L'Illusione dell'Immediato: Storia e Significato del Detto "Tutto e Subito" nel Contesto Umano e Sociale

Il desiderio di ottenere "tutto e subito" è una pulsione profonda e sempre più presente nella società contemporanea, riflettendo un'esigenza di gratificazione istantanea e di risoluzione immediata delle problematiche. Sebbene il detto specifico "tutto e subito" non sia sempre categorizzato come un proverbio antico o una massima di saggezza popolare nel senso più stretto, la sua essenza permea la nostra cultura, manifestandosi in diversi modi e influenzando aspettative, comportamenti e la percezione del tempo e dello sforzo. È un'espressione che non ha un significato profondo o morale intrinseco di una creazione individuale, ma riflette una tensione verso la rapidità che può avere radici sia in contesti pratici che in dinamiche psicologiche complesse.

Orologio che corre veloce

Radici Concettuali e Manifestazioni Linguistiche dell'Immediato

L'idea di immediatezza e di un'ottenimento rapido si può rintracciare in varie espressioni linguistiche e modi di dire, anche se non direttamente nel detto "tutto e subito" tra quelli antichi o con origini ben definite. Tuttavia, la ricerca di un risultato celere e garantito è un tema ricorrente. Per esempio, l'aforisma "pochi maledetti e subito" incarna perfettamente lo spirito di preferire un guadagno minore ma certo e immediato, rispetto all'incertezza di un beneficio maggiore nel futuro. Come viene specificato, è un adagio riferito al “vile denaro” che si può sintetizzare in questo modo: è meglio incassare subito una somma certa, sicura e garantita, se pur modesta, piuttosto che vivere nell’incerta speranza di un guadagno più consistente ma ancora ben lontano dal realizzarsi.

Pochi, maledetti e subito!

L’aforisma "pochi maledetti e subito" viene più che altro usato quando si vuole manifestare l’urgenza di ottenere subito il denaro che ci spetta. Questa saggezza popolare suggerisce che, a volte, è più saggio e conveniente accontentarsi di una parte di ciò che ci compete purché il debito sia estinto seduta stante una volta per tutte. La differenza tra proverbi e frasi fatte può essere sottile, e il presente glossario esclude i proverbi, incluse tutte quelle massime di uso comune che conservano un contenuto. In ogni contesto in cui è usata, infatti, essa esprime sempre lo stesso contenuto: ogni fatto o azione è positiva se ha un esito positivo. Una creazione usata da pochi parlanti, per esempio una semplice metafora, non è sempre considerabile come un modo di dire affermatosi in una lingua. È invece possibile che si tratti di un semplice fenomeno di idiosincrasia, dunque che venga considerato solo come una creazione individuale. Si escludono le frasi che, pur frequentissime nella lingua italiana, "non mostrano nessuna particolare alterazione retorica o di significato". Per esempio, l'espressione "in poche parole" è molto usata, ma sarebbe comprensibile anche a chi la sentisse per la prima volta.

Altre espressioni che rimandano a un'azione senza esitazione o limitazioni includono "senza freni" e "a tutta velocità". "Senza freni" indica un comportamento o una situazione fuori controllo, come il meccanismo della ruota libera, dove non ci sono limiti di sorta. L'espressione "a tutta velocità" è una variante (più corretta) di "a tutta birra", entrambe locuzioni marinaresche che significano letteralmente "viaggiare dando ai motori del natante la potenza massima, per andare il più veloce possibile", o più in generale "a tutta velocità". Questi modi di dire catturano l'impulso all'azione rapida e decisa, che a volte può sfociare nell'avventatezza, come nel compiere un'azione "alla garibaldina", ovvero intraprenderla senza troppe cautele, d'impeto, con avventatezza e slancio temerario.

Immagine di gallo che abbassa la cresta

Ci sono anche frasi che implicano l'opposto dell'immediatezza, come "calare le arie", gesto con cui i galli, prima o dopo un combattimento, riconoscono la superiorità dell'avversario. Dal mondo contadino l'espressione ci è arrivata con il senso di "calare le proprie pretese", "riconoscere la propria inferiorità" o anche solo "far (di) meno l'arrogante / non fare tanto l'arrogante". Questo dimostra che, se da un lato c'è l'impulso al tutto e subito, dall'altro la cultura popolare riconosce la necessità di temperare le proprie pretese e accettare la realtà.

Quando il Desiderio di "Tutto e Subito" Incontra la Complessità del Vissuto Personale

Il desiderio di una risoluzione immediata o di una gratificazione istantanea, tipica del "tutto e subito", può scontrarsi in modo drammatico con la realtà delle esperienze umane, specialmente quando si tratta di traumi, identità e relazioni. I percorsi individuali mostrano come la ricerca affannosa di risposte o di piacere immediato possa portare a ulteriore sofferenza, evidenziando la necessità di un'elaborazione più lenta e profonda.

Infanzia, Sperimentazione e la Ricerca di Piacere Immediato

La storia di una ragazza di 26 anni, che abbiamo chiamato Jessica per comodità, rivela come le prime esperienze infantili, spesso vissute di nascosto, possano plasmare una complessa relazione con il piacere e la sessualità. Da bambina un amico le fece vedere al computer immagini pornografiche di donne manga. Questo evento, vissuto nella segretezza - "tutte le volte che succedeva dovevamo farlo di nascosto perché sua madre e suo fratello non dovevano scoprirci" - suscitò in lei una forte curiosità. "Mi incuriosì e iniziai a sperimentare con un'amica, ci toccavamo, guardavamo o mettevamo oggetti sulla vagina." Queste prime sperimentazioni, una ricerca quasi immediata di sensazioni nuove, furono scoperte e sgridate da sua madre un giorno e le fecero vedere sempre meno questa amica. Tutto ciò accadde quando era molto piccola, ai tempi delle elementari, crede.

Bambina che esplora curiosa

Il suo bisogno di procurarsi piacere era forte e immediato: "bagnavo abbastanza spesso il letto e avevo sempre più bisogno di procurarmi piacere, spingendo oggetti sulla vagina o strusciandomi." Questo comportamento precoce, che potrebbe essere letto come una ricerca di "tutto e subito" in termini di sollievo o sensazione, è accompagnato da un senso di vergogna profondo: "avevo spesso incubi da bambina nei quali mi trovavo nuda sul balcone e dovevo fare pipì in un vaso e quando me ne rendevo conto provavo un'immensa vergogna."

Crescendo, la sua percezione del sesso e del piacere si legò indissolubilmente alla figura femminile e all'atto di fare cose di nascosto: "quello che per me significava sesso e piacere era la donna e il fare di nascosto certe cose." La ricerca di gratificazione immediata si estese online: "cercavo giochi online dove potevo masturbare le donne cartone animato, poi la cosa finì."

Traumi e la Disillusione dell'Immediatezza Affettiva e Sessuale

Con l'adolescenza e l'età adulta, il passato iniziò a tormentarla. "Con il tempo il ricordo di quelle cose che feci da bambina iniziò a tormentarmi e avevo spesso ansia e paura per quei pensieri." A questo si aggiunsero esperienze traumatiche significative: "subì degli abusi, fortunatamente mai sfociati in vera violenza sessuale da parte di alcuni ragazzini e da un familiare, mi segnarono fortemente e mi fecero sentire umiliata e insignificante."

Il suo rapporto con gli uomini è sempre stato complicato. Da bambina era molto legata a suo padre, sempre stato freddo e anaffettivo. I primi impulsi sessuali in età adulta erano accompagnati da una profonda contraddizione: "più pensavo a quello che avevo fatto, o anche solo vedendo scene lesbo, mi sentivo come se stessi facendo qualcosa di assolutamente sbagliato e l'eccitazione aumentava a dismisura, con eiaculazione precoce, masturbazione compulsiva e orgasmo senza che mi toccassi." La ricerca di piacere immediato, vissuta con sensi di colpa, la portava a un crollo emotivo: "dopo tutto ciò mi sentivo profondamente male e piangevo come una matta."

Questo ciclo di ricerca di gratificazione immediata seguita da profondo disagio evidenzia la difficoltà di ottenere un benessere autentico attraverso vie rapide e non elaborate. La sua attrazione sessuale per i ragazzi, pur presente, si scontrava con una profonda dissociazione durante i rapporti: "ma quando ci andavo a letto il mio corpo si estraniava." Nonostante la fantasia e il piacere con baci e toccatine, "quando si arrivava al dunque diventavo una bambola di pezza e alle volte avevo persino paura di dire no." La sua reazione fu quella di costruirsi una difesa immediata e distruttiva: "diventati molto fredda nel tempo, quasi apatica, mi dissi che sarei stata peggio di ogni uomo che mi aveva fatto soffrire e li avrei usati solo per il sesso." Questo tentativo di riprendere il controllo, di ottenere una sorta di vendetta o di gratificazione immediata, si rivelò un'illusione.

L'innamoramento per un amico, vissuto con una profondità mai sperimentata prima, fu un'eccezione, ma la sua distruzione fu immediata e devastante. "Tenevo a quel ragazzo come non avevo mai tenuto a nessuno, ero fortemente attratta da lui, non ho mai avuto relazioni serie e questo fu ciò che più si avvicinava all'amore o una realazione." La rottura e il suo ritorno con la sola richiesta di sesso la distrussero: "dopo aver spento i miei sentimenti per anni ed aver finalmente provato qualcosa, con non poco sforzo nel lasciarmi andare, mi distrusse." Da lì in poi non sa cosa le sia successo, i suoi traumi con gli uomini tornarono alla mente e affondò in qualcosa simile alla depressione.

Donna con espressione di sofferenza e confusione

La sua capacità di provare piacere, anche solo fantasticando, si spense. "Mi resi conto che non riuscivo più a provare piacere con gli uomini, anche fantasticando era difficile, capitava meno, prima avevo sempre bisogno di fantasticare sul sesso o storie d'amore." L'incontro con il suo attuale ragazzo le portò una forte attrazione iniziale, ma ancora una volta, la ricerca di qualcosa di non serio si scontrò con l'affetto e il sesso, e lei si ritirò completamente. "L'attrazione sessuale che provavo per lui che mi portava a masturbarmi e fantasticare svanì." Poi, una trasformazione immediata e apparentemente inspiegabile: "la mia testa cominciò ad avere pensieri e attrazione sessuale solo verso le ragazze." La confusione è palpabile, il desiderio di capire "perché non sento più niente?" è un'esigenza immediata e pressante, ma la risposta non è semplice né immediata. "Ho l'ossessione di essere lesbica e che posso solamente stare con le donne per via dell'attrazione e delle cose che sono successe, nonostante mi dica accetto questo lato, la testa continua a tormentarmi con incubi, pensieri ossessivi e pulsioni continue tanto che ho paura persino di guardare bambine o parenti." La sua sofferenza è immediata e intollerabile: "Non ce la faccio più, mi sembra di impazzire e preferisco la morte a tutto questo tormento." Un desiderio di un fine immediato per una sofferenza prolungata.

L'Apatia e la Montagna da Scalare: Il Prezzo dell'Inazione e il Desiderio di un Cambiamento Immediato

Un'altra testimonianza, quella di Angela, una donna di 52 anni, evidenzia un'altra sfaccettatura del "tutto e subito" nella sua assenza, nel desiderio di un cambiamento repentino da uno stato di apatia profonda. "Ho 52 anni e oramai la vita mi sembra vuota e inutile. Io che fino a qualche anno fa mi emozionavo per un alba e un tramonto, ora mi rendo conto che sono diventata apatica non mi interessa più niente e nessuno." Questa brusca e immediata perdita di interesse per la vita si manifesta in diversi ambiti: "Ho un lavoro (che mi appassionava e ora lo odio) un figlio adulto 33 anni che mi evita accuratamente perché mi considera isterica, un compagno con il quale non faccio più sesso da mesi e che continuo a criticare tutto ciò che fa, infatti il nostro rapporto è più fraterno che altro, un cane che adoravo e con il quale amavo fare lunghe passeggiate (ora mi dà quasi fastidio) una mamma anziana che ho sempre curato con amore (ora è per me un peso)."

Angela descrive un quotidiano fatto di inerzia e di ricerca di distrazioni immediate, seppur futili: "faccio solo le cose che sono necessarie per sopravvivere e tutto per inerzia. Passo il mio tempo libero sul divano al p.c giocando con giochini stupidi e trascuro la mia casa e la mia famiglia." La sua sofferenza emotiva è immediata e profonda, e porta a un desiderio di cessazione: "Di tanto in tanto piango e tutto questo mi fa paura e mi fa stare male, provocando un me forti sensi di colpa e odio verso me stessa. Io che nella vita ho superato tante avversità mi sento oramai senza forza, volontà e niente mi fa felice o mi rende serena. Oramai la mia vita è diventata una montagna da scalare e a volte mi lascerei cadere all'indietro volentieri." Persino la ricerca di un sollievo farmacologico immediato si rivela inefficace: "Sto assumendo xanax ma con effetti inesistenti anzi …."

Montagna da scalare

Queste storie dimostrano come il desiderio di "tutto e subito", sia esso piacere, comprensione, o sollievo dalla sofferenza, sia una componente potente dell'esperienza umana, ma che la sua ricerca senza un'adeguata elaborazione e un percorso consapevole possa condurre a stati di profondo malessere.

La Violenza Nelle Relazioni: Una Pericolosa Manifestazione di Desiderio di Controllo "Subito"

Il desiderio di "tutto e subito" può assumere forme estremamente pericolose e distruttive, specialmente nelle dinamiche di abuso e violenza all'interno delle relazioni. La testimonianza di Jessica si intreccia con un ulteriore, drammatico racconto che evidenzia la rapidità e l'immediata pericolosità di certi comportamenti. Descrive una situazione in cui un litigio per il suo cane è degenerato rapidamente in violenza fisica: "pochi mesi fa.. abbiamo iniziato a litigare per via del mio cane, che lui palesemente odia, una volta rientrati a casa appena ho varcato la soglia lui mi ha spintonata, messo la mano al collo e attaccata al muro.." Questa reazione immediata e fisica è un chiaro segnale di un desiderio di controllo "subito" e di una mancanza totale di gestione della rabbia.

Le risposte degli esperti sono unanimi e immediate nel riconoscere la gravità della situazione. "Non so che fare.. quello che racconti è molto serio. Non si tratta di un 'carattere difficile' ma di violenza: fisica (ti ha spintonata, messo le mani al collo, minacciato) e psicologica (minacce, svalutazioni, paura costante)." Le frasi che egli riferisce - “te la faccio pagare”, “ti rovino la vita”, fino alla minaccia contro il nipotino - non sono scatti di rabbia, ma atti intimidatori molto gravi. Si capisce quanto ci si possa sentire in gabbia: la violenza tende proprio a togliere libertà e prospettive, facendoti credere che non ci siano alternative.

Gli esperti sottolineano con fermezza che non è colpa della vittima e che la sicurezza è la priorità. "È importante che tu sappia fin da subito una cosa: non hai nessuna colpa per le reazioni violente del tuo compagno. Non esiste nessun comportamento che possa giustificare spinte, mani al collo, minacce o parole che feriscono." La sua aggressività e le minacce sono indicative di un modello di comportamento che cerca di ottenere sottomissione e controllo immediati. "Da quello che racconti, si delineano dei tratti tipici di una relazione tossica: svalutazione, assenza di empatia, manipolazione e violenza (verbale, psicologica e fisica)."

Il messaggio è chiaro: in questi casi è fondamentale non affrontare il problema da sola e non minimizzare i segnali di pericolo. "Il primo passo importante è mettersi in sicurezza. Valuti lei il modo più opportuno per iniziare a farlo. Sostare in questa situazione è assolutamente lesivo per la sua salute fisica e mentale." Viene fornito un riferimento immediato per l'aiuto: "Esiste un numero gratuito e attivo 24/7: il 1522, servizio nazionale antiviolenza e stalking." Questo sottolinea l'urgenza di un intervento e la necessità di una protezione "subito". "Chi ha già superato il limite e si è permesso di usare violenza, verbale e fisica, potrebbe continuare a farlo."

Segnale di pericolo o allarme

Il racconto di questo rapporto e ciò che è successo rientra nel quadro tipico della situazione che presenta un reale segnale di pericolo verso l'incolumità fisica e psicologica. Questo comportamento porta a fare in modo che si perda l'autostima e la capacità di prendere decisioni autonome, ad avere una propria vita sociale e amicale e a creare il vuoto intorno. Troppe volte si trascurano certi segnali e si pensa che possano diminuire nel tempo quando invece è il contrario. L'amore, il bene, l'affetto non si manifestano con le minacce e le aggressioni fisiche ma con il rispetto, la volontà di venirsi incontro, il desiderio di ascoltare la persona con la quale si è in relazione intima, partecipare ai suoi desideri e farla sentire a proprio agio nell'esprimere le sue opinioni, desideri e iniziative e volontà. Gli abusi psicologici e fisici che sta subendo dovrebbero essere denunciati immediatamente alle forze dell'ordine e resi noti alla linea nazionale antiviolenza. Non si deve credere nemmeno per un secondo che atti di violenza possano essere attribuibili a sedicenti provocazioni, in quanto nulla giustifica disregolazioni emotive e distruttive di tal genere.

La violenza è un ciclo e si ferma per poi esplodere di nuovo, non solo con violenze fisiche ma anche psicologiche e verbali. Nessuno di noi può minacciare l'altro. Il passo di chiedere aiuto è già un atto di forza e l'invito è a non minimizzare: "Jessica, grazie per aver avuto il coraggio di scrivere, comprendo sia difficile, ma quello che racconti non è un litigio di coppia, è violenza. Una mano al collo, una minaccia, parole che terrorizzano, tutto questo non appartiene all’amore, ma al controllo. Se senti pericolo chiama subito il 112. La violenza non definisce chi sei, il passo che farai oggi può aprire la porta a una vita libera." La necessità di agire "subito" in questi contesti non è un capriccio, ma una questione di sopravvivenza e tutela.

Il Valore del Processo e della Psicoterapia Contro l'Impulso "Tutto e Subito"

Di fronte alle complessità dei vissuti umani e al desiderio, spesso frustrato, di "tutto e subito", la prospettiva professionale degli psicoterapeuti offre un approccio diametralmente opposto: quello del processo, dell'elaborazione, della conoscenza di sé che richiede tempo e impegno. Diverse voci concordano sulla necessità di un percorso terapeutico per affrontare situazioni profonde e dolorose.

A Jessica, la ragazza con i problemi legati alla sessualità e ai traumi, gli specialisti consigliano vivamente di contattare un professionista per un colloquio psicologico e intraprendere un percorso di psicoterapia. Viene espressamente indicato che potrebbe esser arrivato il momento di cominciare una psicoterapia. Nel corso della sua vita ha avuto esperienze svariate connesse alla sessualità che avrebbero potuto produrre tutta la sua confusione attuale. Non si tratta di una soluzione immediata, ma di un cammino. Gli abusi, l'esposizione ad un certo tipo di pornografia in età precoce sono cose che lasciano in alcuni casi ferite importanti, che basta poco, e si rimettono a sanguinare. Questo indica che le ferite non scompaiono "subito" ma richiedono attenzione.

I temi che lei porta meritano uno spazio più ampio, che solo un percorso potrebbe darle. La psicoterapia potrebbe essere funzionale al dare un senso ad aspetti identitari, affettivi, sessuali e post traumatici. Si suggerisce vivamente una terapia ad orientamento psicocorporeo, particolarmente indicata in casi in cui il corpo e le sue espressioni, come da lei descritto, sono nucleari e in qualche forma scisse dalla dimensione cognitiva. Il consiglio è di prendere in considerazione l'ipotesi di un percorso di Psicoterapia individuale per provare a conoscersi meglio e lavorare sui suoi vissuti ed emozioni. L'obiettivo è lavorare sulla consapevolezza della relazione che ha con sé stessa e con gli altri, prendendosi cura delle proprie ferite ed integrando le diverse sfaccettature di sé che descrive. La sua identità, la sua stessa sessualità adulta ne hanno profondamente risentito. Ha bisogno di sapere chi è per poter vivere con serenità. Per questo le raccomandano un percorso psicoterapeutico con una persona che si metta lì con lei a rivedere e riorganizzare pensieri, emozioni, significati. Un lavoro che la può radicare e curare quelle ferite che hanno segnato la sua storia. Questo è un lavoro che si costruisce nel tempo, non è un "tutto e subito".

Pochi, maledetti e subito!

Anche per Angela, che vive uno stato di angosciosa apatia, il suggerimento è unanime. Non deve considerarsi pazza perché semplicemente non lo è! Con l'aiuto di un professionista potrebbe farsi aiutare nel cercare di capire l'origine del suo malessere e, successivamente, poterla aiutare a trovare modalità funzionali per venire fuori da questa situazione (che, da come la descrive, potrebbe trattarsi di sintomatologia depressiva). La diagnosi precisa è il primo passo per definire la cura e uno psichiatra psicoterapeuta sarebbe l'ideale. Si percepisce la sua sofferenza legata al non sentire più dentro di sé l'energia e l'entusiasmo che l'hanno sempre aiutata a superare le difficoltà e ad apprezzare la vita. Non si scoraggi e non si senta in colpa per il momento che sta vivendo, ma cerchi in lei la forza di chiedere aiuto a un professionista, sono sicura che le saprà offrire quella mano che le serve per risollevarsi e ritrovare interesse per la vita. Insieme ad uno psicologo potrà certamente comprendere come mai tutto le sembra diventato così pesante e privo di interesse. Anziché sentirsi sola a scalare una montagna, chiedendo l'aiuto di un professionista avrà la sensazione di condividere un bel viaggio con qualcuno!

Le fasi dolorose, pesanti, faticose e che sembrano non finire mai, possono e devono avere una conclusione!! Per questo le consigliano di iniziare a cercare uno/a psicoterapeuta della sua zona con cui iniziare un percorso. Se già l'ha fatta sentire un pochino meglio scrivere ciò che prova, si pensi a quanto beneficio potrebbe ottenere nell'avere una figura di riferimento che l'ascolta a cadenza regolare e che la guida in un lavoro su di lei! Il problema che lei descrive appare serio, complesso, meritevole di un valido approfondimento farmacologico che solo uno psichiatra può garantirle. In parallelo, un percorso di psicoterapia può aiutarla a superare questo momento di crisi, che la sta affaticando e le sta sottraendo molte energie. Non cerchi di farcela da sola. Occorre cercare aiuto psicologico prima possibile perché la depressione a lungo andare si cronicizza e diventa sempre più difficile guarire, mentre con un supporto farmacologico mirato, non solo ansiolitico, e psicologico soprattutto si può guarire senz'altro.

Queste risposte professionali sono un'affermazione chiara del fatto che le soluzioni profonde e durature non arrivano "tutto e subito", ma attraverso un impegno, un percorso e un'elaborazione che rispettino i tempi della persona e la complessità delle sue esperienze.

Mani che si abbracciano in segno di supporto

Pasolini e la Ricerca Intensa di Verità, Senza Compromessi o Mediazioni Immediatismo Filosofico e Poetico

Pier Paolo Pasolini, attraverso il suo testo "Who is me? ovvero poeta delle ceneri", offre una prospettiva sull'immediatezza che trascende il desiderio di gratificazione, elevandosi a una ricerca incessante e spesso dolorosa della verità, espressa senza compromessi o mediazioni. La sua vita e la sua opera sono permeate da un senso di urgenza e da una volontà ferrea di cogliere e denunciare la realtà "subito", come la vedeva, anche a costo di confrontarsi con il dolore.

Pasolini afferma "non ero precoce se non nella volontà", indicando una precocità non tanto nell'età quanto nella determinazione e nell'intensità con cui abbracciava le sue convinzioni. Il suo passaggio al marxismo, ad esempio, non fu un processo graduale, ma un'adesione immediata e totale: "Come sono diventato marxista? Ebbene… nel '45 fu tutt'un'altra cosa. Fuí dalla parte dei braccianti, e lessi Marx." Questa "conversione" è presentata come un evento improvviso e decisivo, un "tutto e subito" intellettuale e politico.

La sua visione dell'artista è quella di una "vivente contestazione", che non può essere "libero" in nessun paese, perché la sua stessa esistenza è una sfida immediata allo status quo. Questa visione si traduce in gesti radicali e immediati, come quando afferma "avevo detto di voler rinunciare alla mia cittadinanza italiana! io rinunciavo alla mia nazionalità. mi esaltava. sincero, ancora." Questo è un esempio lampante di un'azione drastica, presa con l'impeto di chi desidera un cambiamento radicale e immediato, spinto da una profonda convinzione interiore.

La sua opera è un costante "gettare il mio corpo nella lotta", un agire immediato e totalizzante, dove "anche l'espressione è azione." Non si tratta di un calcolo o di una strategia a lungo termine, ma di una risposta autentica e viscerale alla realtà. Le sue parole, cariche di "rabbia", "odio", sono espressione di una verità non mediata, che non attende di essere digerita. Affermazioni come "Grande è il tuo spiritualismo, America!", o le dure critiche alla società italiana del suo tempo - "Mai l'Italia fu più odiosa. sì, anche il comunista è un borghese. Questa è ormai la forma razziale dell'umanità" - mostrano una reazione immediata e schietta, che non rifugge dalla brutalità del giudizio.

Ritratto di Pier Paolo Pasolini

Pasolini rifiuta la passività e la contemplazione distante, scegliendo l'immersione totale nel presente. "Non è necessario che una vittima sappia e parli." Il suo approccio è quasi una reazione fisica e immediata alle ingiustizie, non una ponderazione. Il suo "Vangelo" non è un'opera di studio accademico, ma una rappresentazione cruda e immediata dei "volti", un tentativo di rendere la sacralità tangibile e presente.

Anche nei suoi rapporti più intimi, emerge un desiderio di connessione immediata e profonda. Quando parla del padre, descrive un "amore" e dei "sensi" che ricercano una fusione senza indugi: "il padre non vuole la morte del figlio, ma il suo amore. non possederlo, ma esserne posseduto." Questo è un desiderio di un'unione totale, un "tutto e subito" emotivo e spirituale.

La sua visione della vita è altrettanto immediata e radicale: "nulla vale la vita. perché la vita si esprime anche solo con se stessa." Questa è una dichiarazione di valore intrinseco, non negoziabile, della vita stessa, che non ha bisogno di giustificazioni o di scopi ulteriori per essere validata. La poesia, per Pasolini, è una forma di espressione immediata della realtà, "che la evoca, ecco tutto." Non è un gioco di abilità o di letterarietà fine a sé stessa, ma un atto quasi "di stregoni", capace di cogliere l'essenza delle cose senza filtri.

Il suo tormento, la sua "pesante rabbia del suo membro", i suoi sogni di poesia che "resta deserta per sempre", sono tutte manifestazioni di un'anima che vive intensamente, che non accetta mezze misure o ritardi. Il suo modo di affrontare la vita è un continuo "andar con impeto", un agire "alla garibaldina", con avventatezza e slancio temerario, in una perenne ricerca di un "tutto" che sia autentico e "subito", senza le ipocrisie e le dilazioni che egli tanto disprezzava nella borghesia e nella società del suo tempo. La sua è una protesta esistenziale, un grido immediato contro un mondo che sente come "una torma di assassini". Un uomo che ha vissuto e creato con l'urgenza del "tutto e subito" la sua verità.

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