Quando una donna resta incinta deve occuparsi di diverse questioni, non soltanto di quelle relative alla sua salute - prima ecografia, analisi del sangue e molto altro - ma anche di quelle burocratiche, che impattano soprattutto, almeno in un primo tempo, sulla sua condizione professionale. Tra queste c'è l'invio del certificato telematico di gravidanza. Questo documento rappresenta un passaggio fondamentale per il riconoscimento dei diritti legati alla maternità e l'accesso a provvidenze economiche come il bonus bebè o il premio alla natalità.

Il superamento della certificazione cartacea
Il certificato telematico di gravidanza sostituisce il vecchio certificato di gravidanza che ogni donna incinta lavoratrice era tenuta a consegnare all'INPS in prima persona affinché riconoscesse i suoi diritti. Le donne lavoratrici non sono più tenute a trasmettere personalmente il certificato che ormai non è più accettato in versione cartacea. Sono i medici e i ginecologi a doverli inviare in modalità telematica sul sito dell'INPS. Grazie alla trasmissione online del certificato a cura del medico, alla donna basta andare dal medico per la visita. Il certificato, una volta trasmesso, può essere consultato sia dalla lavoratrice che dal datore di lavoro mediante il servizio dedicato.
Inviare il certificato telematico di gravidanza all'INPS è di competenza del medico di base o del ginecologo che attesta la gestazione. Come preannunciato nella circolare INPS n. 82 del 4 maggio 2017, la procedura per la gestione telematica dei certificati di gravidanza o interruzione di gravidanza è stata implementata per permettere alle gestanti di ottenere le prestazioni di assistenza alla maternità. I certificati di gravidanza e di interruzione della gravidanza possono essere trasmessi telematicamente esclusivamente da un medico del Servizio Sanitario Nazionale o con esso convenzionato, collegandosi all’apposito servizio presente sul sito dell’Istituto nella sezione riservata ai “Medici certificatori”.
Dati richiesti e obblighi del medico certificatore
Nella trasmissione telematica dei certificati, i medici devono inserire obbligatoriamente le generalità della lavoratrice, la settimana di gestazione alla data della visita, la data presunta del parto o quella di interruzione della gravidanza. Il medico certificatore deve rilasciare all'interessata il numero univoco di certificato assegnato dal sistema. È facoltà del medico fornire anche una copia cartacea del certificato medico di gravidanza o di interruzione della gravidanza e delle rispettive attestazioni, prive della settimana di gestazione.
Il documento va richiesto nel corso e non oltre la fine del settimo mese di gravidanza. Per la maternità anticipata e per la maternità facoltativa, invece, servono dei certificati diversi che hanno una loro precisa procedura. La trasmissione del certificato telematico comporta che la donna non sia più tenuta a presentare all'INPS il certificato di gravidanza o di interruzione della gravidanza in formato cartaceo per accedere alle prestazioni economiche per la tutela della maternità, con un evidente effetto di semplificazione per l'utenza.
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Gestione degli errori e annullamento dei certificati
L'operazione di annullamento è consentita esclusivamente entro la mezzanotte del giorno seguente alla data di trasmissione. In tale intervallo di tempo il certificato telematico è da considerarsi in stato “non consolidato” e non potrà dare origine ad effetti di carattere amministrativo. L’annullamento è ammesso ed accettato dall’Istituto solo quando gli errori del certificato si riferiscano alle generalità della gestante o al suo codice fiscale.
L’INPS precisa che non è possibile accettare richieste di annullamento di certificati che il medesimo o altro medico intenda poi nuovamente emettere con una diversa data presunta di parto (art. 21, co. 1, d.lgs. 26 marzo 2001, n. 151). Decorso il termine della mezzanotte del giorno seguente, la cancellazione logica dei certificati acquisiti dall’Istituto sarà possibile esclusivamente previa presentazione alla sede territoriale INPS di competenza di una richiesta di annullamento. La richiesta, in forma scritta, deve essere adeguatamente motivata e sottoscritta dal medico certificatore.
Casi particolari: interruzione di gravidanza e post-parto
Può succedere che una donna interrompa la gravidanza volontariamente o involontariamente. In entrambi i casi la legge prevede un periodo di assenza dal lavoro. Se l'aborto avviene nei primi 180 giorni di gestazione, la pausa dal lavoro è considerata malattia; se avviene successivamente al sesto mese, la perdita del bimbo viene equiparata al parto e la lavoratrice ha diritto a un'assenza dal lavoro di tre mesi. In caso di interruzione, nel certificato va inserita anche la data specifica di interruzione della gravidanza.
Una casistica peculiare riguarda i casi in cui il parto è già avvenuto. È importante sottolineare che il sistema telematico INPS non permette di inserire un certificato di gravidanza per una madre che ha già partorito. In tali circostanze, non serve alcun certificato medico. Per accedere ai bonus previsti, nella domanda telematica all'INPS bisogna inserire il codice fiscale del bambino e sarà l'Istituto, tramite i controlli incrociati presso l'Agenzia delle Entrate, a verificare la nascita. Pertanto, i medici, a fronte di richieste di compilazione di certificato di gravidanza per un bambino già nato, dovranno consigliare alle proprie assistite di rivolgersi a un patronato munite del codice fiscale del neonato.
Aspetti normativi e privacy
La normativa di riferimento è costituita dall'articolo 21 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo Unico sulla maternità e paternità), modificato dal decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 80. La circolare INPS n. 82 del 2017 chiarisce ulteriormente le modalità operative.
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Il ruolo della categoria medica e le proposte di revisione
Il certificato medico di gravidanza per le prestazioni di maternità come il bonus mamma può essere solo telematico. Tuttavia, il dibattito sulla natura della prestazione medica rimane aperto. Alcune rappresentanze sindacali, come la FIMMG, hanno sollevato la questione della gratuità del certificato da parte dei medici di famiglia. La posizione espressa in diversi tavoli di confronto suggerisce che la certificazione gratuita per accedere al Bonus Bebè dovrebbe essere prodotta esclusivamente dal medico specialista convenzionato, in continuità con la prassi relativa alle maternità in capo a donne lavoratrici e nei casi di gravidanza a rischio. L'invio telematico rimane dunque lo standard obbligatorio, ma la corretta interpretazione dei percorsi burocratici continua a essere oggetto di analisi per semplificare ulteriormente l'operato del medico e il percorso della gestante.
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