L’aborto è la più comune e frequente complicanza che si può verificare nel corso di una gravidanza. La donna incinta parla sempre di «attesa d’un bambino», come fenomeno che si manifesta all’esperienza di sentirsi madre nel tempo e nello spazio. Tale sentire non va trascurato, perché sottende un evento potente, ossia l’essere passato in secondo piano il suo «esser donna» per far posto al nuovo «esser madre». Quando arriva la notizia della perdita, questo non è un coagulo di sangue, un insieme di cellule, un embrione che si è perso. Le madri spesso vivono un abbandono e sono realmente in lutto per questa perdita. L'aborto spontaneo è noto come la perdita di un feto prima della ventesima settimana di gravidanza. Tuttavia, questa è solo la definizione tecnica. L'aborto spontaneo è un'esperienza molto profonda, ma spesso viene considerata un tabù e non se ne parla mai sufficientemente.

La dimensione psicologica della perdita
Nell’aborto spontaneo il lutto e la gioia si mescolano, ma il segno di un legame profondo rimane. Per questo motivo, così come per qualsiasi altra esperienza di perdita improvvisa e inaspettata, la sua elaborazione richiede tempo. Il lutto non deve dare spazio a processi di sostituzione, il dolore si deve attraversare. Sappiamo che nel momento in cui si verifica un test di gravidanza positivo, inizia a formarsi un legame speciale che ogni persona vive a modo suo. Ecco perché diciamo che questa esperienza è unica e, di conseguenza, lo è anche il supporto psicologico, necessario in qualsiasi caso. Spesso la società si aspetta che la persona superi rapidamente la perdita. Dopo la morte del feto, molte donne provano angoscia, disperazione, ma talvolta anche vergogna e inadeguatezza. In effetti, le statistiche indicano che una donna su dieci mostra i segni di un disturbo diagnosticabile come la depressione, l'ansia o il disturbo da stress post-traumatico.
Genetica e inquadramento clinico
Nei casi di poliabortività, non è sempre possibile trovare una causa certa alla base. Presso il nostro Dipartimento di Genetica Molecolare e Citogenetica - CDI, è possibile eseguire una visita di genetica al fine di acquisire un corretto inquadramento, fondamentale per indirizzare la paziente o la coppia verso il test genetico più adeguato. Durante la consulenza genetica, il medico Genetista raccoglie la storia personale e familiare, ricostruisce l’albero genealogico e valuta la eventuale documentazione clinica della paziente. Questo approccio medico è essenziale per offrire risposte concrete, pur sapendo che la dimensione biologica non esaurisce il vissuto emotivo della perdita.
Il lutto proibito e la negazione sociale
L’aborto innanzitutto è un lutto, dove con lutto intendiamo la risposta emotiva fisiologica dopo una perdita. Nel caso di un aborto, sia spontaneo, sia procurato, si tratta di un lutto particolare, complicato, in quanto non riconosciuto, negato, proibito. È un lutto non riconosciuto a volte neanche dalle persone stesse che lo vivono, che spesso ne avvertono tutti i sintomi, il dolore, il senso di vuoto e di depressione, la difficoltà ad andare avanti nella vita, ma questo non viene sempre collegato all’aborto, e alle volte viene fatto di tutto per mantenere seppellite le emozioni collegate. Questo avviene non senza un costo psichico; infatti, impedendosi di vivere le emozioni negative, cioè mettendo in atto meccanismi di difesa, ci si chiude, non potendo neanche più vivere quelle positive e precludendosi in questo modo molte delle esperienze più significative della vita.
I meccanismi di difesa sono la migliore soluzione trovata dalla nostra mente per permetterci di vivere e integrare nella nostra vita eventi e vissuti altrimenti intollerabili, ma allo stesso tempo mettere in atto tali meccanismi significa impedirsi di provare una gamma di emozioni anche positive. I meccanismi di difesa inoltre non sempre sono destinati a durare a lungo. Basta qualcosa che faccia scaturire quel ricordo lasciato da parte, ad esempio una gravidanza successiva, propria o di una persona vicina, o un lutto successivo, o, spesso, l’arrivo della menopausa, che è per molte un tempo di bilancio della propria vita, e il dolore che si pensava rimosso si ripresenta ancora più forte.
Il lutto perinatale - Claudia Ravaldi
L'impatto sui legami familiari
La necessità di riconoscere ed elaborare il lutto di un aborto non riguarda soltanto le donne che lo subiscono direttamente, ma, in modi diversi, tutto il nucleo familiare. Molti studi in tale ambito evidenziano come l’uomo avverta fatica nel gestire la propria sofferenza in una situazione di doppia natura, tra il sentirsi nel ruolo maschile di essere forte e dare supporto alla partner, e l’avvertire - ma dovere negare - i propri sentimenti di dolore. Anche gli uomini, al pari delle donne, vivono un lutto dopo l’aborto; anche loro hanno bisogno di uno spazio e di un tempo per elaborare, accogliere questo lutto. Ci sono uomini che spingono all’aborto, per paura, per inesperienza, altri che lasciano scegliere le donne, pensando di lasciarle libere e fare il loro bene, e altri ancora che non vorrebbero che la compagna abortisca e sperimentano tutta l’impotenza di non poter fare niente per la vita del loro figlio.
Tante coppie raccontano che l’aborto aveva creato una distanza tra di loro, anche perché i tempi di elaborazione del lutto sono molto diversi per ognuno. Quando la coppia si ritrova insieme ad elaborare questo lutto, attraversando tutte le emozioni correlate, e potendosi ritrovare e perdonandosi reciprocamente, è un momento particolarmente forte e ricco della vita della coppia, che ritrova una possibile unità, spesso perduta dopo l’aborto e la possibilità di andare avanti e ritrovare una speranza.
Percorsi di elaborazione e supporto
La storia riproduttiva si basa sul fatto che tutti noi cresciamo con certe idee sulla famiglia, che vogliamo o meno avere figli. In altre parole, ci sono aspettative o sogni (inconsci o consci) che, quando si subisce una perdita gestazionale, fanno sentire di aver perso una parte di sé. Questa tecnica aiuta a rompere queste convinzioni radicate sulla maternità e facilita la fase di accettazione del lutto perinatale. Le tecniche cognitivo-comportamentali (CBT) aiutano a identificare e rielaborare pensieri come il senso di colpa o la paura di non poter avere altri figli. Ogni situazione è diversa, ma in genere si tratta di una convinzione errata.
Superare una perdita gestazionale non è facile né veloce. Per questo motivo, l'ambiente in cui vivono le persone coinvolte può favorire o peggiorare questo processo. La chiave è assumere che il vostro ruolo è quello di accompagnare il processo di lutto. Consentite alla persona di esprimersi verbalmente ed emotivamente senza giudicare se ciò che prova è giusto o sbagliato. Non esiste una cosa "normale", ognuno la vive a modo suo. Evitate frasi come "non ti abbattere", "sono sicura che potrai rimanere incinta di nuovo", "meglio adesso che dopo", ecc. Probabilmente le vostre parole non saranno confortanti, quindi vi consigliamo di concentrarvi sull'ascolto.
La prospettiva spirituale e il senso della vita
In questo mio contributo approfondirò il processo del lutto per un bambino non nato, in una prospettiva che tiene conto di tutte le dimensioni dell’umano, fisica, psicologica e spirituale. La ferita dell’aborto, infatti, può essere pienamente compresa e affrontata solo tenendo conto di tutti questi livelli, in quanto trauma fisico e psicologico, che ha un profondo impatto sulla dimensione spirituale, andando a toccare la domanda di senso sulla vita propria di ogni persona umana. Per questo motivo, in una prospettiva cristiana, non si può tralasciare di considerare i bisogni spirituali di una persona ferita dall’aborto, a cui è possibile rispondere all’interno di una esperienza religiosa autentica, in cui questa possa sperimentare il perdono e la risposta completa alle domande di senso.
Un altro aspetto che rende difficile, proibito, il lutto dopo un aborto è legato all’impossibilità di avere un rito, un luogo, in cui ricordare questi bambini persi. È molto prezioso, in questo senso, il seppellimento dei bambini non nati, che non solo restituisce la dovuta dignità a questi bambini, ma offre una ritualizzazione, uno spazio di espressione al dolore di una madre, di un padre, che la maggior parte della volte, invece, non può essere espresso e non viene accolto. Quindi il primo passo per l’elaborazione del lutto e dunque per la guarigione è proprio potersi concedere questo spazio per guardare questa ferita, che le persone molto spesso portano nell’anima da sole. Poter raccontare la propria storia e poter esprimere queste emozioni molto forti collegate all’aborto, di dolore, rabbia, confusione, colpa, solitudine, vuoto, è il fondamento necessario per iniziare un vero percorso di riconciliazione con se stessi e con la vita che prosegue.