Ilaria Salis: Dalla Detenzione Ungherese all'Europarlamento, tra Contese Giudiziarie e Impegno Politico

Ilaria Salis, la maestra milanese la cui vicenda giudiziaria in Ungheria ha catturato l'attenzione internazionale, si trova oggi al centro di un dibattito complesso che intreccia questioni legali, diritti umani e ambizioni politiche. La sua figura è emersa con forza in vista delle elezioni europee, culminando nella sua elezione al Parlamento Europeo. Ma al di là delle recenti vittorie politiche, la sua storia è costellata di episodi che gettano luce sulle condizioni carcerarie, sul sistema giudiziario ungherese e su un passato di attivismo che non smette di far discutere. Questa analisi approfondita ripercorre le tappe salienti della sua vicenda, dalle accuse di aggressione ai militanti di estrema destra di Budapest alle sue precedenti denunce in Italia, fino al suo ruolo attuale di europarlamentare.

Il Caso Ungherese: L'Arresto e le Accuse Iniziali

Il percorso di Ilaria Salis è stato segnato in modo indelebile dall'arresto avvenuto l'11 febbraio 2023 a Budapest. È stata arrestata con l'accusa di aver partecipato all'aggressione di tre militanti di estrema destra durante una manifestazione neonazista nella capitale ungherese. La vicenda è iniziata in modo concitato: "Appena mi hanno fatto scendere dal taxi, mi hanno ammanettato dietro la schiena senza chiedere i documenti, senza dire cosa stavano facendo e senza dare alcun tipo di spiegazione", ha raccontato Salis. Successivamente, "sono stata portata da un’agente donna a bordo di un furgone parcheggiato a bordo strada, perché nel frattempo erano arrivate un sacco di forze dell’ordine con svariati mezzi".

Inizialmente, Ilaria Salis è stata detenuta in carcere a Budapest in attesa di processo. La storia ha suscitato rapidamente discussioni su più fronti, non solo per le accuse a suo carico ma anche per le condizioni di detenzione in Ungheria, divenute un elemento centrale della sua narrazione e della mobilitazione a suo favore. La stessa Salis ha ripercorso le tappe della sua vicenda giudiziaria, dalla detenzione alla liberazione, grazie all'elezione al Parlamento europeo. Si è trovata lì "con degli amici in vacanza" ed è stata arrestata. L'hanno accusata di traffico di esseri umani solo perché aveva in macchina persone che non avevano un passaporto europeo, anche se erano regolarmente registrate nei loro Paesi e con un lavoro.

Mappa di Budapest con indicazione del carcere

Le Dure Condizioni della Detenzione Preventiva

La detenzione preventiva di Ilaria Salis si è protratta per ben 15 mesi, un periodo durante il quale, come da lei stessa affermato, non sarebbe stato "portato nessun elemento" a suo carico. Ha raccontato che, appena arrivata in questura, le hanno "tolto tutti i [suoi] vestiti e [le hanno] fatto rivestire con vestiti sporchi, logori". Per un mese e mezzo "non [ha avuto] le ciabatte per fare la doccia" ed "è rimasta per un mese e mezzo con degli stivali con dei tacchi a spillo". Durante i primi sei mesi, ha dichiarato di non aver potuto parlare con la sua famiglia, descrivendo un "carcere “preventivo” in isolamento, con vestiti sporchi e logori e senza nessun contatto con la famiglia".

La compagna di cella di Ilaria Salis per mesi, Carmen Giorgio, ha fornito una testimonianza dettagliata e cruda delle condizioni carcerarie. Quando Carmen Giorgio è entrata, l'hanno "sbattuta prima due giorni in una prigione e poi [l'hanno] portata in un'altra struttura di Budapest in cui, dopo tre giorni da sola in una stanza piccolissima, [le] hanno detto che c'era un'altra ragazza italiana in quella prigione, che però non fumava". A quel punto, pur fumando da più di vent'anni, ha "scelto di non farlo più per poter essere messa in cella con lei, almeno [avrebbe] capito qualcosa". Ha raccontato che Ilaria "soprattutto all'inizio, è stata trattata molto male, le gridavano dietro, le cambiavano stanza spesso, l'hanno lasciata più di un mese da sola". Ha aggiunto che "si è [erano] trattate come animali lì dentro". Le condizioni igieniche erano allarmanti: "la struttura era molto vecchia, sporca, le stanze erano infestate da cimici da letto: ti svegliavi la mattina piena di puntini rossi". Le lenzuola, inizialmente previste per un cambio bisettimanale, venivano cambiate sempre meno frequentemente: "le lenzuola all’inizio le dovevano cambiare ogni due settimane, poi è diventato un mese, poi altri due e infine non hanno fatto più niente".

Anche il cibo era insufficiente e di scarsa qualità: "Il cibo era zuppe, che non alla fine non avevano dentro nulla, pasta fredda e scotta e per cena solo conserve". Le detenute erano costrette a scegliere "tra farti la doccia o avere l’ora d'aria e quando andavi a fare la doccia venivi pure chiusa dentro". Le punizioni erano severe: "Sì, eccome. Le punizioni lì sono molto dure. Solo perché una ragazza ha osato buttare l'immondizia con indosso le ciabatte per quindici giorni ci hanno tolto la televisione". Ha descritto anche la "fugda", una "stanza piccola in cui c'è una gabbia con all'interno letto e water, videocontrollata", dove "le ragazze che fanno azioni secondo loro non giuste vengono rinchiuse per periodi che vanno dai 5 ai 15 giorni, senza poter fare nulla, nemmeno la doccia. E lì vengono anche picchiate". Episodi di violenza accadevano spesso: "A me non è successo, ma c'era una ragazza, per esempio, che aveva chiesto di cambiare stanza perché non si trovava bene e un giorno sono venuti a prenderla due capi e un'educatrice, l'hanno portata nella doccia e l'hanno picchiata".

A livello sanitario, la situazione era altrettanto critica: "Il dottore non l'ho mai visto, anche se ho problemi alla tiroide e ho chiesto più volte di essere visitata perché si era ingrossata". Un episodio emblematico ha riguardato una ragazza incinta: "Una sera eravamo in cella con una ragazza al settimo o ottavo mese di gravidanza. Non stava bene. Abbiamo provato a bussare per chiamare le guardie, ma niente, per più di un’ora nessuno".

Ilaria Salis, l'ex-compagna di cella: "Legate come cani in condizioni disumane. Governo Orban mente"

Il Processo e l'Immagine delle Catene

Il processo in Ungheria ha sollevato forti indignazioni, in particolare per la modalità con cui Ilaria Salis è stata condotta in aula. In una delle prime udienze, è comparsa "in catene", con "le manette ai polsi e alle caviglie". Questi "ceppi, a loro volta, sono legati fra loro a un cinturone, attaccato ulteriormente a una sorta di guinzaglio, tenuto dalle guardie penitenziarie". Dietro di lei e i due coimputati tedeschi, c'erano "gli uomini di un corpo speciale degli agenti di custodia. Energumeni in tenuta mimetica antisommossa, con il giubbotto antiproiettile e il «mephisto» nero calato sul volto". L'immagine presentata al mondo era quella di una donna con un "corpo minuto ma atletico", ma l'intero quadro "si fa molto più dura".

Questa immagine, che il padre e gli avvocati di Salis avevano denunciato come "degradante" e in certi periodi "assimilabile alla tortura", ha avuto un impatto profondo sull'opinione pubblica. L'avvocato Losco ha dichiarato: "È stato uno choc. Ci aveva detto che veniva sempre trasferita in queste condizioni ma vederla ci ha fatto impressione. Era tirata come un cane, con questa guardia che la tirava con una catena di ferro. Ed è rimasta così per tre ore e mezza". Ha definito la situazione una "grave violazione della normativa europea", esortando l'Italia a intervenire per "far finire questa situazione ora". Va notato che "una situazione che in Ungheria riguarda tutti i detenuti", pur non giustificando le proteste.

Prima del processo, la pubblica accusa aveva offerto a Salis di "riconoscere il fatto ed evitare di conseguenza il processo con una condanna a 11 anni", una proposta respinta dai suoi legali. Ilaria Salis si è dichiarata innocente, e i suoi legali, Eugenio Losco e Mauro Straini, hanno evidenziato che "Ilaria ha contestato la mancata traduzione degli atti di indagine, e di non avere ancora potuto visionare le immagini della videosorveglianza usate come prova contro di lei". Dal punto di vista processuale, il lunedì dell'udienza, "non è successo granché: esposizione del capo di imputazione, apertura dell’istruttoria, richieste probatorie e rinvio dell’udienza al mese di maggio". Per contro, uno dei coimputati tedeschi, dichiaratosi colpevole, "è stato condannato a tre anni". Il giudizio immediato è stato possibile poiché l'uomo ha ammesso le accuse contestate dalla procura ungherese. La sua difesa ha annunciato ricorso puntando a una riduzione della pena e a un riconoscimento della detenzione cautelare già scontata.

Ilaria Salis in tribunale con le catene

Il Ruolo di Sostegno e le Aspettative di Ilaria

Durante la detenzione, Ilaria Salis ha cercato di mantenere alta la sua forza d'animo. Carmen Giorgio ha descritto come Ilaria "all'inizio si dava forza da sola". Essendo una maestra, "doveva preparare un concorso e pensando che si sarebbero accorti della sua innocenza il prima possibile, passava le giornate a studiare latino, ungherese, inglese, ad aggiornarsi e a preparare le lezioni". La compagna di cella ha evidenziato che Salis è "una ragazza molto pacifica, tranquilla, non mi sembra proprio una rivoluzionaria che va in giro a picchiare le persone". Ha notato che Salis "si vergognava perché lei aveva una posizione a Milano e quindi, non avendo fatto niente, non voleva passare per quella che non era". All'inizio della loro convivenza, "pensavamo tutte e due di essere in una candid camera, che non era una cosa reale, che di lì a poco ci avrebbero liberate. Parlavamo tutto il giorno di questo e ci ridevamo anche sopra, perché era una situazione assurda, soprattutto per lei che mi ha raccontato di essere scesa da un taxi e essere stata ammanettata. Erano già quattro mesi e mezzo che lei era lì quando sono arrivata io".

Tuttavia, la consapevolezza di una possibile condanna pesante, "dagli 11 ai 24 anni di carcere", ha segnato un cambiamento. Carmen Giorgio ha osservato: "Notavo i suoi occhi spaventati, anche se cercava di non darlo a vedere. Lei è una che non si butta mai giù". Nonostante la sua resilienza, "solo una volta l’ho vista piangere perché finalmente le avevano dato la notizia che poteva sentire la sua famiglia". Di notte, "si metteva nel letto, si girava dall'altra parte e secondo me non dormiva, stava lì e pensava alla sua situazione".

La solidarietà tra le due detenute è stata fondamentale: "Ci davamo forza l’un l’altra". Carmen Giorgio ha riconosciuto: "Lei mi ha aiutata molto perché la mia famiglia mi aveva data per morta e ci sono voluti tre mesi prima che potessero aiutarmi, mandarmi dei soldi, riuscire a sentirci via Skype". Ha anche ricordato un gesto di grande umanità: quando a Ilaria Salis è arrivato un pacco da casa dopo cinque mesi di attesa, "ricordo che appena entrata in stanza la prima cosa che ha fatto è stata darmi un paio di scarpe" perché Carmen non le aveva. Questo gesto ha generato una promessa: "Le ho promesso che io la tirerò fuori di lì".

Il Passato in Italia: Debiti e Occupazioni

La figura di Ilaria Salis è complessa e include anche episodi legati al suo passato in Italia, antecedenti alla vicenda ungherese. La maestra è stata sotto i riflettori per un debito di 90mila euro che avrebbe maturato. Milano, zona Navigli, è il luogo di uno degli episodi: "Con una superficie di 40 metri quadrati, la casa si trova al secondo piano". L'occupante sarebbe proprio Salis, "identificata dalla polizia nel dicembre '08". Le autorità avrebbero accertato "l’effrazione della porta, la sostituzione del cilindro delle chiavi, i segni della lastratura". Nel verbale, gli ispettori hanno anche annotato che "si sentiva una voce maschile", e che "l’identificazione e la compilazione del rapporto si è svolta sul pianerottolo perché gli occupanti non hanno consentito di entrare in casa".

Il quotidiano "Il Giornale" ha riportato che la 39enne ha ricevuto "ventinove denunce all’autorità giudiziaria e ha già ricevuto quattro condanne per resistenza a pubblico ufficiale durante uno sgombero, invasione di edifici, accensione ed esplosioni pericolose". Oltre all'occupazione nei Navigli, "ci sarebbe anche un altro sgombero, avvenuto a fine 2022: un alloggio popolare milanese di Corveto, zona Sud del capoluogo lombardo". Questi episodi contribuiscono a delineare un profilo di attivismo caratterizzato da contestazioni e scontri con le autorità, ben prima della sua detenzione in Ungheria.

Quartiere Navigli, Milano

La Svolta Politica: Candidatura ed Elezione al Parlamento Europeo

In vista delle elezioni europee, Ilaria Salis ha ribadito la sua candidatura nella lista di Avs, pubblicando anche un video. Questa mossa politica si è rivelata decisiva per la sua vicenda personale. L'elezione al Parlamento europeo, avvenuta nelle file di Alleanza Verdi e Sinistra nelle tornate elettorali dell'8 e 9 giugno scorsi, ha rimesso in discussione l'intero processo a suo carico in Ungheria. "Io sono stata liberata e il processo è stato sospeso nel momento in cui sono stata eletta", ha dichiarato Salis.

La sua elezione ha attivato l'immunità parlamentare, una "scappatoia che l'ha tirata fuori dai guai e dal rischio di trascorrere 24 anni in cella". L'Articolo 9 del Regolamento del Parlamento europeo prevede infatti che i membri "beneficiano, sul territorio nazionale, delle immunità riconosciute ai membri del Parlamento del loro Stato" e che "non possono, sul territorio di ogni altro Stato membro, essere detenuti né essere oggetto di procedimenti giudiziari". Dopo l'elezione, la neo deputata si è detta "emozionatissima", aggiungendo che "la solidarietà è una potenza".

Parlamento Europeo

Il Rientro in Italia e le Prime Azioni da Europarlamentare

Ilaria Salis è tornata in Italia come "donna libera" insieme ai suoi genitori, dopo che la polizia ungherese "si era recata nell'appartamento di Budapest dove era confinata ai domiciliari per toglierle il braccialetto elettronico con cui veniva controllata". La prima immagine social la ritrae a Monza, "davanti a un cartello che segnala l'inizio del territorio comunale". Nessuna didascalia ad accompagnare lo scatto, ma tanti commenti da chi l'ha votata e da chi non si capacita di essere rappresentato in Parlamento da una persona la cui posizione giudiziaria non è ancora stata chiarita. Il padre, Roberto Salis, è intervenuto dopo il rientro della figlia, annunciando le sue "dimissioni" dal ruolo di portavoce, affermando: "Adesso deve parlare Ilaria". Ha espresso fiducia nel futuro della figlia in politica: "Credo che con Ilaria abbiate fatto un ottimo acquisto. Si sa che “Ogni scarrafone è bell’ ‘a mamma soja", ma ve ne renderete conto. Ilaria riserverà grandi sorprese per tutti, sarà una grande sorpresa per la maggioranza".

Al suo rientro, il padre ha commentato che la figlia è "stanca, ma è finito un incubo". Tuttavia, il suo primo intervento politico, previsto all'Assemblea milanese di Sinistra Italiana, "è saltato all'ultimo momento", perché "non è in condizioni". Questo suggerisce un periodo di adattamento dopo la lunga detenzione.

Nel frattempo, Salis ha già iniziato a usare la sua nuova piattaforma. Ha aperto un profilo Instagram per ringraziare "compagni, compagne e anche perfetti sconosciuti che le sono 'stati vicini' e sono la sua 'forza'". Ha anche ribadito la gravità della sua situazione pre-elezione, affermando: "ancora in attesa di sentenza - ha rimarcato - rischio 24 anni di 'carcere duro', che equivalgono circa a 120 anni ai domiciliari. Il pozzo ha solo cambiato forma, purtroppo sono ancora lì dentro", riferendosi al periodo dei domiciliari a Budapest. Già ai domiciliari, "grazie anche al pagamento di una cauzione di 40mila euro", e a condizione di indossare un braccialetto elettronico, aveva scritto "alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al ministro degli Esteri Antonio Tajani, al ministro della Giustizia Carlo Nordio e al ministro dell'Interno Matteo Piantedosi per chiedere di scontare la misura cautelare dei domiciliari nell'ambasciata italiana per evitare 'pericoli per la sua sicurezza', per la sua famiglia e per i cittadini italiani che la assistono, dopo la rivelazione in tribunale del suo indirizzo e le minacce ricevute attraverso un sito neonazista".

Ilaria Salis al suo rientro in Italia

Il Libro "Vipera" e la Nuova Voce

L'esperienza della detenzione in Ungheria è stata anche oggetto del suo libro "Vipera", presentato in occasione di un'intervista televisiva a "Che Tempo Che Fa". Ospite di Fabio Fazio, Ilaria Salis ha raccontato "alcuni dettagli della sua detenzione di 15 mesi nel carcere ungherese", riportati nel suo nuovo libro. Ha spiegato la scelta del titolo: "Ho scelto il titolo Vipera perché per me ha una stratificazione di diversi significati: un significato letterale, un significato emotivo e un significato più simbolico", ha spiegato l'eurodeputata.

Ha rivelato l'origine del termine: "Mi ha colpito questa parola, ‘vipera, vipera’, pensando che fosse un modo dispregiativo degli agenti, quasi un insulto". Solo in seguito, "dopo ore quando è arrivata l’interprete, ho scoperto che vipera in ungherese è un bastone telescopico, un oggetto che, mentre ero ammanettata vicino al taxi, un agente con una stana barbetta mi aveva infilato nel marsupio a tracolla insieme a un cappello di lana". Questo episodio simbolico racchiude la brutalità e la confusione vissute al momento dell'arresto.

Copertina del libro Vipera

L'Impegno Sociale e la Visita al Carcere di Torino

Dopo il suo rientro e l'assunzione del ruolo di europarlamentare, Ilaria Salis ha dimostrato un immediato interesse per le condizioni detentive, visitando il carcere di Torino. La visita, svoltasi prima di un incontro nel centro sociale Askatasuna per un incontro intitolato “Questa notte non sarà breve - per una solidarietà antifascista in Europa”, aveva lo scopo di approfondire le condizioni delle recluse. In un messaggio video diffuso sui social, Salis ha riferito di aver visitato "alcune sezioni sia maschili che femminili". Ha evidenziato un caso particolarmente delicato, quello di "una donna al settimo mese di gravidanza", e di essere stata anche "nel cosiddetto centro Icam, che è una struttura all'interno del penitenziario dove stanno le donne con i bambini piccoli".

Le sue osservazioni si sono concentrate sulle potenziali implicazioni del "decreto sicurezza", notando che "se dovesse passare il decreto sicurezza diventerà la norma che le donne con bambini stiano in carcere". Nel carcere torinese, Salis ha incontrato "alcune delle recluse che la scorsa estate, per protestare contro le condizioni di detenzione e per rivendicare il diritto alla liberazione anticipata speciale, attuarono uno sciopero della fame". Ha commentato che un'azione come lo sciopero della fame, "con il decreto sicurezza, diventerà reato", sottolineando la sua preoccupazione per le restrizioni ai diritti dei detenuti. Questo impegno mostra la sua intenzione di utilizzare la propria esperienza personale e la sua nuova posizione per affrontare questioni legate ai diritti umani e al sistema carcerario.

Interno di una cella ungherese (ricostruzione o immagine generica)

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