La nascita di un capretto rappresenta il momento culminante di una gestazione che dura mediamente 153 giorni. In questo periodo, la corretta gestione del parto e del post-parto è fondamentale per preservare la salute della madre e della prole. Uno degli aspetti che spesso desta dubbi tra gli allevatori, dai neofiti ai più esperti, è il comportamento della capra nei confronti della placenta dopo l'espulsione. Comprendere i meccanismi fisiologici, i rischi legati all'ingestione di tessuti placentari e le corrette procedure di intervento è essenziale per una conduzione responsabile dell'allevamento.

Fasi fisiologiche del parto caprino
Per comprendere il momento in cui la placenta entra in gioco, è necessario osservare il processo di parto nella sua interezza. Nell'ultimo mese di gravidanza, il volume della mammella aumenta visibilmente, segno che la parte ghiandolare dell'organo sta ultimando la sua preparazione. In questo periodo, i feti acquistano circa l'80% del loro peso corporeo, portando a un netto aumento del volume addominale della madre. La fossa del fianco destro appare ripiena e, al tatto, è possibile percepire i movimenti fetali. Nelle ultime due settimane, si osserva un abbassamento dell'addome e inizia lo “scordonamento”, ossia il rilassamento dei legamenti della zona pelvicococcigea.
Il processo di parto si articola in tre fasi principali:
- Travaglio: Il feto si posiziona correttamente, estendendo gli arti verso l’anello cervicale, mentre le contrazioni uterine iniziano a preparare il canale del parto.
- Fase dilatante: Il feto, avvolto dal sacco amniotico, preme contro la cervice, contribuendo alla sua dilatazione completa grazie alla sua forma a cuneo.
- Fase espulsiva: L’animale si corica, il sacco amniotico si rompe (se non accaduto prima) e il feto, esercitando una pressione meccanica che stimola la produzione di ossitocina, viene spinto verso l'esterno.
Il comportamento della placentofagia: miti e realtà
In natura, le capre selvatiche tendono a mangiare la propria placenta. Questo istinto ancestrale risponde a due necessità biologiche: la protezione dai predatori, eliminando le tracce del parto che potrebbero attirare animali carnivori, e l'eventuale recupero di sostanze nutritive. Tuttavia, negli allevamenti domestici, questo comportamento è spesso indice di carenze minerali o vitaminiche latenti nella dieta della madre.
È opportuno sottolineare che gli animali domestici non sono adattati a questo tipo di dieta. Il sistema digerente degli erbivori non è progettato per la digestione di sostanze proteiche complesse come quelle contenute nella placenta. L'ingestione può portare a gravi complicazioni, tra cui:
- Timpaniismo: Accumulo eccessivo di gas nel rumine.
- Disturbi digestivi: Diarrea, odore sgradevole delle feci, presenza di muco o cibo non digerito.
- Intossicazione: La decomposizione della placenta nello stomaco, in assenza di enzimi specifici per la sua scissione, può causare infiammazione e assorbimento di sostanze tossiche.

Procedure di sicurezza e gestione dei tessuti
È vivamente consigliato rimuovere la placenta non appena viene espulsa. La prassi corretta prevede di allontanarla immediatamente dalla stalla, rabboccando con paglia pulita la zona che potrebbe essere rimasta imbrattata. Se l'allevatore nota che la placenta è stata ingerita, non è necessario il panico, ma è fondamentale monitorare attentamente l'animale. La capra dovrebbe essere tenuta al guinzaglio corto per facilitare l'osservazione dei sintomi.
In caso di ingestione o di sospetta ritenzione placentare, è bene evitare rimedi fai-da-te. Se i tessuti placentari rimangono pendenti dalla vulva per più di 12-48 ore, è imperativo contattare il veterinario. Mai esercitare trazione sui tessuti o tentare di tagliare il moncone: manovre brusche possono causare lacerazioni uterine, emorragie o l'insorgenza di infezioni letali. In caso di ritenzione superiore alle 12 ore, il veterinario procederà, se necessario, con una terapia antibiotica mirata.
Prevenzione delle distocie e corrette abitudini
La prevenzione delle complicazioni post-parto parte da una corretta alimentazione durante la gestazione. L'obesità, così come le carenze nutrizionali, sono fattori di rischio critici. Circa 1,5-2 mesi prima del parto, è consigliabile organizzare un periodo di "lancio" alimentare:
- Ridurre progressivamente i mangimi succosi.
- Limitare il pascolo intensivo.
- Aumentare la qualità del fieno somministrato.
- Ridurre i cereali nelle due settimane precedenti il termine.
Qualora insorgano distocie - ovvero parti difficili dovuti a posizionamenti anomali - l'intervento deve essere tempestivo ma cauto. La presenza di presentazioni anomale (come la flessione della testa o delle spalle) richiede una profonda conoscenza delle manovre ostetriche. Se non si possiede l'esperienza necessaria, è sconsigliabile tentare manipolazioni interne che potrebbero ledere il delicato canale uterino.
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Indicatori di salute e gestione dell'igiene
Un aspetto che spesso preoccupa gli allevatori è la presenza di liquidi o residui di sangue sulla coda della madre dopo il parto. È importante distinguere tra una normale pulizia post-parto e scoli anomali. Piccole perdite di colore bruno-rossastro sono fisiologiche, ma se il muco presenta un odore sgradevole o una consistenza insolita, potrebbe essere il segnale di un'infezione o di un aborto in corso.
La prevenzione delle malattie abortive (batteriche come brucellosi o clamidiosi, parassitarie come la toxoplasmosi) è fondamentale. È buona norma:
- Acquistare solo animali certificati da allevamenti ufficialmente indenni.
- Rispettare periodi di quarantena per i nuovi arrivi.
- Utilizzare guanti in lattice e disinfettanti ogni volta che si manipola il materiale espulso dopo il parto.
- Mantenere l'igiene costante nella stalla, garantendo lettiere pulite e acqua fresca.
La dedizione dell'allevatore, unita a un supporto veterinario competente, garantisce che il periodo del parto si trasformi in un momento di successo per l'allevamento, evitando che la ricerca di nutrienti da parte della madre (tramite la placentofagia) si trasformi in un pericolo per il suo sistema gastrointestinale. Ricordare sempre che, in caso di incertezza, la pazienza e il consulto con un professionista sono le armi più efficaci contro ogni possibile imprevisto.