La vitalità culla il vivere: tra illusioni foscoliane, potenza esistenziale e resilienza

La riflessione sul concetto di vitalità, intesa come forza motrice che sostiene l’esistenza umana, attraversa secoli di pensiero, intrecciando la letteratura, la filosofia e la pratica clinica. Dalla visione di Ugo Foscolo, che nelle "illusioni" trova l'ancora di salvezza contro il nichilismo, fino alle analisi contemporanee sull'arte come espressione del negativo e alla psicologia gestaltica applicata alla resilienza infantile, il filo conduttore resta il medesimo: la necessità di dare un senso al dolore, sfidando la finitezza biologica attraverso la creazione di significati.

rappresentazione allegorica del conflitto tra ragione e sentimento nella poetica foscoliana

Il materialismo foscoliano e la funzione salvifica delle illusioni

Ugo Foscolo, figura di spicco della letteratura italiana tra XVIII e XIX secolo, ha sviluppato una visione del mondo in cui le illusioni occupano un ruolo centrale. Foscolo abbraccia una visione materialistica e meccanicistica dell’universo, influenzata dal pensiero illuminista. Secondo questa prospettiva, l’universo è una macchina regolata da leggi precise, in cui ogni elemento, compreso l’uomo, è costituito di materia soggetta a un ciclico processo di trasformazione. La vita e la morte sono viste come fasi di aggregazione e disgregazione della materia, escludendo l’idea di un’anima immortale o di una vita ultraterrena. Questa concezione porta a una visione pessimistica dell’esistenza, in cui la morte rappresenta il ritorno al “nulla eterno".

Nonostante il suo scetticismo razionale, Foscolo riconosce l’importanza delle illusioni come strumenti indispensabili per affrontare le difficoltà della vita. Queste illusioni, benché create dall’immaginazione, assumono un ruolo fondamentale nel conferire senso all’esistenza e nel motivare l’uomo nelle sue azioni. Tra le illusioni principali, l’amore si configura come una forza potente, capace di dare significato alla vita, pur nella consapevolezza della sua natura effimera e illusoria. Anche la patria rappresenta un ideale elevato, in grado di ispirare gesti eroici e di offrire un senso di appartenenza e identità collettiva.

Gli affetti familiari, dal canto loro, costituiscono un pilastro essenziale per il benessere individuale, sebbene siano spesso accompagnati da sofferenze e delusioni. L’arte e la poesia, invece, diventano strumenti per raggiungere un’immortalità simbolica, consentendo di trascendere la caducità dell’esistenza terrena attraverso la creazione di opere destinate a perdurare nel tempo. Infine, l’aspirazione alla gloria emerge come una delle illusioni più potenti: essa permette all’uomo di lasciare un segno duraturo nella memoria collettiva, sfidando l’oblio e il nulla della morte.

Per Foscolo, le illusioni offrono all’uomo motivazioni per agire, per lottare e per sperare, contrastando il nichilismo e la disperazione derivanti da una visione puramente materialistica dell’universo. Esse rappresentano una sorta di “religione laica", una serie di valori e ideali che, sebbene privi di fondamento razionale, sono indispensabili per dare significato alla vita.

Il conflitto esistenziale nelle opere: da Jacopo Ortis ai Sepolcri

Le opere di Foscolo sono permeate da queste illusioni, che emergono come temi ricorrenti e fondamentali, attraversando tutta la sua produzione letteraria. Nel romanzo epistolare Ultime lettere di Jacopo Ortis, il protagonista incarna il conflitto tra ideali elevati e la dura realtà. Deluso dagli eventi storici, in particolare dal Trattato di Campoformio, che sancisce la cessione di Venezia all’Austria, Jacopo si ritrova a vivere un profondo senso di tradimento e disillusione. La consapevolezza dell’impossibilità di realizzare i propri ideali, sia personali che patriottici, spinge Jacopo verso una disperazione crescente, che culmina nel suicidio.

Ultime lettere di Jacopo Ortis in quattro minuti

Nel carme I Sepolcri, Foscolo esplora con profondità il significato delle tombe e del culto dei morti, intrecciando riflessioni filosofiche e poetiche. Sebbene il poeta adotti una visione materialistica della morte, intesa come un ritorno al nulla, attribuisce alle tombe un valore simbolico e culturale che supera la mera dimensione fisica. Esse rappresentano luoghi di memoria, capaci di mantenere vivo il ricordo dei defunti e di trasmettere alle generazioni future i valori e gli ideali incarnati dagli antenati. La poesia assume qui una funzione eternatrice: attraverso i versi, il poeta può sfidare l’oblio, perpetuare la memoria e conferire un’immortalità simbolica.

Nel sonetto A Zacinto, Foscolo esprime con intensa malinconia il profondo legame con la terra natale, simbolo di bellezza e armonia. Il richiamo alla figura di Ulisse sottolinea il contrasto tra il mito del ritorno e la realtà dell’esilio permanente vissuta da Foscolo. In questo quadro, la patria diventa un’illusione nostalgica, un ideale che sfugge alla concretezza della vita, ma che continua a nutrire il sentimento di appartenenza.

La filosofia del "vivere" tra Unamuno e la forza della coscienza

Il pensiero di Foscolo apre la strada a riflessioni filosofiche moderne sulla tenacia della vita, come quelle di Miguel de Unamuno. Quest’uomo qui, “io, tu, lettore mio”, tutti, non sa fare altro che sperare, e nello sperare spende la sua intera breve vita. Non si tratta del semplice e mero restare vivi fisicamente, ma di molto, molto di più. Per parlare della vita, Unamuno inizia subito a parlare della morte. La conoscenza non è mai ricerca della mera verità, come lo sterile razionalismo dei filosofi vorrebbe far credere, ma ricerca di ciò che si fa avanti sempre insieme alla verità: la speranza.

L’ambizione prima dell’esistere, quando cosciente, è quella di continuare a farlo, di persistere. Si tratta infatti della potenza: quella potenza di cui il soggetto è partecipe essendo in comunicazione con l’intero cosmo. Il grande peccato della filosofia tradizionale è stato quello di voler razionalizzare la fede nell’immortalità, mentre la lotta reale è una lotta per la complessità e per l’inintelligibilità della vita contro la tendenza a ridurre tutto all’identità uniforme della logica. La ragione non ha il diritto di annullare i fondamenti della fede, ma semmai di condurre ad un vigoroso ed appassionato scetticismo vitale.

mappa concettuale del rapporto tra coscienza, materia e infinito in Unamuno

Quella che Unamuno rivendica è una legittima disperazione religiosa, una disperazione che guida verso la speranza. In questa visione, il divino non è oggettivo ma è soggettività della coscienza proiettata all’esterno. Egli pone l’individualità come momento di unità nella separazione analitica del mondo operata dalla scienza naturale. Dunque, l’incommensurabile individuale è ciò che fonde in unità percezione e rappresentazione; come scrive Dilthey, la singolarità dell’individuo che agisce in alcuni punti dell’incommensurabile unità del cosmo è espressione della sua ineffabilità.

Vitalità del negativo: l'arte come specchio della crisi

La tensione verso il senso si riflette anche nelle avanguardie del Novecento. La mostra Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960/1970, tenutasi al Palazzo delle Esposizioni a Roma tra il 1970 e il 1971, rappresenta un momento di riflessione critica sul fallimento delle avanguardie nel momento in cui l’arte è collassata nella vita e nella società, inscrivendosi in un sistema capitalistico invadente. Achille Bonito Oliva, curatore dell'evento, espresse il suo interesse nei confronti di un’arte della rappresentazione rispetto a quella della presentazione, con artisti che seguono "la via dello strabismo", muovendosi lateralmente, guardando la realtà di sbieco.

L'allestimento, curato dall'architetto Piero Sartogo, non era una semplice disposizione di opere, ma un coordinamento dell'immagine, un’esperienza spaziale che alternava luci accecanti a semioscurità, luci nere o ultraviolette. Le sale ospitavano opere come le 'tombe' di Paolo Scheggi o il Tavolo caricato a morte di Vettor Pisani. Molti critici dell'epoca videro in questa mostra l'istituzionalizzazione di una neo-avanguardia ormai moribonda, un "cimitero del negativo". Tuttavia, l'evento rimane una testimonianza fondamentale di come il concetto di vitalità possa assumere forme oscure, quasi funeree, nel tentativo di esplorare le crepe di un sistema sociale in crisi.

Resilienza infantile e Gestalt: la vita nelle piccole cose

Il concetto di vitalità si declina infine nel quotidiano, anche nei momenti di massima restrizione, come nella psicoterapia infantile in tempo di crisi (ad esempio durante l'emergenza COVID-19). L'utilizzo del modello di Violet Oaklander, fondato sulla Gestalt, permette di inquadrare la terapia in questo momento con il titolo “Just for now” (Solo per adesso), suggerendo che l’obiettivo sia rinforzare il senso di sé e la resilienza dei bambini.

Il rapporto psicoterapeuta-bambino è di fondamentale importanza, specialmente quando la presenza fisica è limitata. Spiegare cosa sta succedendo utilizzando termini appropriati al livello di sviluppo è il primo passo per trasformare l'ansia in una gestione attiva della propria realtà. I bambini in fase di sviluppo tendono a sentirsi responsabili delle disgrazie; è quindi vitale comunicare che non è colpa loro e incoraggiare i genitori a fare lo stesso.

illustrazione di tecniche di art-therapy proiettiva utilizzate per stimolare la resilienza

Durante un periodo di crisi, è possibile manifestare reazioni differenti, dall'ansia ai disturbi ossessivi, fino alla depressione o al rifiuto della realtà. Invece di forzare il trattamento di problematiche radicate, la priorità diventa il supporto all'immediato per migliorare il "sentirsi bene" nel presente. Strumenti come la creazione di una lista di attività permesse o il tempo dedicato a sedute di "lamentela" strutturata permettono ai bambini di esprimere la rabbia e la frustrazione, trasformando le emozioni negative in atti creativi. Utilizzare le polarità - ad esempio contrapponendo sentimenti di tristezza a ricordi di momenti felici - aiuta a cambiare la prospettiva del bambino, riducendo lo stress e permettendogli di riappropriarsi della propria vitalità, anche in un ambiente virtuale o limitato.

Verso una visione integrata della vitalità

In conclusione, il percorso che va dall'idealismo foscoliano alla potenza esistenziale unamuniana, passando attraverso la provocazione artistica della Vitalità del negativo e arrivando alla cura dell'infanzia, ci rivela una costante: l'essere umano cerca continuamente di costruire un senso laddove la realtà oppone resistenza. Le illusioni di Foscolo, la disperazione religiosa di Unamuno, la riflessione estetica sull'arte italiana e le tecniche di resilienza nella Gestalt non sono che diversi linguaggi per descrivere lo sforzo indomito di un soggetto che, pur consapevole della propria finitezza e dell'oscurità del divenire, sceglie di agire. È in questa scelta - in questo "ostinarsi a non credere" alla fine totale - che la vitalità culla il vivere, trasformando l'esistenza in un'opera perennemente in divenire.

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