I traumi e i politraumi in gravidanza, sebbene non siano rari e si presentino con una certa frequenza, sono eventi che possono comportare sfide significative. È spesso difficile intervenire in queste situazioni senza il rischio potenziale di evitare danni al feto, rendendo la gestione clinica complessa e delicata. Tuttavia, la scienza ci viene in soccorso, e l’apporto degli Infermieri nel campo è sempre più riconosciuto a livello scientifico e di équipe. Questi professionisti svolgono un ruolo cruciale nella valutazione, stabilizzazione e cura della paziente gravida traumatizzata, contribuendo in modo sostanziale alla sicurezza e al benessere di madre e bambino.
Il trauma in gravidanza è una condizione medica che prevede lesioni fisiche subite da una donna durante la gestazione, e può variare da eventi minori come cadute e urti, fino a incidenti più gravi come collisioni stradali oppure violenze. Sebbene i traumi non siano particolarmente frequenti, essi rappresentano una delle principali cause di complicazioni sia per la madre che per il feto. La gestione tempestiva di queste situazioni è essenziale per garantire il benessere di entrambi.

La Gravidanza e le Sue Peculiarità Fisiologiche nel Contesto del Trauma
La gravidanza comporta notevoli modificazioni anatomiche, oltre a quelle inerenti lo sviluppo embrio-fetale e placentare. Questi cambiamenti fisiologici rendono la donna gravida particolarmente vulnerabile in caso di trauma e richiedono un approccio specifico nella valutazione e nel trattamento. L’accrescimento dell’utero, ad esempio, ha inizio già nei primi giorni della gravidanza; dopo le prime 4 settimane di gravidanza il volume dell’utero è raddoppiato ed è triplicato alla fine del 3° mese. Questa espansione progressiva dell'utero influisce sulla distribuzione degli organi interni e sulla risposta del corpo materno agli impatti esterni.
Quando una forza esterna di una certa intensità investe l'utero, quest'ultimo, grazie alla sua intrinseca elasticità, può andare incontro ad una certa deformazione ed evitare così la rottura. Questa capacità di assorbire l'energia dell'impatto offre una protezione iniziale, ma ha i suoi limiti e non sempre è sufficiente a prevenire lesioni più gravi. Lo scopo principale nel trattamento del trauma in gravidanza consiste nella valutazione e stabilizzazione della madre, poiché la sopravvivenza del feto è strettamente legata alla condizione della madre.
Valutazione del Trauma Secondo il Basic Trauma Life Support (BTLS)
La valutazione rapida del trauma secondo il Basic Trauma Life Support (BTLS) è la stessa sia per la paziente gravida che per gli altri pazienti, ma con alcune importanti considerazioni specifiche legate alla gravidanza. Queste considerazioni si applicano in particolare agli aspetti di ventilazione (Breathing), circolazione (Circulation) e stato neurologico (Disability).
B (Breathing) - Ventilazione e Respirazione
Nel terzo trimestre della gravidanza si ha una ridotta escursione diaframmatica a causa della risalita del fondo dell'utero. Nonostante questa limitazione, la capacità polmonare rimane immodificata in quanto aumentano i diametri della base toracica. Per fronteggiare le maggiori richieste di ossigeno, il volume/minuto aumenta (anche del 40 %), aumentando la frequenza respiratoria, mentre il volume residuo diminuisce di circa il 25 %. Queste modificazioni rendono la paziente gravida più suscettibile a difficoltà respiratorie in caso di trauma, richiedendo un'attenta valutazione della ventilazione.
C (Circulation) - Circolazione e Gestione dell'Emorragia
Il mancato riconoscimento precoce dell'emorragia è una delle sfide più critiche. Il trauma addominale conseguente ad un incidente stradale o ad una caduta può essere causa di un distacco di placenta. Si tratta di un grosso coagulo di sangue che si forma tra la placenta e l'utero, un ematoma che causa la perdita di aderenza della placenta con l'utero e quindi un suo distacco. Questo è un episodio grave che mette in serio pericolo di vita sia il feto che la madre. La perdita di sangue, o emorragia antepartum, è, forse, il sintomo più importante del distacco di placenta.
È importante notare che è più facile che l'emorragia rimanga quasi del tutto confinata all'interno dell'utero se il distacco è moderato-grave (questa condizione viene definita "emorragia nascosta"); è, invece, più probabile osservare un sanguinamento cospicuo verso l'esterno, se il distacco è lieve (definita "emorragia esterna"). Un aspetto cruciale è che la paziente in stato di gravidanza può perdere significative quantità di sangue prima che tachicardia, ipotensione e altri segni di ipovolemia si verifichino. Questo ritardo nella manifestazione dei sintomi di shock rende la valutazione clinica ancora più complessa e richiede un alto indice di sospetto.
D (Disability) - Preeclampsia ed Eclampsia
Anche se non direttamente causate da un trauma, condizioni preesistenti come la preeclampsia possono complicare significativamente il quadro clinico di una donna incinta traumatizzata. La preeclampsia è la più frequente complicanza della gravidanza. I sintomi principali sono ipertensione e proteine nelle urine. La più temibile complicanza della preeclampsia è l'eclampsia, una sindrome potenzialmente mortale, contraddistinta da convulsioni spesso associate a confusione mentale, coma e deficit visivi, dolore epigastrico, nausea, mal di testa e vomito. La causa scatenante l'eclampsia non è attualmente conosciuta. Tra i possibili fattori di rischio possiamo riscontrare: alterazione dell'assetto endocrino, aumento degli acidi grassi liberi, danno endoteliale vascolare, deficit della capacità coagulativa, dieta scorretta, infezioni. La presenza di tali condizioni può peggiorare drasticamente la prognosi in caso di trauma.
Trauma nella donna incinta: gestione clinica in medicina d’urgenza ❘ TECH Global University
Le Cause Principali dei Traumi in Gravidanza
Il trauma in gravidanza coinvolge il 6/7% delle donne gravide e rappresenta la principale causa di morte materna non legata a cause ostetriche. Le cause dei traumi in gravidanza possono essere varie e tra le più comuni troviamo diverse tipologie di incidenti e violenze.
Incidenti Stradali
Gli incidenti con veicoli a motore rappresentano il 65/70% dei traumi in gravidanza, rendendoli la causa più frequente. In questi scenari, il trauma cranico è la causa più frequente di morte nella gravida coinvolta in un incidente stradale. L'altra più frequente causa di morte è una lesione interna con emorragia non controllabile. È un dato significativo che la causa più comune di morte fetale nel trauma è la morte della madre.
Le gravide che sono coinvolte in incidenti stradali di solito presentano traumatismi associati, come fratture pelviche che spesso portano ad emorragie misconosciute nello spazio retroperitoneale, complicando ulteriormente il quadro clinico. Distacco placentare, distress fetale, morte del feto e parto pre-termine sono spesso presenti nelle gravide coinvolte in incidenti stradali, evidenziando la vasta gamma di conseguenze negative.
Traumi Penetranti dell'Addome
I più comuni traumi penetranti sono ferite da arma bianca e d'arma da fuoco. In questi casi, la localizzazione della ferita è cruciale. Se il foro di entrata è nell'addome inferiore, l'utero spesso offre protezione alla madre assorbendo la forza del proiettile o del coltello. Molti studi hanno dimostrato che ferite d'arma da fuoco all'addome di una donna gravida sono gravate da un'alta mortalità del feto (40/70%) e di una più bassa della madre (4/10%), proprio perché l'utero protegge gli organi vitali materni. Tuttavia, le ferite all'addome superiore di solito determinano un danno all'intestino, che risulta compresso verso l'alto dall'utero in crescita.
Violenza Domestica
La percentuale di donne gravide che subiscono violenza domestica è elevata e sembra aumentare con il prosieguo della gravidanza. Si stima che nel secondo e terzo trimestre una donna su dieci subisca abusi. L'abuso domestico è spesso associato a basso peso alla nascita, con gravi conseguenze per il neonato. I traumi principali in questi contesti sono al viso e al collo, aree particolarmente vulnerabili.
Ustioni
La mortalità e la morbilità generale per lesioni da calore nelle pazienti gravide non sono diverse da quelle non gravide. Tuttavia, estese ustioni possono ripercuotersi sul benessere fetale in quanto provocano un’intensa perdita di liquidi e instabilità della termoregolazione con possibile conseguente shock ipovolemico. È importante quindi ricordare che la richiesta di liquidi nella paziente gravida è superiore rispetto a quella non gravida, rendendo necessaria una gestione aggressiva della fluidoterapia.
Cadute
L'incidenza delle cadute aumenta con l'avanzare della gravidanza, in parte dovuto al cambiamento del centro di gravità della paziente. Questo spostamento dell'equilibrio naturale del corpo rende le donne incinte più inclini a perdere stabilità, soprattutto nei trimestri più avanzati. Anche se molte cadute non comportano conseguenze gravi, è sempre consigliato un controllo dal medico per escludere lesioni sia alla madre che al feto.

Conseguenze e Complicanze del Trauma per Madre e Feto
Il trauma durante la gravidanza causa molteplici conseguenze sia alla donna che al feto, alcune delle quali possono essere estremamente gravi e mettere a repentaglio la vita di entrambi.
Distacco di Placenta Normo-Inserita
Il distacco di placenta normo-inserita è una delle complicanze più temibili e frequenti in caso di trauma. La sua incidenza è superiore al 50% in seguito a traumi maggiori e varia tra il 2% e il 4% nei traumi minori. La morte fetale purtroppo si osserva nel 50-70% dei casi, e il distacco di placenta rappresenta la causa più frequente (30-70%) di morte fetale da trauma.
I segni clinici caratteristici di insorgenza sono sanguinamento dai genitali esterni; alterazione della frequenza cardiaca fetale, assenza di BCF (Battiti Cardiaci Fetali), contrazioni uterine, ipertonia uterina, emorragia, ipovolemia materna, variazione della frequenza cardiaca fetale (distress fetale), e alterazioni della coagulazione (CID - Coagulazione Intravascolare Disseminata). L’emorragia può essere interna, esterna o mista. Tuttavia, l’assenza di sintomatologia o evidenza di lesioni non necessariamente indica che la placenta sia ben inserita, quindi è buona regola in occasione di ogni trauma eseguire un controllo ecografico e cardiotocografico per monitorare attentamente lo stato di salute del feto e l'integrità della placenta.
Rottura Uterina
La rottura completa d’utero post-traumatica in donna gravida si verifica raramente (0.6%), ma è causa di gravissime complicazioni. La morte della gravida si osserva nel 25% dei casi e la morte fetale nel 70% dei casi. La sintomatologia è molto evidente e si manifesta con dolori fortissimi all’addome, abbondanti perdite ematiche vaginali, ipotensione e tachicardia. L’utero si presenta atonico se il feto è stato espulso in cavità addominale. Le parti fetali si apprezzano facilmente alla palpazione addominale. Il trattamento consiste in una laparotomia di emergenza appena stabilizzate le condizioni materne secondo il classico protocollo ABC di rianimazione.
Esiste anche la minaccia di rottura d'utero, una condizione precursore in cui la paziente è ansiosa, lamenta dolori al basso ventre, e presenta una frequenza cardiaca di superiore a 80 bpm. La palpazione addominale permette di valutare la durezza delle pareti del corpo uterino e la sottigliezza dell’istmo, indicando un potenziale rischio.
Rottura Prematura delle Membrane (PROM)
La rottura prematura delle membrane (PROM) è la rottura delle membrane amniocoriali, che determina perdita di liquido amniotico. Questo evento può determinare perdite vaginali, perdite ematiche, e una sensazione di pressione a livello pelvico prima dell’inizio del travaglio di parto, indipendentemente dall’età gestazionale in cui si verifica l’evento. La diagnosi viene fatta mediante l’anamnesi, l’esame obiettivo, la visita ostetrica e l’ecografia. La PROM può complicare la minaccia di aborto per il rischio di infezioni intracavitarie e malformazioni uterine, soprattutto se la gravidanza è… [dato incompleto nel testo fornito, ma l'implicazione è che la PROM aggrava condizioni precarie della gravidanza].
Emorragia Materno-Fetale (HMF)
L'emorragia materno-fetale (HMF) si tratta del passaggio di sangue fetale nella circolazione materna. I rischi associati a questa condizione sono l'alloimmunizzazione, l'anemia e l'ittero fetale (190-192). Durante un trauma, l’HMF è 5 volte più frequente rispetto alle gravidanze di controllo, sottolineando come un impatto possa favorire questo passaggio di sangue. Un'altra possibile conseguenza del trauma è il parto imminente in emergenza.

Parto Imminente in Emergenza
In condizioni fisiologiche, il parto avviene verso la fine del nono mese di gravidanza, tra il 276° e il 294° giorno (cioè tra la 38° e la 40° settimana) di gestazione. Tuttavia, un trauma può scatenare un parto imminente e, talvolta, precipitoso. La rottura della borsa amniocoriale con fuoriuscita di liquido amniotico in quantità di circa 10-15cc è un segno della fine del periodo dilatante e dell'inizio del periodo espulsivo. La fase del periodo espulsivo del parto si caratterizza invece per la presenza di contrazioni uterine di durata all'incirca di 1-2 minuti che si accompagnano a contrazioni della muscolatura diaframmatica e dei muscoli retti e obliqui dell'addome.
Le presentazioni fetali più comuni sono la fisiologica o di vertice, che si verifica nel 95,4% dei casi, dove il feto si presenta con la testa. La presentazione podalica, dove il feto presenta prima le natiche o i piedi, si osserva nel 4% dei casi. I bambini in posizione podalica possono essere partoriti dalla vagina con l'aiuto di un'ostetrica, anche se in alcune zone può risultare difficile trovare personale qualificato e con esperienza. Simile al caso sopra citato è quello in cui le gambe del bambino sono stese e vicine alle sue orecchie, mentre in altri casi una o entrambe le gambe stese si presentano per prime. Un raro caso di presentazione è quello disteso lateralmente, dove il bambino giace di fianco all'interno dell'utero e una mano o un gomito sono entrati per primi nel canale del parto. Di solito la placenta viene espulsa entro 20-30 minuti dall'espulsione del feto.
Il parto, se fisiologico, è un evento del tutto naturale che non necessita nessun tipo di aiuto se non il sostegno psicologico e morale alla donna. Tuttavia, il parto può diventare precipitoso, perché spesso avviene in un luogo non idoneo (ambulanza, ascensore, casa o luogo di lavoro) e/o in assenza di personale qualificato. Si verifica come conseguenza di contrazioni uterine molto valide, in una gestante il cui canale da parto non oppone resistenza alla progressione del feto, che spesso è poco voluminoso.
La Risposta all'Emergenza: Gestione sul Campo e Trasporto
La gestione di un'emergenza che coinvolge una donna incinta traumatizzata richiede un sistema di risposta rapido ed efficiente, coordinato e altamente specializzato.
Il "Dispatch" e il Triage Telefonico
La necessità di implementare, come in Regione Toscana, un sistema “Dispatch” (Linee guida n. X.Y.Z.) è fondamentale. Nell’opera di triage telefonico è altresì necessario rilevare la tipologia dell’evento (trauma, incidente stradale, malore, intossicazione, ecc.) in modo tale da ottimizzare la risposta del sistema non solo per quanto riguarda il tempo d’intervento, ma anche per quanto riguarda l’appropriatezza delle risorse attivabili. La corretta identificazione della natura dell'evento consente di mobilitare i mezzi e il personale più adatti alla situazione specifica, inclusa la presenza di una donna incinta.
L'Ora d'Oro (Golden Hour)
L'ora oro (golden hour) inizia nel momento in cui si verifica l'evento traumatico e quindi ancora prima dell'arrivo in Centrale Operativa della richiesta di soccorso. Questo lasso di tempo è critico per la prognosi della paziente e del feto, e ogni ritardo nella presa in carico può avere conseguenze devastanti. La rapidità d'azione è quindi un fattore determinante per la sopravvivenza e la riduzione dei danni.
Il Ruolo del Team Leader e il Coordinamento
La presenza di una donna in stato di gravidanza fra i feriti coinvolti viene segnalata già dalla Centrale Operativa al momento dell’invio dei mezzi di soccorso sulla scena dell’evento traumatico; tale stato viene fatto presente dalla paziente stessa ai soccorritori. È di fondamentale importanza la presenza di un Team Leader, unico responsabile dell'intera équipe di soccorso. Il Team Leader dovrà inoltre garantire il coordinamento dei soccorritori presenti sulla scena e la gestione del personale non sanitario indispensabile in alcuni eventi complessi (vigili del fuoco, polizia, etc.). Questa figura assicura che tutte le azioni siano armonizzate e dirette al miglior risultato possibile.
Trasferimento e Strutture Ospedaliere
Il veloce trasferimento nella struttura più vicina non sempre rappresenta la migliore soluzione per la paziente. È essenziale valutare la capacità dell'ospedale di fornire cure specialistiche adeguate a una donna incinta traumatizzata e al feto, piuttosto che optare per la struttura più prossima ma meno attrezzata. La scelta dell'ospedale deve essere fatta considerando le esigenze specifiche della gravidanza e la gravità del trauma.
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La Sicurezza Stradale per la Donna Incinta: Uso Corretto della Cintura e Posizione di Guida
Gli incidenti automobilistici possono rappresentare una minaccia per la salute del feto, oltre a tutte le complicazioni ostetriche e alle varie patologie. Per questo, la sicurezza stradale assume un'importanza ancora maggiore durante la gravidanza.
L'Obbligo e l'Importanza della Cintura di Sicurezza
La cintura di sicurezza in gravidanza è un dispositivo di ritenuta che le future mamme devono continuare ad usare quando sono alla guida dell'auto o come passeggeri. La cintura è un dispositivo di ritenuta di fondamentale importanza per la sicurezza alla guida. La cintura di sicurezza in gravidanza rappresenta una forma di protezione, nel caso in cui la futura mamma sia alla guida di un'auto. In automobile, l'uso della cintura di sicurezza risulta efficace nel ridurre le conseguenze di un qualsiasi incidente stradale.
Escludendo situazioni patologiche particolari, anche per le donne in stato di gravidanza, l'uso della cintura di sicurezza è obbligatorio. Questo presidio va indossato in occasione di ogni spostamento in auto, breve o lungo che sia, nei sedili anteriori e posteriori. Dove non palesemente espresso e certificato, per tutti i nove mesi di gestazione, l'uso della cintura di sicurezza in gravidanza non solo è obbligatorio, ma anche vivamente consigliato. Senza questo dispositivo, la percentuale di rischio di traumi o di morte, sia per la futura mamma, che per il bambino, passa dal 4% al 33%, un aumento drammatico che sottolinea l'importanza cruciale di questo semplice gesto.
Corretto Posizionamento della Cintura
Va segnalato che anche l'uso scorretto della cintura in gravidanza può tradursi in esiti avversi per il feto, inclusa la morte endouterina, conseguente al trauma. È pertanto essenziale sapere come posizionarla correttamente. Nel dettaglio, la fascia orizzontale va allacciata il più in basso possibile, in modo che si appoggi sotto il pancione e non eserciti pressione sul feto. Per ottenere la massima sicurezza e sperimentare il minor disagio possibile alla guida, la fascia orizzontale della cintura di sicurezza va allacciata sotto il pancione, facendola passare sopra al bacino e attraverso la parte superiore delle cosce. La fascia pelvica va posizionata nel basso ventre e consente di trattenere la parte orizzontale della cintura di sicurezza nella giusta posizione, senza interferire con il normale funzionamento della stessa.
Posizione di Guida e Airbag
Innanzitutto, una volta sedutasi sul sedile della vettura, la futura mamma deve trovare la posizione di guida ideale, evitando di forzare la postura. Chiaramente, guidare nei primi 3 mesi di gravidanza è diverso dal farlo nel secondo o nel terzo trimestre, quando il volume del pancione è maggiore. Per viaggi comodi e sicuri, è importante regolare la posizione del sedile in base al volume del pancione, spostandolo indietro per quanto si può, in modo da mantenere lo schienale il più retto possibile e sedersi correttamente, arrivando senza difficoltà ai pedali.
Allacciare la cintura di sicurezza in gravidanza è importante anche per il giusto funzionamento dell'airbag. Durante la gravidanza, però, l'urto innescato da questo dispositivo potrebbe provocare qualche problema. Per questo motivo, quando la donna sta guidando l'auto dovrebbe inclinare il volante, alzandolo verso il petto e cercando di allontanare il pancione quanto più possibile dal volante stesso.
Accessori e Esenzioni
In commercio, esistono diversi accessori che, senza compromettere il funzionamento della cintura di sicurezza in gravidanza, contribuiscono a mantenere la fascia orizzontale della stessa a contatto con le gambe, per evitare che vada a sovrapporsi sul pancione.
L'esonero per le future mamme è possibile solo in "condizioni di rischio particolari" conseguenti all'uso delle cinture di sicurezza stesse, come previsto nel Codice della Strada (articolo 172). In tal caso, la gestante deve portare sempre con sé la certificazione rilasciata dal ginecologo curante o dall'ospedale dove è stata trattata la patologia per cui la gravidanza viene considerata a rischio, che comprovi questo stato. In linea generale, però, è consigliabile evitare di mettersi al volante a 30 giorni dal parto, quando il pancione risulta molto voluminoso e la guida potrebbe non essere così confortevole per la futura mamma.
Cosa Fare Dopo un Incidente Stradale
Se durante la gravidanza, la donna rimanesse coinvolta in un incidente stradale, è consigliabile contattare il proprio ginecologo e fissare subito una visita, anche se le lesioni sembrano minime o assenti. Questa precauzione è fondamentale per monitorare lo stato di salute della madre e del feto e prevenire eventuali complicanze ritardate.

Diritti e Risarcimento: Aspetti Legali del Danno in Gravidanza
Gli incidenti stradali possono causare il decesso del feto o disabilità permanenti del neonato, portando a questioni legali complesse in merito ai diritti e ai risarcimenti.
Il Danno da "Nascita Indesiderata" e il Dovere di Informazione del Medico
Durante la gravidanza la donna viene sottoposta a visite ed esami costanti per monitorare il suo stato di salute e quella del feto. In questo contesto, “il medico che non informi correttamente e compiutamente la gestante dei rischi di malformazioni fetali correlate a una patologia dalla medesima contratta può essere chiamato a risarcire i danni conseguiti alla mancata interruzione della gravidanza alla quale la donna dimostri che sarebbe ricorsa a fronte di un grave pregiudizio per la sua salute fisica o psichica” (Cass. Civ., n. X.Y.Z.).
Nel giudizio avente a oggetto il risarcimento del danno cosiddetto da nascita indesiderata (ricorrente quando, a causa del mancato rilievo da parte del sanitario dell’esistenza di malformazioni congenite del feto, la gestante perda la possibilità di abortire) è onere della parte attrice allegare e dimostrare - con riguardo alla sua concreta situazione - la sussistenza delle condizioni legittimanti l’interruzione della gravidanza ai sensi dell’art. 6, lett. b), della legge 22 maggio 1978, n. 194, ovvero che la conoscibilità, da parte della stessa, dell’esistenza di rilevanti anomalie o malformazioni del feto avrebbe generato uno stato patologico tale da mettere in pericolo la sua salute fisica o psichica” (Cass. Civ., n. X.Y.Z.). Questo sottolinea la centralità dell'informazione medica completa e veritiera per consentire alla donna di prendere decisioni consapevoli.
Risarcimento per il Bambino Nato con Malformazioni
“Nel caso in cui il medico ometta di segnalare alla gestante l’esistenza di più efficaci test diagnostici prenatali rispetto a quello in concreto prescelto, impedendole così di accertare l’esistenza di una malformazione congenita del concepito, quest’ultimo, ancorché privo di soggettività giuridica fino al momento della nascita, una volta venuto ad esistenza ha diritto, fondato sugli art. 2, 3, 29, 30 e 32 Cost., ad essere risarcito da parte del sanitario del danno consistente nell’essere nato non sano, rappresentato dall’interesse ad alleviare la propria condizione di vita impeditiva di una libera estrinsecazione della personalità…” (Cass. Civ., n. X.Y.Z.). Questa decisione della Cassazione apre la strada al risarcimento diretto del bambino, una volta nato, per i danni subiti a causa di negligenza diagnostica.
Danni al Feto non Mortali ma Permanenti: Riconoscimento e Difficoltà di Accertamento
Se in un sinistro stradale una donna incinta subisce danni fisici tali da apportare lesioni non mortali al feto che possono diventare danni permanenti, questo viene considerato un effettivo danno alla salute di una persona, anche se l’evento si è verificato prima della nascita. Effettuare esami su una donna incinta, e sul feto subito dopo la nascita, può essere però difficoltoso, come difficile può essere capire quali saranno gli impatti concreti delle lesioni a livello psichico e fisico.
Ad essere risarciti dovranno essere i danni non patrimoniali subiti dal bambino (danno biologico, il danno morale e il danno esistenziale, che viene riconosciuto quando le lesioni provocano un evidente peggioramento della qualità della vita di una persona).
La Persona Giuridica Secondo la Legge Italiana e il Diritto alla Genitorialità
L’articolo 1 della legge 22 maggio 1978, n. 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza dice che lo Stato “tutela la vita umana fin dal suo inizio”. La legge italiana, però, riconosce come persona giuridica solo il bambino che nasca vivo, dal momento in cui esprime la sua capacità di respirare autonomamente. In questo caso, se il feto muore prima di acquisire la personalità giuridica, il diritto risarcitorio che fa capo alla madre e al padre si fonda sul diritto alla genitorialità e non sul diritto alla salute del feto come persona autonoma.
A introdurre l’esistenza di un danno morale ed esistenziale per la perdita del feto è stata la sentenza della Cassazione n.1217 del 2015: prima, ad essere riconosciuto (e quindi risarcito) era solo il danno fisico. Per il calcolo dell’ammontare del risarcimento vengono presi in considerazioni diversi fattori, tra cui l’epoca di gestazione, l’età dei genitori, la consistenza del nucleo familiare e le ripercussioni fisiche e psichiche subite dal genitore. Il risarcimento del danno morale tabellare per la perdita del figlio varia dai 150.000 euro ai 350.000 euro per ogni genitore. Nel caso di una donna rumena la cui gravidanza si è interrotta al 9° mese a causa di un incidente, il Tribunale di Milano ha stabilito che il risarcimento era dovuto per la perdita del potenziale rapporto parentale con il nascituro.
Cosa accade, invece, quando a morire in un sinistro stradale per un evento colposo o doloso causato da terzi è la donna che porta in grembo un feto? Anche in questo caso, il diritto che viene risarcito è quello alla genitorialità dei familiari. Comprendiamo quanto sia doloroso e difficile affrontare queste situazioni ed è per questo che risulta opportuno affidarsi a professionisti che sappiano guidarti in questo percorso volto a far valere i tuoi diritti.
Le Norme sui Risarcimenti per Lesioni di Lieve Entità e il "Colpo di Frusta"
La legge 27 del 2012 ha introdotto nuovi criteri per la risarcibilità dei danni di "lieve entità" causati da incidente stradale. In particolare è stato modificato l'art. 139 del Codice delle Assicurazioni così da prevedere che le lesioni definite di lieve entità (come ad esempio il trauma cervicale o lombare o la frattura di una costola) "che non siano suscettibili di accertamento clinico strumentale obiettivo, non potranno dar luogo a risarcimento per danno biologico permanente”. Queste norme, introdotte forse troppo frettolosamente per assecondare le Compagnie di assicurazione nel loro continuo tentativo di ridurre sempre di più i risarcimenti, non hanno tenuto conto che vi possono essere soggetti che non possono sottoporsi ad un esame ai raggi X. Parliamo del colpo di frusta.
Sono i casi classificati come “meno gravi”, ovvero quelli che comportano lesioni a carico delle strutture muscolari e legamentose, ad essere finite nel mirino della Legge n. 27/2012 emanata dal governo Monti, con l’introduzione di due nuove norme che incidono sulla risarcibilità delle lesioni lievi: “In ogni caso, le lesioni di lieve entità, che non siano suscettibili di accertamento clinico strumentale obiettivo, non potranno dar luogo a risarcimento per danno biologico permanente” (comma 2 dell’articolo 139 del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209). Un altro paletto significativo è: “Il danno alla persona per lesioni di lieve entità di cui all’articolo 139 del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, è risarcito solo a seguito di riscontro medico legale da cui risulti visivamente o strumentalmente accertata l’esistenza della lesione” (3-quater).
Farsi risarcire oggi è diventato leggermente più complicato, ma non impossibile. Occorre prima di tutto chiederlo il risarcimento. Molte persone perdono la chance di farsi risarcire perché pensano che non sia più praticabile la richiesta di indennizzo. Ma non è così. In sintesi, questo è il vademecum del risarcimento in caso di colpo di frusta da incidente stradale: è consigliabile farsi portare in ambulanza al Pronto Soccorso (o recarsi dal proprio medico di base o specialista ma è preferibile il pronto soccorso). In caso di colpo di frusta anche lieve, compilare entro 3 giorni la richiesta di risarcimento del danno da inviare alla propria compagnia di assicurazione. È importante farli ma non allegarli prima della visita medico legale con il medico legale della compagnia di assicurazione. Occorre allegare gli esami diagnostici, le lastre, le radiografie, le ricevute fiscali delle visite e ogni relativa spesa sostenuta per la riabilitazione. Quindi, in presenza di accertamenti clinici strumentali il risarcimento del danno da colpo di frusta sarà erogato.
Alcune lesioni di lieve entità non sono suscettibili di accertamento strumentale, ma certamente con l’esame obiettivo svolto dal medico e secondo la recente cassazione sono risarcibili. Basti pensare a una donna incinta che non può fare raggi X alla cervicale per la sicurezza del feto. Fermo restando l’onere della prova a carico del danneggiato, la risarcibilità delle invalidità micropermanenti, dette genericamente anche colpo di frusta, DOVRANNO ESSERE RISARCITE. L’abbattimento del muro costruito dalla Legge n. 27/2012 in termini di “accertamento strumentale”, è avvenuto con la sentenza n. 18.773 del 2016, emanata dalla Corte di Cassazione. Riportiamo l’estratto relativo alle menomazioni minori, ovvero il colpo di frusta con successiva distorsione cervicale: “Il C.T.U. (Consulente Tecnico d'Ufficio) non può limitarsi, a fronte di simile patologia, a dichiararla accertata sulla base del dato puro e semplice (e in sostanza non verificabile) del dolore più o meno accentuato che il danneggiato riferisca”. In tali casi il C.T.U. “con ogni probabilità” ricorrerà all’accertamento clinico strumentale, fermo restando il ruolo insostituibile della visita medico legale e dell’esperienza clinica dello specialista.
Inoltre, “L’accertamento della sussistenza della lesione temporanea o permanente dell’integrità psico fisica deve avvenire con rigorosi ed oggettivi criteri medico legali; tuttavia l’accertamento clinico strumentale obiettivo non potrà in ogni caso ritenersi l’unico mezzo probatorio che consenta di riconoscere tale lesione a fini risarcitori, a meno che non si tratti di una patologia, difficilmente verificabile sulla base della sola visita medico legale, che sia suscettibile di riscontro oggettivo soltanto attraverso l’esame clinico strumentale”. È definitivamente riaperta la strada verso il diritto inviolabile del risarcimento, anche nel caso di un colpo di frusta “minore”! È possibile consultare integralmente la sentenza 19 gennaio 2018, n. X.Y.Z.
