La Mezzaluna Fertile: Culla di Civiltà, Storia e Sfide Contemporanee

La Mezzaluna Fertile è una regione storica del Medio Oriente, il cui nome evoca immediatamente un'immagine di rigogliosità e prosperità in un'area altrimenti caratterizzata da vasti deserti. Gli storici hanno chiamato così questa regione proprio perché ha la forma di una mezzaluna e perché è caratterizzata dalla presenza di alcuni fiumi fondamentali, come il Nilo, il Giordano, il Tigri e l’Eufrate. Questi corsi d'acqua rendevano i terreni eccezionalmente fertili, favorendo così l’agricoltura e l’allevamento e, di conseguenza, l’insediamento umano. Questa area, nota anche come Mezzaluna Fertile, è spesso definita la "culla della civiltà" grazie alla sua straordinaria importanza nella storia umana, dal Neolitico all'età del bronzo e del ferro. Fu nelle valli fertili dei quattro grandi fiumi della regione che si svilupparono le prime civiltà agricole e le prime grandi formazioni statali dell'antichità, segnando tappe fondamentali nello sviluppo dell'umanità.

Che cos'è la Mezzaluna Fertile: Origini del Nome e Delimitazione Geografica

Durante le nostre prime lezioni di storia a scuola, tutti abbiamo sentito parlare della Mezzaluna Fertile: una regione che comprendeva il Mediterraneo orientale e il nord d'Africa, bagnata dai grandi fiumi Tigri, Eufrate e Nilo. Questa vasta area è più o meno semicircolare, con il lato aperto che punta a sud, l'estremità occidentale che coincide con l'angolo sud-est del Mediterraneo, il centro che cade direttamente a nord dell'Arabia, e la parte orientale all'estremità nord del Golfo Persico. Si protende come un esercito che punta a sud, con un'ala che si estende lungo la riva orientale del Mediterraneo e l'altra che arriva fino al Golfo Persico, mentre il centro raggiunge le montagne settentrionali. J.H. Breasted, nel suo "Ancient Times a History of the Early World", notava che "Questo grosso semicerchio, in mancanza di un nome, potrebbe essere battezzato 'Mezzaluna Fertile'. Non esiste un nome, né geografico né politico, che includa questo intero semicerchio."

Il primo "corno" di questa mezzaluna iniziava al Mar Mediterraneo nel sud di Canaan e si estendeva, allargandosi, prima a nord, poi a est e infine a sud-est, fra e sopra i fiumi Tigri ed Eufrate, finendo al Golfo Persico, dove restringendosi finiva nel secondo corno. La Mesopotamia, una regione che oggi è compresa gran parte nell’Iraq, si trova al cuore di questa mezzaluna. Il termine "Mesopotamia" deriva dal greco "mèsos" (mezzo) e "potamòs" (fiume), indicando chiaramente la sua posizione "tra i fiumi" Tigri ed Eufrate. È un territorio molto vasto, che ospita a Nord una zona completamente deserta, delimitata dai Monti Zagros, mentre a Sud-Est confina con l’altopiano arabo. La Mezzaluna Fertile si estende fino alla valle del Nilo, comprendendo zone dell’Anatolia, della Siria, della Palestina e, ovviamente, dell’Egitto, formando un'ampia regione ben irrigata, fertile e ospitale.

Mappa Mezzaluna Fertile

La Culla della Civiltà: La Rivoluzione Neolitica e le Prime Società Complesse

La Mezzaluna Fertile ha visto l’avvio della Rivoluzione Neolitica, cioè l’insieme di trasformazioni culturali, economiche e tecnologiche che hanno portato al progressivo addomesticamento di specie animali e vegetali. Questo processo ha segnato la nascita dei primi insediamenti urbani e la prima crescita della popolazione, portando infine allo sviluppo delle prime società complesse. L'importanza della Mezzaluna Fertile è associata soprattutto al Mesolitico e alla nascita dell'agricoltura. La zona occidentale attorno al Giordano e all'alto Eufrate diede le origini ai più antichi insediamenti neolitici noti, quelli del cosiddetto Neolitico A Pre-Ceramica o PPNA (Pre-Pottery Neolithic A), del IX millennio a.C. circa; a questo periodo risale per esempio il sito di Gerico.

Diversi fattori fecero di questa regione il teatro ideale della rivoluzione agricola. Il clima della Mezzaluna Fertile era di tipo mediterraneo, caratterizzato da estati lunghe e secche e inverni miti e umidi; tale clima favoriva lo sviluppo di piante annuali con grossi semi e fusto non legnoso, come le diverse specie di cereali e anche di legumi selvatici. Si trovavano spontaneamente nella regione le varianti selvatiche di quelle che sarebbero diventate le otto coltivazioni fondamentali del Neolitico: farro, einkorn (il progenitore del moderno frumento), orzo, lino, ceci, piselli, lenticchie e la Vicia ervilia, un legume simile alle lenticchie rosse. Fin dall'età del bronzo la fertilità della Mezzaluna è stata favorita dall'irrigazione. In origine, questa era di carattere naturale, dovuta alle esondazioni periodiche dei fiumi con il deposito di limo fertile su cui venivano seminati direttamente i semi, in vaste pianure paludose (l'agriculture de decrue). Successivamente, la necessità di mantenere efficienti le strutture di irrigazione e di contrastare un sempre attivo processo di suolo salino (salinizzazione) ha fatto sì che la regione conoscesse momenti alterni di grande produttività e di forte declino, in funzione delle diverse culture e forme sociali che vi si sono formate o insediate.

Gli Imperi e le Civiltà Antiche della Mezzaluna Fertile

Fu proprio in questa terra rigogliosa che si svilupparono le prime civiltà a noi note, in particolare in Mesopotamia. I Sumeri, organizzati in un sistema di città-Stato, tra cui ricordiamo Ur e Uruk, sono ritenuti i rappresentanti della prima civiltà stanziale della storia e i primi inventori della scrittura, stabilendosi in Mesopotamia nel V millennio a.C. Seguirono gli Accadi, che, sotto i re Sargon e Naram-Sin, diedero vita al primo "impero universale" della storia. Poi vennero i Babilonesi di Hammurabi, re saggio e sapiente, cui si deve un celebre codice di leggi. Gli Assiri, un popolo bellicoso e feroce, in breve tempo diedero vita a un vasto ma fragile impero. Successivamente, i Persiani, grazie alle capacità politico-organizzative dei sovrani, imposero la loro egemonia sull’area che andava dalla valle dell’Indo all’Egitto.

Nell’altopiano anatolico (l'odierna Turchia), a metà del II millennio a.C., partì l’espansione degli Ittiti. Essi, grazie alla superiorità militare, conquistarono la Mesopotamia e la Siria ed entrarono in conflitto con la vicina potenza egizia. Lungo il fiume Nilo, sin dal IV millennio a.C., nacque e si sviluppò la civiltà egizia, destinata a durare per 40 secoli, nonostante molteplici invasioni di altri popoli e la continua alternanza tra periodi di stabilità politica e periodi di crisi. A partire dal 1200 a.C. sulla costa siro-palestinese, i Fenici, popolo di mercanti e navigatori, si organizzarono in città-Stato autonome e intrapresero una politica di espansione commerciale e coloniale nel Mediterraneo. Contestualmente in Palestina si insediarono gli Ebrei. La Mesopotamia, grazie proprio alle inondazioni costanti dei fiumi che rendevano il suolo adatto all’agricoltura, fu terra di insediamento umano. Durante l'età del bronzo, ospitò imperi come quello assiro, accadico, babilonese e sumero, a cui succedette l'impero achemenide, prima che la zona fosse conquistata da Alessandro Magno nel 332 a.C. È la culla della civiltà, perché proprio qui è nata la prima scrittura, il cuneiforme, che facilitò la strada verso l’alfabetizzazione. È anche terra di biblioteche che consentirono alla popolazione di imparare a leggere e scrivere.

Dal Paradiso al Deserto: Trasformazioni Climatiche e Antropiche nel Passato

Se guardiamo oggi una qualsiasi mappa satellitare, ci rendiamo subito conto che gran parte di quella regione, che un tempo era la Mezzaluna Fertile, è semiarida o desertica. Sembra strano, vero? Che cosa c’è di fertile in quel luogo? Oggi no, ma migliaia di anni fa quella vasta regione era davvero un rigoglioso giardino. Alcuni studiosi di miti e culture antiche vedono in questo cambiamento così drastico l'origine del mito dell'espulsione dal paradiso, presente nella Bibbia e in altri racconti antichi. Ma come si è passati da un paradiso agricolo a un paesaggio arido e ostile? La ragione è tanto curiosa quanto inevitabile: il movimento del nostro pianeta.

Circa 5.000 o 6.000 anni fa, cambiamenti quasi impercettibili nell'orientamento della Terra hanno fatto sì che l'asse terrestre si raddrizzasse leggermente e che la sua orbita diventasse meno eccentrica. Questo fenomeno è dovuto ai cosiddetti cicli (orbitali) di Milanković, i quali influenzano i movimenti del nostro pianeta su scale temporali di decine, se non centinaia, di migliaia di anni. Questi cambiamenti influenzano la quantità di radiazione solare che il nostro pianeta riceve in diverse regioni, determinando il clima su larga scala e provocando, ad esempio, l'inizio e la fine delle ere glaciali. Il risultato di questi cambiamenti fu che le estati nell’emisfero settentrionale divennero meno calde e, di conseguenza, si ridusse la quantità di piogge che irrigavano il nord d'Africa e il Mediterraneo orientale, a causa della minore presenza di vapore acqueo nell’atmosfera. L’impatto sulla Mezzaluna Fertile fu graduale ma profondo: il Sahara, un tempo un’immensa savana rigogliosa, si trasformò progressivamente in un deserto, le foreste si ritirarono e i terreni persero lentamente la loro fertilità.

A dire il vero, questo fenomeno non fu l'unico responsabile del cambiamento climatico. Le società antiche, nel tentativo di migliorare i raccolti, costruirono canali d'irrigazione che provocarono effetti dannosi a lungo termine. Inondando eccessivamente i campi in un contesto già arido, nel terreno cominciarono a formarsi croste saline, che ostacolavano l’assorbimento dell’acqua e compromettevano la nutrizione delle piante. Così, mentre l’agricoltura favoriva lo sviluppo e la prosperità di grandi civiltà, la terra, silenziosamente, iniziava a deteriorarsi. Il deterioramento accelerò con il passare dei secoli, soprattutto quando imperi come quello neobabilonese o assiro si espansero: la deforestazione, l'agricoltura e il pascolo eccessivo aumentarono l'erosione e la desertificazione. Di generazione in generazione, il paesaggio cambiò lentamente ma costantemente per le generazioni che vivevano nell'antica Mezzaluna Fertile, e questo andò di pari passo con l'ascesa e la caduta degli imperi. Alcune culture hanno saputo reagire in tempo, ma altre sono rimaste indietro. Mentre le prime culture della Mesopotamia crollavano e altre sorgevano al loro posto, civiltà come quella egizia sopravvissero utilizzando le loro conoscenze tecniche per adattarsi alla nuova situazione. Le società scoprirono nuovi modi per sopravvivere utilizzando l'acqua disponibile, cambiando le colture e sviluppando nuovi metodi di irrigazione.

Grafico cicli di Milanković

Nuove Prospettive sul Clima Antico: Lo Studio di Scientific Reports

Molti studiosi hanno ipotizzato che il clima abbia giocato un ruolo cruciale in questo processo. In particolare, una crisi climatica identificata a livello globale e datata attorno a 8.200 anni fa, avrebbe provocato proprio nella Mezzaluna Fertile un periodo arido della durata di pochi secoli, spingendo le popolazioni Neolitiche a mettere a punto nuove strategie per migliorare la resa dei campi coltivati e successivamente la creazione dei primi centri urbani. Tuttavia, lo studio pubblicato su Scientific Reports, coordinato da Eleonora Regattieri del Cnr-Igg e da Andrea Zerboni, docente del dipartimento di Scienze della Terra dell’Università Statale di Milano, getta una nuova luce sul ruolo svolto dalla variazione di intensità delle piogge su questo processo.

Il gruppo di geoarcheologi e paleoclimatologi, operando nell’ambito di un progetto di ricerca archeologica nel Kurdistan iracheno coordinato dall’Università di Udine, ha prelevato uno speleotema (concrezione di grotta) formatosi a cavallo dell’evento climatico di 8.200 anni fa. Le sue proprietà geochimiche permettono di "registrare" le variazioni di intensità delle piogge; tali variazioni sono state analizzate con una risoluzione decennale. "Le analisi hanno dimostrato, per la prima volta la scarsa rilevanza di questo evento nella regione, dove non si assiste a una forte aridificazione come precedentemente ipotizzato", spiega Regattieri. "Il confronto con i dati archeologici ha invece mostrato una corrispondenza tra le variazioni delle precipitazioni evidenziate dallo speleotema e il modo in cui la popolazione del Neolitico ha sfruttato l'ambiente circostante, soprattutto in termini di distribuzione degli insediamenti e gestione delle risorse idriche." Secondo i ricercatori, le comunità archeologiche della Mezzaluna Fertile erano molto più versatili di quanto si potesse immaginare: "La nostra ipotesi è che la variabilità climatica, che porta a un aumento dello stress o al miglioramento delle condizioni ambientali di fondo, sembra solo modulare le dinamiche culturali e di sussistenza esistenti, che tuttavia non sono direttamente attribuibili al cambiamento climatico stesso", aggiunge Andrea Zerboni.

Le Rotte Commerciali e la Mezzaluna Fertile nella Storia Biblica

La Mezzaluna Fertile non era solo un centro di sviluppo agricolo e civile, ma anche un crocevia cruciale per le rotte commerciali. Le rotte commerciali tra l’Egitto e la Mesopotamia seguivano proprio la Fertile Mezzaluna e attraversavano la Palestina. La terra di Israele, in particolare, faceva quindi da ponte sulle rotte commerciali della Mezzaluna Fertile. Il traffico di carovane era senza fine, trasportando merci preziose attraverso vaste distanze. Il rame e il lino venivano trasportati dall’Egitto, le tinte da Canaan, l’argento dall’Asia Minore, e così via, alimentando un'intensa rete di scambi.

La strada diretta dall’Egitto a Ninive o a Babilonia era impraticabile a causa delle estese zone desertiche. Il tragitto delle carovane di cammelli doveva quindi essere più articolato: da Babilonia si muovevano lungo il fiume Eufrate, poi verso Damasco, per poi seguire la costa mediterranea fino a Gaza e da lì in Egitto. Queste erano le vie di comunicazione della Fertile Mezzaluna, essenziali per il commercio e la connessione culturale. Un esempio storico significativo di chi percorse queste rotte è Abraamo, che dovette seguirle per spostarsi dalla città di Ur dei Caldei (in Mesopotamia) alla Terra Promessa. "Il Signore disse ad Abramo: ‘Va’ via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va’ nel paese che io ti mostrerò’" (Gn 12:1). Tera prese Abramo suo figlio e Lot, figlio di Haran, suo nipote, e Sarai sua nuora, moglie di Abramo suo figlio, e uscirono con lui da Ur dei Caldei per andare nel paese di Canaan. A suo tempo arrivarono ad Haran e presero a dimorarvi" (Gn 11:31, TNM). Da Ur a Canaan, in linea d’aria, sono poco più di 1000 chilometri. "Abramo prese dunque Sarai sua moglie e Lot figlio di suo fratello e tutti i beni che avevano accumulato e le anime che avevano acquistato ad Haran, e uscirono per andare nel paese di Canaan" (Gn 12:5, TNM). Per andare da Haran a Canaan non aveva altra via che passare per Damasco, evidenziando l'importanza geografica di questa regione anche per gli spostamenti biblici.

Rotte commerciali antiche nella Mezzaluna Fertile

La Mezzaluna Fertile Oggi: Una Ricchezza Asfittica e le Sfide del Presente

Oggi, la Mezzaluna Fertile è ancora la patria di milioni di persone, ma la sua capacità produttiva è molto inferiore rispetto a millenni fa. La sua storia ci insegna che anche le grandi civiltà sono in balia di eventi cosmici, e infatti nella storia recente ci sono testimonianze di "piccole ere glaciali" che hanno messo in difficoltà società in teoria molto più preparate di quelle antiche. Quella ricchezza che un tempo era l'abbondanza dei fiumi, oggi è asfittica; la Mezzaluna, culla della civiltà, è sempre meno verde. L’immagine più potente arriva dalle paludi della Mesopotamia, zona acquitrinosa all’incontro dei due fiumi, dal 2016 patrimonio dell’umanità, che muoiono lentamente.

L’ultimo allarme lo hanno lanciato proprio i masgouf, le carpe, che girano sulla brace fuori dai ristoranti da Erbil a Baghdad, dal Kurdistan iracheno alla capitale federale. Sono uno dei piatti più amati e venduti per le strade di ogni regione del paese, perché il Tigri e l’Eufrate l’attraversano tutto. Tuttavia, a migliaia ne sono morti lungo tutto l’Eufrate, un decesso misterioso di cui ha discusso anche il parlamento iracheno. Poco tempo prima, tra settembre e ottobre, un altro monito: le acque di Bassora contaminate hanno intasato gli ospedali, con oltre 100mila ricoverati in poche settimane, compreso l’ambasciatore dell’Unione europea in Iraq, Ramon Blecua. La contaminazione ha infiammato le già dure proteste della popolazione della città a sud di Baghdad per l’assenza di servizi e l’alta disoccupazione, con i manifestanti che hanno dato alle fiamme gli uffici di alcuni dei principali partiti iracheni. Il giallo delle carpe, in attesa di essere "risolto", ha già le sue vittime. I piscicoltori iracheni non nascondono la disperazione per il crollo della produzione che si tradurrà nell’immediato in un’impennata dei prezzi. Essi hanno dovuto assumere altri lavoratori per rimuovere i pesci morti dalle vasche.

Le ragioni potrebbero essere diverse, ma le tracce portano tutte verso lo stravolgimento del clima nella regione. Le paludi della Mesopotamia si sono ridotte della metà rispetto al 2017, arrivando ad appena 1.200 chilometri quadrati. La scorsa estate 4mila persone, tra cui la famiglia di Rachid Jassim, un anziano delle paludi e allevatore di bufali, hanno dovuto abbandonare le loro case. Non solo a sud: secondo l’Onu ogni anno l’Iraq perde 250 km quadrati di terre fertili a causa della desertificazione. Con il 30% della popolazione irachena concentrata nelle zone rurali, la stima, fornita dal ministro dell’Ambiente, è di quattro milioni di sfollati interni nei prossimi otto anni se non si risolve la crisi idrica. Se poi verrà meno la produzione nei tradizionali bacini di agricoltura e allevamento, Baghdad sarà costretta a importare grano, latte, uova, carne per dare da mangiare a città sempre più numerose. Nella regione di Bassora a morire sono le palme da dattero e gli alberi da frutta. Nella provincia ovest di Anbar è il riso che non c’è più, vietato dal governo la scorsa primavera perché richiede troppa acqua. Poco più a nord scompaiono le terre: secondo Munir al-Saadi, sindaco di al-Musharrah, sentito da Middle East Eye, «ogni mese tre contadini abbandonano la terra, i nostri villaggi si stanno svuotando. La metà dei 60 villaggi del distretto non esiste più a causa della desertificazione».

Immagine desertificazione Iraq

La Crisi Idrica e la Geopolitica dell'Acqua

La crisi idrica attuale è profondamente legata alla gestione e alla politica dell'acqua nella regione. L’Iraq, conosciuto come il Paese dei fiumi, si trova ad affrontare un grave problema a causa della costruzione di megaprogetti dirompenti, come la diga di Ilisu in Turchia e la diga di Daryan in Iran, che rischiano di avere un impatto distruttivo sui flussi d’acqua. Anno dopo anno, il suolo si desertifica, ampie aree umide si prosciugano e la popolazione locale perde gran parte dell’economia legata alla presenza dell’acqua: pesca, allevamento di bufali, raccolta di canne palustri e dai pascoli verdi. La comunità che esiste ancora, di 300mila persone nelle paludi della Mesopotamia, oggi ha paura. La stessa paura che provarono negli anni Novanta quando, per punirli della loro partecipazione alle sollevazioni sciite, Saddam Hussein prosciugò il 90% delle paludi, un atto che si configura come uno dei più grandi disastri ambientali e umanitari del ventesimo secolo. Migliaia di persone furono uccise e altrettante costrette alla fuga. Dopo la caduta del regime, in seguito all’invasione americana dell’Iraq nel 2003, i pochi residenti locali distrussero le dighe di terra costruite per deviare l’acqua dalle zone umide e le paludi furono allagate. Molti abitanti ritornarono a viverci.

Oggi, dopo decenni di guerre, inclusa l’ultima battaglia contro Daesh/Isis, l’Iraq rischia di perdere nuovamente l’acqua del Tigri e dell’Eufrate che irrora le paludi mesopotamiche. Il cambiamento climatico, l’assenza di politiche idriche interne e l’impatto delle grandi dighe in costruzione in Turchia e Iran rappresentano alcune delle minacce più incombenti per quest’area, culla della civiltà dei Sumeri. Sono già dieci le dighe sull’Eufrate e sei sul Tigri solo in Turchia, parte del mega progetto di irrigazione e di energia elettrica di Ankara, il Southeastern Anatolia Project (GAP). Il piano ne prevede di più, 22 dighe totali e 19 impianti idroelettrici sui due fiumi al confine con Siria e Iraq, con l’obiettivo di irrigare 1,7 milioni di ettari di terre turche e di produrre 27 miliardi di kWh l’anno. Così la scorsa estate il livello dell’Eufrate si è abbassato ancora, mezzo metro di profondità, la metà del livello di aprile. Se nelle paludi i bovini sono scheletrici, in altre aree le colture sono compromesse. Rachid Jassim, dopo un viaggio nelle regioni settentrionali dell’Iraq, ha detto: «Ho visto i fiumi là, a nord - Sono pieni d’acqua. Non capisco perché non ci venga reindirizzata. Se la situazione resta questa, non sapremo cosa fare e dove andare. Io non conosco nessun altro luogo al di fuori delle paludi.»

Purtroppo, l’acqua viene attualmente utilizzata dai Paesi vicini e posti a monte del bacino idrografico, come la Turchia e l’Iran, come uno strumento politico. La gestione dell’acqua è uno strumento geopolitico per esercitare pressioni sull’Iraq su questioni come l’energia, i vantaggi economici, la questione curda, l’agricoltura, ecc. Nonostante l’inclusione delle paludi nell’elenco dei siti ambientali Patrimoni dell’Umanità e delle zone umide di importanza internazionale, il comportamento di Turchia e Iran sulla questione dell’acqua è ancora basato su decisioni unilaterali. Turchia e Iran non si sono curati degli accordi storici o delle convenzioni internazionali, in particolare di quanto stabilito nella Convenzione di Ramsar del 1971, in merito alla costruzione di dighe e alla deviazione dei corsi d’acqua, e non hanno firmato l’Accordo quadro internazionale del 1997. Anche se ci sono state recenti discussioni tra Iraq e Turchia in materia di acqua, i punti dell’accordo non specificano la quantità di acqua che la Turchia fornirà all’Iraq nel prossimo decennio.

🏺 Arte della Mesopotamia: la nascita della civiltà tra Tigri ed Eufrate

I Ma'dan, Eredi dei Sumeri, e la Lotta per la Conservazione

Tra Nassiriya e Bassora, luoghi a noi noti per la presenza militare durante la seconda guerra del Golfo, ma anche per essere stati il centro dell’antica civiltà dei Sumeri, vi è la palude di acque dolci in prossimità della città di Al-Chibayish, tra le aree inserite nel 2016 tra i siti iracheni patrimonio mondiale dell’Unesco, dove l’Eufrate a poco a poco si avvicinava al fiume Tigri, formando quella che un tempo era l’ampia regione fertile, conosciuta dagli antichi con il nome di Guedenna. A Al-Chibayish, località a 400 chilometri a sud di Baghdad, nel cuore della Mezzaluna Fertile, vive e opera Jassim Al-Asadi, 66 anni, ingegnere, fondatore dell’ong locale Nature Iraq e da sempre sostenitore dell’importanza della biodiversità di quest’area. Abbiamo intervistato Al-Asadi, conosciuto oltre i confini del suo Paese come attivista ambientale e per aver subito anche dei periodi di detenzione per il suo impegno.

Le paludi mesopotamiche nel sud dell’Iraq, un tempo il più grande sistema di zone umide del pianeta, sono state abitate per migliaia di anni dai Ma’dan, o arabi delle paludi, ma rimangono remote, isolati e praticamente sconosciute. Questi sono gli eredi della civiltà sumera. I loro rituali, i loro modi di vivere, i loro stili abitativi, molte delle loro tradizioni e leggende sono legati a quella civiltà, e non possono vivere senza l’acqua e l’economia delle paludi che ne deriva. Come i pesci, muoiono lentamente quando le paludi e i fiumi si prosciugano. Negli ultimi quattro anni si è assistito a una migrazione degli allevatori di bufali e dei pescatori verso i centri urbani, a causa della mancanza di acqua e della siccità che ha danneggiato le loro paludi. Il loro futuro è molto preoccupante.

La campagna "Save the Tigris", nata nel 2012 da una coalizione di ong irachene e internazionali, si batte per trasformare i due fiumi e la loro acqua da ragione di conflitto a piattaforma per la pace. Sul proprio sito web, la campagna scrive: «Il governo turco sta costruendo numerose dighe sul fiume Tigri senza consultarsi con il governo iracheno e le comunità locali e senza compiere alcuno studio sugli effetti di simili progetti. Lo stesso fa il governo iraniano su fiumi affluenti del Tigri e il governo del Kurdistan iracheno. Le infrastrutture idriche vengono utilizzate per fini politici e militari nei conflitti, come dimostra la diga di Mosul.» Per farlo, Save the Tigris propone il coinvolgimento delle comunità locali, della stampa, delle organizzazioni di base e dei centri ricerche dei paesi interessati. Se non ci fossero state le paludi e i fiumi, non avremmo avuto i Sumeri e la civiltà che conosciamo. Basta questo per sperare in un maggiore sforzo della comunità internazionale?

I Sumeri si stabilirono sulle rive dei fiumi Tigri ed Eufrate e ai margini delle paludi che essi formavano, inventarono sistemi di irrigazione, case di canne, metodi di pesca tradizionali e crearono la scrittura nella sua prima forma. Oggi, i discendenti dei Sumeri vivono all’interno e intorno alle paludi e appartengono a una storia molto antica, che fa sperare nella sua conservazione. Il patrimonio, i modi di vita e le culture locali sono possibili grazie all’insistenza su una giusta quota delle acque della Mesopotamia e dei fiumi iraniani che sfociano nello Shatt al-Arab o nella parte orientale dell’Iraq. Possiamo imparare dai Sumeri molte lezioni e visioni per preservare le paludi del sud dell’Iraq, tra cui l’adesione ai concetti riguardanti l’equa distribuzione dell’acqua, la cooperazione per scongiurare il pericolo del suo cattivo uso, lo sviluppo di nuove idee per il suo razionale utilizzo, l’amore per l’ambiente e l’esistenza di un governo equo, le cui priorità siano chiare, per mettere l’acqua al centro di tali attenzioni.

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