Latte Artificiale Probiotico: Un Approfondimento sulla Nutrizione Infantile e il Microbiota

Quanto si discute del latte artificiale? Moltissimo, ma ogni giorno nascono comunque nuovi dubbi e domande. Sappiamo già che non si tratta propriamente di “latte” ma di una formulazione “artificiale”, in quanto creata in laboratorio a partire, nella maggioranza dei casi, da latte vaccino. Il fine di questo articolo non è esprimere giudizi, poiché la rinuncia all’allattamento al seno a volte scaturisce da motivi clinici, a volte da una libera scelta, mentre molte altre, purtroppo, dal mancato sostegno fisico ed emotivo della mamma. Molte famiglie si trovano spesso di fronte alla necessità di scegliere il latte artificiale per il neonato e di capire le differenze tra le varie formule presenti in commercio. Gli alimenti per lattanti sono accomunati da caratteristiche precise.

Il latte materno è la migliore fonte di nutrizione, con molti benefici a breve e lungo termine, sia per i neonati che per le madri. Inoltre, l'allattamento al seno ha un ruolo importante nel rafforzare il sistema immunitario del bambino. Non solo gli anticorpi materni vengono trasmessi al bambino con il latte materno, ma questo contiene anche fibre e batteri benefici che popolano il suo intestino e sostengono il suo sistema immunitario. Se non è possibile allattare al seno il proprio bambino o se si decide di non farlo, è sempre consigliabile consultare il medico per un consiglio. La ricerca ha dimostrato che il latte artificiale del bambino, integrato con prebiotici e probiotici, aumenta i livelli di questi batteri buoni e questo può avere un effetto positivo sul suo sistema immunitario e sul microbioma intestinale.

Differenze tra latte materno e latte artificiale

Latte Artificiale: Tipologie, Preparazione e Qualità

La scelta del latte artificiale comporta diverse considerazioni pratiche e nutrizionali. Una delle prime domande che i genitori si pongono è: "Meglio il latte in polvere o liquido?". La differenza tra formula artificiale in polvere o liquida è prevalentemente pratica.

La formula artificiale liquida viene commercializzata in brick in genere da circa 500 ml, è sterile e, una volta aperta, può essere conservata in frigo per 24 ore. Questa tipologia di formula risulta sterile e di comodo impiego, non presentando il rischio di contaminazione connesso alla preparazione e alla più lunga conservazione. Tuttavia, nel corso di integrazione dell’allattamento al seno materno, ovvero l'allattamento misto, laddove meno di 500 ml di formula al giorno vengano assunti dal bambino, scegliere una formula liquida può comportare degli sprechi di prodotto aperto e non impiegato.

La formula in polvere, d'altra parte, non è sterile ed è suscettibile di contaminazione nel corso della conservazione e manipolazione. Deve essere resa sicura mediante l’ebollizione dell’acqua; la polvere va aggiunta quando la temperatura arriva a 70°C e poi raffreddata fino a diventare tiepida. Recentemente sono entrati nel mercato prodotti in polvere confezionati in porzioni, blocchetti incapsulati singolarmente. Questi si aprono uno stick per volta e gli altri restano intonsi, durando fino alla data di scadenza, offrendo una soluzione pratica per ridurre gli sprechi e migliorare la conservazione.

Indipendentemente dalla forma, tutte le formule artificiali devono rispettare requisiti precisi per poter essere immesse in commercio. Assodato questo presupposto, tutte le formule artificiali risultano adeguate per la nutrizione dei lattanti. Ogni azienda, muovendosi nell'ambito dei limiti stabiliti, lavorerà su aspetti secondari come una differente gradevolezza del gusto, prodotti base di differente provenienza o una composizione implementata da probiotici, prebiotici o postbiotici. Questi includono HiMO (Human identical Milk Oligosaccharides, zuccheri che tentano di mimare la capacità degli oligosaccaridi del latte materno di nutrire i batteri buoni), GOS e FOS (oligoelementi che provano ad imitare la capacità del latte materno di aumentare la conta dei lactobacilli intestinali). Dal compimento del primo anno di vita è possibile e raccomandato ricorrere al latte vaccino.

Preparazione sicura del latte artificiale in polvere

Composizione del Latte Materno e le Sfide del Latte Artificiale

Il latte materno è una matrice complessa composta per l’87% da acqua, il 3,8% da grassi, l’1% da proteine e per il 7% da lattosio. Il grasso e il lattosio forniscono rispettivamente il 50% e il 40% dell’energia totale. Tuttavia, la composizione del latte materno umano è dinamica e cambia nel tempo, adattandosi alle esigenze del bambino in crescita. Le formule artificiali tentano di riprodurre questo cambiamento di nutrienti del latte materno modificando le proprie caratteristiche nutrizionali tra i principali tipi 1, 2 e 3.

Le differenze tra proteine contenute nel latte materno e proteine della formula artificiale sono anche qualitative. Infatti, la formula artificiale presenta in proporzione una maggiore quantità di caseina (rispetto alle sieroproteine del latte umano) che risulta meno digeribile e tende a formare dei precipitati. Questo è uno degli aspetti che le formulazioni moderne cercano di mitigare. Una frequente domanda relativa all’alimentazione del bambino riguarda la quantità del latte artificiale. Orientativamente si sfrutta una formula che prevede di moltiplicare 150/160 ml per il peso del bambino e dividere questo volume (quantitativo di formula) per il numero di poppate che effettivamente assume nel corso di 24 ore. Questa “regola” rappresenta, tuttavia, solo un’indicazione generale che deve necessariamente essere adeguata al bambino, che va rispettato nel suo senso di fame e sazietà. Come fare con il latte artificiale e l’allattamento a richiesta?

Benché i latti in polvere artificiali disponibili in commercio siano di elevata qualità e in grado di soddisfare i bisogni nutrizionali del neonato in rapida crescita, fornendogli tutti i macro e micronutrienti indispensabili, dalla loro composizione sono esclusi diversi elementi bioattivi che rendono il latte materno un alimento del tutto unico e non perfettamente riproducibile. Molti di questi elementi distintivi del latte materno sono proteine e oligosaccaridi che non vengono completamente digerite e assorbite nell’intestino tenue del neonato, arrivando inalterati (o degradati soltanto in parte) nel colon, dove sono utilizzati come substrato energetico dal microbiota residente, di cui influenzano la composizione e l’attività metabolica, comportandosi di fatto come “prebiotici”.

In aggiunta, contrariamente a quanto ritenuto in passato, il latte materno non è sterile, ma dotato di un proprio microbiota, del tutto peculiare e differente da donna a donna, che viene trasferito al neonato attraverso l’allattamento al seno. Questo può modulare l’equilibrio intestinale del bambino, contribuendo alla sua funzionalità e maturazione, nonché a ridurre il rischio di disbiosi e problematiche correlate.

Come si produce il latte?

L'Importanza Cruciale del Microbiota Intestinale nei Primi Anni di Vita

Il microbiota intestinale comincia a formarsi fin dalla vita fetale, durante la quale il microbiota uterino materno influenza lo sviluppo del bambino trasferendogli le prime componenti microbiche, attraverso meccanismi ancora da approfondire. Questo processo è stato ipotizzato soltanto di recente, in seguito al riscontro che l’utero in condizioni fisiologiche non è sterile e che un certo numero di batteri è presente anche in assenza di infezioni vaginali o uterine.

Molto importanti sono anche i fattori pre-natali in grado di influenzare il microbiota intestinale del neonato. Questi sono legati al profilo genetico del bambino e alle caratteristiche e allo stile di vita della donna durante la gravidanza. In particolare, è stato osservato che l’alimentazione ricca di grassi, il peso corporeo materno elevato (obesità di base e incremento ponderale durante la gestazione), il fumo e l’assunzione di antibiotici in gravidanza hanno ripercussioni sfavorevoli sul microbiota del bambino, mentre la dieta principalmente basata su frutta, verdura e latticini ha dimostrato effetti “protettivi”, favorendo la formazione di un microbiota neonatale più equilibrato.

Ulteriori elementi presenti prima della nascita che contribuiscono a definire il microbiota intestinale del neonato sono lo sviluppo di diabete gestazionale nella madre, gli standard igienici e il numero di persone che condividono l’ambiente di vita della donna in gravidanza, la presenza o meno di fratelli e la coabitazione con animali domestici. Più precisamente, l’assenza di alterazioni metaboliche materne, ambienti di vita caratterizzati da un’igiene relativamente minore e frequentati da più persone e animali, e i nuclei familiari numerosi sono risultati vantaggiosi per l’equilibrio del microbiota neonatale.

Un trasferimento diretto e più consistente di microrganismi dalla madre al neonato avviene durante il parto, momento ritenuto cruciale per la formazione del microbiota intestinale “core” del bambino. In particolare, è stato dimostrato che il microbiota del neonato è significativamente diverso per composizione e abbondanza a seconda che il parto avvenga per via vaginale oppure con taglio cesareo. In aggiunta, rivestono un ruolo molto importante il fatto di nascere a termine o pretermine, la durata della permanenza del neonato in ospedale e le eventuali terapie somministrate nelle prime settimane di vita (in particolare, antibiotici).

Sviluppo del microbiota intestinale nel neonato

Dopo la nascita, invece, è l’alimentazione ad assumere un ruolo chiave per la modulazione del microbiota intestinale. Gli studi che hanno confrontato l’ecosistema enterico dei bambini allattati al seno con quello dei neonati nutriti con latti in polvere hanno permesso di evidenziare numerose differenze di ricchezza, diversità e composizione microbica intestinale, tutte invariabilmente a favore dell’allattamento al seno come modalità di alimentazione ideale nei primi mesi di vita. La α-diversità definisce il numero di specie presenti in una comunità di viventi, all’interno di un ambiente definito. Contrariamente a quanto avviene negli adulti, nella prima infanzia una ridotta α-diversità microbica intestinale risulta essere favorevole e auspicabile, in quanto associata a un migliore sviluppo dell’intestino e del sistema immunitario del bambino.

Inoltre, pur nel contesto di un’ampia variabilità interindividuale, nel colon dei bambini allattati al seno tendono a essere presenti maggiori quantità di generi batterici “protettivi” per l’intestino stesso e per vari aspetti della salute generale, come i Bifidobacteria (in particolare, Bifidobacterium breve e B. bifidum) e i Bacteroidetes. La promozione della crescita intestinale di Bifidobacteria e Bacteroidetes è risultata correlata all’abbondante presenza nel latte materno di oltre 200 diversi tipi di oligosaccaridi umani (HMO, Human Milk Oligosaccharides) dal dimostrato effetto prebiotico e, più specificamente, bifidogenico. Gli HMO rappresentano circa un terzo della componente solida del latte materno, mentre sono presenti in quantità e numero molto minore nel latte vaccino.

Oltre a contribuire allo sviluppo di un microbiota intestinale più equilibrato e favorevole, è stato osservato che alcuni HMO presentano analogie strutturali con particolari recettori di superficie di batteri patogeni, costituendo quindi una sorta di “target tranello” che riduce l’adesione dei microrganismi dannosi all’epitelio intestinale e ne facilita l’eliminazione, proteggendo il bambino da gastroenteriti infettive. La composizione e il contenuto di HMO sono diversi non soltanto da donna a donna (anche in funzione del profilo più o meno secernente), ma anche nei diversi momenti della poppata e nelle varie fasi di crescita del bambino, contribuendo ad allineare la composizione complessiva del latte materno alle mutate esigenze nutrizionali del neonato nel corso del tempo. Gli studi hanno evidenziato che un latte materno più ricco di HMO è correlato sia a una maggiore quantità di bifidobatteri nell’intestino del neonato sia a una maggiore protezione da diarrea e infezioni respiratorie e a un minor rischio di sviluppare dermatite atopica nei bambini partoriti con taglio cesareo e/o ad aumentato rischio di allergie.

Come si produce il latte?

Probiotici, Prebiotici e Sinbiotici: Definizione e Ruolo nel Latte Artificiale

In considerazione del riconosciuto ruolo favorevole degli HMO, negli ultimi anni sono stati sviluppati vari latti in polvere arricchiti di questi o altri composti dall’azione prebiotica, come FOS (frutto-oligosaccaridi) e GOS (galatto-oligosaccaridi). Ma prima di tutto, potremmo chiederci qual è la differenza tra pre- e pro-biotici. I probiotici, di cui esistono centinaia di specie, sono i veri e propri batteri vivi del nostro intestino. I prebiotici sono invece il loro cibo! Possiamo pensarli come dei carboidrati che aiutano i batteri buoni a moltiplicarsi, limitando la crescita di potenziali batteri nocivi.

I sinbiotici sono una combinazione di prebiotici e probiotici che lavorano insieme nell'intestino per avere un impatto maggiore. Se somministrati nella prima infanzia, i prebiotici, i probiotici e i sinbiotici possono contribuire a creare le condizioni ottimali per lo sviluppo del sistema immunitario del bambino. Combinare frutta e latti fermentati con probiotici consente di far agire in sinergia i due alimenti, con effetti benefici per la salute dell’intestino. A confermarlo è un articolo scientifico pubblicato su “Advances in nutrition” nel quale si mostra che le componenti benefiche presenti nel latte fermentato probiotico e nella frutta sono in grado di agire in sinergia potenziandosi reciprocamente. Il risultato di questa azione sinergica è una migliore condizione del microbiota intestinale, che incide sulla regolazione del metabolismo e del sistema immunitario.

Il latte fermentato è un prodotto in cui la fermentazione del latte non viene operata dai microrganismi specifici dello yogurt (Streptococcus thermophilus e Lactobacillus bulgaricus), ma da altri microrganismi, anche in associazione con questi. Quando il latte fermentato viene addizionato con probiotici, batteri “buoni” e vivi che intervengono attivamente nella fase di fermentazione, si parla allora di latte fermentato con probiotici. Questo prodotto è un’ottima fonte di calcio, proteine, magnesio e vitamina B12 ed ha un apporto calorico molto contenuto. Ma non solo: offre un patrimonio composto da miliardi di batteri “buoni” per l’intestino, che facilita l’assorbimento e la digestione dei nutrienti assunti con la dieta e favorisce l’equilibrio della flora intestinale. Il microbiota intestinale inoltre è coinvolto in numerose attività metaboliche fondamentali per la nostra salute e svolge un’azione protettiva nei confronti di infezioni e di alcuni tipi di cancro, in particolare il cancro del colon.

I probiotici hanno però bisogno di nutrimento per svolgere la loro azione benefica. Ed ecco che i prebiotici rappresentano il perfetto carburante per questi batteri. Prebiotici come l’inulina, i galatto-oligosaccaridi e il lattulosio non vengono digeriti dagli enzimi del piccolo intestino e dunque possono essere utilizzati dai bifidobatteri e dai lattobacilli, cioè da quei microrganismi che vengono tipicamente riconosciuti come probiotici per l’uomo. La frutta, ottima fonte di prebiotici, contiene anche grandi quantità di fibre solubili e polifenoli, che stimolano la crescita e attivano il metabolismo dei batteri probiotici. Oltre a questo, apporta antiossidanti e vitamine essenziali per la salute. Stando a risultati della ricerca, dunque, un pasto gustoso ma anche salutare per tutto il nostro organismo prevede un abbinamento di derivati del latte e frutta. Ma non tutta la frutta offre gli stessi vantaggi. Le mele, per esempio, sono ricche di pectina, una fibra solubile considerata tra quelle con la maggiore capacità prebiotica; inoltre, offrono un buon apporto di acidi organici, che hanno effetti positivi sul trofismo della flora batterica intestinale. Un altro scrigno naturale di gusto e salute è la melagrana: i suoi chicchi sono ricchissimi di antiossidanti e polisaccaridi.

Illustrazione di probiotici e prebiotici in sinergia

Latte Artificiale Probiotico: Migliorare il Neurosviluppo e la Salute Immunitaria

È ormai assodato che l’allattamento al seno è legato a una maturazione cerebrale ottimale e al neurosviluppo nel corso della vita. Quando l’allattamento al seno non è possibile, sono disponibili formule per lattanti in grado di soddisfare il fabbisogno nutrizionale ed energetico del bambino. Tuttavia, le loro proprietà funzionali e nutrizionali variano notevolmente rispetto al latte materno e vengono aggiunti nuovi composti bioattivi per ridurre il divario funzionale e nutrizionale con il latte materno.

A questo proposito, l’integrazione di latte artificiale con LC-PUFA (acidi grassi polinsaturi a catena lunga), principalmente con acidi docosaesaenoico e arachidonico (DHA e ARA, rispettivamente), sembra essere correlata a effetti benefici a breve e lungo termine sullo sviluppo cognitivo e visivo, sull’apprendimento, sul vocabolario, sull’intelligenza, sull’elaborazione delle informazioni e sui sistemi di attenzione e inibizione. Altri studi, tuttavia, non hanno evidenziato effetti a lungo termine del latte artificiale arricchito con LC-PUFA sullo sviluppo neurologico e psicomotorio.

D’altra parte, anche l’integrazione del latte artificiale con la membrana del globulo di grasso del latte (MFGM) ha suscitato interesse per il suo contenuto di componenti bioattivi e lipidi polari complessi che potrebbero avere un ruolo potenziale sul neurosviluppo del bambino. Inoltre, è importante notare che anche i sinbiotici (pre- plus probiotici) vengono aggiunti alle formule per neonati per garantire un sano insediamento del microbiota intestinale e la comunicazione lungo l’asse microbiota-intestino-cervello, modulando così il neurosviluppo, la funzione cerebrale e il comportamento per tutta la vita.

Uno studio ha coinvolto 108 bambini sani di 6 anni di età partecipanti allo studio COGNIS. A 0-2 mesi, i bambini sono stati randomizzati a ricevere fino a 18 mesi di vita un latte artificiale standard (SF) o un latte artificiale sperimentale arricchito con membrana di globuli di grasso del latte (MFGM), acidi grassi polinsaturi a catena lunga (LC-PUFA) e sinbiotici. Inoltre, è stato reclutato anche un gruppo di riferimento di bambini allattati al seno (BF). I bambini alimentati con latte artificiale sperimentale (EF) hanno mostrato volumi maggiori nella corteccia orbitale sinistra, punteggi di vocabolario e quoziente intellettivo più elevati e migliori prestazioni in un compito di attenzione rispetto ai bambini allattati. I bambini con latte artificiale sperimentale hanno anche presentato volumi maggiori nelle regioni parietali rispetto ai bambini con latte artificiale standard. Inoltre, nei bambini del gruppo con latte artificiale sperimentale è stato riscontrato un maggiore spessore corticale nelle aree insulare, parietale e temporale rispetto a quelli alimentati con i gruppi con latte artificiale standard o allattati al seno. Ulteriori analisi di correlazione suggeriscono che volumi e spessori corticali più elevati di diverse regioni parietali e frontali sono associati a un migliore sviluppo cognitivo in termini di linguaggio (comprensione verbale) e funzione esecutiva (memoria di lavoro).

Schema dell'asse microbiota-intestino-cervello

Specifici Ceppi Probiotici e i Loro Benefici Comprovati

Appare più complesso, invece, riprodurre la seconda caratteristica distintiva del latte materno, ossia la sua componente probiotica, sia perché quest’ultima è ancora poco caratterizzata e variabile da donna a donna sia per la difficoltà di far arrivare vivi e vitali nell’intestino i microrganismi probiotici aggiunti ai latti in polvere che devono essere assunti per bocca e resistere all’attacco degli acidi gastrici e dei sali biliari del neonato. I latti in polvere con probiotici che hanno fornito i migliori esiti in termini di arricchimento del microbiota intestinale del neonato sono quelli addizionati di alcuni ceppi di Bifidobacterium e Lactobacillus, ma con benefici variabili tra gli studi (anche in funzione degli specifici ceppi usati) e osservati soprattutto nel caso di neonati pretermine.

Questo tipo di supplementazione si è dimostrata in grado di arricchire di bifidobatteri e lattobacilli l’ecosistema enterico del neonato allattato al seno anche quando ad assumerla è la donna durante la gravidanza/allattamento. Un esito che sembra essere legato all’esistenza di un trasferimento dei microrganismi probiotici presenti nell’intestino della donna al latte materno e, da qui, al bambino che se ne nutre.

Tra i batteri probiotici ritenuti sicuri e ben tollerati per l’impiego in neonati e bambini, e per questa ragione inseriti nella lista GRAS (Generally Recognised As Safe) della Food and Drug Administration (FDA) statunitense e nella lista QPS (Qualified Presumption of Safety) dell’European Food Safety Authority (EFSA), ci sono diversi ceppi di bifidobatteri e lattobacilli, tra cui:

  • Bifidobacterium lactis HN019: Questo ceppo è stato studiato per la sua capacità di supportare la funzionalità della barriera intestinale, ottimizzando indirettamente la risposta immunitaria enterica durante infezioni gastrointestinali da rotavirus, E. coli e Salmonella spp. È anche associato a una migliore risposta immunitaria innata e adattiva, contribuendo a proteggere i bambini da infezioni batteriche e virali.
  • Bifidobacterium breve M-16V: Oltre a essere caratterizzato da un elevato profilo di sicurezza, B. breve ha dimostrato di esercitare un’azione antibatterica nei confronti di E. coli e Klebsiella pneumoniae e altri patogeni enterici, contribuendo attivamente alla funzionalità e alla maturazione del sistema immunitario del bambino. La sua supplementazione è risultata in grado di alleviare i sintomi della dermatite atopica esacerbata dall’assunzione di particolari alimenti, ma non da antigeni ambientali, quando somministrato in combinazione con L. rhamnosus, suggerendo che l’azione protettiva dipende da una migliore modulazione della risposta immunitaria a livello gastrointestinale. Inoltre, permette di compensare le disbiosi intestinali nei neonati partoriti con taglio cesareo e riduce lo sviluppo di riniti allergiche stagionali in bambini sensibilizzati al polline e con asma intermittente, quando somministrato in combinazione con B. Longum BB536.
  • Lactobacillus rhamnosus HN001: Nello specifico, L. rhamnosus agevola il trattamento della diarrea acuta in bambini ospedalizzati di età compresa tra 1 e 3 anni, riducendo la durata degli episodi e del ricovero, quando assunto in associazione a B. lactis Bi-07 e L. acidophilus NCFM.

I benefici che derivano dalla somministrazione di probiotici appositamente selezionati in presenza di allergie infantili sono noti ormai da anni e sono stati evidenziati già da numerosi studi scientifici. Il meccanismo d’azione in oggetto favorisce il corretto sviluppo di cellule importanti per il nostro sistema immunitario (cellule TH1 e TH2).

Come si produce il latte?

Il Legame tra Microbiota Materno, Alimentazione e Salute del Bambino

Il microbiota è costituito da centinaia di specie di batteri e funghi, diversi microrganismi che aiutano nelle attività metaboliche dell’organismo e hanno inoltre funzioni antibiotiche, nutritive, immunitarie. Il microbiota si forma con il primo respiro emesso dal neonato. Anzi, ancora prima, quando il feto entra in contatto per la prima volta con la flora batterica vaginale materna. La modalità con cui una persona nasce (parto naturale o cesareo) determina quindi la composizione del microbiota intestinale.

È ormai noto da tempo che il latte materno contribuisce al corretto sviluppo del sistema immunitario del bambino. Subito dopo il parto, il latte materno contiene un’elevata quantità di proteine bioattive e rappresenta dunque una sorta di immunità “presa in prestito” dal neonato fino a quando il suo organismo non sarà in grado di difendersi da solo da agenti patogeni (circa a distanza di un mese dalla nascita). Di conseguenza, il numero di anticorpi presenti nel latte materno diminuisce di circa il 90% e anche la varietà delle molecole di glucosio cala nettamente, mentre aumenta la quantità di grassi per favorire al meglio la crescita del bambino.

Recentemente è stato scoperto che la comparsa di svariate malattie metaboliche quali allergie, diabete e obesità deriva dalla colonizzazione dell’intestino da parte di batteri “cattivi” e la probabilità che esse vengano trasmesse al futuro nascituro è piuttosto elevata. Gli acidi grassi a catena corta (SCFA) prodotti da determinati batteri benefici giocano in questi casi un ruolo fondamentale e la somministrazione di ceppi batterici appositamente selezionati permette di intervenire in modo efficace. Recenti studi suggeriscono che la trasmissione di malattie come l’obesità e il diabete dalla madre al figlio avverrebbe tramite i cosiddetti SCFA o acidi grassi a catena corta, derivanti dalla fermentazione di carboidrati non digeriti a opera di determinati batteri intestinali. Gli acidi grassi a catena corta, soprattutto acetato, propionato e butirrato (generalmente presenti in un rapporto di 3:1:1), vengono poi assorbiti dal nostro organismo. Essi regolano in particolare il nostro sistema immunitario e numerosi processi metabolici come la produzione da parte dell’organismo di acidi grassi saturi (lipogenesi) o glucosio (glucogenesi). Gli acidi grassi a catena corta sono essenziali anche per ricavare energia e controllare il processo di sintesi del colesterolo nel fegato. Essi determinano inoltre l’importanza dell’alimentazione, in quanto regolano gli ormoni della sazietà e quindi anche la quantità di cibo che assumiamo.

Nel corso della gravidanza si assiste a un’alterazione della flora intestinale o microbiota della madre nonché del rapporto degli acidi grassi a catena corta prodotti. Uno studio ha rivelato un’elevata probabilità di trasmissione dalla madre al bambino di patologie quali obesità o diabete, innescando così un circolo vizioso. La madre trasmette al figlio i propri batteri e metaboliti come gli acidi a catena corta già durante la gravidanza, al momento del parto (flora batterica vaginale e intestinale nel caso di un parto naturale e flora cutanea con il taglio cesareo) e con l’allattamento (“entero-mammary pathway”). Nei primi giorni dopo il parto, il latte materno non serve tanto come alimento, quanto come mezzo per favorire la corretta colonizzazione dell’intestino del neonato. Il latte materno contiene oltre 200 molecole di glucosio differenti, ma il neonato non è ancora in grado di digerire gli zuccheri e convertirli in nutrimento, mentre i batteri riescono ad assorbire tali molecole sotto forma di substrati. I predetti zuccheri favoriscono dunque una colonizzazione batterica mirata dell’intestino del neonato, rimasto fino a quel momento sprovvisto di batteri. Inoltre, la composizione del latte materno varia nel corso dell’allattamento e questo vale anche per la composizione batterica dell’intestino del bambino. Determinate molecole di glucosio chiamate oligosaccaridi sono in grado di legare a sé germi patogeni, favorendone l’eliminazione mirata tramite l’intestino.

Una flora intestinale in equilibrio durante la gravidanza e l’allattamento è fondamentale per la crescita del bambino. Un’alimentazione bilanciata e ad alto contenuto di fibre associata all’assunzione di probiotici appositamente selezionati fanno sì che si vengano a creare nell’intestino della madre le condizioni ideali per la salute del futuro nascituro. Anche se non si trasmette al bambino un numero sufficiente di batteri “buoni” (in caso di parto cesareo o allattamento artificiale), è possibile favorire il corretto sviluppo del sistema immunitario del neonato ricorrendo a probiotici appositamente sviluppati contenenti ceppi batterici umani: è necessario intervenire per tempo, poiché il sistema immunitario non ammette una seconda possibilità!

Una ridotta diversità batterica o una disbiosi intestinale al termine della gravidanza può alterare la produzione di acidi grassi a catena corta e aumentare le probabilità che il nascituro possa sviluppare malattie metaboliche (allergie, diabete, obesità). Questa disbiosi, associata a ulteriori fattori di rischio (parto cesareo, antibiotici o allattamento esclusivamente artificiale), determina un’alterazione della flora intestinale del neonato. Questo circolo vizioso, tuttavia, può essere contrastato attraverso l’assunzione mirata di appositi probiotici.

Influenza della flora materna sul microbiota infantile

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