Lettera a un bambino mai nato: un’analisi esistenziale tra maternità e libertà

Lettera a un bambino mai nato è un libro pubblicato da Oriana Fallaci nel 1975, un’opera rivoluzionaria perché affronta temi che anticipano di parecchio la generazione in cui viveva l’autrice. Tematiche che in quel periodo erano ancora in fase embrionale, come: la maternità di una donna lavoratrice e per di più non sposata (con un compagno ombra), la carriera, le rinunce, le scelte e l’aborto. Il volume, nato da una genesi editoriale singolare, si è imposto come un monologo drammatico di straordinaria potenza, capace di interrogare il lettore sui confini tra biologia, etica e autodeterminazione.

Ritratto letterario del volume Lettera a un bambino mai nato

Genesi e contesto di un’opera autobiografica

Il libro - dichiarò la Fallaci - prese spunto da una richiesta dell'allora direttore de L'Europeo Tommaso Giglio, il quale commissionò alla giornalista un'inchiesta sull'aborto. Le diede tempo quattro mesi dandole carta bianca sui contenuti. Anziché con l'inchiesta, dopo sei mesi la giornalista tornò con un fascio di fogli contenenti il libro.

Nell'agosto 2015 il nipote, erede dell'autrice, ha rivelato di aver trovato in un cassetto del suo appartamento newyorchese il quaderno col manoscritto originale dell'opera, col titolo inglese Letter to Neverborn Child, risalente al 1967. Quindi, la genesi dello scritto chiaramente autobiografico - gli aborti spontanei occorsi alla Fallaci, che non riuscirà a diventare madre - va retrodatata. Il romanzo, dirompente e intriso di una verità lacerante, non è un semplice reportage, ma la trasposizione artistica di un vissuto intimo.

La trama: un dialogo col nascituro

Lettera a un bambino mai nato è un monologo intriso di domande e riflessioni fatte da una donna di età e ceto sociale imprecisato, dedicato a tutte le donne che si trovano a dover compiere scelte difficili, che richiedono un grande grado di responsabilità. La protagonista vive la maternità con “affanno” e analizzando continuamente l’evolversi del suo stato che per lei non è né naturale né fisiologico, ma è vissuto nella fase iniziale come una costrizione, come qualcosa che esula la propria essenza ed esistenza.

«Stanotte ho saputo che c’eri: una goccia di vita scappata dal nulla. Me ne stavo con gli occhi spalancati nel buio e d’un tratto, in quel buio, s’è acceso un lampo di certezza: sì, c’eri. Esistevi.» È così che incomincia il dialogo, dove la donna si rivolge al figlio che porta in grembo. La vicenda personale e le riflessioni sulla condizione esistenziale di donna e di madre costruiscono un diario raccontato al bambino, che diviene interlocutore di un dialogo che incomincia appena la donna intuisce di essere incinta.

Il corpo, il potere e la solitudine della donna

La protagonista è una donna libera e indipendente che gira per il mondo, vuole fare carriera e che comprende immediatamente che la gravidanza sarà un ostacolo innanzitutto sociale. Inoltre rimane sola, perché il compagno se ne è andato dopo aver saputo che lei vuole il bambino e invece lui vorrebbe che abortisse. Subito scattano il giudizio e la riprovazione morale del medico che conferma la gravidanza: lei, che è una madre sola, viene messa in guardia contro atti illegali che volesse commettere; il datore di lavoro invece teme che lei non raggiunga gli obiettivi attesi e mette la donna in competizione con i colleghi maschi.

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La protagonista del libro porta l’esempio della madre che ogni giorno prendeva una medicina per non farla venire al mondo, ma quando lei con un calcetto le fece notare la sua presenza, allora la donna capì che: “il nascere è meglio di non nascere. L’esistenza anche se impregnata di dolore è sempre da preferire al nulla”. Da quel momento la donna riproduce e ingrandisce a dismisura le radiografie che incolla alle pareti del suo monolocale e con questo essere in fieri ha un dialogo quotidiano.

La critica alla società e il conflitto tra natura e dovere

In un’epoca in cui la maternità è spesso edulcorata o ridotta a obbligo morale, Oriana Fallaci decise di esplorare il lato più aspro dell'esperienza biologica. Nel mondo vige sempre la legge del più forte, di chi ha di più (denaro, salute, cibo ecc.) e anche il lavoro diventa una forma di ricatto, quando si svolge come atto doveroso. La protagonista del libro racconta al bambino mai nato tre favole in cui traspare la rabbia e l’angoscia per la divisione in classi sociali.

«A tre settimane sei quasi invisibile, spiega la didascalia. Due millimetri e mezzo. Eppure cres

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