L'esperienza della gravidanza è un percorso straordinario, ma talvolta può essere costellata da eventi inaspettati e dolorosi, tra cui l'aborto spontaneo. Sebbene sia un fenomeno purtroppo piuttosto frequente, spesso non è vissuto come un vero e proprio lutto ma è considerato alla stregua di un tabù, alimentando false credenze e un senso di isolamento nelle donne che lo subiscono. Comprendere appieno cosa sia l'aborto spontaneo, quali siano le sue cause, i sintomi e le opzioni di gestione, insieme all'impatto psicologico e ai fattori ambientali che possono influenzarlo, è fondamentale per offrire supporto e informazioni accurate.
Che cos'è l'Aborto Spontaneo e la sua Frequenza
L’espressione aborto spontaneo indica un’interruzione spontanea della gravidanza entro la ventesima settimana di gestazione. In altri termini, si tratta dell’espulsione involontaria di un embrione o del feto prima di questo limite temporale. Questo evento, benché doloroso, non è un fatto raro. I ricercatori statunitensi, infatti, evidenziano che la maggior parte di questi eventi si verifica nelle primissime settimane di gestazione. Risulta essere un evento piuttosto comune, durante il primo trimestre o nelle prime settimane di gestazione, l’aborto spontaneo.

Secondo una recente ricerca condotta dall’Istituto Nazionale di Statistica e riferita al 2015, in Italia si sono verificate 66.127 interruzioni spontanee di gravidanza. L’aborto spontaneo si verifica nel 15% delle gravidanze entro le 20 settimane di gestazione. Tuttavia, un numero ben maggiore di aborti non viene riconosciuto, in quanto si verifica quando la donna non sa ancora di essere in stato interessante. Circa l’85% degli aborti spontanei si verifica nelle prime 12 settimane di gestazione. Il rimanente 15% avviene fra le 13 e le 20 settimane di gestazione. Circa il 25% delle gestanti presenta un po’ di sanguinamento almeno una volta durante le prime 12 settimane di gestazione, ma solo approssimativamente il 12% di esse subisce un aborto spontaneo. Molte persone pensano che l’aborto spontaneo sia un evento raro e che possa interessare meno del 5% delle gravidanze; questa è una delle false credenze che alimentano la stigmatizzazione del fenomeno.
Sintomi e Diagnosi di Minaccia o Aborto Spontaneo
L’aborto spontaneo può essere preceduto e annunciato da diversi sintomi. Qualora uno di questi segnali si verifichi è sempre opportuno rivolgersi al proprio ginecologo, per valutare lo stato di salute complessivo proprio e del feto. Il sintomo più caratteristico, da questo punto di vista, è rappresentato dal sanguinamento vaginale, che può manifestarsi in maniera variabile, da spotting con sangue rosso brillante o rosso scuro a sanguinamento più intenso. La presenza di tracce ematiche è uno dei principali sintomi di un’interruzione di gravidanza. Il sanguinamento, nell’ipotesi di interruzione di gravidanza, è il segnale dello svuotamento dell’utero. L’aborto spontaneo può anche manifestarsi attraverso la perdita di liquidi e tessuti dalla vagina.

L’utero è un muscolo e si contrae durante l’aborto spontaneo, provocando crampi che possono causare l’apertura (dilatazione) della cervice. I crampi diventano più intensi fino a che, alla fine, l’utero si contrae a sufficienza per espellere il feto e la placenta. Tuttavia, il sanguinamento vaginale è comune nelle prime fasi della gravidanza, spesso in assenza di problemi della stessa. Nelle fasi tardive della gravidanza, un aborto può causare un’emorragia profusa e il sangue può contenere muco o coaguli.
Minaccia di Aborto: Le perdite ematiche in gravidanza destano sempre molte preoccupazioni e il timore che si tratti di una minaccia di aborto. Come capire se ci troviamo effettivamente in questa situazione? Se il sanguinamento è lieve o moderato si può ricorrere a un controllo ambulatoriale nell’arco di 24/48 ore. La diagnosi di minaccia d’aborto è clinica e strumentale, e si basa sull’osservazione delle perdite di sangue in una donna incinta secondo le condizioni già descritte. È importante sottolineare che la minaccia di aborto non porta necessariamente a un aborto effettivo. Nella maggioranza dei casi, in assenza di fattori di rischio, la gravidanza decorre in modo regolare senza complicazioni né per la mamma né per il bambino.
Diagnosi: Se una donna in stato di gravidanza presenta sanguinamento e crampi nel corso delle prime 20 settimane di gravidanza, il medico la deve visitare per verificare se ci siano minacce di aborto. Durante un esame pelvico, il medico esamina la cervice per stabilire se si stia dilatando. Se ciò non avviene, la gravidanza può proseguire. In caso di dilatazione prima di 20 settimane di gestazione, un aborto è molto probabile.
Nelle fasi iniziali della gravidanza e in presenza di questi sintomi, è importante considerare anche l’ecografia transvaginale per definire sede ed evoluzione della gravidanza. L’ecografia serve soprattutto per escludere un impianto anomalo extrauterino (gravidanza ectopica), aborto interno o incompleto o, più raramente, la gravidanza molare. Quest’ultima situazione è caratterizzata da una gravidanza anomala in cui l’ovulo viene fecondato, ma, non essendo vitale, il successivo impianto non può garantire la formazione di una placenta sana a causa di errori genetici presenti nell’embrione. Il sacco gestazionale è visualizzabile a circa cinque settimane e l’embrione a sei settimane dalla data dell’ultima mestruazione. In tal caso verrà programmato un follow up ecografico e laboratoristico per rilevare e quantificare i valori dell’ormone della gravidanza, ovvero la beta gonadotropina corionica umana (hCG), utile per fornire informazioni sull’evoluzione e sede della gravidanza.
Gravidanza senza embrione: cos'è l'aborto da uovo chiaro
A volte il feto smette di svilupparsi senza che ci sia alcun sintomo di aborto; questo viene definito aborto mancato. Il medico può sospettare un aborto mancato se l’utero non si espande. Talvolta, il medico rileva un aborto mancato durante un’ecografia prenatale di routine. L’ecografia può essere utilizzata per stabilire se l’aborto spontaneo si sia già verificato o, in caso contrario, se il feto sia ancora vivo. Se la donna ha subito un aborto, l’ecografia può mostrare se il feto e la placenta sono stati espulsi completamente. Gli esami del sangue per misurare i livelli di hCG vengono ripetuti ogni qualche giorno o una volta alla settimana per stabilire se la donna abbia una gravidanza in sede anomala (ectopica) o per assicurarsi che il processo dell’aborto spontaneo sia completo. La ripetizione dell’ecografia e la valutazione seriata dei livelli di beta-hCG aiuterà a determinare la progressione verso una gravidanza vitale o verso un aborto inevitabile o completo.
Le Cause dell'Aborto Spontaneo
Nella maggior parte dei casi la causa dell’aborto spontaneo è sconosciuta e la stragrande maggioranza degli aborti spontanei non può essere prevenuta. Tuttavia, si ritiene che in molti casi si tratti di anomalie che non permettono all’embrione o al feto di svilupparsi adeguatamente e crescere. Gli aborti spontanei che si verificano nelle prime 10-11 settimane di gestazione sono spesso causati da una malattia cromosomica. Nei casi di aborto in cui il corredo cromosomico risulti essere normale, definiti aborti euploidi, i fattori materni e paterni svolgono un ruolo più significativo.

Alcuni fattori, inoltre, possono incidere negativamente sul rischio di aborto spontaneo:
- Età: La prima responsabile è l’età delle donne. L’età della donna (a maggior ragione se over 40) aumenta il rischio, ma anche quella dell’uomo. Una gravidanza iniziata tra i 25 e i 29 anni di età ha il 10 per cento di possibilità di finire con un aborto spontaneo. Il rischio aumenta dopo i 30 anni, arrivando al 53 per cento dopo i 45 anni. Madre più giovane o più vecchia (di età inferiore a 20 anni o di almeno 35 anni) sono fattori di rischio.
- Anomalie Anatomiche: Anomalie anatomiche dell’apparato riproduttivo della donna (ad esempio un utero con fibromi o, raramente, due camere o cicatrizzazione interna) possono causare la perdita della gravidanza nel periodo fino a 20 settimane di gestazione.
- Infezioni: Un aborto spontaneo può essere causato da certe infezioni virali, come un’infezione da citomegalovirus o la rosolia. L’infezione uterina che si sviluppa durante o poco prima o poco dopo un aborto è detta aborto settico. Questa infezione può essere molto grave e persino potenzialmente letale.
- Patologie Materne: Altre cause includono patologie come il diabete o le malattie autoimmuni. Alcune malattie della madre, come il diabete, l’ipertensione arteriosa o gravi disturbi della tiroide, se non vengono adeguatamente trattati e controllati durante la gravidanza, possono aumentare il rischio. Se una donna presenta un disturbo che facilita la coagulazione (come la sindrome da anticorpi antifosfolipidi) può subire aborti spontanei ripetuti consecutivi.
- Gravidanza Ectopica: Ovvero quando l’embrione inizia a svilupparsi fuori dall’utero.
- Fattori Comportamentali e Stile di Vita: L’uso di sostanze (per esempio cocaina, alcol o fumo di sigaretta) rappresenta un fattore di rischio. Molte persone pensano che l’aborto spontaneo sia un evento raro e che possano bastare singoli comportamenti a provocarlo, ma non è così. Tuttavia, un medico non può che consigliare di condurre una vita sana già da prima del concepimento.
- Traumi Fisici o Stress: Un trauma fisico importante può causare un aborto spontaneo, mentre è improbabile che l’aborto sia causato da uno sforzo o da una lesione minima (come scivolare e cadere o fare attività fisica). Uno shock emotivo improvviso (ad esempio ricevere cattive notizie) non è collegato all’aborto spontaneo.
Gestione e Trattamento Post-Aborto Spontaneo
Il momento successivo ad un aborto spontaneo può essere devastante, sia dal punto di vista fisico che psicologico.
Gestione della Minaccia di Aborto: La maggior parte delle pazienti con minaccia di aborto che presentino sanguinamento lieve-moderato non necessita di ricovero. Le donne in questo caso possono tornare al proprio domicilio ed essere osservate con gestione ambulatoriale con follow-up ravvicinato. Nel caso in cui siano presenti dolori pelvici si può ricorrere al paracetamolo, evitando l’utilizzo di farmaci FANS quali l'ibuprofene. Il riposo a letto, e altre restrizioni delle attività quotidiane, non si sono rivelate efficaci nella prevenzione di una minaccia di aborto che progredisca in aborto spontaneo. Inoltre, tale raccomandazione potrebbe comportare un rischio aumentato di altre complicazioni tra cui la trombosi venosa profonda ed embolia polmonare correlate allo stato gravidico e all’immobilità.
Trattamento dell'Aborto Spontaneo Confermato: Se l’aborto spontaneo è confermato e il feto e la placenta sono stati espulsi completamente, non è necessario alcun ulteriore trattamento. Se l’aborto spontaneo è confermato, ma il tessuto del feto o della placenta rimane interamente o in parte nell’utero, di solito esistono varie opzioni per l’eliminazione o l’asportazione del tessuto della gravidanza.

In caso di aborto spontaneo precoce (prima di 12 settimane di gestazione), se la donna non presenta sanguinamento abbondante o segni di infezione, i medici di solito spiegano le diverse opzioni e la donna può scegliere una delle seguenti:
- Osservazione e Attesa: Monitorare attentamente i sintomi e attendere che l’utero espella il tessuto spontaneamente. La donna deve ricevere istruzioni su cosa aspettarsi, come gestire il dolore, come riconoscere se il tessuto della gravidanza è stato espulso e quando chiamare un medico. Se il tessuto della gravidanza non viene eliminato spontaneamente, è necessario assumere farmaci o effettuare un intervento.
- Terapia Farmacologica: Assumere farmaci (solitamente misoprostolo, talvolta con mifepristone) per aiutare l’utero a espellere la gravidanza. Questo può essere percepito come una mestruazione con forti crampi, diarrea e stomaco sottosopra. Paracetamolo (Tachipirina®) o ibuprofene (Brufen®) possono aiutare a ridurre i crampi.
- Intervento Chirurgico: Eseguire un intervento per rimuovere il tessuto della gravidanza dall’utero, solitamente comportando l’inserimento nell’utero di un tubo flessibile attraverso la vagina e l’aspirazione (dilatazione e raschiamento [D e R] con aspirazione). Dal punto di vista fisiologico, potrebbe essere necessario affrontare la procedura ginecologica del raschiamento (operazione che procede con la rimozione di una porzione di endometrio o una massa anomala contenuta nell’utero).
In caso di aborto spontaneo tardivo (tra le 12 e le 20 settimane di gestazione), i medici consigliano di non attendere che la gravidanza venga eliminata spontaneamente, perché ciò può causare dolore o sanguinamento intensi e la gravidanza può non venire eliminata completamente, causando infezione. Gli aborti spontanei tardivi vengono trattati mediante un intervento per rimuovere il tessuto della gravidanza dall’utero (dilatazione e raschiamento o dilatazione ed evacuazione) o farmaci per indurre il travaglio e quindi espellere il contenuto dell’utero (misoprostolo, mifepristone o ossitocina). Si somministrano analgesici al bisogno.
Tutte le donne con sangue Rh negativo che subiscono un aborto spontaneo ricevono immunoglobuline Rho(D) per prevenire la malattia emolitica del feto (eritroblastosi fetale), un disturbo chiamato incompatibilità Rh.
L'Impatto Emotivo e Psicologico dell'Aborto Spontaneo
Dopo un aborto spontaneo la donna e il suo partner possono sentirsi in lutto, tristi, in collera, colpevoli o ansiosi per le successive gravidanze. Il dolore dovuto a una perdita è una risposta naturale e, pertanto, non deve essere soppresso o negato. Dare sfogo ai propri sentimenti con un’altra persona può aiutare la donna a gestire le proprie emozioni e ad aumentare i sentimenti positivi. Purtroppo, ancora troppo spesso l’aborto spontaneo non è vissuto come un vero e proprio lutto ma è considerato alla stregua di un tabù. “Accogliere il dolore degli altri non è mai facile, soprattutto per chi è cresciuto in una società spaventata, impreparata di fronte a certi argomenti, tanto da renderli dei tabù. Si ha l’impressione di non avere le parole, di non sapere cosa dire.”
Gravidanza senza embrione: cos'è l'aborto da uovo chiaro
Molte donne possono sentirsi in colpa, pensando di aver fatto qualcosa che abbia indotto l’aborto, ma di solito non è così. La donna può ricordare di aver assunto un farmaco da banco all’inizio della gravidanza, di aver bevuto un bicchiere di vino prima di aver scoperto di essere incinta o di aver fatto un’altra cosa banale. Tutto questo il più delle volte non è la causa dell’aborto, quindi la donna non deve sentirsi in colpa. I medici offrono il proprio supporto e, nel caso, rassicurano le pazienti di non avere alcuna colpa nell’aborto. Una consulenza formale è raramente necessaria, ma è disponibile per le donne che la desiderano. Gli operatori sanitari, che dovrebbero essere debitamente formati per gestire il disagio psicologico delle donne che stanno affrontando una minaccia di aborto, hanno il compito di spiegare alle pazienti, tramite un’informativa verbale e documentata, quali sono i rischi correlati a questa condizione. Quando una donna desidera una gravidanza e un figlio, l’aborto è spesso emotivamente difficile per lei e il partner, che potrebbero aver bisogno di sostegno da parte delle persone care e di professionisti sanitari.
Aborto Spontaneo Ricorrente e Gravidanze Future
Secondo la Società Italiana della Riproduzione si parla di aborto ripetuto quando nella storia ginecologica di una paziente si verificano due episodi simili consecutivi entro la ventesima settimana di gestazione. Non sono rari, inoltre, i casi di secondi aborti spontanei, ossia le ipotesi nelle quali questo evento si verifichi ripetutamente in riferimento ad una stessa coppia.
Dopo un aborto, il rischio di subirne un secondo aumenta della metà e dopo due raddoppia. I ricercatori hanno osservato, dati alla mano, quel che tanti ginecologi sanno per esperienza: ossia che le complicanze delle gravidanze precedenti hanno un effetto negativo sulle future. Non accade lo stesso per la pre-eclampsia, condizione caratterizzata da pressione alta in gravidanza. Chi ne ha sofferto nel corso dei nove mesi di gestazione non deve preoccuparsi per gli esiti di una nuova gravidanza.

Le donne che hanno avuto due o più aborti spontanei dovrebbero consultare un medico prima di tentare una nuova gravidanza. Il medico può eseguire controlli per eventuali anomalie genetiche o strutturali o altri disturbi che aumentano il rischio di aborto. Ad esempio, può effettuare:
- Un esame di diagnostica per immagini (come ecografia, isteroscopia o isterosalpingografia) per valutare la presenza di anomalie strutturali dell’apparato riproduttivo femminile.
- Esami del sangue per controllare la presenza di alcune malattie, come la sindrome da anticorpi antifosfolipidi, il diabete, anomalie negli ormoni riproduttivi e disturbi della tiroide.
- Test genetici per controllare la presenza di anomalie cromosomiche.
Se identificate, alcune cause di aborto spontaneo ricorrente possono essere trattate, rendendo possibile portare a termine una gravidanza in futuro. La rassicurazione sta nel fatto che, dopo l’aborto spontaneo, il rischio che si verifichi di nuovo non è maggiore rispetto a quello che hanno le altre donne (potrebbe essere un caso isolato). Sebbene l’aver avuto un aborto aumenti il rischio di averne altri, la maggior parte delle donne può avere una nuova gravidanza e portarla a termine senza problemi.
Molte donne desiderano tentare un nuovo concepimento immediatamente. Dal punto di vista medico, non ci sono opinioni univoche sul rimanere incinta dopo un aborto spontaneo. Per chi riesce a elaborare la perdita, nasce il bisogno di sapere quando tentare di nuovo e quali indagini diagnostiche fare. In particolare, l'Organizzazione ha rilevato come, sia che si tratti di una nuova gravidanza dopo aborto che di una gravidanza dopo raschiamento, sia opportuno per la coppia far trascorrere un periodo di almeno sei mesi. Tuttavia, può essere più facile portare a termine una gravidanza subito dopo un aborto spontaneo, ma la ragione non è ancora chiara, come ammettono i ricercatori. Si tratta di situazioni molto soggettive per le quali occorre tenere conto anche dello stato psicologico della donna interessata. Si può rimanere incinta poco dopo un aborto, anche prima che ritornino le mestruazioni.
Falsi Miti e Credenze Comuni
Molte persone pensano che l’aborto spontaneo sia un evento raro e che possano bastare singoli comportamenti a provocarlo. Non è così. E maturano convinzioni ed idee sbagliate sulle sue possibili cause. Secondo Williams e colleghi, queste false credenze possono avere un ruolo in alcune delle emozioni negative che accompagnano l’interruzione spontanea di gravidanza, come il senso di colpa e quello di isolamento. I ricercatori hanno rivolto via web a circa 1000 volontari, uomini e donne maggiorenni, una serie di domande generali sul tema dell’aborto spontaneo, più alcune domande specifiche alle stesse persone circa il loro vissuto. Per il 55% del campione, più di una persona su due, l’aborto spontaneo sarebbe un evento piuttosto raro. Del resto, di aborto non si parla mai. Anzi, c’è la tendenza a tenere nascosta la gravidanza nel primo trimestre, proprio perché si teme che le cose possano andare male. Non è un caso che molte future mamme annuncino di aspettare un bimbo solo alla fine del primo trimestre. Una volta iniziato il secondo trimestre, invece, le probabilità di interruzione della gravidanza, così come quelle di complicanze fetali, si abbassano drasticamente.
Prevenzione e Stili di Vita per una Gravidanza Sana
Per ridurre il rischio di andare incontro ad aborto spontaneo è fondamentale ottimizzare la salute materna prima della gravidanza con una valutazione pre-concezionale, ponendo l’attenzione sui fattori modificabili e pianificando la gravidanza dopo la stabilizzazione delle condizioni mediche preesistenti. In termini di prevenzione è dimostrato che l'integrazione di acido folico immediatamente prima e durante le prime fasi della gravidanza può ridurre il rischio di aborto spontaneo.

Per quanto riguarda la terapia supplementare con progesterone vaginale, il National Institute for Health Care and Excellence (NICE) consiglia di offrire progesterone micronizzato vaginale, somministrato in forma di crema vaginale, alle donne che hanno avuto una o più perdite di gravidanze precedenti e hanno un sanguinamento vaginale nelle fasi precoci della gravidanza in corso. Qualunque condizione che complichi tali processi potrebbe determinare effetti anche molto seri.
Il decalogo per vivere bene la gravidanza include:
- Prendere il giusto peso, secondo le indicazioni del proprio medico.
- Non digiunare.
- Non consumare pasti eccessivamente abbondanti.
- Frazionare l'apporto calorico giornaliero introducendo alcuni spuntini, ad esempio a metà mattina e metà pomeriggio.
- Evitare cibi preconfezionati o preparati industrialmente.
- Preferire i piatti preparati al momento rispetto a quelli già pronti e in esposizione se si mangia al bar o al ristorante.
- Consumare possibilmente cibi freschi e di stagione.
Per evitare di contrarre malattie trasmissibili con gli alimenti come toxoplasmosi, listeriosi, salmonellosi, è importante:
- Lavarsi sempre le mani prima e dopo aver maneggiato il cibo.
- Ricordare di pulire gli utensili da cucina venuti a contatto con cibi crudi, di cuocere bene carne e pesce e di riscaldare bene gli avanzi del pasto prima di consumarli.
- Conservare sempre gli alimenti in frigorifero dopo l’apertura, separando i cibi cotti da quelli crudi.
- Evitare di consumare uova crude o poco cotte (meglio evitare uova alla coque, occhio di bue, zabaione, maionese, creme, tiramisù).
- Bere solo latte fresco pastorizzato o a lunga conservazione (UHT).
- Non consumare latte crudo o latticini prodotti con latte non pastorizzato ed evitare formaggi erborinati e a crosta fiorita come gorgonzola e brie.
Oggi viviamo in un ambiente contaminato da varie sostanze di cui spesso non siamo consapevoli e che entrano in contatto con noi per contatto, per inalazione o per ingestione. Fra esse, i pesticidi impiegati nella coltivazione di frutta e verdura, molti prodotti cosmetici, la plastica. Attraverso le loro particelle possono insidiare la stabilità del nostro DNA e compromettere il corretto funzionamento delle ghiandole deputate alla secrezione degli ormoni: in questo caso, si parla specificamente di “interferenti endocrini”.
Fattori Ambientali: Il Calore Estremo e i suoi Effetti sulla Gravidanza
L’aumento delle temperature dovuto al cambiamento climatico ha effetti anche sulla natalità. "Questa è la prima indagine su larga scala che mette in relazione la temperatura registrata durante il periodo intrauterino con i dati anagrafici relativi a ogni singola nascita", spiega Raya Muttarak, professoressa al Dipartimento di Scienze Statistiche "Paolo Fortunati" dell'Università di Bologna, tra gli autori dello studio. È noto da tempo che gli shock subiti durante la gravidanza possono alterare il rapporto tra i sessi alla nascita, aumentando in modo sproporzionato l'aborto spontaneo dei feti maschi. Oltre a questo, una serie di ricerche ha dimostrato che la temperatura esterna può influire sulla frequenza di aborti spontanei. “I risultati mostrano che la temperatura esterna durante il periodo di gravidanza influisce sul rapporto tra i sessi alla nascita, determinando in particolare una diminuzione delle nascite maschili”, dice Muttarak. Gli studiosi sottolineano inoltre che questo fenomeno può portare a modificare le scelte in materia di pianificazione familiare. “L'aumento delle temperature ha conseguenze misurabili sulla sopravvivenza fetale e sui comportamenti relativi alla pianificazione familiare, con implicazioni per la composizione della popolazione e l’equilibrio di genere”, conferma Muttarak. Gli studiosi sottolineano che, in un contesto di continuo aumento delle temperature a livello globale, è fondamentale aumentare gli investimenti a tutela della salute materna e per l'accesso all'assistenza sanitaria.

Per le future madri, le condizioni di caldo estremo possono comportare molti più rischi di quanto si pensasse. A svelarlo è un inedito studio iniziato nel 2017 dallo Sri Ramachandra Institute of Higher Education and Research (Sriher) di Chennai, in India. La metà delle donne coinvolte nella ricerca avevano svolto lavori pesanti in agricoltura, nelle fornaci di mattoni e nelle saline, esposte ad alti livelli di calore. Le altre lavoravano invece in ambienti più freschi, come scuole e ospedali. Precedenti ricerche avevano già mostrato un aumento del 15% di nascite premature e nati morti durante le ondate di caldo. Le donne incinte che hanno preso parte allo studio in India sono “in prima linea nello sperimentare le conseguenze del cambiamento climatico”, come afferma la professoressa Jane Hirst, ostetrica consulente e professoressa di salute globale delle donne al George Institute, come riportato da BBC. Sumathy, una raccoglitrice di cetrioli che ha preso parte alla ricerca, ha raccontato di essersi sentita esausta a lavorare con il caldo mentre era incinta, e di aver avuto un aborto spontaneo alla dodicesima settimana di gravidanza. La soglia di calore sicura per le persone che svolgono lavori pesanti è di 27,5 °C, secondo l'Amministrazione per la sicurezza e la salute sul lavoro degli Stati Uniti. L'emergenza, però, non riguarda solo i paesi in via di sviluppo. “Il cambiamento climatico con estati sempre più calde non colpisce solo le future mamme nei tropici, ma anche in paesi come il Regno Unito”, ha continuato la professoressa Hirst. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il cambiamento climatico è una “minaccia esistenziale per tutti noi”, anche se le donne incinte ne affronteranno “alcune delle conseguenze più gravi”.
Gravidanza senza embrione: cos'è l'aborto da uovo chiaro
I colpi di calore rappresentano un rischio anche per le donne in gravidanza. A ricordarlo è Claudio Giorlandino, ginecologo e direttore scientifico dell'Istituto di Ricerche Altamedica: "Sappiamo che le donne in gravidanza, soprattutto negli ultimi mesi, soffrono particolarmente il caldo. Essere incinta durante la stagione calda può essere difficile. Ciò è particolarmente vero durante un'ondata di caldo, quando c'è un rischio maggiore di disidratazione, esaurimento da calore e colpo di calore. Attenzione però anche nei primi mesi. Se la temperatura corporea di una donna incinta supera i 39,2 gradi centigradi e si mantiene tale a lungo nelle prime 12 settimane di gravidanza, è stato dimostrato un maggior rischio di aborto e di anomalie fetali. Se c'è un'ondata di caldo improvviso, le future madri devono evitare di esporsi a rischi". Le donne incinte soffrono di ritenzione idrica, quindi caviglie e dita di mani e piedi possono gonfiarsi e provocare disagio, soprattutto d'estate. È bene alimentarsi con pasti leggeri che prediligano le proteine, in quanto richiamano i liquidi nel circolo ematico. Va ridotta nel contempo l'assunzione di cibi saporiti. Inoltre, va misurata regolarmente la pressione, in particolare nell'ultimo trimestre.
Le modificazioni ormonali dovute alla carenza di estrogeni, che si instaurano in pre-menopausa e menopausa, rendono le donne in questa fase della vita meno tolleranti al caldo. Più volte, durante la giornata o la notte, possono comparire episodi di vampate di calore intenso associato a sudorazione profusa e sensazione di disagio emotivo. Il caldo rovente associato alle vampate può creare colpi di calore pericolosi che possono portare a capogiri e svenimenti. Per proteggersi dai colpi di calore in menopausa è utile mantenere bassa la temperatura dell'ambiente circostante, evitare le bevande calde, non fumare, mettere un asciugamano bagnato freddo sul collo durante le vampate di calore, mangiare frutta verdura ed evitare cibi piccanti. Anche indossare gli abiti corretti può essere importante per contrastare le vampate di calore rese ancora più insopportabili dalle alte temperature, scegliendo vestiti traspiranti, sottili e con più strati, ed evitando indumenti aderenti o sintetici che possono accentuarle.
Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG): Metodi e Procedure
L'interruzione di gravidanza può essere richiesta dalla donna entro i primi 90 giorni di gestazione per motivi di salute, motivi economici, sociali o familiari. Oltre i 90 giorni, invece, l'interruzione di gravidanza può avvenire solo al fine di preservare la salute della madre o di evitare lo sviluppo di un feto affetto da gravi patologie o malformazioni. È indispensabile prendersi del tempo e soppesare accuratamente la propria decisione, ma bisognerà tuttavia far attenzione a non aspettare troppo a lungo.

La scelta delle modalità con cui viene praticata un’interruzione di gravidanza volontaria dipende da fattori come l’età gestazionale dell’embrione o del feto, che aumenta di dimensioni con il progredire della gravidanza. Per chi ha meno di novanta giorni di gestazione e vi siano seri motivi che impediscano o sconsiglino la consultazione delle persone esercenti la potestà o la tutela, oppure queste, interpellate, rifiutino il loro assenso o esprimano pareri tra loro difformi, il consultorio o la struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, espleta i compiti e le procedure di cui all’articolo 5 e rimette entro sette giorni dalla richiesta una relazione, corredata del proprio parere, al giudice tutelare del luogo in cui esso opera.
In alternativa all'aborto chirurgico è possibile, qualora non vi siano controindicazioni, ricorrere all'aborto farmacologico.
Aborto Farmacologico: Consiste nell’assunzione di farmaci per terminare la gravidanza. Viene somministrato il mifepristone, un farmaco che blocca l’ormone che consente alla gravidanza di continuare. Dopo 24 - 48 ore ci sarà una nuova visita durante la quale si assumerà un secondo farmaco, il misoprostolo. Può essere assunto sotto forma di compressa da ingerire, sciogliere sotto la lingua o tra guance e gengive, oppure inserito in vagina. Entro 4 - 6 ore il rivestimento interno dell’utero si sfalda, causando sanguinamento e distacco con eliminazione del tessuto gravidico. Se l’aborto medico viene eseguito dopo le 9 settimane di gravidanza, possono essere necessarie più dosi di misoprostolo ed è maggiore la probabilità di dover rimanere in ambiente ospedaliero. Il mifepristone ha un’efficacia di circa 97%. Nella maggior parte delle donne, l’aborto medico viene percepito come una brutta mestruazione, con forti crampi, diarrea e stomaco sottosopra. Questi sintomi sono normali. Paracetamolo (Tachipirina®) o ibuprofene (Brufen®) possono aiutare a ridurre i crampi. Può essere usato fino a 15 settimane di gravidanza.
Aborto Chirurgico (Isterosuzione): La metodica maggiormente impiegata per l'esecuzione dell'aborto chirurgico è l'isterosuzione. Richiede l’inserimento di un tubo nell’utero, attraverso la vagina e la cervice (ingresso dell’utero). La cervice verrà dapprima delicatamente allargata (dilatata). Vengono in genere somministrati analgesici per bocca e anestetici locali, ossia farmaci che tolgono le sensazioni iniettati nella cervice. Potrebbero anche venir somministrati dei sedativi tramite iniezione. La procedura viene eseguita con la paziente in sedazione cosciente o anestesia generale. Lo svuotamento del contenuto uterino nell'ambito dell'isterosuzione viene fatto introducendo nell'utero una cannula collegata ad una pompa a vuoto elettrica che, una volta azionata, è in grado di aspirare il contenuto uterino. Per molte donne, l’aborto chirurgico risulta come una mestruazione con crampi particolarmente intensi. In genere, vengono somministrati farmaci per contenere il dolore e raccomandato il riposo una volta a casa. Possono essere di aiuto anche paracetamolo o ibuprofene.
Durante il colloquio preventivo con il medico per richiederla saranno fornite tutte le informazioni necessarie e saranno date indicazioni sulla documentazione, sugli accertamenti e sulle analisi che è necessario effettuare prima di sottoporvisi. Per quel che riguarda le modalità di accesso alle strutture che eseguono l'interruzione di gravidanza, si precisa che ciascuna Regione possiede un proprio protocollo, così come può prevedere l'esecuzione di accertamenti diversi da quelli proposti in altre Regioni. Allo stesso tempo, all'interno di una stessa Regione, ogni struttura sanitaria che offre questo tipo di intervento può possedere un protocollo proprio, diverso da quello delle altre strutture del territorio.
La paziente che si deve sottoporre all'interruzione di gravidanza chirurgica verrà ricoverata generalmente al mattino. Dopo il ricovero e prima di entrare in sala operatoria, alla paziente verranno somministrati farmaci analoghi delle prostaglandine al fine di indurre una dilatazione della cervice uterina. L'intervento può essere eseguito sia in anestesia locale, eventualmente con sedazione profonda, sia in anestesia generale. Al termine dell'intervento, la paziente viene riportata nella camera assegnatale e tenuta sotto osservazione per almeno tre ore. Prima dell'intervento, inoltre, è possibile iniziare una profilassi antibiotica. Altrettanto di rado, la cervice può risultare indebolita, risultando così incompetente (si potrà dilatare precocemente) in una successiva gravidanza.
Dopo un aborto, ci vorrà verosimilmente un periodo di stacco di qualche giorno. Dopo un aborto medico è possibile manifestare effetti collaterali di breve durata, per esempio diarrea e nausea, dovuti ai farmaci. Qualunque sia il tipo di aborto praticato, è probabile avvertire nei giorni successivi anche qualche crampo gastrico ed osservare sanguinamenti vaginali. Al termine dell'intervento, se richiesto e se il medico non rileva problemi, è possibile inserire un dispositivo intrauterino contraccettivo allo scopo di prevenire future gravidanze non desiderate. In caso di anestesia generale, potrebbero manifestarsi sintomi come nausea e vomito. Il personale sanitario fornirà indicazioni e consegnerà alla donna materiale informativo in merito ai comportamenti da mantenere durante il periodo di convalescenza. Anche in questo caso, sarà il personale sanitario a fornire indicazioni in merito a quando sarà possibile avere nuovamente rapporti sessuali dopo l'aborto chirurgico. A questo proposito si segnala che la fertilità, salvo complicazioni, non risulta influenzata dall'aborto chirurgico.