenti diagnostici e percorsi clinici

La diagnosi di neurofibromatosi si basa su criteri prestabiliti, inclusa l'osservazione durante un esame obiettivo dettagliato. Poiché i segni clinici si manifestano a età diverse, in presenza di un solo segno clinico, ad esempio le macchie caffè-latte, la diagnosi può essere sospettata in attesa della comparsa di ulteriori manifestazioni. Esistono infatti varianti cutanee isolate e condizioni genetiche distinte che possono determinare un quadro simile dal punto di vista pigmentario, senza le implicazioni cliniche tipiche della NF1. Tra queste rientrano le macchie costituzionali familiari e alcune condizioni genetiche come la malattia di Legius, che può presentare macchie caffè-latte multiple in assenza delle manifestazioni neurologiche e tumorali proprie della neurofibromatosi.

Macchie caffè latte, tumori benigni e altri sintomi: manifestazioni della neurofibromatosi di tipo 1

Nel sospetto di neurofibromatosi di tipo 1, l’attenzione clinica non si concentra esclusivamente sulle macchie caffè-latte. Il percorso diagnostico può includere la valutazione dermatologica, neurologica e genetica. L'analisi genetica rappresenta uno strumento di supporto fondamentale nei casi selezionati, consentendo di confermare o escludere la presenza di mutazioni specifiche, anche se questo approfondimento non costituisce un passaggio automatico.

Manifestazioni associate alla NF1

Oltre alle macchie cutanee, la neurofibromatosi di tipo 1 può presentare diverse altre manifestazioni che richiedono monitoraggio:

  • Noduli di Lisch: Si tratta di accumuli cellulari benigni che si concentrano a livello dell’iride e compaiono in genere intorno agli 8-10 anni.
  • Neurofibromi: Sono tumori benigni che si manifestano come piccoli noduli in rilievo di dimensioni variabili, che compaiono intorno all’età puberale. Si formano a partire dalle cellule che rivestono la parete dei nervi periferici.
  • Neurofibromi plessiformi: Masse di consistenza molle che possono raggiungere dimensioni notevoli. Si sviluppano lungo il decorso dei nervi principali e possono estendersi in superficie e causare l'accrescimento sproporzionato della parte coinvolta.
  • Glioma: Tumore cerebrale, nella maggior parte dei casi localizzato lungo il decorso delle vie ottiche.

schema delle possibili localizzazioni dei neurofibromi e dei segni clinici associati

I bambini affetti da neurofibromatosi di tipo 1, o coloro che presentano un forte sospetto clinico, dovrebbero essere controllati regolarmente almeno una volta l'anno, effettuando una valutazione della crescita, della pressione arteriosa, dello sviluppo neuro-cognitivo e una valutazione oculistica accurata. Su questo approccio, tuttavia, non esiste un accordo unanime tra la comunità scientifica.

Prospettive terapeutiche e gestione del paziente

Non esiste alcun trattamento che possa interrompere la progressione della neurofibromatosi o risolverla. La gestione è focalizzata sul trattamento delle complicanze. Per i neurofibromi sintomatici, si può ricorrere all'intervento chirurgico, all'asportazione con laser o all'elettrocauterizzazione. Recentemente (giugno 2021) è stato approvato dalla Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) l’uso del Selumetinib per il trattamento dei neurofibromi plessiformi (PN) sintomatici e inoperabili in pazienti pediatrici con oltre 3 anni di età affetti da NF1.

Per quanto riguarda i tumori maligni, come i tumori a carico dei nervi periferici, si procede solitamente con la chemioterapia o, in casi specifici, con la radioterapia. Poiché la neurofibromatosi può essere ereditaria, si raccomanda sempre la consulenza genetica se i pazienti affetti da tale disturbo desiderano avere figli, data la probabilità del 50% di trasmettere la mutazione a ogni gravidanza, a prescindere dal fatto che nel 50% dei casi si tratti di mutazioni cosiddette "de novo", ovvero non presenti in nessuno dei due genitori. La distinzione attenta tra manifestazioni cutanee benigne e quadri clinici più complessi consente di affrontare il percorso diagnostico con consapevolezza, evitando sia sottovalutazioni sia interventi non necessari.

tags: #macchie #caffelatte #bambini