Quando si parla di linfonodi ingrossati c’è sempre molta paura da parte dei genitori perché spesso si pensa a malattie gravi, ma fortunatamente nel bambino nella maggior parte dei casi non è così. I linfonodi, chiamati anche ghiandole linfatiche, fanno parte del sistema immunitario, il nostro sistema di difesa. Hanno una forma tondeggiante o leggermente ovale (a forma di fagiolo), e si trovano in varie zone del corpo, lungo le cosiddette vie linfatiche. Di questo sistema di difesa fanno parte alcune cellule del sangue (linfociti, neutrofili, macrofagi…) che si muovono trasportate dalla linfa lungo dei percorsi chiamati vie linfatiche (un po’ come il sangue che circola attraverso le vene e le arterie). I linfonodi sono tanti (circa 600) e presenti in molte parti del corpo.

Il tessuto linfatico è rappresentato nel bambino in modo più rilevante che nell’adulto e quindi i linfonodi si vedono e si possono toccare più facilmente. Fisiologicamente, infatti, il tessuto linfoide aumenta progressivamente dalla nascita fino a raggiungere un picco intorno agli 8-11 anni, per poi regredire dalla pubertà in poi.
Dove si trovano i linfonodi e perché si ingrossano
Il corpo è disseminato di linfonodi. La zona più ricca di linfonodi superficiali è quella della testa ed in particolare la zona laterale del collo e quella sotto la mandibola. Altre zone sono la regione inguinale, il cavo ascellare, il cavo popliteo (situato dietro le ginocchia), la piccola fossetta sopra la clavicola, la regione occipitale (parte posteriore della testa).
In linea di massima i linfonodi sono strutture linfatiche che tendono a gonfiarsi perché lavorano tanto. Nell’organismo, tutto ciò che lavora molto tende a ingrandirsi. I linfonodi vanno considerati come dei sistemi di allarme per l’organismo: quando aumentano di volume segnalano, quindi, la presenza di infezioni e infiammazioni e avviano la produzione di anticorpi per combatterle.
Sistema Linfatico | Il Corpo Umano
Essendo frequentemente a contatto con infezioni, in particolare tra i 2-3 e i 5-6 anni di vita, i bambini presentano molto spesso un ingrossamento dei linfonodi e per tale motivo negli anni passati venivano chiamati anche “bambini linfatici”. C’è una chiara correlazione tra tipo di infezione e gonfiore dei linfonodi: una qualsiasi infezione in bocca o in gola può fare aumentare le dimensioni dei linfonodi del collo, ugualmente una ferita che si infetta sulla mano può far aumentare di volume i linfonodi della ascella corrispondente e così i linfonodi inguinali possono ingrossarsi per qualsiasi infezione o anche punture di insetti infettate sui piedi o sulle gambe.
Caratteristiche fisiologiche per età
Nel primo anno di vita piccoli linfonodi (della grandezza di una lenticchia o di un piccolo pisello) sono normalmente palpabili nella regione inguinale e nella zona occipitale (dietro la testa) e spesso vengono notati per caso dai genitori lavando il bambino. Nel bambino in età prescolare (2-5 anni), si possono facilmente vedere e palpare linfonodi di piccole dimensioni (inferiori ad un centimetro, della dimensione di un cece o un piccolo fagiolo) al collo e sotto la mandibola, ed in regione inguinale; si possono muovere facilmente, non causano dolore e la pelle che li ricopre è normale.
Quando i linfonodi devono preoccupare
Le linfoadenopatie, cioè le alterazioni dei linfonodi per dimensione, numero e consistenza, nella maggior parte dei casi hanno origine infettiva e si risolvono nel giro di 4-6 settimane. Alcune condizioni del linfonodo possono connettersi a problemi anche molto seri che necessitano di un’immediata valutazione da parte del pediatra. Ecco i segnali da non sottovalutare:
- Diametro superiore ai 3 centimetri;
- Linfonodo indurito, fermo e non dolente alla palpazione;
- Volume che non si riduce dopo 4-6 settimane;
- Presenza di febbricola persistente da almeno 2 settimane;
- Perdita rilevante di peso (di oltre il 10 per cento);
- Comparsa di eruzione cutanea e prurito diffuso;
- Comparsa di lividi insoliti;
- Presenza di intensa sudorazione nel corso delle ore notturne.
Consultare il pediatra è comunque sempre consigliabile se l’ingrossamento dei linfonodi si evidenzia in un bambino di età inferiore all’anno o se la pelle della zona risulta molto arrossata.

Diagnosi e iter di approfondimento
L’iter degli esami da eseguire per i linfonodi ingrossati può variare in base alle indicazioni derivanti dall’esame obiettivo. Il pediatra valuterà se il bambino manifesta anche i sintomi di una patologia localizzata. Il primo passo è la visita specialistica, spesso presso un otorinolaringoiatra, che potrà consigliare la fibroscopia per valutare la gola, il faringe, la laringe e le corde vocali, poiché alcune patologie a carico di queste strutture possono provocare un ingrossamento dei linfonodi.
L’ecografia del collo è l'indagine strumentale più frequente: fornisce molte informazioni sulla struttura dei linfonodi e spesso dà una indicazione sulla causa che li ha fatti ingrandire, permettendo di distinguere tra una causa reattiva (infezione) e una di tipo tumorale. In alcune condizioni potrà essere anche necessaria l’esecuzione di una radiografia del torace. Nei casi più preoccupanti a volte possono essere prescritti esami più approfonditi come TAC o Risonanza Magnetica Nucleare e, nel caso di sospetto di malattia tubercolare, di un test chiamato Mantoux.
Opzioni terapeutiche e gestione
Nei casi più frequenti e di breve durata può essere sufficiente una terapia sintomatica, che cioè attenua solo il fastidio ed il dolore, a base di paracetamolo o ibuprofene. Nella maggior parte dei casi i linfonodi ingrossati nei bambini non rappresentano una patologia in sé, ma sono l’espressione di un’attivazione del sistema immunitario. Per recuperare totalmente le dimensioni originarie può essere, però, necessario attendere anche qualche mese: la persistenza di un certo ingrossamento oltre le 4-6 settimane non deve quindi destare allarme.
Qualche volta siamo costretti a proporre di togliere il linfonodo perché non siamo ancora riusciti ad avere una definizione chiara di quale sia la motivazione dell’ingrossamento. Togliere un linfonodo significa poterlo fare esaminare e poi avere una risposta molto più sicura. L’asportazione dei linfonodi del collo è un intervento chirurgico che va eseguito in anestesia generale, soprattutto su un bambino. La decisione di eseguire una procedura di questo tipo su un paziente pediatrico deve essere supportata da sospetti abbastanza importanti e non è mai presa a cuor leggero.
Approfondimento sulle patologie correlate
Le linfoadenopatie possono essere causate da batteri, come lo Staphylococcus aureus o lo Streptococcus pyogenes, o virus come il citomegalovirus, l'herpes simplex o l'epatite B. Gli streptococchi sono batteri che possono causare molte malattie tra cui faringite, polmonite e infezioni cutanee. La mononucleosi, invece, è una malattia infettiva contagiosa di origine virale, nota come “malattia del bacio” poiché si trasmette attraverso la saliva.
La toxoplasmosi è un'infezione causata dal parassita Toxoplasma Gondii, di solito contratta mangiando carne cruda o mediante esposizione a feci di gatto. Infine, la Bartonellosi, o malattia da graffio di gatto, si verifica di regola nei bambini morsi o graffiati da un gatto che inietta il batterio Bartonella henselae. È causa frequente tra i 2 e i 6 anni di una linfoadenite granulomatosa cervicale che va distinta dalla forma tubercolare. È importante sottolineare che, sebbene raro, oltre il 25% dei tumori maligni in età pediatrica si verifica a carico della testa e del collo, rendendo i linfonodi cervicali quelli più frequentemente interessati, motivo per cui una valutazione pediatrica resta il pilastro fondamentale per la serenità dei genitori.
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