La Politica di Joe Biden sull'Aborto: Una Risposta Federale alla Crisi dei Diritti Riproduttivi

Il presidente americano Joe Biden si è trovato a dover affrontare una delle sfide più controverse e polarizzanti della politica statunitense: il diritto all'aborto. Dopo la storica decisione della Corte Suprema di ribaltare la sentenza Roe v. Wade, il presidente ha intrapreso una serie di azioni volte a mitigare gli effetti di quella che ha definito una scelta "estrema" e "totalmente sbagliata", in un tentativo di proteggere i diritti riproduttivi delle donne americane. La sua amministrazione ha reagito con determinazione, ma anche con la consapevolezza dei limiti del potere esecutivo di fronte a una decisione giudiziaria di tale portata. La politica di Biden, in questo contesto, si è concentrata sulla salvaguardia dell'accesso all'aborto laddove possibile e sulla mobilitazione politica per ripristinare, a livello federale, un diritto che era stato radicato negli Stati Uniti per quasi cinquant'anni.

La Rivoluzione Giudiziaria: Il Ribaltamento della Roe v. Wade

La sentenza Roe v. Wade, stabilita dalla Corte Suprema nel 1973, rappresentava un pilastro fondamentale nel panorama giuridico americano, garantendo il diritto costituzionale delle donne di interrompere una gravidanza. Questa decisione storica aveva riconosciuto il diritto della texana Norma McCorvey di interrompere la gravidanza, assicurando così a tutte le donne la possibilità di abortire liberamente. La Roe v. Wade aveva chiaramente stabilito che lo stato non poteva vietare gli aborti durante i primi tre mesi di gravidanza, pur potendo regolamentare, ma non proibire, gli aborti durante il secondo trimestre. Per quasi cinque decenni, questa sentenza ha delineato il quadro normativo sull'aborto negli Stati Uniti, fornendo una tutela federale uniforme.

Tuttavia, il 24 giugno, la Corte Suprema ha cancellato la sentenza Roe v. Wade (1973), eliminando di fatto la tutela federale per l'interruzione di gravidanza. Questa decisione è stata presa nell'ambito del caso "Dobbs v. Jackson Women's Health Organization", in cui i giudici hanno confermato la legge del Mississippi che proibiva l'interruzione di gravidanza dopo 15 settimane. La clinica che aveva presentato ricorso era l'unica rimasta nello Stato a offrire l'aborto, a dimostrazione della progressiva erosione dell'accesso in alcune aree del Paese.

La decisione di annullare la storica sentenza è arrivata con una maggioranza di 6 a 3, riflettendo la profonda spaccatura ideologica all'interno della Corte. I giudici conservatori hanno votato a favore del ribaltamento, mentre i giudici liberal Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Stephen Breyer hanno espresso il loro dissenso in un comunicato congiunto. "Tristemente, molte donne hanno perso oggi una tutela costituzionale fondamentale. Noi dissentiamo", hanno dichiarato. È degno di nota che tutti e tre i giudici nominati dall'ex presidente Donald Trump, che aveva perso il voto popolare sia nelle elezioni del 2016 che in quelle del 2020, durante il suo mandato hanno votato per l'abolizione della sentenza. Già nelle settimane precedenti, una bozza trapelata (redatta dal giudice Samuel Alito, risalente a febbraio e successivamente confermata come autentica dalla corte) aveva anticipato l'intenzione della maggioranza dei "saggi" di rovesciare la Roe v. Wade, scatenando ampie polemiche e proteste in tutto il Paese. Il giudice Alito, scrivendo nel dispositivo della sentenza, ha affermato che "La Roe v. Wade è stata sbagliata fin dall'inizio in modo eclatante".

Con questa decisione, la Corte Suprema ha stabilito che l’aborto non rientra più nei diritti costituzionali, lasciando ai singoli Stati la libertà di autorizzarlo o meno. Questo ha riportato gli Stati Uniti agli anni precedenti alla sentenza del 1973, quando l'aborto era disciplinato da ciascuno Stato. In oltre la metà di questi, l'aborto era considerato un reato e non poteva essere praticato in nessun caso. Il risultato è stata una "nuova Secessione" all'interno del Paese: pur in una varietà di regole, gli Stati Uniti si sono divisi tra Stati permissivi e Stati proibizionisti. La mappa dell'America ha iniziato a ricordare la divisione della guerra civile, con gli Stati proibizionisti che includono gran parte del sud e dell’ovest, come Alabama, Arkansas, Kentucky, Texas, Mississippi, Kansas e Louisiana, dove i vincoli sull'aborto sono sempre più stringenti. Sulle due coste, invece, l'aborto è rimasto ampiamente accessibile.

Mappa degli Stati Uniti divisa per legislazione sull'aborto dopo il ribaltamento della Roe v. Wade

La Reazione di Joe Biden e la Condanna della Sentenza

Il presidente Joe Biden ha reagito con veemenza alla decisione della Corte Suprema, definendola "terribile e totalmente sbagliata". Nel discorso tenuto alla nazione, ha sottolineato che "questa non è stata una decisione guidata dalla Costituzione, non è stata una decisione guidata dalla storia. Quello che abbiamo visto non è stato un giudizio costituzionale, ma l'esercizio di puro potere politico". Biden ha ribadito che la sentenza emessa è il risultato di un' "ideologia estrema", e ha affermato che "la Corte suprema ci ha riportato indietro di 150 anni, ora è a rischio la salute delle donne". Ha espresso la sua profonda delusione, dichiarando che "Oggi è un giorno triste per la Corte suprema e per il Paese". Ha inoltre ammonito che ora "sono a rischio la salute e la vite delle donne nel Paese", rendendo gli Stati Uniti "un'eccezione nel mondo" in termini di diritti riproduttivi.

Per Biden, annullando la sentenza Roe v. Wade - che rafforzava "l’uguaglianza ed il diritto alla privacy" - è stato tolto alle donne il "loro diritto di scegliere insieme ai loro medici libere dai vincoli della politica". Ha aggiunto che la Corte Suprema "ha tolto un diritto costituzionale agli americani, un diritto già riconosciuto", definendola una cosa "mai avvenuta prima", e puntando il dito contro i "tre giudici nominati da Trump" come fautori di questa svolta.

Il presidente ha anche evidenziato le drammatiche conseguenze di questa decisione attraverso un esempio concreto che ha suscitato grande indignazione. Ha riferito che "solo la scorsa settimana è stato riportato che una bambina di 10 anni vittima di stupro, 10 anni!, è stata costretta a viaggiare in un altro stato, in Indiana, per poter mettere fine alla gravidanza e forse salvarsi la vita". Ha ripetuto con enfasi, "Immaginate essere quella piccola bambina", per sottolineare l'orrore tangibile di situazioni che non sono più "un orrore immaginario, [ma stanno] già accadendo".

Le reazioni alla sentenza non si sono limitate al solo Biden. L'ex presidente Barack Obama ha espresso la sua profonda preoccupazione in un tweet, affermando che la Corte Suprema "non solo ha annullato quasi 50 anni di precedenti, ha relegato la decisione più intensamente personale che qualcuno possa prendere ai capricci di politici e ideologi, attaccando le libertà essenziali di milioni di persone". Anche Michelle Obama, ex first lady, ha manifestato il suo "cuore spezzato per gli americani che hanno perso il diritto fondamentale di assumere decisioni informate" riguardo al loro corpo, definendo la decisione "orribile" e prevedendo "conseguenze devastanti". Persino i giudici liberal dissenzienti, Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Stephen Breyer, hanno rimarcato come "tristemente, molte donne hanno perso oggi una tutela costituzionale fondamentale". Dall'altra parte dello spettro politico, l'ex presidente Donald Trump ha esultato, definendo la decisione "la volontà di Dio".

Aborto, Biden: «Da Corte Suprema decisione scioccante e dolorosa per tanti americani»

L'Azione Esecutiva: Limiti e Obiettivi della Politica di Biden

Di fronte a questa "crisi sanitaria", come l'ha definita lui stesso, il presidente Joe Biden ha firmato un ordine esecutivo l'8 luglio, il suo primo provvedimento concreto sull'aborto. Questo ordine mira a proteggere il diritto all'aborto, sebbene Biden abbia riconosciuto che gli strumenti a disposizione del presidente sono limitati e che nessuna azione esecutiva può ripristinare il diritto garantito dalla Roe v. Wade. La sua politica, ha dichiarato, "resta ferma nel sostenere il diritto delle donne a scegliere e proteggere e difendere i diritti riproduttivi".

L'ordine esecutivo, che il presidente ha annunciato in TV, non può ripristinare l'accesso all'aborto negli Stati che lo hanno già vietato o ne hanno limitato la procedura. Tuttavia, potrebbe aiutare le persone a capire quali diritti hanno e come poter accedere alla pratica negli Stati che lo consentono. Nello specifico, il governo federale "sta prendendo provvedimenti per proteggere l’erogazione dei servizi sanitari e promuovere l’accesso a servizi critici di salute riproduttiva, compreso l’aborto".

Tra le misure chiave adottate dall'ordine esecutivo, Biden ha dato mandato al segretario alla salute di garantire l'accesso delle donne alla pillola abortiva e ad altri farmaci per "l'assistenza riproduttiva" approvati dalla Food and Drug Administration (FDA). Questo è un tentativo di assicurare che, laddove l'aborto sia legale, l'accesso ai metodi farmacologici non venga ostacolato. Un altro punto fondamentale del decreto è la garanzia per tutte le donne che desiderano abortire della libertà di movimento da uno Stato all’altro. Biden ha affermato che "Le donne devono rimanere libere di viaggiare in sicurezza in un altro stato per cercare le cure di cui hanno bisogno", contrastando eventuali tentativi degli Stati proibizionisti di impedire tale spostamento.

Il decreto del Presidente punta anche a potenziare i servizi di assistenza medica e psicologica per le gestanti. Questo aspetto riflette un approccio più olistico alla salute riproduttiva, riconoscendo la necessità di supporto completo per le donne, indipendentemente dalla loro scelta. Da settimane la base democratica preme sulla Casa Bianca affinché prenda l'iniziativa, ma Biden aveva avvertito fin dal primo momento l'opinione pubblica progressista sui limiti dei suoi poteri.

Illustrazione del simbolo del diritto all'aborto e della pillola abortiva

La Via Legislativa e la Chiamata al Voto

Nonostante le azioni esecutive, Joe Biden ha ribadito con chiarezza che "l'unico modo in cui possiamo garantire il diritto di scelta di una donna (sull'aborto) è che il Congresso ripristini questi diritto con una legge federale". Ha enfatizzato che "Non c'è nessuna azione esecutiva del presidente che possa farlo". Per il presidente, "una legge approvata dal Congresso che codifichi l’aborto a livello nazionale è la via più rapida" per restituire alle donne il diritto perso. Tuttavia, ha anche riconosciuto che al momento al Congresso mancano i voti necessari per approvare tale legislazione.

Per questo motivo, Biden ha chiamato gli americani a una battaglia politica contro la sentenza, esortandoli a far sentire la loro voce alle elezioni di novembre. Ha dichiarato che "So che molte persone sono frustrate e arrabbiate ma l’unico modo per fare la differenza è andare a votare e ripristinare i diritti che sono stati tolti". La sentenza sull’aborto della Corte Suprema, ha rimarcato, è "una sfida alle donne d’America di andare a votare per restaurare i diritti che gli sono stati tolti", esprimendo "la speranza" che a novembre le "donne voteranno in massa per riprendersi i diritti". Il presidente americano ha ricordato che "la via più veloce" per difendere il diritto all’aborto è approvare al Congresso "una legge che codifichi" quanto era stabilito dalla sentenza Roe v. Wade, ovvero che il diritto all’aborto è tutelato dal diritto alla privacy sancito dalla Costituzione.

L'appello al Congresso è stato un punto centrale della sua strategia. "Ora la palla passa al Congresso", ha detto, promettendo che la sua amministrazione resterà vigile. Il presidente ha poi affermato che il diritto all’aborto e le libertà personali sono in gioco "sulla scheda elettorale" nelle prossime elezioni di Midterm, invitando gli elettori a mobilitarsi al voto di novembre per eleggere rappresentanti che possano difendere il diritto all’interruzione della gravidanza e le altre libertà individuali. Prima di firmare il decreto, Biden si è anche impegnato a porre il veto a qualsiasi ulteriore restrizione all’aborto che potrebbe arrivare in caso i repubblicani dovessero prendere il controllo del Congresso dopo il voto di midterm.

Biden ha inoltre lanciato l'allarme sul rischio che, in caso di vittoria alle elezioni di mid term, i repubblicani cercheranno di imporre "un bando nazionale" all'aborto, frenando così le decine di Stati guidati da "repubblicani estremisti" che stanno passando leggi che vietano l'aborto e "mettono a rischio la vita delle donne". Non credeva che la Corte, come del resto i repubblicani che per decenni hanno spinto la loro agenda estremista, avessero "la più pallida idea del potere delle donne americane".

La questione aborto è diventata un elemento cruciale della campagna elettorale. Il 60% degli americani si oppone al divieto di interruzione della gravidanza dopo sei settimane, una misura per cui si battono i proibizionisti della tendenza Trump predominante tra i repubblicani in molti Stati della profonda America. Questo scontro sul diritto all’aborto è antico, e oggi torna al centro delle elezioni presidenziali e di mid-term. I democratici di Biden puntano sulla campagna per l’aborto legale ed hanno perciò mobilitato la vice-presidente Kamala Harris per affrontare questa tematica. Inaspettatamente, il voto di mid-term del 2022 ha segnato un successo democratico, e la maggior parte dei candidati trumpiani è stata bocciata, suggerendo che la mobilitazione degli elettori sul tema dell'aborto ha avuto un impatto significativo. Il conflitto sull’aborto, di nuovo al centro della campagna elettorale, non fa parte di quella "guerra culturale" tutta ideologica come per la teoria gender e le rivendicazioni LGBT, ma tocca un diritto fondamentale e concreto.

Grafico sondaggi opinione pubblica americana sull'aborto

Il Panorama dell'Aborto Pre-Abrogazione e le Disuguaglianze

Prima dell'abrogazione della Roe v. Wade, i dati sull’aborto legale negli Stati Uniti erano eloquenti, fornendo uno spaccato delle pratiche e delle disuguaglianze esistenti. Nel decennio 2010-2020, erano stati praticati in media 650.000 aborti l’anno, corrispondenti a circa 195 casi su mille nati vivi. Questi numeri, seppur significativi, variavano notevolmente a seconda dei gruppi demografici e socio-economici, rivelando profonde disparità nell'accesso e nella necessità di interruzione di gravidanza.

Diverse erano le differenze tra coloro che ricorrevano all’interruzione della gravidanza. Le donne nere non ispaniche, ad esempio, abortivano quattro volte più delle donne bianche. Questa statistica evidenzia come fattori strutturali, tra cui la povertà, la mancanza di accesso a un'assistenza sanitaria adeguata e la discriminazione sistemica, incidano sproporzionatamente sulla salute riproduttiva delle minoranze razziali. Allo stesso modo, le donne single usavano il ricorso all’aborto legale il doppio dei casi delle donne sposate, suggerendo che le dinamiche familiari e il supporto del partner possono giocare un ruolo significativo nella decisione di portare avanti una gravidanza.

Questo scenario pre-abrogazione getta luce sulla complessità della questione aborto e sull'impatto disuguale che le restrizioni avrebbero su diverse fasce della popolazione. La "nuova Secessione" che ha diviso il Paese tra Stati permissivi e Stati proibizionisti ha acuito queste disuguaglianze, creando barriere geografiche ed economiche per le donne che cercano cure abortive. Sebbene Biden abbia firmato un ordine esecutivo che garantisce la libertà di movimento da uno Stato all'altro per le donne che cercano di abortire, i costi associati al viaggio, all'alloggio e alla perdita di guadagno rimangono un ostacolo insormontabile per molte.

Gli sforzi dell'amministrazione Biden, anche attraverso il potenziamento dei servizi di assistenza medica e psicologica per le gestanti, mirano a contrastare queste disuguaglianze, cercando di fornire un minimo di rete di sicurezza in un contesto normativo frammentato e ostile. La battaglia per i diritti riproduttivi negli Stati Uniti è, quindi, non solo una questione legale e politica, ma anche una profonda sfida sociale ed economica che continua a plasmare la vita di milioni di donne americane.

Infografica sulle statistiche demografiche e le disparità nell'accesso all'aborto negli USA

tags: #jon #biden #aborto