Storia e significato delle culle nella fiaba: il destino dormiente de La Bella Addormentata

La fiaba de La Bella Addormentata rappresenta, nell'immaginario collettivo, molto più di una semplice narrazione per l'infanzia. Essa si configura come una complessa costellazione familiare, un archetipo che attraversa i secoli, trasformandosi da mito ancestrale a strumento pedagogico. Analizzare le culle e il sonno della protagonista significa addentrarsi in una riflessione profonda sulla sorte di una sfortunata principessa che, a causa della maledizione di una fata burbera, è costretta ad un sonno eterno fino a quando un principe non la risveglia. Si tratta di un personaggio femminile che attraversa tre stadi della vita: infanzia, adolescenza e vita adulta.

rappresentazione simbolica della nascita di una principessa in una culla reale

L'esclusione come motore del destino: Carabosse e l'ordine genealogico

Il cuore pulsante del conflitto risiede nella figura della fata, chiamata spesso Carabosse. Viene descritta come vecchia e scontrosa. Per via del suo problema di carattere, i genitori della principessina non la invitano, o peggio si dimenticano d’invitarla, mentre il resto delle fate sono accolte con grandi onori. Quando la fata lo viene a sapere, piomba nella festa. Sebbene in molte fiabe non venga detto a che età accadrà, Carabosse descrive un evento reale che si sta per compiere: in quanto fata e anziana, lei simboleggia l’antica origine di questo momento.

L’esclusione di una fata - tredicesima in un sistema che ne conta dodici - solleva questioni di equilibrio sistemico. Le fate sono le precedenti compagne del padre di Aurora, figure energetiche che rappresentano il passato. Gli ex hanno un ruolo sacro nella nostra vita: sono stati una palestra che ci ha allenato a diventare chi siamo ora. La coscienza dell’albero genealogico non permette che qualcuno venga escluso. Malefica reagisce con rabbia perché non si sente vista: questa mancanza di riconoscimento diventa un modo per rinnegare il tempo sacro trascorso insieme. Nessuno può essere escluso dall’albero genealogico.

La soglia biologica: il menarca come risveglio e addormentamento

Quale avvenimento reale si compie nell’arco di vita di una ragazzina che prevede la presenza di dolore? Il menarca è il primo flusso mestruale della donna, che rappresenta l’inizio del periodo fertile; può avvenire tra i 9 e i 16 anni, e per tale motivo spesso non viene detto precisamente a che età la principessa si pungerà. Il fuso che punge il dito è l'attivatore di un irretimento, ovvero una identificazione inconscia con un membro o un evento dell’albero genealogico.

In questa fase, la principessa si addormenta. Il sonno è una metafora potente: in alcuni casi le fate fanno addormentare anche il resto del regno, in altri il regno va perduto. Le fiabe venivano raccontate dagli adulti ai giovani come metodo d’insegnamento; il racconto serviva a spiegare alle giovani quale sarebbe stato il loro destino. Le piccole nobildonne venivano mandate in corti esterne per crescere, studiare e diventare giovani ideali da far maritare, mentre le figlie dei contadini venivano mandate a lavorare fin da giovani.

LE ORIGINI MACABRE DELLE FIABE PER BAMBINI

L’evoluzione della fiaba: da Basile a Perrault

La versione più antica ufficiale è il roman di Perceforest del 1340. Successivamente, Sole, Luna e Talia di Giambattista Basile (1634) offre una versione cupa dove il sonno è frutto di una profezia. Nella versione di Basile, la principessa incappa nelle ire della moglie del re, il quale ordina che i bimbi siano cucinati e che la giovane venga gettata nel fuoco.

Charles Perrault, ne La belle au bois dormant, edulcorò il testo per un pubblico d'alta borghesia, rimuovendo gli aspetti perturbanti ed enfatizzando valori come la pazienza. È interessante notare come, anche secondo Perrault, il principe non abbia bisogno di baciarla: sono passati cento anni e la giovane si sveglia da sola, trovandoselo davanti. La figura maschile risulta quindi accessoria, utile solo a mostrare le difficoltà della vita di una donna.

La metafora del bosco e il pioniere genealogico

Il bosco rappresenta l’inconscio, la parte più selvaggia di noi. Filippo, il principe, appare come il "pioniere genealogico". È colui che si sente la pecora nera della famiglia, un diverso, che ha il compito di far cambiare rotta all’albero genealogico facendo nuove esperienze. Il pioniere è colui che spezza gli incantesimi, risveglia dai sonni profondi e riconnette sé stesso e il suo albero alla vita. La lotta tra Malefica (ripetizione/fedeltà) e Filippo (evoluzione) rappresenta il percorso di crescita personale che il discendente è chiamato a fare per vivere il proprio destino.

Come sosteneva Marie-Louise von Franz, Rosaspina è la storia di una giovane "punta" da una figura materna ostile. Il risveglio non è mai un atto puramente esterno, ma un processo interiore. Anche lo scienziato John Newland, con la Legge delle Ottave, suggeriva che ogni otto elementi si presenti una ripetizione; analogamente, il risveglio richiede una rottura del ritmo ciclico delle generazioni.

schema grafico che illustra la rottura degli schemi genealogici attraverso il personaggio del pioniere

Coaching e consapevolezza: il risveglio dell'Io

Il Coaching è un metodo che permette di ricondurre la persona in contatto con il proprio dono. La parte femminile, creativa e magica, è il collegamento tra terreno e divino. La difficoltà di accedere a questa dimensione può provocare una spaccatura interiore. Il Coach accompagna il coachee in questo viaggio. Edgar Morin definisce il sistema come una unitas multiplex; in quest'ottica, Aurora può essere vista come il subconscio di Malefica, la parte di lei che deve risvegliarsi.

La metafora del bacio diventa allora l'accettazione incondizionata di ciò che siamo realmente. È il ricongiungimento tra la parte profonda e quella assopita dell'anima. La Bella Addormentata insegna la speranza: anche nei momenti di profonda depressione o disillusione, la vita può riprendere il cammino. Il castello è la nostra casa interiore, l'organizzazione delle nostre energie. Liberare ciò che dorme richiede lavoro, faticosa avanzata in selve intricate e, soprattutto, la consapevolezza che nulla è eterno, nemmeno il sonno più profondo. La fiaba insegna senza insegnare, lasciando che il lettore riconosca in sé le risorse necessarie per il proprio risveglio.

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