La Complessa Interazione Batterica: Salute Materna, Sviluppo del Neonato e le Sfide delle Infezioni

La vita inizia con un intricato balletto di microorganismi. La presenza di batteri, sia benefici che potenzialmente dannosi, modella profondamente la salute della madre e del nascituro. Comprendere questa complessa interazione è fondamentale per garantire uno sviluppo ottimale e prevenire rischi significativi, sia durante la gestazione che nei primi anni di vita del bambino. Mentre alcune infezioni rappresentano una minaccia rilevante, il passaggio di batteri benefici dalla madre al figlio è un fattore decisivo per la salute del bambino, dimostrando come questo scambio di "truppe" batteriche sia un elemento cruciale.

Il Microbiota Materno: Fondamento della Salute Neonatale

Il microbiota, l'insieme di batteri, virus e funghi che popolano il nostro corpo e che superano in numero le nostre stesse cellule, è un nuovo e indiscusso protagonista di libri e talk sulla salute e il benessere. A differenza del genoma, la composizione del microbiota dipende da una serie di fattori non ereditari, come età, dieta e uso di antibiotici, e, come studiato in questo caso, dall'esposizione al microbiota materno alla nascita. Per una persona è importante che questo insieme di microorganismi che vivono nel nostro organismo, in particolare nell'intestino, stiano bene e siano in equilibrio con il nostro corpo.

La scienza ci aiuta sempre più ad approfondire la complessità dell'intreccio che si inizia a ricamare tra madre e concepito fin dai primi istanti, e uno dei fili più robusti e importanti parte proprio dal microbiota intestinale materno. Il passaggio di batteri benefici dalla madre al figlio è un fattore decisivo per la salute del bambino. Questo flusso verticale di microorganismi dalle madri ai neonati può essere studiato in modo sistematico e si è dimostrato che le madri sono la fonte di parte dei microbi che potrebbero essere essenziali per lo sviluppo del microbiota intestinale del neonato.

rappresentazione del microbiota intestinale

I microorganismi che colonizzano l'intestino dei neonati a partire dalla nascita provengono dalla madre, che inizia a trasmetterli al bambino già durante il parto. Su questa domanda la comunità scientifica dibatte da tempo per gli scenari terapeutici che la risposta potrebbe portare con sé. Se infatti si dimostrasse che la madre può trasmettere, prima o durante il parto, un particolare microorganismo che può essere dannoso per la salute futura del bambino, potrebbe essere possibile fare esami sulla madre durante la gravidanza e offrire qualche trattamento preventivo al bambino. Lo stesso principio vale per microorganismi che coadiuvano lo sviluppo fisiologico del bambino, per esempio "allenando" il suo sistema immunitario: se la mamma non li potesse trasmettere si potrebbero farli assumere al bambino in altro modo.

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Trento in collaborazione con le unità operative di Ostetricia e Neonatologia dell’Ospedale di Trento ha aperto una nuova strada. In uno studio pilota, utilizzando la metagenomica - un metodo biotecnologico che dalle feci o dalla saliva di una persona consente di risalire ai microorganismi presenti attraverso il sequenziamento del loro materiale genetico e l'analisi informatica dei dati - hanno infatti osservato che la trasmissione verticale dei microbi effettivamente avviene almeno per alcune specie batteriche. L’analisi ha rilevato la presenza di ceppi batterici geneticamente identici nei campioni fecali di neonati e delle loro madri, diversi da quelli individuati in altri neonati o madri: un segnale che attesta la trasmissione verticale.

In studi precedenti sono state osservate le stesse specie di microbi nelle madri e nei neonati, un dato che suggeriva l’avvenuta trasmissione. Tuttavia, come commenta Adrian Tett, coautore dello studio e assegnista di ricerca presso il Cibio, "a meno che non si possa vedere lo stesso ceppo o la stessa variante genetica, è molto difficile giungere a quella conclusione". La rivoluzione si chiama metagenomica.

Nello studio pubblicato su mSystems, Nicola Segata, autore dello studio e ricercatore presso il Centro di Biologia Integrata (Cibio) dell’Università di Trento, afferma che "l’esposizione precoce del neonato è importante per l’acquisizione e lo sviluppo di un microbiota sano". Hanno elaborato metodi per individuare il flusso verticale di microorganismi dalle madri ai neonati e dimostrato che le madri sono la fonte di parte dei microbi che potrebbero essere essenziali per lo sviluppo del microbiota intestinale del neonato. In un primo momento, come si presumeva, si è osservato che l'intestino delle madri conteneva una maggiore diversità microbica rispetto a quello dei neonati. Tuttavia, il microbiota del neonato di 16 mesi era passato a una composizione più simile a quella della madre, con un aumento della diversità microbica. Per analizzare la trasmissione microbica da madre a neonato, il team ha analizzato ulteriormente i campioni metagenomici a un livello più sottile per esaminare ceppi batterici specifici. In un neonato è stato rilevato un ceppo del batterio infantile comune (Bifidobacterium bifidum) identico al 99,96% a quello della madre, ma palesemente distinto dai ceppi dello stesso batterio osservati in altri neonati, a suggerire una forte evidenza di trasmissione microbica verticale.

Benché sia ancora presto per i risultati finali su tutte le cinquanta coppie, si può dedurre che probabilmente una parte considerevole dei batteri del neonato proviene dalla madre. Il lavoro prosegue per gli studiosi del CIBIO e delle unità operative di Ostetricia e Neonatologia dell’Ospedale di Trento e dei collaboratori dell’Università di Parma, impegnati ad esaminare altre coppie madre-neonato dalla nascita dei piccoli fino a un anno di vita.

Il parto svolge un ruolo cruciale in questo scambio di truppe batteriche. Il parto vaginale, infatti, consente al piccolo di attraversare il canale vaginale, ricco anch'esso di microorganismi utili al suo sistema immunitario. I batteri che vivono nel canale del parto non sono una presenza ininfluente, e in alcuni casi possono rappresentare una minaccia, come quando viene rilevata la presenza dello streptococco, per il quale in fase di travaglio si provvede alla copertura antibiotica per via endovenosa.

Se, per motivi importanti e concordati con il ginecologo o dovuto all'insorgere di un'emergenza in fase di travaglio, il bambino viene al mondo senza passare dal canale del parto, dobbiamo sapere che la terza tappa, quella dell'allattamento, è talmente ricca e decisiva da consentire un ampio margine di recupero. L'allattamento al seno è fondamentale non solo per le esigenze affettive ma anche per quelle biologiche che si compenetrano e condizionano reciprocamente in un naturale circolo virtuoso. Mantenendo anche dopo i sei mesi e fino al compimento del primo anno di età una poppata al mattino e una alla sera, il bambino rafforzerà via via il suo sistema immunitario e consoliderà il legame amoroso che aiuta sia la madre che il figlio.

Infezioni a Trasmissione Sessuale (IST) in Gravidanza: Rischi e Prevenzione

Le Infezioni a Trasmissione Sessuale (IST) possono rappresentare, nel corso della gravidanza, una rilevante problematica clinica sia per la madre che per il bambino. Quando si desidera una gravidanza o all’inizio del periodo di gestazione è opportuno che si chieda al medico di fiducia di eseguire i test per le principali Infezioni a Trasmissione Sessuale che possono manifestarsi anche in assenza di sintomi evidenti. Sono state recentemente aggiornate le Linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità ISS-SNLG.

HIV (Virus dell’Immunodeficienza Umana)Il test HIV è raccomandato per tutte le donne in gravidanza. Il virus si trasmette dalla madre al figlio durante la gravidanza, il parto o attraverso l’allattamento. L’infezione da virus dell’immunodeficienza umana (HIV) viene trasmessa al feto in circa un quarto delle gravidanze, se una donna con l’infezione non viene trattata. Le donne con infezione da HIV devono assumere farmaci antiretrovirali, particolarmente importanti durante la gravidanza. Per alcune donne con infezione da HIV, il parto cesareo, programmato in precedenza, può ulteriormente ridurre il rischio di trasmissione dell’HIV al bambino.

ClamidiaAnche se nella maggior parte delle infezioni da clamidia non sono presenti sintomi, in corso di gravidanza possono comparire perdite vaginali anormali, sanguinamento dopo un rapporto sessuale, e/o prurito o bruciore alla minzione. L’infezione da clamidia, se non curata, può causare problemi durante la gravidanza, tra cui parto pretermine, rottura prematura delle membrane che proteggono il bambino nell’utero e basso peso alla nascita. L'infezione da clamidia può provocare la rottura prematura delle membrane o travaglio pretermine, oltre a infezione oculare (congiuntivite) nel neonato. Il neonato può anche infettarsi durante il parto.

Epatite B (HBV) e C (HCV)L'epatite B è un'infezione del fegato causata dal virus dell'epatite B (HBV). Una madre può passare l'infezione al suo bambino durante la gravidanza o il parto; il rischio di passare il virus al proprio bambino varia a seconda di quando contrae l’infezione, con un rischio maggiore in prossimità del parto. I neonati con l’infezione hanno un alto rischio (fino al 90%) di diventare portatori cronici (HBV permanente) e sono ad alto rischio di sviluppare malattie croniche o tumori del fegato. L'epatite può essere trasmessa sessualmente, ma viene spesso trasmessa in altri modi. Pertanto, non è comunemente ritenuta un’infezione sessualmente trasmessa. L’epatite nelle donne in gravidanza può aumentare il rischio di parto pretermine. Può anche essere trasmessa dalla madre al neonato durante il parto, con conseguenti problemi. I bambini nati da donne HCV+ hanno una maggiore probabilità di nascere prematuri e con un basso peso alla nascita.

SifilideLa sifilide può essere trasmessa al feto attraverso la placenta, causando gravi difetti congeniti, aborto spontaneo o problemi nel neonato. Le donne in gravidanza vengono sottoposte al test della sifilide all’inizio della gravidanza. Di solito, il trattamento della sifilide durante la gravidanza cura sia la madre sia il feto.

GonorreaAnche la gonorrea può causare congiuntivite nei neonati.

Herpes Genitale (HSV)L’infezione da HSV può avere effetti molto gravi su neonati, soprattutto se la madre si infetta in tarda gravidanza (terzo trimestre). Il virus si trasmette dalla madre al figlio durante la gravidanza o durante il transito nel canale del parto. Le infezioni acquisibili dal neonato sono di solito dovute a HSV-2 che determina una patologia sintomatica a carico degli organi sessuali. L’herpes genitale può essere trasmesso ai neonati durante il parto naturale. I neonati con infezione da herpes possono sviluppare una forma di infezione del cervello, potenzialmente letale, chiamata encefalite erpetica. L’infezione da herpes nei neonati può danneggiare anche gli organi interni e provocare convulsioni, ulcere della cute e della bocca, danno permanente al cervello o addirittura la morte. Se le donne hanno un’anamnesi pregressa di herpes genitale, devono assumere farmaci nelle ultime fasi della gravidanza per prevenire l’herpes attivo al momento del parto. Se le donne presentano sintomi di herpes o sviluppano ulcere da herpes nelle fasi avanzate della gravidanza, la zona vulvovaginale deve essere sottoposta a esami per l’herpes. Se viene confermata un’infezione attiva, alle donne viene solitamente consigliato di partorire con il parto cesareo. Quando i condilomi genitali si diffondono sulle superfici esterne (grandi labbra) e sono voluminosi, possono complicare il parto vaginale e viene raccomandato il parto cesareo.

infografica sui rischi delle IST in gravidanza

Altre Infezioni Batteriche e Virali in Gravidanza: Un Quadro Completo

Oltre alle IST, molte altre infezioni possono comportare rischi per la madre e il feto. La trasmissione di una infezione dalla madre al feto o al neonato, detta "trasmissione verticale", può avvenire durante la gravidanza, in coincidenza del parto o durante l'allattamento. Per infezione transplacentare si intende quella che viene contratta nel periodo che va dal momento del concepimento al momento dell'inizio del travaglio. Essa avviene mediante il sangue della madre infetta e le lesioni sono causate dall'azione diretta dell'agente patogeno sull'embrione (prime 12 settimane di gravidanza) o sul feto (dalla tredicesima settimana di vita fino al parto). Per infezione perinatale si intende quella che avviene durante il passaggio attraverso il canale del parto. Può essere provocata dall'ingestione o dall'inalazione da parte del neonato durante il suo passaggio di agenti patogeni presenti nel canale del parto (nelle mucose della cervice o della vagina per esempio) o dall'introduzione attraverso piccole lesioni sulla sua cute o sulle sue mucose di sangue materno infetto. Per infezione postnatale si intende quella che avviene mediante l'allattamento o per il contatto diretto del neonato con la saliva o con le lesioni sulla cute della madre infetta.

Infezioni delle Vie Urinarie (IVU) e Escherichia coliL’Escherichia coli è un batterio che costituisce parte integrante del normale microbiota intestinale dell’essere umano. Il pericolo dell’Escherichia coli in gravidanza risiede nelle potenziali complicazioni che un’infezione non trattata può provocare. La presenza di numerosi batteri nelle urine (batteriuria) è una condizione normalmente non preoccupante, ma durante la gravidanza può causare dei problemi. Si stima che la batteriuria asintomatica interessi il 2-7% delle gravidanze, motivo per cui i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), attualmente in vigore, prevedono l’esecuzione di un’urinocoltura in gravidanza, un particolare esame delle urine utile per ricercare la presenza di ceppi batterici, anche nelle donne che non hanno sintomi. In caso di urinocoltura negativa, invece, è consigliata l’esecuzione dell’esame delle urine completo nel secondo e poi nel terzo trimestre di gravidanza. La presenza di batteri può essere infatti sintomatica oppure asintomatica e non associarsi a nessun tipo di malessere.

Le caratteristiche dell’Escherichia coli in gravidanza sono da ricondurre ai cambiamenti ormonali e fisiologici che coinvolgono le vie urinarie. Le infezioni urinarie possono rapidamente evolvere in condizioni più gravi, come la pielonefrite, un’infezione renale che può causare febbre alta, dolore al fianco e necessità di ricovero. Nel primo trimestre di gravidanza, le infezioni da Escherichia coli possono aumentare il rischio di aborto spontaneo, anche se questa associazione non è così comune come nei trimestri successivi. Tuttavia, la presenza di infezioni urinarie non trattate può comportare complicazioni materne, come l’insorgenza di pielonefrite, un’infiammazione dei reni che può colpire fino a una donna su tre in gravidanza. Nel secondo trimestre, se l’infezione non viene curata, si può verificare un aumento del rischio di parto pretermine. La crescita del feto e la pressione sull’utero contribuiscono al ristagno dell’urina, esponendo la donna a infezioni più gravi. Nel terzo trimestre di gravidanza, l’infezione da Escherichia coli non trattata comporta rischi elevati sia per la madre che per il bambino. Il rischio di parto pretermine è particolarmente accentuato, così come quello di basso peso alla nascita (inferiore a 2,5 kg). Il feto può essere esposto a problemi legati alla prematurità e a ritardi nella crescita intrauterina, causati dalle infezioni non gestite. I rischi dell’Escherichia coli in gravidanza, quindi, variano in base al trimestre, ma in tutti i casi è fondamentale un trattamento tempestivo per prevenire complicazioni. L’infezione delle vie urinarie da Escherichia coli è più comune nelle donne con fattori di rischio come età materna avanzata, basso livello socio-economico, multiparità, diabete e una storia di infezioni urinarie ricorrenti.

La diagnosi tempestiva dell’Escherichia coli in gravidanza, attraverso test come l’urinocoltura, e il trattamento adeguato con antibiotici sicuri per la gestazione sono essenziali per evitare complicazioni. Il trattamento prevede una terapia antibiotica mirata, prescritta dal medico in base all’esito dell’esame diagnostico. Tra i farmaci considerati sicuri e comunemente usati in gravidanza troviamo la fosfomicina e la nitrofurantoina, anche se quest’ultima deve essere evitata nelle ultime settimane di gestazione a causa del rischio di effetti collaterali neonatali. Oltre al trattamento antibiotico, ci sono alcuni rimedi per l’Escherichia coli in gravidanza che possono aiutare a gestire i sintomi e prevenire complicazioni. Tra questi, bere abbondante acqua è fondamentale per favorire la diuresi e aiutare l’eliminazione del batterio attraverso le urine. In aggiunta ai rimedi comportamentali, è importante adottare pratiche di igiene accurata per prevenire la reinfezione.

Infezioni e gravidanza

Vaginosi BattericaLa Vaginosi di origine batterica, anche se non necessariamente di origine sessuale, può determinare problematiche nel corso di gravidanza. Le infezioni batteriche della vagina (tra cui la vaginosi batterica) possono provocare un travaglio pretermine o la rottura prematura delle membrane.

ListeriosiLa listeriosi, un’infezione batterica, aumenta il rischio di travaglio pretermine, aborto spontaneo e morte in utero. I neonati possono contrarre l’infezione, ma i sintomi possono manifestarsi anche parecchie settimane dopo la nascita.

Infezioni Virali Non Sessualmente Trasmesse

  • Rosolia: La rosolia può causare problemi, in particolare crescita non adeguata prima della nascita (feto piccolo per l’età gestazionale), cataratte, difetti cardiaci congeniti, perdita dell’udito e ritardo dello sviluppo. Il rischio d'infezione del prodotto del concepimento varia a seconda del periodo di gestazione in cui la madre ha contratto la rosolia: è dell'80% nei primi 3 mesi, e del 40% nel secondo e nel terzo trimestre di gravidanza. Nelle infezioni contratte nelle primissime fasi di gestazione (periodo dell'embriogenesi), chiamata embriopatia rubeolica, sono frequenti la morte in utero, l'aborto spontaneo o la nascita di un feto morto. Solo alcune anomalie sono evidenziabili con l'ecografia. Se il neonato è vivo alla nascita, potrà avere gravi malformazioni cardiache (persistenza del dotto di Botallo), cerebrali (cervello piccolo e ritardo mentale), dell'udito (sordità), e dell'occhio. Nei giorni successivi alla nascita potrà manifestare delle porpore (emorragie sottocutanee diffuse), aumento di volume di fegato e milza, polmoniti, lesioni ossee. In alcuni casi le lesioni non sono manifeste alla nascita ma si presentano qualche anno dopo con riduzione dell'udito (ipoacusia) o lieve ritardo mentale. La diagnosi di infezione materna spesso non è semplice, perché non sempre si manifesta con il tipico esantema, ma in maniera atipica o senza sintomi. Con un test chiamato ELISA, in caso di infezione, gli anticorpi precoci contro il virus (Immunoglobuline M) compaiono dopo brevissimo tempo e raggiungono un picco in 7-10 giorni, persistendo fino a 4 settimane dopo la comparsa dell'esantema (talvolta anche per 2 mesi). Gli anticorpi tardivi (Immunoglobuline G) compaiono a partire dalla seconda settimana dopo la comparsa dell'esantema e persistono per tutta la vita conferendo protezione. Non appena vi sia il sospetto del contagio della donna in gravidanza, le andranno somministrate le Immunoglobuline specifiche che hanno la funzione di attaccare il virus, anche se questo trattamento non è sempre efficace.
  • Morbillo: Se la gestante si ammala di morbillo nei primi mesi di gravidanza può andare incontro ad aumento del rischio di aborto spontaneo. Dopo un'incubazione di circa 2 settimane (10-21 giorni), la malattia si manifesta con un esantema cutaneo (o rash), febbre non elevata e lievi sintomi generali come malessere e mal di testa.
  • Citomegalovirus (CMV): L’infezione da citomegalovirus può attraversare la placenta, danneggiare il fegato e il cervello del feto rallentandone la crescita. L'infezione interessa lo 0,2-2% di tutti i neonati e, di questi, il 10-15% presenterà sintomi. Nella madre l'infezione spesso non dà sintomi ed il virus viene eliminato per lungo tempo con vari liquidi organici, che rappresentano la fonte di contagio più importante. L'incidenza della trasmissione verticale non dipende dall'epoca della gestazione, ma le sequele fetali sono più gravi se l'infezione viene contratta nel primo trimestre. Il 10% dei feti infetti andrà incontro a morte nel momento della nascita o a gravi danni cerebrali con ritardo mentale, il 90% sarà asintomatico e, nel 5-15%, svilupperà danni del sistema nervoso, soprattutto sordità di grado elevato, cervello piccolo (microcefalia), calcificazioni cerebrali, lesioni dell'occhio. Il neonato infettato, anche se non presenta malformazioni, può rapidamente andare incontro ad una grave epatite, a polmoniti, porpora, ittero ed anemia.
  • Varicella: La varicella aumenta il rischio di aborto spontaneo. Potrebbe arrecare danni agli occhi del feto oppure causare difetti agli arti, cecità o disabilità intellettiva, inoltre la testa del feto potrebbe essere più piccola del normale (microcefalia).
  • Toxoplasmosi: La toxoplasmosi, un’infezione dovuta a protozoi, può causare aborto spontaneo, morte del feto e gravi difetti congeniti.
  • Virus Zika: L’infezione da virus Zika in una donna in gravidanza può determinare una testa piccola (microcefalia) del neonato. Le dimensioni della testa sono ridotte perché il cervello non si sviluppa in modo normale. L’infezione da virus Zika può provocare anche anomalie oculari del neonato. Il virus Zika viene diffuso dalle zanzare, ma può essere trasmesso anche attraverso i rapporti sessuali, mediante le trasfusioni di sangue e da una donna incinta al bambino prima del parto o durante lo stesso.

Considerazioni sui Farmaci in GravidanzaDi solito i farmaci sono considerati a seconda del rapporto rischi/benefici. Per stabilire se trattare la donna in gravidanza con antibiotici (o antivirali), i medici valutano i rischi del farmaco contro i rischi dell’infezione. Alcuni antibiotici, come le penicilline, le cefalosporine e i farmaci correlati all’eritromicina (detti macrolidi) in genere sono ritenuti sicuri in gravidanza. Altri antibiotici, tra cui le tetracicline e i fluorochinoloni, possono provocare problemi al feto. La maggior parte dei farmaci antivirali è sicura durante la gravidanza, ma le gestanti devono consultare il proprio medico prima di assumere qualsiasi farmaco.

Le Terapie Intensive Neonatali: Fragilità e Sicurezza

Le Terapie Intensive Neonatali (TIN) sono ambienti cruciali per la sopravvivenza e lo sviluppo dei neonati più vulnerabili. Tuttavia, la loro natura complessa e la fragilità dei pazienti ospitati rendono questi reparti particolarmente sensibili al rischio infettivo. Un esempio doloroso e sconcertante che solleva molti interrogativi è l'inchiesta su un'epidemia di Citrobacter in un ospedale italiano, partita dalla denuncia di una mamma. Il quadro emerso dalla relazione della Commissione ispettiva ha rivelato 4 bimbi deceduti, 9 con lesioni cerebrali permanenti e 96 infettati dal batterio killer - il Citrobacter - che contaminava biberon e rubinetti. Anzitutto ci si chiede come sia possibile ignorare per anni un focolaio così pericoloso in un ambiente tanto delicato come una terapia intensiva neonatale, dove i piccoli pazienti sono a maggior ragione fragili e vulnerabili. Ma più di tutto colpisce che un’epidemia come quella verificatasi in questo caso sia venuta a galla per la denuncia di una mamma. Eppure la prevenzione dovrebbe avere un ruolo chiave.

Il Citrobacter è un germe Gram-negativo che causa abbastanza raramente infezioni nel neonato. È spesso presente come saprofita, quindi come germe innocuo nell’adulto. Il problema è che, come per tanti altri germi, quando trova condizioni che lo facilitano, come quelle del neonato prematuro che è immunodepresso, può causare sepsi e danni cerebrali, come nel caso di Verona.

sezione di terapia intensiva neonatale

La vicenda ha messo in luce la questione delle norme igieniche e dell'insufficiente cultura infettivologica, che arriva persino a inadempienze rispetto al lavaggio e impiego di disinfettanti per le mani. E anche di contaminazioni da uso improprio di cellulari e oggetti con potenziale carica batterica. La domanda sorge spontanea: è normale utilizzare con i neonati acqua corrente quando anche le persone comuni sanno che, per esempio, per la ricostituzione del latte in polvere si usa acqua portata alla temperatura di 70 gradi per evitare contaminazioni batteriche? L’acqua corrente, del rubinetto, si utilizza nelle TIN solo per il normale lavaggio antisettico delle mani, per risciacquarsi dal disinfettante antisettico. Ci sono poi, certo, altri presidi, come le soluzioni di gel su base alcolica che permettono di disinfettarsi le mani, tra un paziente e l’altro, ma il lavaggio antisettico è la base dell’igiene delle mani.

Le 115 Terapie Intensive Neonatali (TIN) presenti in Italia dispongono di attrezzature all’avanguardia e offrono standard di sicurezza e di qualità delle cure di madre e bambino tra i migliori a livello internazionale, come assicura il Professor Fabio Mosca. Questa sicurezza è garantita anche dalla formazione continua degli operatori effettuata dalla SIN sul tema delle infezioni, che costituiscono una costante minaccia per i nati pretermine e che vedono quindi tutti molto attenti per prevenirle. Un neonato prematuro è estremamente vulnerabile e purtroppo esposto all’attacco di germi, apparentemente innocui, ma che nel suo caso possono causare gravissimi problemi. Tutti i neonatologi e gli infermieri che operano nei nostri reparti sono molto attenti alla prevenzione delle infezioni, che purtroppo in neonatologia sono un problema rilevante proprio per la fragilità dei pazienti curati.

Nel nostro Paese gli ultimi dati disponibili evidenziano un tasso di mortalità per i neonati di peso inferiore a 1500 grammi tra i più bassi al mondo, pari all’11,3% rispetto al 14,3% delle più importanti TIN del mondo. A questo proposito il Professor Mosca esorta a non generalizzare, sulla spinta emotiva, introducendo un’importante precisazione: “L’infezione di un neonato non necessariamente vuol dire ‘mal practice’: i nati prematuri sono pazienti critici e fragili, con difese ridotte, spesso ricoverati in terapia intensiva e sottoposti a procedure diagnostico-terapeutiche invasive, che aumentano il rischio infettivo. Nelle nostre TIN c’è un grandissimo impegno e dedizione dei medici e infermieri per aiutare a sopravvivere neonati fragili, spesso in condizioni molto gravi, risultato che non deve essere dato per scontato”.

Strategie per un Microbiota Sano: Alimentazione e Igiene

La salute del microbiota materno è cruciale e può essere influenzata da diversi fattori. Una buona convivenza tra l'insieme di microorganismi che vivono nel nostro organismo è fondamentale per la salute. Per questo, è importante prestare attenzione all'alimentazione.

Ecco alcune raccomandazioni per prevenire contaminazioni batteriche:

  • Evitare salse, creme o piatti con uova crude o poco cotte.
  • Evitare formaggi poco stagionati a pasta molle prodotti con latte crudo.
  • Cuocere in modo accurato e completo uova, prodotti ittici (in particolare molluschi bivalvi), carni (in particolare carni avicole e macinato bovino) e frutta e verdura scongelate.
  • Non lavare le uova prima di porle in frigorifero, poiché l’acqua potrebbe favorire la penetrazione di germi patogeni all’interno.

Inoltre, i fermenti lattici non sono controindicati in gravidanza. L'ideale per il benessere del microbiota intestinale è seguire un'alimentazione sana, che contribuisce a mantenere l'equilibrio della flora batterica intestinale, un ecosistema complesso che comprende 500-1.000 specie batteriche differenti.

piatto con alimenti sani e variati

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