Il percorso verso la genitorialità è spesso intriso di speranza e, per molte coppie, si snoda attraverso le complesse vie della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Tuttavia, ciò che sorprende molti è la possibilità di concepire in modo naturale anche dopo aver affrontato numerosi cicli di trattamenti come la Fecondazione In Vitro (FIVET) o l'Iniezione Intracitoplasmatica di Spermatozoi (ICSI) che non hanno avuto successo. Questo fenomeno, tutt'altro che raro, rappresenta un faro di speranza e solleva interrogativi sui meccanismi del corpo femminile e sui limiti della nostra comprensione scientifica.
La Speranza di una Gravidanza Naturale Dopo la PMA Fallita
Restare incinta in modo naturale dopo essere state sottoposte a cicli di fecondazione assistita è una possibilità concreta. Secondo i risultati di una ricerca recente, non è affatto raro che una donna riesca ad avere un figlio in modo naturale dopo aver concepito inizialmente con la procreazione medicalmente assistita. Le recenti indagini in merito, infatti, indicano che questo fenomeno sembra interessare almeno una donna su cinque. Questo dato contrasta con la percezione comune, secondo cui la gravidanza naturale sarebbe un evento "raro" dopo trattamenti per la fertilità. I ricercatori, infatti, desiderano sottolineare come non si tratti in realtà di un evento insolito. L'autrice principale, la dott.ssa Annette Thwaites (UCL EGA Institute for Women’s Health), ha affermato: "I nostri risultati suggeriscono che la gravidanza naturale dopo aver avuto un bambino mediante fecondazione in vitro è tutt’altro che rara".
Ma perché accade questo e quali sono i meccanismi che spiegano tale possibilità? Secondo quanto emerge dalle ricerche degli esperti, i dati parlano molto chiaro: il 20% di queste donne ce la fa grazie a una sorta di risveglio che riguarda il funzionamento del corpo femminile e, in particolare, una vera e propria "rinascita" della funzione naturale delle ovaie. Inoltre, alcune donne potrebbero non aver mai sperimentato l’infertilità, ma hanno utilizzato il trattamento per altri motivi. Chiaramente, questo apre le porte alla speranza per molte coppie, considerando anche che i trattamenti di PMA non sono sempre privi di invasività e ostacoli. Anche se in genere è considerato “raro” che una donna rimanga incinta naturalmente dopo aver subito un trattamento per la fertilità, è fondamentale comprendere che non tutte le donne che cercano e si sottopongono a un trattamento per la fertilità sono assolutamente o permanentemente sterili.

Comprendere la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA)
Quando un figlio si cerca e tarda ad arrivare, uno dei pensieri è: "E ora, che cosa facciamo?". La Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) comprende diverse tecniche volte a facilitare il concepimento. Tra queste, le più note e utilizzate sono l'Inseminazione Intrauterina (IUI), la Fecondazione In Vitro (FIVET) e l'Iniezione Intracitoplasmatica di Spermatozoi (ICSI).
L'Inseminazione Intrauterina (IUI) è considerata una procedura di I livello, meno invasiva e meno costosa, ma con tassi di successo inferiori rispetto ad altre tecniche. La IUI prevede l’inserimento degli spermatozoi, opportunamente preparati in laboratorio, direttamente in cavità uterina, nel momento di massima fertilità femminile, senza alcuna manipolazione degli ovociti.
La Fecondazione In Vitro (FIVET), invece, è una tecnica di II livello, in cui la fecondazione avviene in laboratorio, al di fuori del corpo della donna. In questo processo, ovociti e spermatozoi vengono combinati in una capsula di Petri, permettendo la fecondazione spontanea. L'obiettivo della FIV, o fecondazione in vitro, è facilitare il concepimento attraverso la combinazione di ovuli e spermatozoi in laboratorio.
L'Iniezione Intracitoplasmatica di Spermatozoi (ICSI) è un'evoluzione della FIVET e rappresenta oggi quasi la metà di tutte le fecondazioni in vitro. La ICSI è una tecnica di fecondazione assistita che mira a favorire l’incontro tra il gamete maschile (spermatozoo) e quello femminile (ovocita) in modo estremamente mirato. Rispetto ad altre metodiche di PMA, la ICSI si caratterizza per l’iniezione diretta di un singolo spermatozoo all’interno del citoplasma dell’ovocita, aumentando così le probabilità di fecondazione nei casi in cui la qualità o la motilità degli spermatozoi risulti compromessa. L’acronimo ICSI, dall’inglese Intracytoplasmic Sperm Injection, indica appunto l’iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi. L’obiettivo è superare le barriere naturali che lo spermatozoo potrebbe non riuscire ad attraversare autonomamente, consentendo una fecondazione altrimenti impossibile o estremamente improbabile. Prima dell'ICSI, gli uomini con severa oligoastenoteratospermia, ovvero con parametri seminali estremamente compromessi, o addirittura azoospermici (privi di spermatozoi nell'eiaculato ma con possibilità di prelievo chirurgico), non potevano procreare.
La ICSI viene utilizzata principalmente nei casi di infertilità maschile severa, cioè quando la qualità del liquido seminale - in termini di concentrazione, motilità o morfologia degli spermatozoi - è insufficiente a garantire la fecondazione con tecniche convenzionali come la FIVET. È indicata anche in caso di precedenti fallimenti di fecondazione in vitro convenzionale, quando è necessario il prelievo chirurgico degli spermatozoi o in situazioni di compromissione della funzionalità ovarica a seguito di terapie farmacologiche.
Il termine “ICSI omologa” si riferisce alla procedura di fecondazione assistita eseguita impiegando i gameti della stessa coppia. Ciò significa che sia gli ovociti sia gli spermatozoi appartengono ai partner che desiderano ottenere la gravidanza. La ICSI omologa è la scelta più comune in presenza di scarsa qualità seminale. La “ICSI eterologa” prevede invece l’impiego di donatori esterni alla coppia di gameti donati esternamente da soggetti diversi dai futuri genitori, ad esempio in caso di assenza o grave compromissione degli ovociti o degli spermatozoi di uno dei partner.

La fecondazione ICSI si basa sulla micromanipolazione degli spermatozoi e degli ovociti. Un ciclo di ICSI segue diverse fasi fondamentali:
- Stimolazione ovarica controllata: La paziente assume farmaci ormonali (gonadotropine, come FSH, LH o combinazioni) per promuovere lo sviluppo di più follicoli, invece del singolo follicolo che matura in un ciclo naturale. Vengono utilizzati anche farmaci per prevenire l'ovulazione spontanea.
- Pick-up ovocitario: Gli ovociti maturi vengono prelevati sotto leggera sedazione, mediante una procedura di aspirazione eseguita per via vaginale sotto guida ecografica. Questa fase, insieme ad altre fasi più fastidiose, si svolge in sedazione per minimizzare il disagio.
- Preparazione del seme: Il campione di liquido seminale viene analizzato e preparato in laboratorio.
- Microiniezione: Nell'ICSI, uno spermatozoo unico e morfologicamente selezionato viene iniettato all'interno del citoplasma (la sostanza gelatinosa che circonda il nucleo) di un solo uovo. L'uovo viene penetrato con un ago microscopico e lo spermatozoo iniettato delicatamente, superando tutte le barriere che lo spermatozoo dovrebbe attraversare spontaneamente (corona radiata, zona pellucida, membrana ovocitaria), in modo che la fecondazione abbia luogo in vitro. L'iniezione dello spermatozoo avviene in laboratorio e non comporta dolore per la paziente.
- Coltura embrionaria e conservazione: Gli embrioni ottenuti vengono tenuti in incubatore per alcuni giorni in laboratorio fino al momento del trasferimento in utero. Possono essere anche crioconservati per usi futuri.
- Trasferimento embrionario: Uno o due embrioni, a seconda dell'età della paziente e della qualità embrionaria, vengono trasferiti nell'utero materno. In base alla legge italiana (Legge 40/2004, successivamente modificata dalle sentenze della Corte Costituzionale), si tende a non produrre un numero eccessivo di embrioni, e a trasferirne un numero che minimizzi il rischio di gravidanze multiple. Il rischio di gemellarità dipende dal numero di embrioni trasferiti, non dalla tecnica in sé.
La durata complessiva di un ciclo di ICSI può variare, ma in genere si aggira intorno ai 20 giorni, di cui 10-15 sono per la stimolazione ovarica, cui segue il pick-up ovocitario e la successiva fecondazione in vitro.
Fattori che Influenzano il Successo della FIVET/ICSI
Il risultato positivo della FIVET (o della ICSI) al primo tentativo dipende da moltissimi fattori, e la risposta a quale tecnica sia migliore o quali siano le percentuali di successo al primo tentativo non è affatto semplice. È una domanda legittima che interessa molte coppie che si stanno avvicinando alla PMA. La gravidanza è come un puzzle: è solo associando con attenzione i vari “pezzi” che si può ottenere il risultato voluto.
I principali fattori favorevoli al successo sono due:
- L’età della donna: Questo è il fattore primario. Più giovane è la donna, migliori saranno i risultati, poiché l'età limita il successo della riproduzione assistita. Le linee guida internazionali, per esempio, sconsigliano l'ICSI con ovociti propri dopo i 45 anni a causa della drastica riduzione della fertilità e dell'aumento dei rischi ostetrici.
- Precedente gravidanza: Se vi è stata, o meno, una precedente gravidanza (anche un aborto), questo può influenzare le probabilità.
Oltre a questi, vi sono altri fattori noti:
- Risposta ovarica: Ottenere una buona risposta ovarica è cruciale. Per fare questo, vengono utilizzate varie tecniche, cercando di inibire gli ormoni del ciclo precedente con una pillola contraccettiva. Questo permette di stimolare le ovaie da uno stato “di riposo”, quindi senza influenza dell’ovulazione del mese precedente. Di solito, poi, vengono usati due tipi di gonadotropine assieme (gonadotropina ricombinante + gonadotropina naturale) in modo da intercettare anche quelle pazienti che, per ragioni di anomalie recettoriali, rispondono solo a uno di questi tipi di gonadotropine. Al momento del pick up, si controlla il livello del progesterone; se questo si fosse alzato nel sangue, potrebbe influenzare l’impianto dell’embrione nell’utero. In questi casi, si procede a un congelamento elettivo degli embrioni.
- Qualità del seminale: La qualità del seminale è un fattore determinante.
- Patologie uterine: La presenza o meno di patologie uterine (utero setto, fibromi, polipi ecc.) o endometriosi e molti altri fattori più o meno noti possono ostacolare l'impianto dell'embrione.
- Organizzazione del laboratorio: È importante rispettare i tempi di fertilizzazione in laboratorio, ma anche non raccogliere con troppo anticipo il liquido seminale per evitare danni agli spermatozoi che magari non vengono utilizzati immediatamente. L’organizzazione del laboratorio, che eviterà un numero eccessivo di pick-up giornalieri, continue aperture/chiusure degli incubatori, con relativo squilibrio delle temperature, dell’umidità e dell’ossigeno, è un fattore determinante per il risultato.
- Decisione sul trasferimento embrionario: È importante, se non fondamentale, la decisione se trasferire o meno gli embrioni a fresco. Se vi è una qualche possibilità che l’endometrio sia stato alterato dalla stimolazione ormonale, è opportuno procedere al congelamento degli embrioni. Il congelamento degli embrioni non ne danneggia la loro funzionalità (e questo è stato dimostrato da moltissimi lavori per moltissimi anni) ma in compenso permette di preparare, nei mesi successivi al pick-up, l’endometrio in modo ottimale evitando altri dosaggi ormonali che sono inevitabili durante la stimolazione ovarica. Bisogna anche ricordare che l’uso di farmaci come il fertipeptil® o decapeptyl®, utilizzati al momento dell’induzione dell’ovulazione, potrebbe ridurre lievemente la frequenza di gravidanze in quel ciclo. In questi casi, si procede sempre a un congelamento completo degli embrioni e non si procede mai con il transfer.
- Stato infiammatorio uterino e microbioma: Un altro aspetto fondamentale è essere certi che non ci sia una situazione infiammatoria all’interno dell’utero. Questa, nella maggior parte delle volte, è completamente asintomatica, ma può essere favorita in pazienti che soffrono di vaginiti ricorrenti, o hanno fatto recentemente manovre all’interno dell’utero, come per esempio raschiamenti. In questi casi, si tende a utilizzare ampiamente l’isteroscopia, non per la ricerca di polipi o fibromi (che dovrebbero già essere stati individuati con l’ecografia), ma per la valutazione specifica dell’aspetto della mucosa. È opportuno effettuare una terapia antibiotica e un tentativo di ricolonizzazione dell’ambiente uterino con dei batteri specifici, che si trovano nell’utero “normale” (non nella vagina, che è un ambiente diverso, per quanto in comunicazione, con l’utero). L’attenzione al microbioma uterino è probabilmente una delle strade future più promettenti della riproduzione assistita.
- Riposo a letto post-transfer: Il riposo a letto, dopo il transfer, è del tutto inutile. Sono molteplici i lavori scientifici che hanno mostrato che il riposo o l’attività fisica non hanno alcuna influenza sull'impianto embrionale.
Quali sono le percentuali di successo di un trattamento di PMA?
Percentuali di Successo e il Numero di Tentativi nella PMA
Le probabilità di gravidanza in un ciclo di PMA variano. In generale, senza tenere conto dell'età, la probabilità di gravidanza è intorno al 30% (con punte del 50% in alcuni centri) per le pazienti con meno di 40 anni. Al primo tentativo, se la donna ha un’età inferiore ai 35 anni, spesso ci si può attendere un tasso di gravidanza clinica del 40% o più. Tuttavia, è bene sottolineare come ogni caso sia a sé: alcune donne ottengono il successo al primo tentativo, altre necessitano di più cicli prima di una gravidanza evolutiva.
Spesso ci si chiede il perché di tre tentativi di FIVET-ICSI. La ragione è che in tre tentativi una coppia si “gioca” le maggiori chance di gravidanza. Al quarto tentativo, le chance di riuscire a rimanere incinte sono inferiori rispetto ai tentativi precedenti. Questo non significa che non valga la pena di fare un quarto o quinto tentativo. Vuol dire, però, che questa opzione va valutata con attenzione, analizzando bene i cicli precedenti e cercando di capire quali possano essere le cause del fallimento (e se vi sia una possibile soluzione). Questa è la ragione per la quale vengono offerti gratuitamente dal Sistema Sanitario Nazionale i farmaci (con il famoso Piano terapeutico NOTA 74) per un certo numero di cicli. Tre tentativi sono quindi un numero ragionevole per avere un esito positivo, anche se è difficile affrontare questo tema in modo generico. Solo studiando bene la “storia” di quella coppia si può capire se valga o meno la pena di fare ulteriori tentativi oltre i tre. Studi pubblicati su riviste internazionali (es. Fertility and Sterility) evidenziano che le probabilità cumulative di successo crescono proseguendo i cicli, ma dopo un certo punto il tasso di successo aggiuntivo tende a ridursi.
Nel decidere se effettuare ulteriori tentativi, è essenziale valutare i risultati ottenuti nei cicli precedenti. In generale, si ritiene che se dopo quattro inseminazioni artificiali una gravidanza non è stata raggiunta, le possibilità di raggiungerla difficilmente miglioreranno nelle inseminazioni successive. Si consiglia quindi di passare ad un trattamento più invasivo: la fecondazione in vitro (FIVET). Nel caso di inseminazioni artificiali con sperma di donatore, si ritiene che i tassi di gravidanza migliorino fino al sesto ciclo. Sarà dopo quel trattamento che si raccomanderà un cambiamento di strategia. Tuttavia, questo dipenderà da ogni caso, perché raggiungere le 4-6 inseminazioni non è così comune.
Per quanto riguarda il numero massimo di cicli raccomandati per la FIVET/ICSI, non è così chiaro, ma alcuni studi lo limitano a tre, mentre altri consigliano fino a quattro tentativi. Secondo le parole del dottor Miguel Dolz: "Alla fine dobbiamo porre un limite, perché anche se sono già trattamenti controllati e abbiamo esperienza, ovviamente penso che con 3-4 cicli al massimo sarebbe il numero normale per arrivare dove dovremmo andare." Va notato che, in questi trattamenti, i tentativi vengono conteggiati in base al numero di stimolazioni ovariche eseguite. Pertanto, se si ottengono molti ovuli in un trattamento ormonale, è possibile effettuare diversi trasferimenti di embrioni vitrificati, che aumenteranno le possibilità di gravidanza. Se dopo questo numero di tentativi la gravidanza non viene raggiunta, lo specialista raccomanderà molto probabilmente di ricorrere alla donazione di gameti (ovuli o sperma), con l'ovodonazione come opzione più comune.
Non esiste un’età limite “universale” per la ICSI, ma le linee guida internazionali sconsigliano questa procedura dopo i 45 anni, soprattutto con ovociti propri, a causa della drastica riduzione della fertilità e dell’aumento dei rischi ostetrici. Teoricamente, non esiste un numero massimo di cicli ICSI stabilito per legge, ma viene valutato caso per caso e in base alla strategia adottata.

Affrontare una FIVET/ICSI Negativa: Passi Successivi e Supporto
Affrontare una FIVET con esito negativo può essere un momento di grande vulnerabilità emotiva, ma è fondamentale ricordare che non si è soli in questo viaggio. È naturale provare tristezza o frustrazione. È essenziale mantenere una comunicazione aperta con il proprio specialista della fertilità per monitorare la propria salute riproduttiva e ricevere consigli sui passi successivi.
Cosa fare dopo una FIVET con esito negativo:
- Sostegno emotivo: Permettete a voi stessi di provare ed esprimere le vostre emozioni. Cercate il sostegno del vostro partner, dei familiari più stretti o di un gruppo di supporto, dove potrete condividere le vostre esperienze e sentirvi compresi. Considerate anche l’aiuto di un professionista della salute mentale specializzato in fertilità. Il tasso di abbandono dei trattamenti di riproduzione assistita da parte delle coppie che desiderano avere figli è molto alto; dopo uno o più fallimenti, i pazienti spesso si arrendono: quasi il 50% delle coppie che si recano nei centri di fertilità si arrendono dopo un primo tentativo. A volte il motivo è esclusivamente economico, ma il più delle volte entrano in gioco altre circostanze, come lo stress e l'ansia che questi trattamenti causano alla coppia. Anche il pedaggio emotivo è molto alto, e alcune coppie non riescono a gestire la pressione. Per questo motivo, è importante considerare prima di iniziare il trattamento quanti tentativi saranno fatti e fino a che punto si intende arrivare.
- Cura fisica: Dal punto di vista fisico, mantenete uno stile di vita sano con una dieta equilibrata, un moderato esercizio fisico ed evitate il più possibile lo stress.
- Recupero del ciclo mestruale: In seguito a un risultato negativo della FIV, il ciclo mestruale di una donna può subire temporanei disturbi. In genere, le mestruazioni dovrebbero iniziare entro due settimane dal risultato negativo, anche se i tempi esatti possono variare a seconda della risposta della donna al trattamento e del suo ciclo ormonale.
Cause di una FIVET negativa: Le ragioni possono essere diverse e complesse, e vanno dalla qualità degli ovuli e degli spermatozoi ai problemi uterini e di impianto degli embrioni.
- Qualità dei gameti: La qualità degli ovuli e degli spermatozoi è fondamentale; anomalie dello sperma possono impedire la fecondazione o lo sviluppo sano dell’embrione.
- Problemi uterini: Problemi uterini, come anomalie anatomiche o condizioni come l’endometriosi, possono ostacolare l’impianto dell’embrione.
- Fase di impianto: La fase di impianto dell’embrione è critica e può essere influenzata da fattori immunologici o endometriali che impediscono all’embrione di annidarsi correttamente nell’utero.
- Aspetti genetici: Gli aspetti genetici degli embrioni possono anche essere una causa.
Ognuno di questi fattori svolge un ruolo significativo nel successo della FIV e la loro identificazione consente agli specialisti di personalizzare i trattamenti per migliorare le probabilità di successo dei cicli futuri.
Studi e test dopo una FIVET con esito negativo: In una clinica della fertilità, dopo una FIVET con esito negativo, vengono eseguiti diversi test per diagnosticarne la causa. Questi possono includere:
- Test ormonali per valutare la funzione ovarica.
- Qualità dello sperma.
- Test genetici per individuare eventuali anomalie cromosomiche.
- Studi della cavità uterina come l’isteroscopia e l’ecografia transvaginale per esaminare l’utero e le tube di Falloppio.
- Valutazione dell’endometrio per verificarne la ricettività.
Questi esami aiutano a identificare i fattori specifici che possono aver contribuito al risultato negativo e a orientare il trattamento futuro.
Opzioni di trattamento dopo una FIVET non andata a buon fine: Prima di decidere i passi successivi, come ripetere il ciclo di FIV o esplorare altre opzioni di trattamento, è bene darsi il tempo di riprendersi. Gli specialisti in riproduzione assistita affermano che ci sono diverse alternative da considerare. “Si può scegliere di ripetere il processo di FIV, adattando il trattamento in base all’analisi del precedente fallimento. Altre tecniche di riproduzione assistita, come l’iniezione intracitoplasmatica di sperma (ICSI), possono essere consigliate a seconda della causa di infertilità sottostante. L’ovodonazione o l’adozione di embrioni sono opzioni praticabili per le coppie con problemi di qualità degli ovociti o degli spermatozoi. È importante discutere queste alternative con uno specialista della fertilità per determinare la migliore linea d’azione” aggiunge la Dott.ssa Spies.
Quando ricorrere all’ovodonazione? L’ovodonazione può essere un’opzione valida nelle situazioni in cui la riserva ovarica di una donna è insufficiente per il successo del trattamento FIV. Questi casi sono:
- Insufficienza ovarica precoce.
- Menopausa precoce.
- Dopo diversi tentativi di FIVET non riusciti con i propri ovuli.
- Casi di malattie genetiche che i genitori non desiderano trasmettere.
Optare per la donazione di ovociti è una decisione profondamente personale che non si limita a considerazioni mediche, ma tocca il cuore di ciò che significa essere madre. Nel contemplare questo percorso, si aprono emozioni, speranze e sogni sulla maternità e sulla possibilità di avere un figlio.

Il Prezzo della PMA e l'Accesso tramite il Servizio Sanitario Nazionale
Oltre alle difficoltà emotive, è inevitabile considerare anche il fattore economico. Il costo di un'inseminazione artificiale varia da 500 a 1700 euro, mentre una tecnica in vitro comporta un investimento di almeno 3000 euro. Se si passa ai gameti donati, il prezzo aumenta notevolmente e può arrivare anche a 9000 euro. Inoltre, se sono necessarie tecniche complementari, come la diagnosi genetica preimpianto (DGP), il prezzo sarà ancora più alto. In generale, se si tratta dello stesso trattamento, tutti i tentativi hanno lo stesso prezzo. Nel caso della FIVET, va ricordato che questi sono rappresentati da cicli di stimolazione ormonale, non da trasferimenti. Pertanto, anche se un trasferimento è più economico, non è un tentativo in quanto tale.
Fortunatamente, in Italia i pazienti possono far eseguire un trattamento di PMA attraverso il Servizio Sanitario Nazionale (SSN). All’articolo 24 del Decreto si legge: "il Servizio Sanitario Nazionale garantisce alle coppie consulenza e assistenza per i problemi di sterilità e infertilità e per la procreazione assistita". Per accedere al trattamento della fertilità attraverso il sistema sanitario pubblico, devono essere soddisfatti determinati requisiti, che variano a seconda della regione. Uno di questi è un limite generale di età di 43 anni per le aspiranti madri. A parte questo, non è possibile effettuare più di tre cicli di riproduzione assistita tramite il SSN. Infine, le coppie che non soddisfano questi requisiti o che superano i tre tentativi, hanno come alternativa l'accesso a un centro privato. Non ci sono condizioni ottimali in quanto ogni paziente è diverso, ma è necessario avere un buon requisito di salute fisica e psicologica per portare a termine una gravidanza. Più giovane è la donna, migliori saranno i risultati, poiché l'età è il fattore principale che limita il successo della riproduzione assistita.
Testimonianze e Voci di Speranza
Le storie personali di donne che hanno concepito naturalmente dopo aver affrontato percorsi di PMA falliti sono numerose e infondono speranza. Molte di queste esperienze confermano che i cosiddetti "miracoli" a volte esistono, e che quelle che alcuni chiamano "leggende metropolitane" (donne che rimangono incinte da sole dopo una lunga storia di infertilità), esistono anche tra noi.
Una testimonianza comune è quella di amiche rimaste incinte naturalmente il ciclo successivo a una ICSI fallita. Non sono storielle di borgata, credeteci. Una donna ha raccontato di aver concepito due mesi dopo aver fallito una FIVET, all'età di 40 anni. Era fermamente convinta che la stimolazione che aveva eseguito per la PMA avesse "risvegliato" il suo corpo. Un primario di ginecologia ha persino affermato, citando statistiche, che circa il 20% delle donne che si sottopongono a FIVET o ICSI, il cui tentativo fallisce, rimane incinta in modo naturale nell'immediato.
C'è chi ha avuto 10 anni di tentativi, 5 ICSI (4 fallite e la 5^ gravidanza chimica), e a distanza di un mese dall'ultimo tentativo si è ritrovata incredibilmente incinta, con le beta che confermavano la gravidanza e il cuoricino che batteva all'impazzata dopo dieci giorni. A queste coppie i medici avevano detto che senza ICSI le possibilità erano pari a zero. Queste storie confermano che tutto può succedere nonostante analisi e diagnosi che dicono il contrario. Anche chi ha avuto 3 IUI, 1 FIVET e 2 ICSI ha concepito naturalmente al ciclo successivo all'ultima ICSI, nonostante avesse monitorato l'ovulazione che sembrava non avvenire. I misteri della natura sono sorprendenti. Un'altra donna, dopo 3 ICSI, ha concepito naturalmente. Dopo un'ultima ICSI fallita a ottobre con risposta debole alla stimolazione e beta negative, ha avuto il ciclo bloccato per due mesi, poi tornato a gennaio e febbraio, e poi più niente. Sorpresa, si è ritrovata alla 30° settimana di gravidanza.
Un'altra emozionante testimonianza riguarda una donna che, dopo la sua terza ICSI fallita e mestruazioni abbondanti, aveva smesso di prendere farmaci e di illudersi. Attendendo il ciclo successivo per decidere se ricorrere a trattamenti all'estero o all'eterologa, ha avuto un ritardo e, con sorpresa, un test di gravidanza positivo, seguito da altri due. Le beta hanno confermato una gravidanza alla 5a settimana, concepita naturalmente dopo la FIVET andata male. Un vero miracolo, soprattutto considerando anni di tentativi e diagnosi di problemi tubarici.
Queste esperienze dimostrano che i miracoli esistono e che non si devono mai perdere le speranze. Anche in casi di fallimento della FIVET, possono verificarsi gravidanze naturali biochimiche o evolutive nei mesi successivi. "I miracoli ci sono!" è il grido di gioia di chi, dopo iui, icsi, ovodonazioni ed embriodonazioni andate a male, ha visto un test positivissimo arrivare da solo.
Alcune donne si chiedono se il mese successivo a una FIVET o ICSI fallita il corpo sia ancora un po' stimolato dai farmaci presi, e quindi se si possa sperare di più del solito. Si è ancora un po' stimolate? Intendo… i farmaci presi il mese scorso hanno ancora un po' di effetto? Lo so che sono paranoie assurde ma… come sapete, dopo più fallimenti si è distrutte. L'ipotesi che gli ovociti non prelevati ma stimolati possano finire di maturare è stata posta. Tuttavia, si è anche riflettuto sul fatto che la menopausa farmacologica indotta dalla soppressione fa "dormire" l'ipofisi e quindi le ovaie, anche fino a 60 giorni dopo l'ICSI, il che renderebbe difficile capire come possa esserci ovulazione subito dopo l'ICSI. Le esperienze dirette, come quella di chi ha ovulato regolarmente nei cicli successivi alle PMA (monitorato con TB e muco), suggeriscono che il corpo può riprendere la sua funzione in modi sorprendenti.
Quali sono le percentuali di successo di un trattamento di PMA?
Il Mistero della Natura e la Ricerca Continua
Le storie di concepimenti naturali dopo trattamenti di PMA falliti ci portano a riflettere su quanto la medicina della riproduzione sia avanzata, ma anche su quanto ancora ci sia da scoprire. A dimostrazione che i medici ancora non hanno capito tutto della procreazione, c'è qualcosa che gli sfugge. Questi eventi sottolineano che la natura è meravigliosa e, alla fine, ha sempre ragione, pur con tutto il supporto della scienza.
Al fine di tracciare i dati in modo più accurato e analizzare quali fattori rendono più probabile una gravidanza naturale dopo aver avuto un bambino con il trattamento della fertilità, i ricercatori chiedono set di dati nazionali collegati. Questa raccolta di informazioni dettagliate potrebbe svelare ulteriori meccanismi biologici o identificare profili di pazienti più inclini a questo tipo di "risveglio ovarico".
Un'altra frontiera promettente nella riproduzione assistita è l’attenzione al microbioma uterino. Questo campo di ricerca sta esplorando come la composizione batterica dell'utero possa influenzare l'impianto dell'embrione e il successo della gravidanza. Comprendere e manipolare il microbioma uterino potrebbe aprire nuove strade per migliorare i tassi di successo della PMA e forse anche per favorire il concepimento naturale in futuro. La continua ricerca e la condivisione delle esperienze sono essenziali per ampliare la conoscenza e offrire sempre maggiori speranze alle coppie in cerca di un bambino.
