Vitamina D e Coliche Neonatali: Scienza e Consigli Pratici per i Genitori

Le coliche del neonato sono un disturbo piuttosto comune, con un’incidenza media che si attesta tra il 3% e il 28% dei lattanti. Si manifestano nelle prime settimane di vita, tendono a presentarsi più o meno alla stessa ora della giornata e, nella maggior parte dei casi, si risolvono spontaneamente nell’arco di 4-5 mesi. Colpiscono in egual misura maschi e femmine, così come i neonati allattati al seno e quelli alimentati con latte formulato. Sebbene rappresentino spesso un evento stressante per tutta la famiglia, fortunatamente non hanno conseguenze sulla salute del bambino né sul suo naturale sviluppo. Nel contempo, la vitamina D, un nutriente fondamentale per la crescita e lo sviluppo, è oggetto di crescente attenzione in ambito pediatrico. Molti genitori si interrogano sul suo ruolo, a volte anche in relazione a disturbi comuni come le coliche. In questo articolo, approfondiremo le proprietà e le modalità di assunzione di questa vitamina importantissima nella vita dei neonati, analizzando anche la sua potenziale relazione con le coliche infantili, un tema che richiede chiarezza e informazioni basate sull'evidenza scientifica.

Le Coliche del Neonato: Un Enigma Comune

Il primo criterio identificativo delle coliche consiste in crisi di pianto improvvise e inconsolabili. In particolare, le crisi di pianto iniziano e finiscono senza una chiara ragione, durano almeno 3 ore in un giorno, 3 giorni a settimana, per almeno 3 settimane, in lattanti sani, con crescita adeguata. L’origine delle coliche neonatali non è ancora del tutto chiara, rendendo la loro gestione spesso complessa per i genitori. Le ipotesi più accreditate parlano di alterazioni del microbiota e della motilità intestinale. Secondo alcuni pediatri, le coliche sono, invece, la manifestazione di un’eccessiva peristalsi intestinale, che può essere dovuta all’aumentata produzione di ormoni, come la motilina, i quali provocano contrazioni e spasmi intestinali più intensi.

Consolare un bambino in preda alle coliche non è certo cosa semplice. Tuttavia, alcuni interventi comportamentali possono contribuire ad alleviare questi fastidi. Prima di tutto, è importante trasmettere al piccolo tutta la tranquillità possibile. I bambini sono, infatti, fortemente suscettibili allo stato d’animo dei genitori e, se l’ansia e la preoccupazione dovessero prendere il sopravvento, è assai probabile che il neonato capti lo stato di tensione, mostrandosi ancor più irrequieto e inconsolabile. Il massaggio, l’ascolto della musica e il cullare dolcemente il bambino sono stati associati a effetti positivi sulla riduzione delle coliche. Anche il contatto pelle a pelle con la mamma, o il papà, può esercitare un effetto calmante sul piccolo. Provare a tenere il bimbo in grembo, soprattutto durante le crisi di pianto tipiche delle coliche, può farlo percepire il calore e sentire il battito del cuore della sua mamma, contribuendo a un senso di sicurezza e tranquillità.

Genitori che consolano un neonato con coliche

La Vitamina D: Un Pilastro per lo Sviluppo del Neonato

La letteratura scientifica sulla vitamina D è vasta e si esprime molto chiaramente. Specialmente in ambito pediatrico, sappiamo oramai da tempo che la vitamina D rappresenta un'integrazione importante per i neonati, e tutti i pediatri concordano nel prescriverla sin dai primi giorni di allattamento al seno o artificiale, seppur con dosi differenti. Questa molecola, che molti autori considerano un ormone pleiotropico, svolge un ruolo essenziale e multifattoriale, andando ben oltre la sua azione classica sul metabolismo osseo.

Tra i principali benefici della vitamina D per i neonati, spiccano diversi aspetti cruciali per una crescita sana e armoniosa:

  • Mantiene in salute il sistema osseo-scheletrico: La salute dello scheletro in formazione del tuo bambino è strettamente connessa a una corretta dose di vitamina D. L'assorbimento di fosforo e calcio, fondamentali per la formazione di ossa e denti sani, sono fortemente aiutati dalla presenza di questa vitamina.
  • Previene il rachitismo: La carenza costante e grave di vitamina D porta al rachitismo durante la crescita e provoca un processo di ossificazione incompleto. Il sistema muscolo-scheletrico non si sviluppa correttamente e le ossa appaiono più fragili e facilmente deformabili. Possono presentarsi fratture ripetute, ritardi o anomalie nella dentizione e nella chiusura delle fontanelle. Nelle forme di deficit più gravi, i bambini possono faticare a crescere e manifestare ritardo dello sviluppo, convulsioni, spasmi, problemi cardiaci e anomalie dentali.
  • Modula la risposta immunitaria: La vitamina D è in grado di interagire sia con i monociti, macrofagi, cellule dendritiche (componenti del sistema immunitario innato), sia con i linfociti T (parte del sistema immunitario adattativo), modulando così la risposta immunologica del bambino. Questa azione è strettamente connessa nella lotta contro allergie e infezioni, fornendo una protezione importante contro le battaglie che il sistema immunitario compie ogni giorno.
  • Potenziale arma contro l'asma e le patologie respiratorie: Momenti diversi e successivi di ipovitaminosi D espongono il bambino, che può avere anche altri fattori di rischio, a sviluppare una sensibilizzazione allergica e poi asma bronchiale. Inoltre, altri dati della letteratura confermano che esiste una relazione tra funzionalità respiratoria e livelli di vitamina D, evidenziando che mamme con bassi livelli sierici di vitamina D durante la gestazione partoriscono bambini che presentano una funzionalità polmonare ridotta. La vitamina D è in grado di modificare in maniera significativa anche l’effetto di alcuni fattori prognosticamente negativi per la funzionalità polmonare del neonato, come l’esposizione al fumo di sigaretta.
  • Protegge la pelle contro la dermatite atopica: Anche se oggetto di continuo dibattito, la vitamina D è stata associata a un ruolo nella protezione contro condizioni dermatologiche come la dermatite atopica.
  • Concorre al normale sviluppo del sistema nervoso centrale: La vitamina D ha effetti sul sistema nervoso centrale e periferico, inclusa la funzione muscolare e la percezione del dolore.

La vitamina D risulta essere, quindi, una vitamina meravigliosamente multitasking, che sa prendersi cura del sistema immunitario, di quello muscolo-scheletrico e che ci aiuta ad affrontare la vita quotidiana con il giusto grado di protezione dal mondo esterno. I neonati e i bambini di ogni età ne hanno un grande bisogno quotidiano, specialmente in inverno, quando il sole si nasconde e non è sempre facile esporre adeguatamente un neonato all'aria aperta.

Schematizzazione delle funzioni della vitamina D nel corpo umano

Produzione e Fabbisogno di Vitamina D: Perché la Supplementazione è Necessaria nei Neonati

La vitamina D viene prodotta per il 90-95% dall'esposizione solare e soltanto per il 5-10% è assicurata dall'assunzione con gli alimenti. La vitamina D viene normalmente prodotta nella pelle che, grazie ai raggi solari e in particolare alle radiazioni ultraviolette, trasforma il deidrocolesterolo, un derivato del colesterolo, in vitamina D3 o colecalciferolo. Tuttavia, numerosi fattori, quali la stagione, l’ora del giorno, la copertura nuvolosa, lo smog e il contenuto di melanina nella pelle, influenzano l’esposizione ai raggi UV e quindi la sintesi di vitamina D. Per i neonati, l'esposizione alla luce solare è limitata e non raccomandata a causa della loro pelle sensibile e dei rischi associati, rendendo la sintesi cutanea spesso insufficiente.

La concentrazione di vitamina D nel latte materno può essere insufficiente, dato che contiene dosi tendenzialmente basse, con un andamento altalenante, strettamente connesso all'alimentazione della mamma e raramente sufficiente per coprire il fabbisogno del lattante. Le scorte di vitamina D del neonato sono direttamente proporzionali allo stato vitaminico materno, e sono spesso scarse. Anche per l'allattamento artificiale, sebbene molte formule di latte artificiale contengano già la dose giornaliera di vitamina D raccomandata, in altri casi è necessario un "rinforzo" di vitamina D, mattina o sera, secondo il parere medico. Per quanto tempo è necessario dare la vitamina D?

Nei primi 12 mesi di vita, è consigliata l’integrazione di vitamina D per i bambini con un dosaggio di 400 UI (Unità Internazionale) al giorno. Questa profilassi con 400 UI/die viene eseguita in tutti i lattanti perché tale supplementazione è riconosciuta necessaria per la prevenzione del rachitismo. Con la crescita, il fabbisogno aumenta e diventa di circa 600 UI al giorno tra i 12 e i 24 mesi di vita. La supplementazione può non essere necessaria nei bambini allattati esclusivamente con una formula artificiale che sia già adeguatamente fortificata.

Fino a quando dare la vitamina D è al centro del dibattito scientifico degli ultimi congressi di pediatria, che sembrano suggerire sempre di più un'integrazione prolungata nel tempo, fino addirittura alla preadolescenza. Dopo i primi 12 mesi di vita del neonato, in cui tutti i genitori si attengono quasi religiosamente alle indicazioni pediatriche, improvvisamente i valori si riducono, proprio quando il bambino avrebbe bisogno di valori ottimali per affrontare il mondo esterno, la scuola o l'asilo, con tutti i rischi connessi di malattie e infezioni. E allora, cambiando le dosi in virtù del peso, è bene pensare di offrire un buon integratore di vitamina D durante tutta l'età prescolare e scolare. Durante i mesi invernali, vale la pena supplementare la vitamina D, considerando ancora una volta la presenza di fattori di rischio come la mancata esposizione solare, il sovrappeso e l'obesità. L’apporto giornaliero sarà di 400 unità giornaliere nel corso del primo anno di vita, per poi variare dalle 600 alle 1000 unità/die in età successiva.

La situazione è sicuramente diversa quando si parla di soggetti che hanno una patologia cronica, situazione in cui la supplementazione deve essere più generosa, in base al singolo quadro clinico. Questi casi restano particolari e rimane vivo il fil rouge di una integrazione congrua, che tenga conto dell'età, del peso e delle condizioni di salute generali del bambino. Un punto rilevante ormai chiarito è che le dosi debbono essere assunte quotidianamente e non in bolo (mensile o settimanale). Vi è una spiegazione biologicamente plausibile a questo: alte dosi in bolo unico possono indurre l’espressione a lungo termine di enzimi del catabolismo della vitamina D che hanno la capacità di inattivare la vitamina somministrata in grosse quantità. Quindi è importante supplementare in maniera giornaliera, costante e precisa, per evitare meccanismi di questo genere.

Bambino che riceve gocce di vitamina D da un genitore

Vitamina D e Coliche: Un Legame che Va Oltre la Causalità Diretta

Il quesito se la vitamina D possa causare coliche nei neonati è una preoccupazione comune tra i genitori. Tuttavia, la ricerca scientifica recente sta esplorando una direzione diversa, suggerendo che livelli adeguati di vitamina D potrebbero, al contrario, essere associati a una minore prevalenza di sintomi digestivi, incluse le coliche. La colica infantile è un insieme di sintomi che si manifestano come episodi di pianto intenso, irritabilità e disagio in bambini altrimenti sani. Sebbene non tutti i casi di colica siano direttamente correlati a una carenza di vitamina D, c'è evidenza che molti bambini con coliche abbiano bassi livelli di vitamina D.

La vitamina D è una vitamina liposolubile con funzioni che si estendono oltre il suo ruolo tradizionale nell'assorbimento del calcio. La sua azione modulatrice può influenzare i disturbi digestivi infantili attraverso diversi meccanismi:

  • Modulazione del microbiota intestinale: La vitamina D svolge un ruolo modulante nel microbiota intestinale, che è l'insieme dei microrganismi che vivono nell'intestino. Un microbiota equilibrato è fondamentale per una corretta digestione e può influenzare la comparsa di disturbi come le coliche.
  • Regolazione del sistema immunitario intestinale: Un sistema immunitario ben regolato tipicamente risponde in modo più efficace agli stimoli infiammatori. Nell'intestino infantile, dove il sistema immunitario è ancora in via di sviluppo, gli effetti di una risposta infiammatoria incontrollata possono intensificare le coliche. La vitamina D contribuisce a mantenere questa regolazione.
  • Effetti sul sistema nervoso: La vitamina D ha anche effetti sul sistema nervoso centrale e periferico, inclusa la funzione muscolare e la percezione del dolore. Un'azione benefica a questo livello potrebbe contribuire a mitigare gli spasmi intestinali e il disagio percepito associato alle coliche.

È fondamentale tenere presente che la colica infantile di solito migliora naturalmente nel tempo e che la vitamina D non è un sostituto per una valutazione medica personalizzata. Tuttavia, è importante sottolineare che la somministrazione di vitamina D, se eseguita correttamente secondo le indicazioni pediatriche, non è la causa delle coliche. La percezione che le gocce di vitamina D possano provocare disagio è spesso legata alla difficoltà di somministrazione o a una sensibilità individuale, piuttosto che a un effetto diretto della vitamina stessa sulle coliche. Anzi, la ricerca suggerisce il contrario: un'adeguata supplementazione può supportare un benessere intestinale generale.

Microbiota intestinale e azione della vitamina D

Rischi e Conseguenze della Carenza di Vitamina D (Ipovitaminosi)

La carenza di vitamina D in età pediatrica costituisce un problema sanitario con risvolti sociali che possiamo considerare non risolto. Infatti, la vitamina D rappresenta un fattore fondamentale per lo sviluppo del sistema muscolo-scheletrico ed è al centro del processo di crescita del bambino. L’azione classica della vitamina D durante l’età pediatrica è proprio quella di favorire una corretta formazione della massa ossea. Quando non dare la vitamina D? La supplementazione può non essere necessaria nei bambini allattati esclusivamente con una formula artificiale, se questa è fortificata.

Ma come capire se si ha poca vitamina D? I sintomi più comuni da considerare, quando si parla di ipovitaminosi, possono essere più o meno evidenti. Eccone alcuni:

  • Rachitismo: È una condizione in cui le ossa appaiono deformate, con gambe arcuate o cambiamenti nella forma del torace e un ingrossamento dei polsi e delle caviglie. In caso di carenza di vitamina D nei neonati e bambini, le ossa faticano a svilupparsi correttamente e si può manifestare il cosiddetto rachitismo, caratterizzato da ossa più fragili e facilmente deformabili.
  • Ritardo nella crescita: Spesso, una spia può essere anche un semplice ritardo nella crescita, con un rallentamento nel guadagno del peso e dell'altezza. Sarà sempre il medico a valutare l'andamento della crescita del singolo neonato.
  • Problemi respiratori e allergici, dermatiti ricorrenti, sudorazione eccessiva di mani e testa, irritabilità: Questi segnali, sebbene comuni a molte patologie, vanno sempre riportati al pediatra che saprà inquadrare adeguatamente i pezzi di questo puzzle in divenire che è il vostro bimbo.

La diagnosi di carenza di Vitamina D deve essere sempre effettuata da un medico, dopo specifici esami del sangue, e sarà sempre il pediatra a stilare un piano integrativo ad hoc.

Numerosi fattori possono contribuire alla carenza di vitamina D nei bambini:

  • Scarse riserve neonatali: Le scorte di vitamina D del neonato sono direttamente proporzionali allo stato vitaminico materno, spesso scarse già alla nascita, dato che la vitamina D protegge la salute della mamma e del bambino durante la gravidanza, ma alla nascita il neonato ha una quantità limitata di riserve di vitamina D che viene poi alimentata attraverso il latte materno.
  • Mancata esposizione solare: Il neonato e il lattante vengono scarsamente esposti al sole, e l'esposizione adeguata alla luce solare potrebbe non essere sufficiente a soddisfare il fabbisogno di vitamina D a causa di molteplici fattori (stagione, ora del giorno, copertura nuvolosa, smog, melanina della pelle). La sola esposizione solare non fa spesso la differenza a tutte le età pediatriche.
  • Componente etnica e pigmentazione della pelle: Uno studio inglese ha rilevato un aumento dei casi di rachitismo attribuito al fatto che è cambiata profondamente la componente etnica della popolazione, con un aumento notevole della popolazione con colorito della pelle più scuro, determinando un rischio maggiore in quel Paese, dove la supplementazione non è fortemente consigliata. La carenza di vitamina D è possibile anche in altri Paesi come il nostro, dove l’aumento del numero di bambini di pelle scura è stato marcato nell’ultimo decennio, nonostante una maggiore esposizione al sole.
  • Regimi dietetici inadeguati: Sono state riportate delle condizioni di rischio di deficit che riguardano anche il bambino di età maggiore ai 12 mesi di vita, dovute spesso a regimi dietetici inadeguati. Per esempio, una dieta ricca in fitati (questo anti-nutriente, che si trova principalmente in semi, cereali, fagioli e legumi, riduce l’assorbimento di calcio, magnesio e zinco durante la digestione, diminuendone in questo modo l’assimilazione da parte dell’organismo umano), ostacola l’assorbimento della vitamina D. Quanto agli alimenti ricchi di vitamina D, come i pesci grassi (trota, salmone, tonno, sgombro e gli oli di pesce, come l’olio di fegato di merluzzo), quasi nessuno incontra i favori dei nostri bambini e dei nostri ragazzi.
  • Sovrappeso e obesità: La vitamina D è sequestrata dal tessuto grasso e resa non disponibile, abbassando sensibilmente i livelli nel soggetto sovrappeso. Questa situazione, che si stima sia presente nel 30% della nostra popolazione pediatrica, può costituire un fattore di rischio tra i più importanti per ipovitaminosi D. I livelli acquisiti con la supplementazione di vitamina D nel bambino sono condizionati proprio dal peso o meglio dal body mass index (BMI) del bambino. Uno studio ha evidenziato come la supplementazione con dosi convenzionali di vitamina D non sia efficace per modificare i livelli di vitamina D sierici nel paziente obeso, dimostrando che i bambini con obesità hanno una maggiore resistenza, in termini di mancata risposta, alla supplementazione con vitamina D.
  • Patologie da malassorbimento: Vi sono inoltre delle patologie da malassorbimento, come la fibrosi cistica, le malattie infiammatorie intestinali croniche, la celiachia non diagnosticata, che vanno ad ostacolare l’assorbimento della vitamina D.
  • Assunzione di farmaci: Anche alcuni farmaci, assunti in maniera continuativa per patologie croniche come antiepilettici (es. fenobarbital, fenitoina), corticosteroidi per via sistemica, farmaci antiretrovirali e antimicotici per via sistemica, rappresentano fattori di rischio per ipovitaminosi.

Rappresentazione grafica delle ossa di un bambino affetto da rachitismo

Attenzione all'Eccesso: L'Ipervitaminosi D

Dare la corretta dose di vitamina è importante, perché anche il suo eccesso può essere tossico. L'eccesso di Vitamina D si verifica esclusivamente per una errata somministrazione di farmaci o integratori, non per un'esposizione solare eccessiva. Si considera eccessiva una quantità uguale o superiore a 1.000 UI tra 0 e 6 mesi e maggiore o uguale a 1.500 UI tra i 6 e i 12 mesi.

Un eccesso di vitamina D causa un aumento dell’assorbimento del calcio e, quindi, un incremento di questo minerale nel sangue. Quando si va incontro a ipervitaminosi, i livelli di vitamina D diventano troppo elevati e ci si imbatte in una eccessiva presenza di calcio nel sangue. Questo può causare:

  • Nausea
  • Vomito
  • Perdita di appetito
  • Danni renali
  • Disidratazione

In casi estremi, l’eccesso prolungato di vitamina D può provocare insufficienza renale, calcificazione dei tessuti molli, aritmie cardiache e può anche essere letale. È importante considerare che, per evitare il rischio di tossicità, basta attenersi alle raccomandazioni e alle posologie mediche riguardo integrazione ed esposizione solare. Nessuna improvvisazione e tutto andrà al meglio per il tuo cucciolo!

Gestione della Supplementazione: Consigli Pratici per i Genitori

La supplementazione con la vitamina D ai neonati può essere importante nel primo anno di vita e, in alcuni casi, anche oltre. Per quanto, per Marta, la somministrazione sia difficoltosa, è un gesto essenziale per la salute del suo bambino. Molti studi mettono in luce i benefici per i nostri piccoli, ma spesso la somministrazione pratica può essere una sfida.

Cosa fare, allora, se il bambino sputa tutta la dose o rigurgita poco dopo averla presa? In questi casi è possibile riprovare a darla in un momento in cui magari il piccolo è più tranquillo. Non è importante il momento in cui vengono date le gocce: scegli un momento tranquillo, in cui il neonato è sveglio e di buon umore, così che possa accettare senza problemi l'integrazione. Le gocce possono essere aggiunte al biberon con latte tiepido, oppure a cibi come pane o omogeneizzato. Possono essere date su un cucchiaino o direttamente sotto la lingua. Se il bimbo è molto piccolo, la mamma può mettere le gocce sul capezzolo prima della poppata.

Quando nasce un bambino, nascono milioni di impegni e appuntamenti quotidiani: poppate, pisolini, bagnetti, passeggiate e così via. Svanisce il tempo libero di mamme e papà e tutto il tempo segue i ritmi di un esserino piccolo e indifeso. Tra un cambio pannolino e un lavaggio biberon, non dimenticare di somministrare giornalmente la vitamina D: mattina o sera, prima o dopo i pasti non ha importanza. Ciò che conta è la giusta dose e il giusto prodotto.

I migliori integratori di vitamina D per neonati sono studiati e formulati per le loro esigenze: scegli sempre prodotti di qualità che seguano standard rigorosi. Controlla la presenza o meno di glutine e lattosio, qualora possano creare dei problemi al tuo bambino. La vitamina D viene generalmente somministrata, fino ai 12 mesi, in gocce da aggiungere al cibo o al latte. Integratori come Humana Ditrevit Forte Gocce o Buonavit D3 possono essere somministrati senza timore, fin dalla nascita. Il fatto che siano disciolti in olio extra vergine di oliva, come alcuni prodotti specifici, ne esalta l'assorbimento, poiché le vitamine liposolubili vengono assorbite più efficacemente quando disciolte in un grasso sano.

Quale posologia è consigliata? Segui le istruzioni riportate sulla confezione e la posologia indicata dal pediatra. Per alcuni integratori bastano poche gocce, per altri mezzo misurino. Generalmente, la dose per un neonato è di 400 UI (Unità Internazionale) al giorno. Per i bambini più grandi, che apprezzano anche altri sapori e consistenze, è possibile scegliere tra bustine, sciroppi, caramelle gommose, flaconcini di fermenti lattici, vitamina D e non solo, per rispondere a tutte le esigenze del tuo bebè che cresce.

È importante sottolineare che alcuni integratori consigliati possono contenere coloranti e conservanti artificiali che potrebbero provocare disturbi alla pancia e piccole coliche. Pertanto, la scelta di prodotti specifici per l'infanzia, con formulazioni pulite e mirate, è fondamentale.

PediatricAnswers.com | Somministrare la vitamina D al tuo bambino

Raccomandazioni e Sfide Attuali nella Profilassi della Vitamina D

La carenza di vitamina D è possibile anche in Paesi come il nostro dove, anche se l’esposizione al sole è molto più presente, l’aumento del numero di bambini di pelle scura è stato marcato nell’ultimo decennio. Mentre in alcuni paesi del Nord Europa viene applicata una politica di supplementazione negli alimenti della vitamina D (fortificazione degli alimenti) con una diminuzione significativa e diffusa del rischio, nel nostro Paese la mancata supplementazione può aumentare l’incidenza di ipovitaminosi. Solo la supplementazione o la fortificazione degli alimenti fanno la differenza nel mantenimento di livelli adeguati specie nelle categorie dei bambini a rischio. A tal proposito, diverse società scientifiche hanno stabilito i dosaggi raccomandati ed i tempi di somministrazione della vitamina D per un accrescimento osseo adeguato.

Questo vale anche nel corso del primo anno di vita quando la somministrazione è fortemente consigliata ma che in alcune situazioni può trovare una compliance alla somministrazione non adeguata con un aumento sensibile del rischio. Dobbiamo considerare che la supplementazione è importante per raggiungere dei livelli sierici adeguati. È rilevante per quel che riguarda lo sviluppo di una corretta massa ossea; l’osteoporosi è una patologia che secondo molti inizia in età pediatrica. Quindi assicurare un apporto di vitamina D e di calcio appropriati fin dalle prime fasi della vita è essenziale. Si crea una massa ossea che costituisce un vero e proprio tesoro per le età successive della vita.

Nella prima infanzia, tutti i bambini dovrebbero ricevere nei primi 12 mesi di vita, ma probabilmente anche nel corso dei primi 24 mesi di vita, una supplementazione adeguata: 400 e poi 600 unità di vitamina D. Nella seconda e terza infanzia, è importante sottoporre a profilassi con vitamina D i bambini e adolescenti che presentano fattori di rischio di deficit di vitamina D. L'apporto giornaliero sarà di 400 unità giornaliere nel corso del primo anno di vita, per poi variare dalle 600 alle 1000 unità/die. I livelli di vitamina D possono essere particolarmente bassi a tutte le età pediatriche, specie in presenza di fattori di rischio.

La fortificazione degli alimenti è una situazione che, a livello di popolazione, nei Paesi dove la vitamina D è sempre stata particolarmente bassa, per esempio per scarso irraggiamento, ha contribuito a risolvere problematiche di salute come il rachitismo. Ma il problema non è risolto: questo approccio insieme con la supplementazione quotidiana va considerato perché, cambiati i fattori di rischio, con più bambini di pelle scura e cambiati gli stili di vita, il rischio di ipovitaminosi D è aumentato.

La carenza di vitamina D sembra influenzare ed essere influenzata dalla sindrome metabolica e dall’obesità. Il 30% dei bambini nel nostro Paese è in sovrappeso e di questi, molti sono obesi. Inoltre, un lavoro ha dimostrato come vi sia un effetto condizionante determinato dall’associazione tra BMI e livelli di vitamina D sulla meccanica respiratoria nel soggetto con asma lieve. I dosaggi proposti variano molto ed è importante rifarsi alle dosi che sono consigliate dalle linee guida nazionali e internazionali.

Nella controversia sul ruolo extra scheletrico della vitamina D, si inseriscono dati discordanti sugli effetti di salute della supplementazione. Non emergono dati a favore della supplementazione per una serie di patologie come il diabete, il cancro, le malattie autoimmuni, la sclerosi multipla, l’asma. Allo stesso tempo però, sono state pubblicate anche altre metanalisi sugli effetti della supplementazione di vitamina D sull’asma durante l’età pediatrica con risultati più favorevoli. In un’altra revisione molto recente, dove è stato valutato l’utilizzo della vitamina D per il management dell’asma, gli autori non trovano grosse evidenze per effetto della supplementazione della vitamina D o dei suoi metaboliti nel ridurre il rischio di riesacerbazioni dell’asma. Peraltro, proprio i pazienti più a rischio, che sono quelli che hanno un’asma severa e che presentano dei livelli di vitamina D particolarmente bassi, sono poco rappresentati negli studi oggetto della revisione. La supplementazione durante la gravidanza non sembra essere in grado di prevenire l’asma nel bambino in età scolare, anche se, dati di un trend di efficacia si sono avuti per quel che riguarda la prevenzione del wheezing o broncospasmo in età prescolare. Ai tre anni, infatti, vi era una tendenza, peraltro al limite della significatività, nella coorte con supplementazione, per una maggiore protezione dagli episodi di wheezing e di broncospasmo.

Questi dibattiti scientifici sottolineano la complessità della vitamina D e la necessità di continuare la ricerca, pur mantenendo salde le raccomandazioni sulla sua supplementazione per la prevenzione del rachitismo e il corretto sviluppo osseo, aspetti sui quali l'accordo scientifico è unanime.

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