Le tonsille rappresentano, loro malgrado, le protagoniste di tanti mal di gola del bambino, con accompagnamento di raffreddori, febbre, etc… per forza finiscono ad essere un po' “antipatiche”. Spesso percepite esclusivamente come la causa di fastidiosi malanni, le tonsille sono in realtà organi complessi e affascinanti, pilastri del sistema immunitario posizionati strategicamente all'ingresso delle vie aeree e digestive.

Che cosa sono le tonsille: una definizione anatomica
Le tonsille sono agglomerati cospicui di tessuto linfoide, tanto che possono essere considerate veri e propri organi. Il tessuto linfoide (noto anche come tessuto linfatico o linforeticolare) è composto in gran parte da cellule dette linfociti, sostenute da una fitta rete connettivale. Nello specifico, a livello tonsillare si riconosce una impalcatura connettivale dotata di capillari, arteriole e venule.
Con il termine linfoghiandola si intende un organo avente funzione antinfettiva ed immunitaria; il compito delle tonsille, in particolare, è quello di proteggere l'organismo dai patogeni che possono invadere i tessuti attorno agli orifizi delle cavità nasale e orale. Altre linfoghiandole comuni, presenti nel corpo umano, sono i linfonodi. Esse si dividono in diverse tipologie, dislocate con precisione geometrica:
- Le tonsille palatine: in numero di due, sono situate ai lati del palato e rappresentano quelle a cui ci si riferisce normalmente nel linguaggio comune.
- La tonsilla (rino)faringea: posizionata nei pressi del naso e delle orecchie, chiamata comunemente adenoide.
- La tonsilla linguale: situata dietro e alla base della lingua.
La struttura delle tonsille palatine
La tonsilla palatina forma una massa ovoidale. Forma e dimensioni ricordano quelle di una mandorla e ciò spiega perché sia nota anche come amigdala, termine di origine greca che indica appunto la mandorla. Nel corpo umano vi sono due tonsille palatine, che alloggiano in modo simmetrico in una regione chiamata istmo delle fauci. Questa zona mette in comunicazione bocca e faringe; è formata da strutture arcuate e, ai lati di esse, si trovano appunto le tonsille palatine. Data la loro posizione, le palatine sono le uniche tonsille visibili. Le loro dimensioni medie sono:
- Altezza: 20-25 mm.
- Lunghezza: 15 mm circa.
- Spessore: 10 mm circa.
La superficie della tonsilla palatina è rivestita dalla mucosa faringea. L'epitelio che riveste la mucosa faringea è classificato come pavimentoso stratificato, cioè formato da cellule appiattite sovrapposte. Tramite le analisi istologiche dell'epitelio tonsillare si possono notare delle cavità, dette cripte, anche molto profonde. Tali strutture consentono di ampliare la superficie di contatto con ciò che penetra dall'esterno nel cavo orale, permettendo un'azione più efficiente contro germi e batteri. All'interno delle cripte si raccoglie, infatti, il secreto mucoso contenente le cellule del sistema immunitario.
Le tonsille faringee e linguali
La tonsilla faringea si trova a livello della rinofaringe, cioè la parte superiore della faringe, tra la volta faringea e la faccia superiore del palato. È chiamata anch'essa amigdala in virtù della sua forma, simile a quella di una mandorla; più comunemente è nota come adenoide. Allo stesso modo della tonsilla palatina, la sua struttura istologica prevede la presenza di cripte. A livello faringeo, per una maggiore completezza di informazione, a zone con tali addensamenti si alternano aree meno fitte di tessuto linfoide; a questo livello si parla nello specifico di tessuto adenoideo.
La tonsilla linguale si trova dietro e alla base della lingua. Tale zona è ricoperta da agglomerati follicolari, cioè da tessuto linfoide, tra i quali si insinuano dei solchi circolari. In questi solchi sono contenute le cripte tonsillari, profonde circa 2-3 mm. Come la tonsilla faringea, anche quella linguale subisce un processo di involuzione a partire dall'età di circa 14 anni. Attorno ai 20 anni, la riduzione della tonsilla linguale è completa, tanto che ne rimangono solo alcuni follicoli di piccole dimensioni.

Funzioni immunitarie: l'anello linfatico di Waldeyer
Le tonsille, unitamente ad altri ammassi linfoidi locali (piccole isole di tessuto linfatico che le collegano tra loro), costituiscono l'anello linfatico di Waldeyer. Per la loro posizione, situata all'inizio delle vie respiratorie e di quelle digerenti, e per la loro composizione linfoide, le tonsille rivestono un ruolo ben preciso: sono le prime barriere di difesa contro germi e batteri che penetrano dall'esterno, attraverso l'aria e le sostanze alimentari.
L'azione antinfettiva ed immunitaria è favorita dalla presenza delle cripte. Le invaginazioni, o cavità, aumentano la superficie di contatto tra epitelio tonsillare e patogeni esterni. In questo modo, l'azione antinfettiva è più efficiente. L'epitelio delle cripte produce, all'interno delle stesse, un'infiltrazione linfocitaria. Ciò garantisce una reazione immunitaria del tipo antigene-anticorpo.
Le patologie del distretto tonsillare
Le patologie sono indicate con il termine generico di tonsilliti. Esse interessano il tessuto linfoide delle tonsille, dando luogo ad un'infiammazione. Più precisamente si parla di:
- Tonsilliti: quando l'infiammazione colpisce le tonsille palatine e linguali.
- Adenoiditi: quando la flogosi colpisce la tonsilla faringea.
Ciascuna di queste infiammazioni presenta delle caratteristiche distintive. Le tonsilliti palatine acute e quella linguale catarrale acuta sono, in genere, conseguenti a casi di raffreddamento. Fa eccezione l'ascesso peritonsillare, per il quale si parla di scarsa igiene orale. Sono tutte causate da una proliferazione batterica (streptococco, pneumococco e stafilococco) a livello locale, solitamente nelle cripte. Si possono osservare, in chi contrae queste infiammazioni, sintomi quali: febbre, tosse, dolore nel deglutire, ipertrofia (cioè ingrossamento) delle tonsille ed ingiallimento del tessuto tonsillare.
La tonsillite linguale suppurativa, invece, è causata da un corpo estraneo. Merita maggiore attenzione l'adenoidite acuta, in quanto colpisce di solito lattanti e bambini. Infatti, a partire dai 12-14 anni di età, la tonsilla faringea comincia un processo di involuzione. La causa scatenante consiste nella proliferazione di germi a livello della rinofaringe, a seguito di raffreddamento.
Una condizione patologica non grave, in quanto di origine non batterica, è l'alitosi criptico-caseosa. Si verifica a carico delle tonsille palatine e colpisce maggiormente gli adolescenti per un motivo strettamente legato al processo di atrofia delle tonsille: infatti, alla riduzione del tessuto linfoide non corrisponde una contemporanea riduzione dell'impalcatura delle cripte. Di conseguenza, le cripte sono vuote e il cibo vi si annida all'interno. A ciò segue un processo di putrefazione, che si manifesta con alito cattivo. Le tonsille diventano giallastre, ma sono assenti i sintomi di dolore e febbre.
Come funziona il nostro sistema immunitario?
Il dilemma dell'asportazione: quando intervenire?
Nei primi anni di vita le tonsille sono sotto stress: il che provoca tonsilliti a raffica. Svolgono con molto zelo il loro compito e finiscono per infiammarsi più del dovuto. Infatti normalmente si stabilisce un equilibrio tra l'azione di distruzione dei germi patogeni compiuta dalle tonsille, attraverso la produzione di anticorpi specifici, e l'entità dell'infiammazione che questo comporta. Ma è il caso di toglierle?
Secondo gli otorinolaringoiatri, che hanno redatto fior di linee guida per il trattamento delle tonsille “stressate”, non basta qualche episodio di tonsillite per decidere di asportare le tonsille che hanno compiti complessi, ben oltre il fatto di sventare infezioni delle basse vie aeree (bronchi e polmoni). Ci vogliono almeno 5 o 6 episodi di tonsillite acuta nell'arco di 12 mesi, infatti, per prendere in considerazione l'ipotesi dell'intervento.
Non solo. Non si è ancora in grado di spiegarne il perché, ma se ci si libera delle tonsille prima dei 7 anni aumenta il rischio di crescere sovrappeso. A quel punto, si ritiene, il compito primario delle tonsille è terminato, il sistema immunitario si è confrontato con i principali agenti patogeni, ha imparato a combatterli e dunque “terminati gli studi, può cominciare a lavorare normalmente per il resto dei suoi giorni”. La valutazione clinica deve dunque sempre bilanciare l'impatto dei sintomi ricorrenti con il valore protettivo che queste strutture linfoghiandolari offrono durante lo sviluppo del sistema immunitario infantile.
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