Il Mistero della Fecondità nel Sacramento del Matrimonio: Una Vocazione d'Amore

Il termine "matrimonio" trae le sue radici dal latino matris munus o munium, che indica la parte rilevante della donna nella famiglia. Altri nomi storicamente significativi includono "coniugio" (coniugium), che il Catechismo del Concilio di Trento spiega come quia mulier cum viro quasi uno iugo astringitur, e "connubio" (connubium), derivante da nubere (velare), in riferimento all'usanza di porre sul capo della sposa il flammeum. Queste etimologie non sono meri esercizi linguistici, ma aprono la strada alla comprensione teologica di un istituto che, elevato da Cristo alla dignità di sacramento, costituisce la cellula fondamentale della società e della Chiesa.

rappresentazione simbolica dell'unione nuziale

La natura sacramentale e l'indissolubilità

Le proprietà essenziali del matrimonio sono l’unità e l’indissolubilità, che nel matrimonio cristiano conseguono una peculiare stabilità in ragione del sacramento. Nessuna autorità umana può mutare l’istituto del matrimonio così come Dio l’ha voluto e corredato nei suoi elementi intrinseci e sostanziali: «Esso (il consenso sponsale) non può essere supplito da nessuna potestà umana». Gesù Cristo, nostro Redentore, opera, innanzitutto, un restauro del matrimonio secondo il progetto originale di Dio, un ritorno alle origini. Lo stesso Cristo che ha istituito e perfezionato i santi sacramenti, con la sua passione ci ha meritato la grazia per perfezionare quell’amore naturale, per confermarne l’indissolubile unità e santificare gli sposi.

Il patto matrimoniale, con cui l’uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunione di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione e educazione della prole, tra i battezzati è stato elevato da Cristo Signore alla dignità di sacramento. Per il battezzato quindi non vi è un duplice matrimonio, quello naturale e quello sacramentale; pertanto tra i battezzati non può sussistere un valido contratto matrimoniale che non sia per ciò stesso sacramento.

Il consenso come atto costitutivo

L’atto che costituisce il matrimonio è il consenso delle parti manifestato legittimamente tra persone giuridicamente abili. Il consenso matrimoniale è l’atto della volontà con cui l’uomo e la donna, con patto irrevocabile, danno e accettano reciprocamente se stessi per costituire il matrimonio. Che il consenso tra due battezzati sia l’elemento unico e necessario che costituisce il sacramento del matrimonio si evince anche dal fatto che la Chiesa considerò valido per secoli il matrimonio clandestino, nel quale era sufficiente il libero consenso degli sposi, dichiarato davanti a due testimoni.

Il ministro sacro (sacerdote o diacono) si accosta agli sposi e li interroga davanti all’assemblea liturgica affinché dichiarino pubblicamente le loro intenzioni. La solenne benedizione non è pronunziata in stretta connessione con i riti essenziali del matrimonio, ma dopo il Pater. Anticamente si trattava di una benedizione riservata unicamente alla Sposa, in considerazione del ruolo importante riconosciuto alla madre nella famiglia, secondo il rilievo che il termine matrimonio contiene. Nel rito vigente, lo sposo e la sposa sono avvolti dalla benedizione invocata su di loro dalla Chiesa, evidenziando l’identica dignità e la differenziata responsabilità nei loro ruoli matrimoniali.

Il mistero nuziale nella Lettera agli Efesini

Il noto testo della Lettera agli Efesini (Ef 5, 21-33) è certamente il testo normativo e più esplicito sul sacramento del matrimonio e sul mistero in esso contenuto. «Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!».

L’Apostolo, nel mentre contempla con docile venerazione il progetto divino del matrimonio, ne attesta al contempo la necessità del dono della grazia, ossia di quella virtù soprannaturale della carità, che consente agli sposi cristiani di realizzare pienamente il progetto divino, elevandolo e uniformandolo alla mistica unione di Cristo con la Chiesa. L’odierna mentalità, divenuta un’insidiosa e letale tentazione, è quella di non credere più nell’azione della grazia, tentando una riduzione o alterazione delle leggi divine, che costituiscono l’identità oggettiva e la finalità congenita del matrimonio.

[Ep. 1/3] L'amore di Cristo ci Costringe - Bill Wilson ft Antonio Morra || #HopeFaithOfficial • 2019

Fraintendimenti comuni sulla missione di coppia

Esiste una missione degli sposi inscritta nel sacramento, ma spesso si cade in tre grandi fraintendimenti:

  1. Il fraintendimento "clericale": considerare il matrimonio come una vocazione di "serie B" rispetto all'Ordine, cercando di scimmiottare ruoli pastorali o di rivendicare spazi che non appartengono alla natura del sacramento.
  2. Il bisogno di affermazione: idealizzare la missione come un'impresa straordinaria ed esaltante, dimenticando che il matrimonio vive della quotidianità e del mistero pasquale.
  3. La deriva volontarista: l'idea che la missione sia qualcosa che dobbiamo produrre noi con i nostri sforzi, trasformando la coppia in un "team" produttivo invece di lasciarsi trasformare dalla Grazia.

La missione degli sposi è, in ultima analisi, lasciarsi fare da Dio. Non è una questione di fare cose, ma di accogliere l'Amore che genera la Vita. Se c’è l’amore tra sposi, Dio mantiene la promessa contenuta nella sua benedizione primordiale: «Siate fecondi e moltiplicatevi». La fecondità, per qualsiasi coppia, sboccia e accade perché è un dono, non un progetto da programmare a tavolino.

La fecondità come apertura al reale

La fecondità va intesa come apertura alla vita, in tutte le sue forme e manifestazioni. Può essere attenzione al vicinato, alle persone sole, ammalate, o ai bambini in difficoltà. Un articolo sulla procreazione responsabile del card. Cafarra ci aiuta a capire quali sono le condizioni che rendono il concepimento eticamente buono, ricordando che la persona del futuro concepito ha diritto di nascere in un contesto nel quale si possa presumere l'accesso ai beni umani fondamentali.

L'adozione e l'affidamento sono forme strutturate ed impegnative per vivere questa fecondità. Tuttavia, anche forme più leggere di accoglienza ed ospitalità - come offrire ascolto, compagnia o aiuto nei compiti ai figli di famiglie in difficoltà - alimentano una cultura della vita. La fecondità si estende anche all'impegno sociale e politico, ricordando che la politica (da res publica) riguarda il bene comune. Impegnarsi per la salvaguardia del creato, partecipare attivamente alla comunità cristiana o semplicemente offrire cura agli anziani soli, sono tutte espressioni di una fecondità che non si chiude nel nido familiare, ma si dilata verso la "famiglia grande" della Chiesa e del mondo.

Il corpo come sacramento della persona

Nel film Her, l'intelligenza artificiale Samantha invidia il corpo umano perché soltanto esso possiede "l’attributo sponsale", ovvero la capacità di esprimere l'amore. Giovanni Paolo II definisce il corpo come "sacramento della persona". La vicenda di Theodore nel film ripropone il quesito posto dai farisei a Gesù: «È lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?». La risposta di Cristo, «in principio non fu così», ci ricorda che la sessualità è stata ferita dal peccato, ma che Cristo si è fatto uomo proprio per guarire questa ferita e ricondurci all'amore vero.

La dottrina sulla chiamata di tutti i membri del popolo di Dio alla santità, elemento centrale del Concilio Vaticano II, conferma che il matrimonio è una modalità in cui si esprime l'imitazione di Cristo. Esso non è una semplice istituzione sociale, né un rimedio alle debolezze umane: è un'autentica vocazione soprannaturale. Attraverso il sacramento, l'intima comunità di vita e di amore coniugale viene elevata e assunta nella carità sponsale di Cristo.

La vocazione nel quotidiano

La specificità della vocazione matrimoniale consiste nell'introdurre in una dimensione nuova le esigenze di santità proprie di qualsiasi vocazione cristiana. Il matrimonio indica il modo esistenziale e concreto - la vita coniugale e familiare - nel quale gli sposi devono vivere la loro chiamata. Il sacramento genera la vocazione matrimoniale nel suo "essere", abbracciando tanto il suo sorgere quanto il suo svilupparsi.

Non dobbiamo dimenticare che la sacramentalità, lungi dal separare gli sposi dalle realtà quotidiane, li porta a modellarle secondo i disegni di Dio. Anche le molestie della vita, se sopportate con pazienza, diventano spirituali sacrifici graditi a Dio. Recuperare la categoria del mistero è la sfida per l'uomo contemporaneo. Di fronte alla "debolezza della ragione", che spesso si perde nella frammentarietà, l'uomo trova la sua pienezza entrando nel mistero della relazione. Come Adamo, che nella scoperta di Eva scopre se stesso e la propria identità, così ogni sposo e ogni sposa, nel sacramento del matrimonio, sono chiamati a riconoscere nell'altro il dono di Dio, trasformando l'esistenza in un cammino divino sulla terra.

immagine di un albero che simboleggia la fecondità e la crescita

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