Latte e Salute Mentale: Una Panoramica sui Collegamenti Nutrizionali

Quando si considera l'alimentazione quotidiana e il suo impatto sul benessere complessivo, la scelta del latte non dovrebbe essere casuale. Recenti ricerche hanno iniziato a illuminare la complessa relazione tra il consumo di latte e la salute mentale, in particolare per quanto riguarda l'ansia e la depressione. L'alimentazione è un aspetto cruciale nella prevenzione e gestione di ansia e depressione. Una dieta ricca di nutrienti essenziali come vitamine del gruppo B, acidi grassi omega-3, minerali come zinco e magnesio e povera di cibi ultra-processati sembra avere un effetto protettivo sulla salute mentale. In quest’ottica, il latte potrebbe inserirsi in un quadro alimentare equilibrato, fornendo calcio, proteine di alta qualità e altri micronutrienti.

Latte e cervello

Il Ruolo del Latte Parzialmente Scremato nella Prevenzione di Ansia e Depressione

Uno studio recente pubblicato sulla rivista Frontiers in Nutrition, condotto presso la Southern Medical University, suggerisce che le persone abituate a consumare regolarmente latte parzialmente scremato sarebbero meno a rischio di sviluppare ansia e depressione rispetto a chi non ha l’abitudine di consumarne. Questo studio, che ha monitorato oltre 357.000 adulti per 13 anni, ha concluso che il latte parzialmente scremato è il migliore per la salute mentale. I ricercatori della Southern Medical University hanno esaminato i dati di 357.568 persone di età compresa tra i 36 e i 73 anni, che sono state monitorate per oltre un decennio. Durante quel periodo, 13.065 hanno ricevuto una diagnosi di depressione e 13.339 di ansia.

Coloro che in genere bevevano latte parzialmente scremato avevano il 16% in meno di probabilità di ricevere una diagnosi di depressione rispetto a coloro che non bevevano latte. E bere latte parzialmente scremato è risultato associato a un rischio di ansia inferiore del 29%. Gli studiosi, tenendo conto delle caratteristiche socio-demografiche, dello stile di vita e degli indicatori di salute di queste persone, hanno concluso che, rispetto ai non consumatori, quelli abituati a bere latte parzialmente scremato correvano un rischio inferiore di sviluppare ansia e depressione. Secondo i ricercatori, ci sarebbe qualcosa nell'equilibrio dei grassi nel latte parzialmente scremato che ha un effetto benefico sul cervello e che aumenta i livelli di serotonina e dopamina, chiamati infatti gli ormoni del benessere. “Il profilo degli acidi grassi del latte parzialmente scremato - spiegano i ricercatori - potrebbe fornire una maggiore protezione cerebrale rispetto al latte intero e al latte scremato, riducendo così potenzialmente il rischio sia di depressione che di ansia." Questi risultati presentano "nuove prospettive per interventi dietetici", concludono i ricercatori.

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Considerazioni Metodologiche e Limiti della Ricerca

È importante sottolineare che lo studio in questione, pur ampio nei numeri, non è sufficiente per dare indicazioni definitive alla popolazione generale. Gli studiosi hanno naturalmente puntualizzato che le abitudini di consumo sono state autoriferite e quindi potrebbero essere cambiate nel tempo dello studio che è stato molto lungo. Sulla ricerca che quindi certifica che il latte parzialmente scremato è il migliore per la salute mentale, pende un grande "però". Il professor Andrea Fagiolini, professore ordinario di psichiatria all’Università di Siena e direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Organi di Senso all’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, conferma che "le abitudini alimentari sono state riportate dai partecipanti e potrebbero non riflettere con precisione il consumo reale nel tempo. Anche se gli autori dello studio hanno tenuto conto di alcune variabili socio-demografiche e di salute, non si può escludere che altri fattori come ad esempio le predisposizioni genetiche, stress cronico, o accesso a cure mediche abbiano influenzato i risultati". Il design osservazionale del lavoro di ricerca non permette di stabilire se sia il consumo di latte a ridurre il rischio di ansia e depressione o se altre caratteristiche (es. un’alimentazione più bilanciata) siano alla base dell’associazione. Sebbene lo studio offra spunti promettenti, è necessario approfondire il tema con studi controllati e randomizzati per stabilire con maggiore certezza il legame tra consumo di latte e salute mentale.

L'Impatto dei Latti Vegetali sulla Salute Mentale

Dallo studio analizzato è emerso anche un altro dato molto importante che ha bisogno di essere attentamente ponderato: i consumatori di latti vegetali come quello di soia e di avena corrono un rischio di sviluppare ansia maggiorato del 29% rispetto ai partecipanti che non avevano tale abitudine e un rischio di depressione innalzato del 16%. Questa cattiva notizia per i vegani è stata rilevata dai ricercatori della Southern Medical University.

Il professor Fagiolini aiuta a riflettere su questi dati: "Questi ultimi dati associati al consumo di latte vegetale sollevano domande interessanti. Tale effetto, infatti, potrebbe essere mediato da fattori come il differente profilo nutrizionale rispetto al latte. Molti latti vegetali sono poveri di triptofano o di altri micronutrienti essenziali per la sintesi di neurotrasmettitori. Leggendo la loro etichetta nutrizionale si può vedere come molti siano ricchi di additivi o zuccheri. Più nello specifico alcuni zuccheri aggiunti o emulsionanti possono influire negativamente sulla salute del microbiota intestinale e, indirettamente, sulla salute mentale".

Alternative al latte, i produttori hanno trovato una soluzione al problema dell’intolleranza al lattosio assumendo prodotti a basso contenuto di lattosio o optando direttamente per altri che non ne contengano. Troviamo il latte di soia, un classico che ci regala i benefici del latte e dei suoi derivati ed è il modo migliore per mettere da parte il lattosio e avere tutti i benefici del latte. Il latte di riso ha più carboidrati del normale latte, oltre ad essere arricchito con vitamine e minerali come il calcio. Non ha un valore proteico o calcico, ma non incorpora anche il colesterolo e il suo sapore è francamente gradevole al palato. Tra le alternative da considerare è anche il latte di mandorle, ricco di vitamina E e D, oltre ad avere un significativo dosaggio di sodio, potassio ed energia. Il latte di nocciola potrebbe essere un’altra delle alternative, con molto ferro e calcio, oltre a vitamine importanti ed essenziali. Infine il latte di avena è un’alternativa che non contiene quasi colesterolo, grassi e zuccheri, ma ha un sapore dolce. Tuttavia, il regolamento 1308/2013 del Parlamento Europeo stabilisce che il “latte” è un prodotto ottenuto esclusivamente dalla secrezione mammaria di uno o più mammiferi in allattamento. L’associazione di termini “lattiero-caseari” in ingredienti non associati a questa origine non è consentita nel quadro di conformità dell’area commerciale europea.

Il Ruolo dei Latticini e i Loro Componenti Attivi

Il ruolo dei latticini sulla salute mentale è estremamente dibattuto, come conferma l’esperto. Studi precedenti hanno suggerito che i latticini, grazie al contenuto di aminoacidi come il triptofano, precursore della serotonina, potrebbero influire positivamente sull’umore. Tuttavia, altri dati indicano che il consumo eccessivo di latticini o l’intolleranza al lattosio potrebbe associarsi a sintomi gastrointestinali che, a loro volta, possono contribuire a peggiorare l’umore.

Un ruolo importante è giocato dalle casomorfine, derivati proteici presenti nei latticini e rilasciati durante la digestione della caseina. Esse possono influire sull’umore attraverso un’interazione con il sistema oppioide endogeno. Le casomorfine potrebbero, in teoria, avere effetti calmanti o ansiolitici, contribuendo a un miglioramento del benessere psicologico. Tuttavia, la quantità di casomorfine prodotte varia in base alla composizione del latte e al microbiota intestinale individuale, rendendo difficile trarre conclusioni generalizzabili.

Tra i cibi amici del benessere psicofisico ci sono latte e formaggi che, grazie al loro particolare mix di micro nutrienti, rappresentano un alleato prezioso: sono ottime fonti di triptofano che stimola la produzione di serotonina; di vitamina B2 e zinco, indispensabili per combattere l’irritabilità, e di calcio che ha un ruolo equilibrante sul sistema nervoso. Oltre ad attivare la secrezione di neurotrasmettitori come dopamina e serotonina, efficaci per contrastare l’ansia, i latticini innescano la produzione di GABA. A questo si aggiunga l’effetto delle caseomorfine prodotte dalla digestione della caseina che agiscono sui recettori oppioidi del cervello, regalando un’immediata “gratificazione” cerebrale (15). Uno studio effettuato presso l’University of Michigan ha aggiunto un ulteriore tassello alla “dieta antistress”, scoprendo che, a innescare il fenomeno dell’appagamento psicofisico, è anche la presenza di una certa quota di grassi tipica dei formaggi (16).

Il Microbiota Intestinale e la Connessione Intestino-Cervello

Un microbioma sano ed efficiente è essenziale anche per la salute mentale! Negli ultimi anni, infatti, è stato evidenziato che l’intestino può condizionare lo stato psichico e avere persino un ruolo sui nostri comportamenti. Il microbioma, costituito da 100.000 milioni di microrganismi, può essere considerato, di fatto, un organo endocrino, in grado di influenzare la produzione di neurotrasmettitori, regolare la comunicazione tra i neuroni e attivare circuiti neurali tra intestino e cervello. Gli studi scientifici a questo proposito sono sempre più numerosi.

Un’interessante review (1) rivela che le sostanze attive messe in circolo dal microbiota intestinale sono centinaia e addirittura più eterogenee di quelle prodotte dagli altri organi endocrini. Tra questi c’è il GABA, un neurotrasmettitore importante nei fenomeni ansiosi che viene sintetizzato anche da diversi ceppi di lattobacilli. A questo proposito, un team di ricercatori dell’University of California di Los Angeles ha dimostrato che è possibile ridurre la risposta ansiosa a un compito ‘difficile’ modificando la composizione dei batteri intestinali, attraverso l’assunzione due volte al giorno di latte fermentato (2) a base di Bifidobacterium animalis, Lactococcus lactis, Streptococcus thermophilus e Lactobacillus bulgaricus. La Risonanza magnetica funzionale cerebrale ha confermato che la modifica del microbioma intestinale produce effettivamente una significativa risposta a livello cerebrale. Lactobacillus e Bifidobacterium, assunti quotidianamente, si sono dimostrati particolarmente efficaci, ma risultati interessanti sulla riduzione dei sintomi di depressione e ansia sono stati ottenuti anche con l’assunzione di Lactobacillus casei Shirota (3).

Microbiota intestinale

Numerose evidenze supportano l’esistenza di un’associazione tra livelli di consumo di latte e derivati e differente prevalenza della sintomatologia depressiva: una condizione che suscita una crescente attenzione da parte di clinici ed esperti in nutrizione, sia per la sua elevata diffusione e sia perché la depressione clinicamente manifesta ha un impatto molto negativo sulla qualità della vita delle persone colpite. Nel campione totale non è stata osservata alcuna associazione significativa tra livelli di assunzione di tutti i prodotti della filiera del latte e sintomi depressivi. Tuttavia, analizzando i dati in base ai consumi dei vari derivati del latte con differente stato di fermentazione, è emerso che i soggetti con un maggior apporto di prodotti fermentati, come yogurt, kefir, panna acida, latticello e alcuni formaggi (fino a 378 grammi al giorno, pari a 3 porzioni giornaliere di yogurt da 125 g) avevano il 30% in meno di probabilità di essere portatori di sintomi depressivi rispetto a coloro che di questi stessi prodotti ne consumavano meno (10 g/die); il rapporto favorevole tra assunzione di latticini fermentati e protezione dalla sintomatologia depressiva era di tipo dose-dipendente. I meccanismi biologici che potrebbero sottendere a questi risultati sono vari. In primo luogo, è noto che il consumo di alimenti fermentati, compresi i derivati del latte, influenza positivamente il microbiota intestinale arricchendolo di specie (in particolare, Lactobacillus e Bifidobacterium) generalmente associate a una buona salute mentale.

Latticini Fermentati vs Non Fermentati

Un altro studio (J Nutr. 2022 Jun 2:nxac128) condotto su 2603 uomini finlandesi (età 42-60 anni) ha esaminato l'associazione tra l'assunzione di latticini e i sintomi depressivi. Nelle analisi trasversali, l'assunzione di latticini fermentati nel terzile più alto (vs più basso) era associata a minori probabilità di avere sintomi depressivi elevati (OR aggiustato 0.70, IC 95% 0.52-0.96). Al contrario, ogni aumento di 100g nell'assunzione di latticini non fermentati era associato a maggiori probabilità di avere sintomi depressivi elevati (OR aggiustato 1.06, 1.01-1.10). Durante un periodo di follow-up medio di 24 anni, 113 uomini hanno ricevuto una diagnosi di depressione. Dopo aver escluso l'assunzione di formaggio, una maggiore assunzione di latticini fermentati era associata a un rischio inferiore di diagnosi di depressione (HR aggiustato 0.62, 0.38-1.03), un'associazione rafforzata dopo aver escluso coloro con sintomi depressivi elevati al basale (HR aggiustato 0.55, 0.31-0.99). In sintesi, l'assunzione di latticini fermentati e non fermentati era associata in modo differenziale agli esiti della depressione, sia in analisi trasversali che su un periodo medio di 24 anni.

Il Contributo del Triptofano

Il cervello, per affrontare periodi di stress e ansia, spinge a un eccessivo consumo di carboidrati. Un aiuto nutrizionale può arrivare dal triptofano che gioca un ruolo fondamentale nella produzione di serotonina che regola l’umore, il desiderio di cibo, il senso di sazietà e il sonno. Il fabbisogno è di circa 250 mg/die. Latte, yogurt e formaggi sono una delle fonti privilegiate di questa preziosa sostanza: il loro consumo quotidiano migliora la risposta allo stress e contribuisce a controllare il bisogno di carboidrati. Come si può vedere dalla tabella sottostante, il triptofano è contenuto anche nei latticini a minor contenuto energetico come la ricotta e la mozzarella light che possono essere scelti, per contenere le calorie giornaliere, pur assicurando all’organismo tutte le sostanze nutritive.

Contenuto di triptofano e calorie nei latticini (100 g)

LatticinoContenuto di triptofanoCalorie
Mozzarella vaccina0,515 g253
Pecorino0,429 g392
Fontina0,361 g343
Edamer0,352 g357
Provolone0,345 g374
Mozzarella light0,339 g165
Brie0,322 g319
Gorgonzola0,312 g324
Caprino0,227 g270
Ricotta vaccina0,125 g146

(Fonte: USDA National Nutrient Database for Standard Reference, Release 24 - Tabelle di composizione degli alimenti; CREA - Centro di ricerca per gli alimenti e la nutrizione.)

Valori Nutrizionali del Latte: Un Alimento Completo

Il latte è un alimento magnifico che contiene importanti valori nutritivi. È una fonte di cibo dalle ghiandole mammarie di animali mammiferi, compreso l’uomo, che lo producono per nutrire i loro piccoli prima che possano mangiare solidi. Pertanto, contiene un profilo nutritivo che li aiuterà a crescere. Il latte contiene un’ampia gamma di micronutrienti, ma è in tutta la parte che troveremo vitamine liposolubili: A, D, E, y K. Il latte contiene CLA (Acido Linoleico Coniugato), un tipo di acido grasso con molteplici benefici per il corpo, alcuni dei quali legati al miglioramento del profilo lipidico. Le proteine del latte sono, insieme alle uova, le due fonti di proteine di altissima qualità. Questo concetto si riferisce al fatto che contiene tutti gli aminoacidi essenziali, necessari nei processi essenziali dell’organismo: dalla sintesi di enzimi, neurotrasmettitori, intervenendo nei meccanismi del sistema immunitario, alla crescita muscolare. Non sorprende che il siero di latte sia l’integratore principale per aiutare ad aumentare la massa muscolare oltre che ad altri importanti benefici.

Tabella delle Vitamine e dei Minerali per 1 litro di latte intero

VitamineVRN (Valori nutritivi di riferimento)
Vitamina A275mcg (34%)
Vitamina C8,6mg (11%)
Vitamina D7,8mcg (153%)
Vitamina E0,5mg (4,2%)
Vitamina K1,8mcg (2,4%)
Tiamina0,3mg (28%)
Riboflavina1,2mg (85,7%)
Niacina0,6mg (3,7%)
Vitamina B60,3mg (21,5%)
Acido Folico37mcg (18,5%)
Vitamina B123,3mcg (132%)
Acido Pantotenico2,3mg (38%)
Colina119mg
MineraliVRN (Valori nutritivi di riferimento)
Calcio912mg (114%)
Ferro0,5mg (3,5%)
Magnesio85mg (22,6%)
Fosforo776mg (97%)
Potassio1330mg (66,5%)
Zinco3,3mg (33%)
Rame0,1mg (10%)
Selenio16,3mcg (29%)
Sodio371mg

Il latte contiene tutti i macronutrienti in determinate percentuali: i carboidrati sono piuttosto alti, seguiti da grassi e, infine, proteine. In un litro di latte vaccino intero troviamo approssimativamente: 32 g di proteine, 46 g di carboidrati, 34 g di grassi. Per quanto riguarda la composizione del latte, possiamo trovare fino all’87% di acqua, circa lo 0,8% di minerali e lo 0,1% di vitamine. Detta composizione può variare a seconda di diversi fattori che hanno a che fare con le strategie utilizzate nella mungitura della vacca (stagione dell’anno…).

Quanto consumarne dipenderà dalle nostre esigenze e da come lo beviamo abitualmente, poiché la quantità che useremmo per un caffellatte, per della farina d’avena con latte per colazione, o per un risolatte non sarebbe la stessa. Da un punto di vista nutrizionale: un adulto ha bisogno in media di 1000 mg di calcio al giorno; con 110 mg di calcio per 100 ml di prodotto, con una tazza copriremmo un quarto del fabbisogno.

Diversi Tipi di Latte e le Loro Caratteristiche

I 3 tipi di latte che possiamo trovare sono intero, parzialmente scremato e scremato, essendo la principale differenza rispetto alla percentuale di grasso di ciascuno:

  • Latte intero: 3,25%.
  • Parzialmente scremato: 1%.
  • Scremato o magro: meno del 0,5%.

Molte persone optano per il latte scremato o parzialmente scremato a causa della falsa convinzione sul male dei grassi nell’alimentazione. C’è così tanta paura del grasso che anche le persone senza problemi di peso scelgono di bere latte senza grassi. Nel latte scremato, eliminando la parte grassa, vengono soppresse anche le vitamine liposolubili, e in mancanza che, attraverso la lavorazione, vengono iniettate artificialmente. Il latte parzialmente scremato, ha ancora una percentuale di grassi e, in esso, queste vitamine. Dal mio punto di vista, propendo per la versione completa del latte. Il latte intero produce il più alto indice di sazietà e, a differenza degli altri, non provoca un’alterazione così improvvisa della glicemia.

Una menzione a parte sarebbe il latte in polvere, che altro non è che latte nella sua versione disidratata. Una volta ricostituito, ha gli stessi valori nutritivi come se non avesse subito questo processo di essiccazione. La sua principale virtù è il tempo di vita utile esteso e il fatto che non è necessario mantenerlo in frigorifero. Pertanto, i benefici nutrizionali discussi per il latte liquido si estendono anche al latte in polvere quando viene reidratato.

Tipi di latte

Il latte senza lattosio è fondamentalmente un tipo di latte a cui viene aggiunto l’enzima lattasi durante la sua produzione per presentare direttamente le molecole di galattosio e glucosio. Con questo, la popolazione che soffre di intolleranza al lattosio, può consumare latte senza problemi.

Intolleranza al Lattosio e Allergia al Latte

Il problema non è proprio il latte in sé, ma quelle persone che soffrono di intolleranza a uno dei suoi componenti: il lattosio. Questo perché queste persone non generano correttamente l’enzima responsabile del loro metabolismo, la lattasi. Il risultato? Alcuni problemi di stomaco, come flatulenza, infiammazione o gonfiore della pancia, e che nella maggior parte dei casi ti mandano di corsa alla toilette. L’enzima lattasi è la chiave di tutto.

Il latte non umano ha cominciato a essere bevuto da esseri umani adulti intorno a 7.500 anni fa. Questo è accaduto in Europa, nella regione centrale e balcanica, da dove si è espanso in ondate successive al resto del continente. Come sempre, l’evoluzione favorisce quegli individui con tratti genetici che facilitano l’adattamento all’ambiente e danno un vantaggio rispetto ai concorrenti di altre specie o tra i loro congeneri. Secondo quanto dimostrato da uno studio della PLoS Computational Biology, circa 7.500 anni fa, un gruppo di esseri umani adulti poteva bere latte conservando la lattasi, che è l’enzima presente nei villi dell’intestino tenue responsabile della scomposizione del lattosio in due zuccheri semplici facili da digerire, glucosio e galattosio. Il lattosio è lo zucchero presente nel latte e si può trovare anche in altri prodotti lattiero-caseari.

Quando il corpo riceve lattosio, dall’enzima lattasi, lo metabolizzerà in galattosio, e da qui lo ridurrà infine a glucosio e passa nel flusso sanguigno. Se non ci sono livelli sufficienti di lattasi: questo processo non viene eseguito correttamente, e il lattosio non verrà assorbito, rimanendo nell’intestino lungo o nel colon.

Oggi, gran parte della popolazione adulta europea produce l’enzima lattasi per tutta la vita. È dovuto a un meccanismo evolutivo o mutazionale, in modo che alla nascita la nostra produzione di lattasi possa essere ridotta o soppressa. In molte persone, l’intolleranza tende a manifestarsi nel momento in cui riduciamo o smettiamo di consumare latte, con conseguente diminuzione della produzione di lattasi. Tuttavia, nel resto del mondo, gran parte della popolazione adulta non produce lattasi e bere latte e latticini causa problemi digestivi. La tolleranza al lattosio tra gli adulti è una rarità ed è stimata che circa il 65% della popolazione mondiale soffre di ipolattasia, cioè bassi livelli di lattasi o addirittura totale assenza, che impedirebbe loro, in misura diversa, di assimilare il lattosio. La prevalenza dell’intolleranza al lattosio varia notevolmente tra i gruppi etnici: in America Latina, così come in molti paesi dell’Asia e dell’Africa, tra il 50% e il 100% della popolazione non è in grado di digerire il lattosio. L’intolleranza al lattosio è difficile da rilevare, poiché spesso viene confusa con cattiva digestione e abbuffate poiché i sintomi sono simili. Questo è il caso di gonfiore allo stomaco, gas, bruciore di stomaco, ecc.

L’intolleranza al lattosio non va confusa con un’allergia al latte, sono due fenomeni molto diversi. In caso di allergia, il corpo reagirà al latte stesso, non al contenuto di zucchero (lattosio). Una persona allergica al latte non sarà in grado di consumare alcun prodotto lattiero-caseario.

Miti e Falsi Credenze sul Latte

Nonostante i suoi benefici nutrizionali, il latte è uno degli alimenti su cui più ci si interroga. Forse non c’è altro cibo su cui sono stati creati più miti e su di esso vengono posti così tanti ostacoli.

Il latte riduce il ferro nei bambini?Questo è il motivo per cui nel 1993 l’Accademia Nazionale di Pediatria degli Stati Uniti ha pubblicato una dichiarazione ufficiale in cui si esprimeva che a suo avviso: nessun bambino dovrebbe bere latte animale prima dei 18 mesi di età. Allo stesso modo, contribuisce alla mancanza di acidi grassi essenziali e vitamina E. Questa è una mezza affermazione. Per quanto riguarda l’associazione dell’emorragia al latte: è vero che si è visto che nei bambini con anemia e a cui è stato somministrato il ferro insieme al latte non vi era alcun miglioramento dei sintomi. Tuttavia, come possiamo osservare nello studio, notiamo che questo fenomeno è dovuto all’immaturità del sistema gastrointestinale e che è solo transitorio. Da qui l’importanza di seguire la dieta Beikost nei bambini. Anche così, non ci sono studi che dimostrino con certezza una relazione diretta e, come discusso in detto studio, si verificherebbe nei bambini con anemia il cui consumo è maggiore di un litro di latte al giorno.

Il latte animale stimola il corpo a produrre muco?Totalmente falso, non c’è relazione tra la produzione di muco e il consumo di latte. Questo mito si rifletteva in un articolo dove sono stati studiati 600 pazienti, concludendo che non esiste alcuna relazione tra consumo di latte e muco, anche nei pazienti con raffreddore.

Burro Crudo: Benefici e Modalità di Consumo

Per beneficiare delle sue virtù, il burro va consumato crudo, poiché la cottura attiva i processi di degradazione. Accettabile il burro fuso sciolto velocemente in padella, a fiamma bassa, per la preparazione di condimenti. La soluzione ideale è consumarlo a colazione, spalmandolo sul pane nero (meglio ancora se arricchito con semi) con un velo di composta di frutta. Il burro, inoltre, ha un ottimo potere saziante e contribuisce ad abbassare l’indice glicemico di un pasto ricco di carboidrati come la prima colazione dolce.

Approccio Equilibrato all'Alimentazione

Nel frattempo, un approccio equilibrato all’alimentazione, che includa una varietà di cibi nutrienti e tenga conto delle preferenze e delle necessità individuali, rimane la strategia più consigliabile per il benessere psicologico. Il cibo può aiutare a contrastare ansia e malumore, e i latticini rientrano, a pieno titolo, nella lista della spesa intelligente. In soccorso dell’inevitabile malumore e dello sconforto emotivo dovuti all’isolamento sociale e alla mancanza di endorfine prodotte dall’esercizio fisico, lo stile di vita corretto prevede: mangiare meglio e ad orari regolari, cercare di esporsi al sole il più possibile, dormire 8 ore e crearsi impegni domestici (gli psicologi consigliano i lavori manuali), ma anche e soprattutto riportare la flora batterica intestinale in equilibrio.

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