La biologia riproduttiva: la cerva più forte partorisce maschi e i meccanismi dell'evoluzione

La complessità dei meccanismi riproduttivi nel regno animale sfida costantemente le nostre concezioni lineari sulla selezione sessuale e sulle strategie di sopravvivenza. Mentre la regola generale nelle specie eterogamiche - quelle in cui i gameti maschili e femminili differiscono per forma e dimensione - prevede che sia la femmina a portare a termine la gravidanza, la natura presenta eccezioni affascinanti e meccanismi biologici sottili che regolano il successo riproduttivo e il sesso della prole.

Ritratto di un cervo nobile maschio con palchi imponenti nella foresta

L'eccezione della gravidanza maschile: il caso dei Syngnathidae

In natura esiste un’eccezione che non rispetta il principio universale secondo cui la gravidanza viene portata a termine esclusivamente dalla femmina: gli organismi di sesso maschile della famiglia dei Syngnathidae (pesci ago e cavallucci marini) sono in grado di portare a termine la gravidanza e di partorire i piccoli. I Syngnathidae sono una famiglia di pesci di acqua marina che comprende due sottofamiglie: Syngnathinae, i pesci ago, e Hippocampinae, i cavallucci marini. Il genere Hippocampus, a cui appartiene il comunemente noto cavalluccio marino, è quello più conosciuto.

Questi pesci possiedono caratteristiche che li distinguono nettamente dagli altri pesci ossei: non hanno la pinna caudale né le pinne pelviche, nuotano in verticale, il corpo è rinforzato dalla presenza di placche ossee, non hanno i denti e sono dotati di un muso allungato. L’accoppiamento è preceduto da eleganti danze in cui i pesci intrecciano le loro code l’una sull’altra; in alcuni casi durante il rituale di accoppiamento i cavallucci marini possono cambiare colore. Successivamente, al momento della fecondazione, la femmina depone le uova non fertilizzate nella tasca ventrale del maschio. Le uova vengono ossigenate e protette per tutta la durata della gestazione che va dai 14 ai 28 giorni. Durante la gravidanza il cavalluccio marino maschio diventa aggressivo e il suo corpo si gonfia; questo cambiamento fisico è una protezione dai possibili predatori.

Strategie riproduttive e cure parentali nel mondo animale

Sebbene la gravidanza maschile sia un fenomeno possibile solo nei pesci della famiglia Syngnathidae, ci sono maschi di alcune specie animali che si occupano attivamente dei piccoli e delle cure post-parto. Il maschio del pipistrello gigante della frutta (Dyacopterus spadiceus) è un mammifero che produce latte per i suoi piccoli. Il maschio, grazie ai suoi grandi capezzoli, è in grado di produrre più latte delle femmine; la causa di ciò è ancora sconosciuta ma si ipotizza che sia dovuto ad una variazione evolutiva affinché i piccoli di questa specie possano ricevere una doppia fonte di sostentamento.

Il maschio di pinguino imperatore (Aptenodytes forsteri) mantiene al caldo le uova appena deposte dalla femmina tenendole in equilibrio sui piedi e proteggendole con una piega della pelle, il marsupio della cova. Durante le cure parentali i maschi non mangiano nulla e aspettano il ritorno della madre in viaggio per la ricerca di cibo. Il nandù (Rhea americana), grosso uccello sudamericano, cova le uova deposte dalla mamma per tutte le sei settimane e si occupa dei piccoli appena nati. I maschi di rana di Darwin (Rhinoderma darwinii) trasportano le larve sul dorso oppure ingoiano i girini per farli sviluppare in particolari tasche boccali al riparo dai pericoli. Anche nel mondo dei pesci, il Re di triglie (Apogon imberbis) e i pesci della famiglia Opistognathidae (pesce mascella) covano le uova all'interno della bocca, proteggendole fino al momento della schiusa.

[ GIRO DEL MONDO ] Antichi europei. Il cavalluccio marino

Selezione sessuale e successo riproduttivo del cervo nobile

Il cervo nobile (Cervus elaphus) rappresenta un modello fondamentale per comprendere la selezione sessuale. I maschi adulti possono essere lunghi sino a 2,55 m e alti, al garrese, sino a 1,50 m, con un peso che va da 200 a più di 250 kg nei casi eccezionali. I palchi, strutture analoghe ma non omologhe alle corna dei Bovidi, rappresentano la principale caratteristica dei maschi. Al suo secondo anno di vita, il giovane cervo subisce la decalcificazione della base dei primi palchi, che si staccano e cadono; il fenomeno si ripete regolarmente ogni anno, aumentando in volume, peso e numero di punte.

All'inizio dell'autunno, da metà settembre a metà ottobre, inizia la stagione degli amori. In questo periodo, i maschi si separano e iniziano a sfidarsi bramendo per rivendicare il possesso delle femmine. Avrà la meglio chi riesce a bramire più forte intimorendo gli altri. La forza e la potenza del bramito dipendono dalla stazza dell'animale e dalle sue condizioni di vita. Il cervo raduna intorno a sé da 5 a 15 femmine, che custodisce gelosamente, a prezzo di lotte furiose contro tutti i rivali. Le lotte tra i maschi sono rare: infatti, prima di passare alle armi i contendenti si sfidano "a voce" (bramito), effettuano marce parallele e solo in casi estremi passano allo scontro fisico.

Mappa dell'areale di diffusione del cervo nobile in Europa e Asia

Il legame tra qualità del maschio e sesso della prole

Una scoperta affascinante riguarda la correlazione tra le condizioni fisiche del maschio e il sesso della prole nel cervo. I maschi di cervo devono essere più forti delle femmine per poter sopravvivere. Secondo una ricerca, i cervi con lo sperma migliore hanno più possibilità di concepire figli maschi. I biologi hanno osservato che dai cervi più prolifici sono nati molti maschi, mentre quelli meno fertili hanno avuto in maggioranza prole femminile. La tesi suggerisce un sistema di "autodifesa" genetica: se un maschio debole mette al mondo altri maschi come lui, ha poche speranze che possano sopravvivere e riprodursi. Invece, la figlia femmina non eredita la debolezza del tratto maschile (come la dimensione dei palchi o la potenza in combattimento), permettendo alla linea genetica di proseguire in altro modo.

Questo fenomeno si riflette anche nella biologia umana. Una gravidanza che si protrae nel tempo sembra essere associata alla nascita di un figlio di sesso maschile. Tra le 498 donne in cui la gravidanza è durata più di 12 mesi, la probabilità di avere figli maschi è stata di circa il 58%, mentre la percentuale di figli maschi tra le 4785 donne con gravidanze più brevi è stata del 51%. Gli autori hanno calcolato che ciascun anno aggiuntivo nel tentativo di concepire in modo naturale un figlio è associato ad una maggiore probabilità (4%) di partorire un figlio maschio. Questa scoperta fornisce sostegno alla tesi che, nei fluidi vischiosi, gli spermatozoi portatori del cromosoma maschile Y si muovono più velocemente rispetto a quelli che portano il cromosoma femminile X. Le donne, il cui muco cervicale è relativamente vischioso, presentano una maggiore probabilità di partorire figli maschi.

La complessità della competizione spermatica

La visione tradizionale della selezione sessuale è stata notevolmente modificata quando è divenuto chiaro che le femmine di molte specie si accoppiano con più di un maschio durante ciascun ciclo sessuale. La competizione spermatica si riferisce alla competizione tra eiaculati rivali per fecondare le uova a disposizione. Questa competizione ha guidato l'evoluzione di eiaculati più efficienti, tassi più alti di copulazione e il controllo della compagna nei maschi delle specie poliandriche.

Nei mammiferi, le caratteristiche più importanti dell'eiaculato che determinano il successo della fecondazione sono il numero, la motilità e la morfologia degli spermatozoi, strettamente correlate tra loro. Un'analisi comparativa ha mostrato che, in specie poliandriche dove la competizione spermatica è elevata, i maschi tendono a produrre spermatozoi più mobili e talvolta più lunghi, poiché il nuoto veloce rappresenta un vantaggio competitivo cruciale per raggiungere l'uovo per primi.

Diagramma schematico dell'apparato riproduttore femminile e il percorso degli spermatozoi

Evoluzione della viviparità: il progetto MALEPREG

La questione di cosa determini se sia il maschio o la femmina a partorire la prole rimane un interrogativo evolutivo controverso. La viviparità - la forma di riproduzione che implica il mantenimento di un embrione all'interno del genitore - è una forma di riproduzione costosa. Il progetto MALEPREG, guidato da ricercatori come Olivia Roth, ha analizzato l'evoluzione del sistema di accoppiamento nei Syngnathidae.

Sebbene la gravidanza maschile nei pesci e quella femminile nei mammiferi siano distinte e indipendenti, i risultati suggeriscono che questi adattamenti si basino su percorsi molecolari sorprendentemente simili. La regolazione di specifici geni immunitari, essenziali per la tolleranza immunologica dell'embrione, sembra essere un elemento condiviso. La ricerca indica che geni che nei mammiferi regolano il riconoscimento del "sé" rispetto all'altro sono stati riadattati nel corso dell'evoluzione della gravidanza maschile. Questo dimostra come la pressione selettiva possa trovare soluzioni biochimiche convergenti anche in contesti anatomici radicalmente differenti, confermando che la biologia riproduttiva non è solo una questione di anatomia, ma di complessi adattamenti genetici e immunologici che garantiscono la sopravvivenza della specie.

tags: #la #cerva #piu #forte #partorisce #maschi