Fecondazione eterologa: comprendere i percorsi e le percentuali di successo

La ricerca di una gravidanza nelle coppie risponde ad un naturale bisogno di coronare un progetto d’amore, ma ci sono delle situazioni particolari in cui il percorso di maternità risulta ostacolato. Le procedure di fecondazione assistita hanno l’obiettivo di superare le difficoltà di concepimento e, più in generale, di creare le condizioni per iniziare e portare a termine la gravidanza con la nascita di un bambino sano. Per comprendere quali siano le percentuali di successo nei trattamenti di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), è innanzitutto importante ricordare che rimanere incinta non è semplice come sembra, poiché la specie umana ha una bassa efficienza del sistema riproduttivo: la probabilità di rimanere incinta al primo tentativo per una giovane coppia presumibilmente fertile, dopo un mese di rapporti sessuali mirati e non protetti, non supera infatti il 20%.

rappresentazione schematica dell'efficienza riproduttiva umana

Il contesto clinico della PMA e le variabili in gioco

In centri specializzati vengono messe a disposizione dei pazienti le migliori competenze cliniche e le più avanzate tecnologie di laboratorio al fine di massimizzare il tasso di successo della fecondazione assistita. Le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita ricreano artificialmente le condizioni ideali per l’incontro dei gameti e la formazione dell’embrione. Nella fecondazione in vitro, l’embrione che si sviluppa viene mantenuto in condizioni controllate per un breve periodo (2-5 giorni) e, dopo attenta valutazione, viene trasferito in utero per favorirne l’impianto e la crescita.

Il tutto porterebbe ad ottenere tassi di gravidanza anche superiori a quelli naturalmente ottenibili - come accennato, la FIVET ha una percentuale di successo al primo tentativo del 38,2%, che aumenta fino a quasi l’80% al terzo tentativo - a parità di condizioni, nella specie umana. Ci sono però alcuni fattori che influenzano negativamente il tasso di successo della PMA. I principali sono la qualità/quantità dei gameti (maschili e femminili) prodotti e la recettività endometriale e uterina, che è strettamente correlata alla fisiopatologia della donna.

L'impatto dell'età e la preservazione della fertilità

L’età della donna è uno dei fattori più rilevanti nell’influenzare il tasso di gravidanza nei trattamenti di Procreazione Medicalmente Assistita. Dopo i 35 anni, la fertilità femminile subisce infatti un calo significativo e fisiologico, legato alla progressiva riduzione sia del numero sia della qualità degli ovociti disponibili. Questo declino incide direttamente sulle percentuali di successo della fecondazione assistita, rendendo più complesso ottenere una gravidanza, anche con tecniche avanzate come la FIVET o l’ICSI. Per questo motivo, esistono tecniche di crioconservazione degli ovociti che consentono di preservare la fertilità nel momento di massima efficienza riproduttiva.

grafico del calo della fertilità femminile in funzione dell'età

La complessità dell'infertilità maschile

L’infertilità maschile è un problema assai più comune di quanto si pensi ed è spesso sottovalutato, poiché di frequente erroneamente confuso con la “potenza sessuale”, ovvero la capacità di avere rapporti. Solo dopo l’analisi del liquido seminale (spermiogramma) l’uomo scopre eventualmente di avere una compromissione della qualità degli spermatozoi: riduzione del numero (Oligozoospermia), riduzione della motilità (Astenozoospermia), morfologia alterata (Teratozoospermia). Talvolta ci si trova di fronte a una situazione di drastica riduzione del numero degli spermatozoi prodotti (Criptozoospermia) o addirittura di totale assenza di produzione spermatica (Azoospermia). Lo stile di vita (alcool, fumo, stress), l’inquinamento ambientale e l’esposizione a fattori di rischio lavorativi hanno sicuramente un peso determinante sulla qualità degli spermatozoi.

Inquadramento e personalizzazione del percorso

Secondo il Registro Nazionale della Procreazione Medicalmente Assistita in Italia, il 16,2% delle coppie che si sottopongono a tecniche di PMA soffre di infertilità inspiegata (o idiopatica). In generale, sono molteplici le condizioni che durante il percorso terapeutico concorrono a determinare l’esito favorevole della procedura, ossia l’ottenimento della gravidanza. Tra le più importanti ricordiamo:

  • Il corretto inquadramento clinico e conseguentemente la scelta della tecnica più appropriata.
  • La personalizzazione della stimolazione ovarica, al fine di massimizzare il recupero ovocitario e/o ottimizzare la preparazione dell’endometrio alla ricezione dell’embrione.
  • La presenza di attrezzature e tecnologie all’avanguardia nel laboratorio IVF, per garantire che gli embrioni si sviluppino e siano selezionati in condizioni ottimali.

Tecniche di I e II livello: differenze e applicazioni

L’inseminazione intrauterina è una tecnica definita di I livello. Si applica solo in coppie selezionate per età, che non presentino infertilità maschile grave e/o infertilità tubarica. Il tasso di successo dell’inseminazione intrauterina è più basso rispetto alle tecniche di II livello, poiché non abbiamo nessun controllo sul processo. Tuttavia, l’inseminazione intrauterina si caratterizza per una minor invasività sia tecnologica (la fecondazione avviene in-vivo) che farmacologica (richiede solo una blanda stimolazione ovarica).

La fecondazione in vitro (FIVET) prevede di ricreare in vitro tutti i processi che portano all’unione dei gameti. Di conseguenza, è necessario avere in laboratorio sia l’ovocita sia lo spermatozoo ed eseguire la fertilizzazione in provetta. FIVET e ICSI sono tecniche con un tasso di fecondazione leggermente diverso: mediamente 65% per FIVET e 75% per ICSI. Al momento non vi sono evidenze scientifiche che concludano se sia più vantaggioso trasferire in utero embrioni freschi o preventivamente crioconservati mediante vitrificazione. Statisticamente, i tassi di successo del transfer di embrioni congelati sono infatti sovrapponibili.

Procreazione Assistita: E se non riesci ad avere figli? (FIVET e IUI) | #TELOSPIEGO

Gli elementi di maggior differenziazione nei due casi sono, da una parte, la preparazione ormonale dell’endometrio della donna, e dall’altra, i processi di laboratorio relativi al congelamento e allo scongelamento degli embrioni. Da un lato, durante una procedura di PMA, la stimolazione per il recupero degli ovociti innalza infatti i livelli di estrogeni e progesterone disturbando la recettività endometriale. Crioconservare gli embrioni e posticipare il trasferimento in un ciclo preparato “ad hoc” al fine di ottimizzare la recettività endometriale può quindi aumentare il tasso di successo della fecondazione assistita. Per contro, un embrione scongelato potrebbe in qualche caso risentire della tecnica di vitrificazione e scongelamento e dare un risultato inferiore. Nelle donne ad alto rischio di iperstimolazione ovarica o con endometrio non idoneo, il trasferimento a fresco è da evitare.

Fecondazione eterologa: la scelta dei donatori

Non sempre i gameti (ovociti e spermatozoi) sono disponibili in quantità/qualità sufficienti. Questa è la prima condizione di scelta tra una tecnica di fecondazione assistita omologa (con gameti appartenenti ai partner della coppia) o di tipo eterologo (gameti provenienti da donatori esterni alla coppia). La programmazione di una fecondazione eterologa con ovodonazione o con donazione di liquido seminale è un iter molto semplice, che passa attraverso la selezione di una donatrice/un donatore compatibile con la coppia ricevente. Le donatrici, come da normativa vigente, sono giovani donne senza problemi di fertilità, e dunque le percentuali di successo di una ovodonazione sono sensibilmente più alte rispetto a quelle di riuscita di una fecondazione omologa.

infografica sui processi di selezione dei donatori

Probabilità cumulativa e valutazione del successo

Nell’approcciarsi ai trattamenti di PMA, è di fondamentale importanza comprendere che le possibilità di ottenere una gravidanza aumentano ad ogni tentativo: è il concetto di probabilità cumulativa di gravidanza. Tutti gli studi effettuati in tal senso mostrano che la probabilità di successo aumenta effettuando più tentativi, ovvero più trasferimenti embrionari. In un ciclo di fecondazione in vitro possono prodursi più embrioni di quelli necessari ad un singolo trasferimento. Questi embrioni in “sovrannumero” vengono crioconservati e sono disponibili per transfer successivi.

Ma cosa si intende per tasso di successo nell’ambito della fecondazione assistita? L’obiettivo di una procedura di Procreazione Medicalmente Assistita è quello di generare una gravidanza, ma anche di creare le condizioni per poterla portare a termine con la nascita di un bambino sano. L’ottenimento della gravidanza viene valutato tipicamente a due livelli:

  1. Test di gravidanza positivo (beta-hCG +): Si tratta del primo segnale di una gravidanza, riflesso del risultato del trattamento, e indica l’avvenuto impianto dell’embrione nell’utero, solitamente 14 giorni dopo il transfer.
  2. L'evoluzione clinica: Il percorso prosegue poi verso l'ecografia di controllo per confermare la presenza del battito cardiaco e il corretto sviluppo fetale.

Il monitoraggio costante e l'approccio multidisciplinare rimangono i pilastri fondamentali su cui i centri di fertilità costruiscono le aspettative delle coppie, gestendo le variabili biologiche con protocolli personalizzati che tengano conto tanto della fisiopatologia individuale quanto delle necessità psicologiche del percorso. La ricerca costante dell'eccellenza in laboratorio, unita a un'accurata selezione dei donatori nei casi eterologhi, permette oggi di superare barriere biologiche che in passato apparivano insormontabili, trasformando il desiderio di genitorialità in un progetto realizzabile con maggiore consapevolezza.

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