L'Importanza Cruciale della Stimolazione Olfattiva nei Lattanti: Un Viaggio Sensoriale per lo Sviluppo e il Legame Profondo

L'olfatto, spesso sottovalutato rispetto a sensi come la vista o il tatto, si rivela uno dei più potenti e antichi strumenti di connessione e sopravvivenza, specialmente nelle fasi più delicate della vita umana. Fin dalle prime ore dopo la nascita, e addirittura prima, durante la gestazione, questo senso guida i neonati, plasma le loro preferenze, facilita l'attaccamento e influenza profondamente il loro sviluppo neurologico e relazionale. L'uomo, infatti, sebbene non possieda l'olfatto potentissimo di un cane, lo sfrutta in modo cruciale per comunicare, per esplorare l'ambiente e per forgiare legami indissolubili, il più primordiale dei quali è quello tra madre e figlio.

L'Olfatto come Primo Senso Guida: Il Legame Primordiale Madre-Figlio

L'olfatto è un senso molto sviluppato anche nei più piccoli, che infatti già dalla nascita, fin dalle prime poppate, hanno come un sistema radar che li aiuta a dirigersi verso la fonte di alimentazione e li tiene lontani da sostanze che possano danneggiarli. Questo sistema olfattivo precoce è fondamentale per l'orientamento nel nuovo mondo esterno. Il senso dell’olfatto, infatti, svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo iniziale dei neonati, permettendo loro di riconoscere la madre, il latte materno e l’ambiente circostante, facilitando così l’attaccamento e l’adattamento.

Il legame olfattivo tra madre e neonato è una delle interazioni più profonde e immediate. Quando le mamme, ma anche le donne senza figli, annusano il profumo di un neonato, inizia un bellissimo viaggio della loro dopamina che si scatena in direzione di una regione del cervello associata ai meccanismi di ricompensa cerebrali materni. I bambini, giurano le mamme, hanno un odore diverso. Secondo la ricerca di Frontiers in Psychology, quell’odore del bambino non si verifica per caso, ma è piuttosto un profumo accuratamente architettato dalla biologia, che si è evoluta per innescare legame materno. Gli odori sono stati a lungo associati con il legame madre-figlio. Inoltre, la ricerca indica che, così come i bambini sono in grado di riconoscere l’odore della loro madre, così le mamme possono fare lo stesso con i loro figli.

L'Odore del Bebè: Una "Droga" Biologica per le Madri

Sì, diciamolo! L’odore del vostro bambino è come una droga, una bellissima droga perché secondo gli studi di un gruppo internazionale di ricercatori dell’Università di Dipartimento di Psicologia di Montreal, la prova di questo fenomeno è nelle reti neurali connesse con la ricompensa. L’odore è il mezzo di comunicazione chimica fra mamma e bambino, così Johannes Frasnelli, uno dei ricercatori dello studio, spiega come l’attivazione del circuito neurologico della ricompensa nelle madri siano gli stessi che possono essere attivati anche in una persona alla ricerca di sostanze stupefacenti. Inoltre, il neonato provoca dipendenza, come quella che si ha verso cibi deliziosi, dove l’aumento della dopamina è lo stesso. La ricerca effettuata spinge dunque alla conclusione che questo meccanismo o circuito della ricompensa ci influenza attivando la motivazione ad agire in un certo modo a causa del piacere associato a un determinato comportamento.

Sebbene tutte le donne che hanno partecipato alla ricerca abbiano reagito, le madri avevano una reazione molto più forte rispetto alle non madri. Per le mamme, la sensazione che si ottiene quando si “annusa” un bambino si sente presumibilmente ancora di più come la sensazione di essersi sfamati, ha spiegato su Christian Science Monitor Johaness Fratelli. I ricercatori non sono sicuri se le neo mamme subiscono un cambiamento ormonale che porta a questa ondata di dopamina o se la loro reazione è influenzata dall'esperienza di odore del proprio bambino. È possibile che il parto provochi cambiamenti ormonali, ma è anche possibile che l’esperienza giochi un ruolo, secondo lo studioso Frasnelli. I ricercatori non hanno ancora testato se anche gli uomini subiscono questa stessa scintilla di dopamina quando annusano un bambino.

Mamma che annusa il neonato

Per i mammiferi appena nati, esseri umani compresi, identificare l'odore della madre può essere fondamentale per forgiare un legame con lei e per sopravvivere.

Lo Sviluppo del Sistema Olfattivo: Dalla Nascita all'Apprendimento

Comprendere come gli odori influenzano l’attivazione cerebrale nei neonati apre nuove prospettive per studi sullo sviluppo sensoriale e cognitivo. Il sistema olfattivo è tra i primi a svilupparsi nel feto. Infatti, fin dalle prime settimane di vita, il cervello dei neonati risponde agli stimoli olfattivi. Studi recenti hanno dimostrato che l’esposizione a diversi odori provoca l’attivazione di aree cerebrali associate all’olfatto, come il bulbo olfattivo, e del talamo, una struttura cruciale per l’elaborazione delle informazioni sensoriali.

Tuttavia, i ricercatori non avevano ancora capito come si sviluppasse questa identificazione. In uno studio pubblicato sul numero del 7 luglio della rivista "Neuron", Kevin Franks e Jeffry Isaacson della Scuola di Medicina dell’Università della California di San Diego scrivono che questo processo si sviluppa praticamente nello stesso modo con cui il sistema visivo dei neonati impara a riconoscere il mondo. In poche parole, nel corso di un periodo iniziale di importanza fondamentale, i circuiti olfattivi del bambino si organizzano in risposta alla percezione degli odori attorno a loro.

Nel corso di alcuni esperimenti con cervelli di topo, i ricercatori hanno identificato due proteine (i recettori AMPA e NMDA) come le componenti chiave del circuito olfattivo soggetto a questo adattamento iniziale. Si tratta di recettori che fanno parte delle "stazioni riceventi" dei neuroni e che vengono attivati dal neurotrasmettitore glutammato. Alterazioni del numero relativo di questi recettori rendono i neuroni più o meno sensibili ad essere stimolati dai neurotrasmettitori. Pertanto, questi cambiamenti nelle reti di neuroni possono originare i processi neurali che costituiscono l'apprendimento.

Gli autori hanno scoperto che, man mano che i topi neonati invecchiavano, la frazione di recettori NMDA nel tratto olfattivo laterale (una regione del cervello che elabora il segnale dell'olfatto) tendeva a diminuire. Questa riduzione, a sua volta, aumentava le connessioni fra i neuroni di questa regione. Per capire se l'esperienza sensoriale influenzasse questo processo, i ricercatori hanno tappato una narice dei topi neonati, privando un lato del cervello degli stimoli olfattivi. In questo modo hanno potuto paragonare nel cervello dello stesso animale i cambiamenti nello sviluppo olfattivo con e senza lo stimolo. I ricercatori hanno scoperto che nel corso di un periodo critico di poche settimane dopo la nascita, il lato del cervello privato degli stimoli mostrava un calo dell'attività dei recettori NMDA rispetto all'altro lato.

Come funziona l'olfatto? - I sensi per bambini

L'Impronta Olfattiva Pre-Nascita: Un Mondo di Sapori nell'Utero

L’olfatto è un senso su cui facciamo meno affidamento: non abbiamo di certo l’olfatto di un cane, ma ciò nonostante questo senso è fondamentale nelle nostre prime fasi di vita, e persino prima della nascita. L’olfatto influenza infatti la nostra vita in diverse fasi dello sviluppo, fino all’adolescenza, e può avere degli effetti molto importanti. Le preferenze olfattive di un bambino si originano prima della nascita. Infatti, già durante gli ultimi tre mesi di gravidanza, il feto è in grado di percepire gli odori, spesso legati al liquido amniotico che lo circonda.

Gli odori presenti nel grembo dipendono dallo stato fisico e psicologico della madre, come lo stress, la salute, la dieta, l’eventuale assunzione di sostanze e persino i profumi usati. I metaboliti odorosi possono infatti facilmente passare fino al liquido amniotico. L'ambiente intrauterino, in particolare il liquido amniotico, si arricchisce di flavor che derivano dall’alimentazione materna, nonostante il meccanismo esatto non sia stato ancora del tutto chiarito. Per tale ragione si raccomanda di consumare una dieta ricca e varia durante la gravidanza, per garantire l’esposizione del bambino a numerosi sapori prima ancora della sua nascita. L’epitelio olfattivo è innervato dai neuroni sensoriali primari che proiettano direttamente nel bulbo olfattivo, l’unico sistema sensoriale a bypassare il talamo nella sua proiezione corticale. Già in epoca fetale, l’olfatto è stimolato attraverso l’inalazione del liquido amniotico, il quale veicola sostanze aromatiche provenienti dalla dieta materna e dalla sua fisiologia metabolica. Tale esposizione precoce crea una memoria olfattiva intrauterina che funge da base per il riconoscimento postnatale della madre.

Il feto preferisce l’odore tipico del liquido amniotico di ogni madre, e reagisce a odori diversi, come quello di alcool, o di cibi fortemente odorosi, come aglio, pesce, formaggio e verdure. L’esposizione agli odori di questi cibi può persino influenzare le preferenze alimentari del bambino dopo la nascita. L’ambiente amniotico prepara anche il feto agli odori del mondo esterno, grazie alla continuità olfattiva transnatale (TOC): infatti l’odore del liquido amniotico e del latte attraggono il neonato allo stesso modo nei primi giorni di vita. Tramite il liquido amniotico il feto si prepara a conoscere dal punto di vista olfattivo la madre. In alcuni modelli animali, l’esposizione a un certo odore durante la gestazione induce cambiamenti epigenetici nell’espressione dei recettori olfattivi, orientando anche la neurogenesi dei bulbi olfattivi, regolando la sensibilità olfattiva.

Ma cosa accade se l’ambiente odoroso cambi drasticamente dopo la nascita? Studi con gli animali hanno mostrato che questi profondi cambiamenti provocano un aumento dei livelli di stress e maggiori difficoltà nell’assumere latte dal capezzolo.

Feto nell'utero

Il Ruolo dell'Olfatto e del Gusto nel Processo di Nascita e nell'Allattamento

Durante il travaglio, avvengono molti cambiamenti fisiologici e sensoriali che colpiscono il cervello del bambino. Anche il travaglio, oltre a fornire l’ultimo aggiornamento olfattivo del liquido amniotico, promuove l’apprendimento degli odori del mondo esterno. Le contrazioni stesse hanno un’influenza come dimostrato nei neonati nati con taglio cesareo prima o dopo la fase di travaglio: se vengono esposti ad un odore per 30 minuti, e in seguito riesposti allo stesso odore dopo pochi giorni, solo i neonati nati con il travaglio preferiscono l’odore della madre all’odore utilizzato come test nei 30 minuti. Il processo di nascita stesso aiuta il neonato a conoscere l’odore della madre, quindi.

L’allattamento rappresenta uno dei primi comportamenti complessi del neonato, in cui nutrizione, relazione e stimolazione sensoriale convergono in un unico atto carico di significati biologici ed emotivi. Durante questo processo, il neonato elabora odori e sapori provenienti dal corpo e dal latte materno, creando mappe sensoriali integrate che lo guidano nel comportamento alimentare e nell’orientamento sociale. Alla nascita, il neonato è in grado di distinguere l’odore specifico del seno e del colostro della propria madre, mostrando risposte comportamentali e neurovegetative differenziali (orientamento cefalico, riduzione del pianto, attivazione della suzione).

I capezzoli materni sono un concentrato di sensazioni per i neonati: tattili, olfattive, visive e gustative, e rappresentano un’interfaccia fondamentale tra madre e neonato. I neonati mostrano attrazione verso gli odori del seno della madre, una volta che hanno iniziato l’allattamento. L’odore del seno può anche guidare i neonati verso di esso quando questi vengono posti sul ventre della madre. Questa attrazione è legata in particolare alle ghiandole di Montgomery presenti nel seno. Un altro forte segnale odoroso deriva dal latte materno: i neonati mostrano una naturale predisposizione per questo odore, che li attira anche prima di esserne esposti direttamente. Già 2 mesi prima della nascita, i neonati possono rilevare l’odore del latte materno, e questo influenza l’eccitazione, l’attrazione e le risposte appetitive. Quale molecola presente nel latte materno sia in grado di generare tali effetti resta ancora da chiarire.

Dopo la nascita, è il latte il mezzo con cui viaggiano gli odori: infatti nel latte possono essere presenti i metaboliti odorosi legati allo stile di vita della madre (es. fumo e cosmetici) e legati al suo metabolismo. Il feto riconosce anche il latte materno da un latte diverso: ad esempio, se al neonato viene sottoposto latte di mucca, questo preferisce l’odore del liquido amniotico della madre, a sottolineare il rifiuto verso un latte “estraneo”. L’odore del latte o del seno in allattamento provocano una precisa attivazione corticale, soprattutto nella zona orbitofrontale, diversa da quella determinata dall’odore del latte artificiale. A partire dalla 15ª-17ª settimana, il feto deglutisce grandi quantità di liquido amniotico, le cui caratteristiche gustative sono influenzate dalla dieta materna (es. carota, aglio, anice).

Il latte umano è un fluido sensorialmente ricco, che riflette la variabilità della dieta materna e presenta un profilo gustativo non costante, favorendo l’adattamento sensoriale precoce. A differenza delle formule artificiali, che offrono un sapore costante, il latte materno favorisce l’apprendimento gustativo attraverso l’esperienza variabile, in una logica di educazione sensoriale implicita. Questi segnali convergono nel nucleo del tratto solitario (NTS) nel bulbo, da cui partono connessioni verso il talamo ventroposteromediale, e infine la corteccia insulare, sede della percezione gustativa cosciente. L’allattamento si configura come un’esperienza plurisensoriale neuro-affettiva, in cui olfatto e gusto rappresentano i primi alfabeti relazionali del neonato. L’interazione con gli odori e i sapori materni permette la costruzione di tracce mnestiche implicite, che regolano il comportamento alimentare, l’affiliazione e lo sviluppo emotivo. Il significato profondo di queste esperienze risiede nella loro capacità di plasmare i sistemi nervosi in via di maturazione attraverso la modulazione dei circuiti sensoriali, limbici ed endocrini. Un’adeguata valorizzazione del bonding prenatale, attraverso la consapevolezza del ruolo delle esperienze olfattive e gustative intrauterine, può rappresentare una frontiera emergente nella promozione della salute neuroevolutiva.

Neonato che si attacca al seno

La Scoperta del Gusto e dei Sapori: Dall'Allattamento allo Svezzamento

Nel linguaggio comune le parole “sapore” e “gusto” vengono spesso impiegate indistintamente. In realtà, esiste una differenza tra il gusto e il sapore di un alimento. Il gusto è la sensazione che viene percepita dalla bocca, l’uomo è in grado di percepire 5 gusti: dolce, salato, amaro, acido e umami. Nell’atto del mangiare, assieme alla bocca che rileva i gusti, il naso coglie gli aromi degli alimenti ed è proprio la combinazione di gusto e aroma che costruisce il sapore! Per i bambini, la scoperta del gusto e dei sapori inizia prima della vera esposizione agli alimenti durante il divezzamento, e affonda le sue radici nel periodo precedente la nascita. Durante i primi 1.000 giorni di vita, gravidanza e allattamento sono fattori che hanno un ruolo nel plasmare lo sviluppo del gusto e del comportamento alimentare del nascituro. Successivamente, nel periodo dell’alimentazione complementare, mentre il bambino impara "come", "cosa" e "quanto" cibo mangiare, si scoprono concretamente anche le proprietà degli alimenti, con una varietà di gusti e sapori. Nel periodo compreso tra l’inizio del divezzamento e i due anni di età, le capacità di apprendimento di gusti e sapori sono massime. Questo periodo appare chiaramente come una finestra di opportunità per introdurre gli alimenti della dieta familiare nell’alimentazione del bambino, in particolare le verdure e gli alimenti di più difficile accettazione.

Le Fasi dell'Evoluzione del Gusto: Piccoli Esploratori Già nella Pancia

Rispetto ad altri sensi come la vista e il tatto, il senso del gusto e dell’olfatto emergono precocemente nel neonato e si sviluppano a partire dall’ultimo trimestre di gravidanza. Studi recenti affermano che nelle ultime fasi dello sviluppo prenatale le papille gustative e i bulbi olfattivi del neonato sono già in grado di percepire e trasmettere informazioni al cervello. Infatti, l’ambiente intrauterino, in particolare il liquido amniotico, si arricchisce di flavor che derivano dall’alimentazione materna.

Analisi comparative indicano che le madri potrebbero familiarizzare i figli con una varietà di odori, abituandoli a far fronte a novità ambientali, presentando loro segnali di odore variabili nel latte o negli alimenti. La familiarizzazione basata sull’odore del cibo, che a volte appare simile all’imprinting, si ottiene attraverso processi multipli e ridondanti, alcuni che operano persino prima della nascita (apprendimento prenatale) e altri che entrano in gioco dopo la nascita. Quando il bambino inizia lo svezzamento si apre una fase critica: è un periodo di vulnerabilità perché il bambino entra in contatto con alimenti diversi dal latte, con caratteristiche e, in alcuni casi, agenti patogeni diversi.

I Primi Mesi di Vita: Il Dolce e i Sapori Materni

Nei primi mesi di vita, il bambino entra in contatto con il gusto dolce attraverso il latte materno. A livello evolutivo i neonati nascono con una predisposizione a ricercare il gusto dolce, nonché il gusto del latte che garantisce la sopravvivenza. È interessante notare che, durante l’allattamento al seno, il bambino viene esposto non solo al gusto dolce, ma anche a numerosi sapori derivanti dall’alimentazione materna; il latte materno, infatti, rappresenta un veicolo di sapori che derivano dalla dieta della mamma. In aggiunta, dalla letteratura emerge un ruolo chiave della durata dell’allattamento nell’influenzare l’accettabilità futura degli alimenti.

In questa fase, l'influenza della dieta della madre è cruciale: i bambini sono preparati ai cibi e ai sapori della dieta seguita dalla madre, e conservano questa impronta. Inoltre i sapori della dieta materna arrivano al feto anche tramite il latte, e anche questo aiuta il bambino a prepararsi all’impatto a nuovi sapori. È da questi processi che si sviluppano le prime preferenze dei bambini verso alcuni cibi, e il rifiuto verso altri. In queste fasi una dieta materna variabile permette di diversificare il sapore del latte, esponendo il bambino a un’ondata di sapori diversi. L’esposizione quotidiana del bambino ad un’ampia variabilità di sapori ne migliora la tolleranza, ampliando la quantità di sapori accettati.

Lo Svezzamento: Una Scoperta Continua

L’esposizione a nuovi sapori raggiunge il culmine durante il divezzamento, quando il bambino entra in contatto diretto con numerosi alimenti. Come detto precedentemente, in questa fase è facile notare la preferenza innata per il gusto dolce presente nel latte e nella frutta. Il gusto amaro, invece, tende ad essere rifiutato. Ai cibi amari è associato evolutivamente il concetto di tossicità e i bambini sono biologicamente predisposti a rifiutarli. Ciononostante, gli esperti sottolineano che l’esperienza di gusto che si verifica nel periodo compreso tra l’inizio del divezzamento e i due anni di vita è in grado di influenzare il comportamento alimentare del futuro bambino e del futuro adulto. In quest’epoca è giusto quindi garantire la scoperta e l’apprendimento di tutti gli alimenti, anche quelli che potrebbero essere meno accettati ai primi assaggi.

Molti mammiferi giudicano se un alimento è commestibile o meno in base alle azioni della madre. Se la madre si nutre di qualcosa, può stimolare la prole a fare la stessa cosa. Nel caso degli umani, esiste una sorta di interesse del bambino verso il respiro o la bocca della madre, mentre questa mangia. In questo modo possono cogliere informazioni multisensoriali verso quello che mangia la madre: anche in questo caso si tratta di un apprendimento basato sull’osservazione. L’olfatto svolge molteplici ruoli durante l’allattamento: il neonato è guidato dall’odore della mammella, che in seguito memorizza e associa alla madre.

Come Accompagnare i Bambini nella Scoperta dei Sapori

I neonati sono biologicamente predisposti a ricercare alimenti dolci, quindi durante il divezzamento è probabile che accetteranno volentieri alimenti naturalmente dolci come la frutta, ma anche alcune verdure come la carota, la zucca o le patate dolci. Anche i cibi dal sapore naturalmente salato, come formaggio, carne, pesce e alcune verdure, sono più facilmente accettati. Questa, tuttavia, non rappresenta una valida motivazione per aggiungere sale e zucchero, che devono invece essere evitati nelle pappe dei bambini.

Al contrario il gusto che viene meno ricercato dal neonato è quello amaro, che si ritrova tipicamente in alcune verdure a foglia verde. Per superare questo limite è importante tanto adottare un’alimentazione varia fin dalla gravidanza, quanto esporre il bambino a numerosi sapori e gusti fin dalle prime fasi del divezzamento. Inoltre, aiutare i bambini a fare esperienze anche con il gusto acido è utile al fine di stimolare al consumo di una pluralità di alimenti indispensabili per una sana e corretta alimentazione. Ad esempio, è possibile aiutare i bambini alla scoperta del gusto acido inserendo nell’alimentazione frutti aspri come arancia e prugna oppure lo yogurt.

Curiosità: oltre al gusto dolce, salato, amaro e acido esiste anche un quinto gusto: l’umami. Così chiamato per la sua origine giapponese, questa parola significa letteralmente “saporito”. Difficile da descrivere ma facile da riconoscere, questo gusto è quello tipico di brodi, arrosti e parmigiano. Lo si ritrova anche in alimenti come pomodori, prosciutto crudo, salsa di soia e alcuni tipi di funghi. Durante il divezzamento questo gusto è comunemente proposto attraverso le pappe e i neonati è molto probabile che lo accettino con facilità.

È importante ricordarsi che per i bambini tutti i cibi sono inizialmente sconosciuti. Se il bambino rifiuta spesso alcuni alimenti, non bisogna scoraggiarsi ma riproporre lo stesso alimento in occasioni diverse. Infatti, gli studi suggeriscono che siano necessarie come minimo 8-10 esposizioni per ottenere gradimento e accettazione da parte del lattante.

Varietà di cibi sani per lo svezzamento

L'Olfatto Oltre l'Infanzia: Dalla Comunicazione Emotiva allo Sviluppo Sessuale

Crescendo l’olfatto perde di importanza nel riconoscimento degli individui, funzione utile nei primi anni di vita, ma mantiene una funzione importante. L'olfatto ha un significato preciso: serve a captare gli odori e i profumi, ed è presente in quasi tutti gli animali, dove ha una funzione molto importante ed è quindi potenziato. Anche da adulti, l’olfatto continua ad avere una grande ma sottovalutata influenza. Di recente, a causa della pandemia da COVID-19, molte persone si sono ritrovate a non avere questo senso, o ad avere un olfatto alterato, e restarne senza ne ha sottolineato l’importanza nella vita di tutti i giorni. L’olfatto svolge un ruolo cruciale, infatti, nell’uomo, come in altri mammiferi, persino prima della nascita, e in seguito, nelle prime fasi di vita e durante lo sviluppo.

Gli odori familiari possono avere una potente influenza anche quando si cresce, perché esiste una generale attrazione verso questi odori. L’odore mantiene comunque un’importante funzione comunicativa: ad esempio, l’odore di un adulto stressato aumenta lo stress anche nei bambini, e con l’olfatto i bambini possono monitorare e rilevare gli stati emotivi degli adulti. Anche gli odori estranei sono ovviamente rilevati dai bambini, come quello del tabacco. L’odore del tabacco può venire associato ad un particolare individuo o ad un particolare contesto. Viste le informazioni che trasmettono gli odori, questi possono causare attrazione o rifiuto in base alla storia personale del bambino e alle sensazioni assegnate a quell’odore.

Ad esempio, gli odori materni stimolano sentimenti di sicurezza e fiducia, che appare generale in tutti i mammiferi. L’odore materno può persistere anche in assenza della stessa, e può continuare a fornire benefici. Ad esempio, il rilascio di cortisolo nei bambini diminuisce quando gli viene fatto percepire un odore associato alla madre. L’odore materno mantiene quindi un effetto calmante che resta efficace anche quando la madre non è fisicamente presente. Nei bambini l’odore materno stimola anche il sonno: quando mamma e figlio poi dormono insieme, lo scambio gassoso sembra poter sincronizzare il risveglio del bambino con quello della madre.

L’olfatto mantiene importanza anche crescendo, durante l’adolescenza. Ad esempio, nei giovani, la presenza o l’assenza di odori di individui adulti possono influenzare lo sviluppo sessuale, accelerandolo o rallentandolo a seconda dei casi, fenomeno noto come Effetto Vanderbergh. Le esperienze olfattive fatte all’interno del gruppo familiare possono anche influenzare il comportamento riproduttivo degli adolescenti calibrando le preferenze in base alle quali verranno selezionati i partner futuri. Alcuni studi hanno dimostrato come le donne preferissero maschi il cui odore era simile a quello del padre, ma non a quello della madre. Questa sorta di attrazione verso questi odori compare solo dopo la pubertà, mentre prima c’è una generale repulsione verso l’odore paterno. Lo stesso non sembra valere nel caso dei giovani maschi con le loro madri. Nonostante questa sorta di attrazione delle giovani donne verso l’odore paterno, viene mantenuta una sostanziale repulsione grazie all’Effetto Westermarck, secondo cui individui cresciuti a stretto contatto, come in una famiglia, non mostrano attrazione sessuale.

Come funziona l'olfatto? - I sensi per bambini

Le Reazioni degli Adulti all'Odore del Neonato: Un Fenomeno Multidimensionale

I neonati hanno un odore caratteristico e unico alla nascita, il quale però scompare dopo circa sei settimane. Questa caratteristica olfattiva è stata studiata anche negli adulti. Ad esempio, l'odore di un neonato è stata fatta annusare sia a uomini che a donne di un gruppo di volontari, i quali sono stati poi sottoposti a una scansione cerebrale in fMRI. La ricerca di cui abbiamo appena parlato non è l’unica che è stata condotta circa il potere dell’odore dei neonati. Il profumo dei piccoli è dunque molto potente, così tanto da accendere i circuiti del piacere e del benessere nelle donne, ritenuto alla pari delle sostanze stupefacenti. I ricercatori hanno infatti misurato l’attività cerebrale di 30 donne, di cui 15 mamme e 15 non madri, mentre erano intente a annusare un odore estratto dai pigiamini di alcuni neonati.

Secondo gli scienziati, infatti, i risultati sono connessi all’aspettativa di vita dei neonati: nel regno animale i maschi sono predatori che possono attaccare i più piccoli, mentre sono le mamme a dover faticare per proteggerli e salvaguardarne vita e salute. Finora abbiamo parlato della riduzione dell’aggressività degli uomini che annusano l’odore dei neonati e del benessere che le donne provano grazie alla molecola di cui si è discusso (anche se il nome specifico "HEX" non è direttamente collegato dalla fonte a questa reazione nel testo fornito).

La vicinanza con il proprio figlio produce anche nei padri modificazioni di tipo ormonale: in particolare diminuiscono i livelli di testosterone e aumentano i livelli di ossitocina. L'odore dei bambini è quindi un aspetto straordinario che si diffonde nella vita di ogni genitore. È un profumo unico e riconoscibile che evoca una vasta gamma di emozioni e sentimenti. L'odore dei bambini può avere un impatto significativo sulle esperienze e le reazioni dei genitori, influenzando il legame emotivo e la connessione tra genitore e figlio. Gli esseri umani sono animali sociali e l'olfatto è uno dei sensi più potenti per connettersi e comunicare. Gli odori possono evocare ricordi ed emozioni intense, creando un legame unico tra genitore e figlio.

Coppia di genitori che interagiscono con il neonato

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