La ricerca di una gravidanza attraverso le tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) rappresenta un percorso complesso, dove ogni parametro biologico assume una rilevanza specifica. Tra gli elementi spesso oggetto di attenzione clinica e preoccupazione da parte delle pazienti, la gestione dei livelli di ferro e ferritina occupa un posto di rilievo. Sebbene la scienza medica non offra sempre certezze universali, è indubbio che l’equilibrio ematologico influenzi, in modo diretto o indiretto, la fisiologia riproduttiva e le possibilità di successo di un transfer di blastocisti.

Il ruolo del ferro nella salute riproduttiva
Il ferro interviene in diverse funzioni essenziali per l'organismo: produzione dei globuli rossi, trasporto di proteine necessarie per il metabolismo dell'ossigeno e dell'energia, rafforzamento del sistema immunitario. Nel sistema nervoso centrale è importante per la sintesi di neurotrasmettitori come la dopamina - il messaggero del piacere - e la serotonina - regolatore del buonumore. In ambito riproduttivo, la carenza di ferro è un fattore biologico rilevante, che può condizionare la ricettività endometriale e l'esito del transfer. Un endometrio sano richiede un adeguato apporto di ferro, essenziale per la divisione cellulare e l'integrità tissutale.
Tuttavia, il dibattito scientifico è variegato. Uno studio condotto alla Boston University School of Public Health ha analizzato il legame tra l'assunzione di ferro e le probabilità di concepimento, non riscontrando alcun nesso di causa-effetto diretto tra l'assunzione di ferro eme (contenuto nella carne) e il successo del concepimento. Per quanto riguarda invece il ferro non-eme, presente soprattutto nelle verdure e negli integratori, è risultato legato a una probabilità leggermente più alta di un concepimento di successo, ma solo tra le donne che avevano già portato a termine la gravidanza o tra quelle che soffrivano di carenza di ferro dovuta a disfunzioni del ciclo mestruale.
Parametri ematici e preparazione al transfer
La valutazione dei livelli di ferro, ferritina, emoglobina e altri micronutrienti è un passaggio critico nello screening che precede la fecondazione in vitro. Uno studio osservazionale trasversale condotto su 269 donne in età riproduttiva ha evidenziato come l’alimentazione sia un fattore che influenza in modo cruciale la salute del feto e della madre. I livelli di vitamina A, vitamina E, ferro e ferritina sono risultati appropriati nella maggioranza delle partecipanti (>80%), ma sono emerse carenze preoccupanti su altri fronti, come l'acido folico e la vitamina B12.
È importante sottolineare che la gravidanza ha una notevole pressione sullo stato del ferro della madre. Per questo, le donne dovrebbero essere sottoposte allo screening dei livelli di questo elemento all'inizio della gravidanza e la concentrazione target di ferritina deve essere superiore a 60 μg/L. La ferritina sotto i 60 μg/L è emersa come la soglia a 15 settimane che prevedeva la presenza di carenza di ferro (ferritina < 15 μg/L) a 33 settimane. Durante lo stato gravidico il volume ematico aumenta di circa un litro; la massa eritrocitaria di circa 300ml, il che da luogo ad una relativa emodiluizione con calo dell'emoglobina sino a 11 gr e rispettivo calo dell'ematocrito dal 41% al 35%. Pertanto, i valori di emoglobina ed ematocrito che al di fuori della gravidanza potrebbero far pensare ad un’anemia sideropedica, vanno interpretati in gravidanza alla luce dell’emodiluizione fisiologica.
Anemia e gravidanza: possibili limiti della terapia con il ferro
Selezione embrionale e sviluppo in vitro
La qualità dell'impianto non dipende esclusivamente dalla ricettività endometriale, ma anche dal potenziale dell'embrione stesso. Il trasferimento al 5º giorno, allo stadio di blastocisti, permette di superare i limiti della selezione casuale che avverrebbe al 3º giorno. Al 2º e 3º giorno l’embrione soffre le prime divisioni cellulari e in questo momento il potenziale dell’embrione dipende dalla qualità dell’ovocito perché è ancora presto per dare inizio a processi di espressione genetica.
Da terzo giorno, l’embrione ha una propria identità e la possibilità di proseguire a svilupparsi fino alla fase di blastocisto o bloccarsi e non crescere più. L’abbinamento dei mezzi di coltura utilizzati e le condizioni in cui avviene offre un elevato tasso di formazione di blastocisti, circa il 60%, anche con la donazione di ovuli, circa il 70%. Conservando gli embrioni fino al 5º giorno siamo certi di quali possiedono la capacità di sviluppo adeguata ed evitiamo trasferimenti futili al 3º giorno di embrioni destinati a morire.

Endometriosi e accumulo di ferritina
Un caso particolare in cui il ferro assume un ruolo centrale è quello dell'endometriosi. Uno studio specifico ha valutato se il ferro contenuto negli endometriomi ovarici potesse diffondersi attraverso la parete delle cisti, danneggiare la funzionalità dell'ovaio e provocare infertilità. Dalle analisi è emerso che, sebbene la concentrazione di ferritina sia significativamente più elevata nella gonade colpita da endometriosi, non emergono correlazioni significative tra le concentrazioni follicolari di ferro e ferritina, la reattività ovarica e la capacità di sviluppare ovociti vitali. Ciò pare dovuto all’accumulo di ferritina, che assorbe il ferro libero limitandone gli effetti negativi.
Strategie integrative e consigli clinici
Esiste in generale una certa sottovalutazione della influenza che carenze di ferro possono avere sui problemi di infertilità e nell'evoluzione della gravidanza. Nelle donne che hanno problemi di infertilità riveste una certa importanza l'apporto di acido folico e vitamina C ancora prima di essere in stato di gravidanza. Anche nelle procedure che necessitano di fecondazione assistita (FIVET, ICSI) è importante nella fase di iperstimolazione controllata con gonadotropine, la somministrazione di acido folico e di ferro quando il livello della concentrazione di emoglobina sia inferiore a 12g.
La cura del benessere nutrizionale non deve mai sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l'utente, ma deve essere integrata nel percorso. Individuare le cause di un esito negativo implica l’adozione di strumenti correttivi più idonei ai prossimi step. Se una paziente percepisce approssimazione nel percorso seguito, la ricerca di risposte è fondamentale e considerare l’ipotesi di un secondo parere specialistico può essere un passo necessario per una pianificazione più informata e personalizzata del proprio percorso riproduttivo.
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