Franco Battiato tra Storia, Esoterismo e la Ricerca del "Centro di Gravità Permanente": Il Mito del "Ciuccio e il Cavallo"

Franco Battiato, figura iconica e poliedrica della musica italiana, ha saputo trascendere i confini del semplice prodotto musicale e commerciale, raggiungendo il successo in Italia negli anni '80 e poi in Spagna con brani apparentemente pop come "Centro de Gravidad Permanente", "Nómadas" o "Yo Quiero Verte Dancer", che divennero rapidamente i numeri uno nelle stazioni radio e nelle vendite di dischi. Tuttavia, le sue canzoni vanno ben oltre la facile riconoscibilità melodica, configurandosi come veri e propri viaggi temporali e musicali, intrisi di riferimenti storici, filosofici ed esoterici che spaziano dall'antica Mesopotamia al XX secolo, rivelando una profondità sorprendente che spesso richiede un'attenta ermeneutica per essere pienamente compresa. Questa ricchezza di significati ha talvolta dato vita a fraintendimenti o a interpretazioni fantasiose, come l'ironico "ciuccio e il cavallo" che, nel vissuto di alcuni ascoltatori, ha caratterizzato la primissima percezione di un suo brano fondamentale, "Centro di Gravità Permanente".

Oltre il Pop Apparente: La Profondità dell'Opera di Battiato

La creatività musicale di Franco Battiato si distingue per un meccanismo complesso e non ordinario, dove suoni, voci quasi impercettibili, rimandi culturali, linguistici, geografici e storici si fondono, creando ponti spazio-temporali e anche giocosi messaggi, seppur mai subliminali, come ci tiene a precisare Filippo “Phil” Destrieri, storico tastierista di Battiato. L'artista siciliano, grande lettore e instancabile ricercatore, attingeva e rielaborava visioni da un vastissimo repertorio di conoscenze, rendendo ogni brano un universo a sé stante. Questa sua capacità di unire il mondo alto e colto con quello irriverente e giocoso è una delle chiavi del suo successo e della sua longevità artistica.

Le sue liriche, spesso enigmatiche al primo ascolto, celano chiavi di lettura che svelano un pensiero strutturato, intriso di misticismo e di una profonda riflessione sulla condizione umana. L'approfondimento e la ricerca sono stati fondamentali per molti, inclusi artisti come Fabio Cinti che, cimentandosi con un adattamento cameristico dell'album "La voce del padrone", ha potuto entrare ancora più nei meandri dell’opera battiattiana. In questa complessità, si annida anche la genesi di quelle che potremmo definire "leggende metropolitane" o, più semplicemente, fraintendimenti fonetici infantili, che hanno colorito l'approccio di alcuni alla sua musica.

Franco Battiato durante un'esibizione

Il Viaggio Temporale di Battiato: La Storia come Protagonista

La Storia, in tutte le sue sfaccettature, è una costante ispiratrice nella produzione di Battiato. Attraverso le sue canzoni, il compositore siciliano ci ha condotto in un viaggio che attraversa millenni, toccando civiltà e eventi cruciali che hanno plasmato il destino umano.

Mesopotamia e Miti Fondativi: Gilgamesh e Atlantide

Il nostro viaggio nel tempo inizia con "Gilgamesh" (1992), che fu la seconda opera di Battiato. In questo brano, il compositore siciliano ci trasporta nella mitica Mesopotamia per ricreare la vita e le imprese del re ed eroe Gilgamesh di Uruk e del suo compagno Enkidu alla ricerca della Pianta di Immortalità, come si può approfondire nel "Poema di Gilgamesh". È un brano ritmato, ricco di riferimenti mitologici e di suoni orientalizzanti, che si apre raccontandoci come fu creato il mondo e apparve Atlantide, citando gli dei che "tirono a sorte / divisero il mondo: / Zeus, la terra / Ade, gli inferni / e Poseidone , le terre sommerse".

Anche in "Atlantide" (dall'album omonimo del 1993), Battiato aveva analogamente cantato: «e il carattere umano si insinuò / e non sopportarono… neppure la felicità / in un giorno e una notte / la distruzione avvenne / tornò nell’acqua / sparì Atlantide». Qui il mito della città perduta diventa metafora della caduta e della difficoltà dell'essere umano a sostenere anche la felicità, suggerendo una visione antropologica legata al mito gnostico della caduta e a quello di una faticosa risalita fuori da questa dimensione umana e terrena al seguito del Sacro e dell'Eccelso.

L'Impero Romano tra Splendore e Decadenza: Stilicone ed Eliogabalo

La romanità è rievocata in prima persona da Battiato nel brano "Frammenti" con il verso “vivo alla fine dell'Impero Romano”, in cui un Impero decadente è diviso quasi in due. Qui appare Stilicone, descritto nella canzone come un “perfido” e “barbaro multiforme” perché figlio di un vandalo. Stilicone fu un abile condottiero politico, un esperto militare che vinse le campagne contro i barbari, ma non poté impedire che la divisione dell'Impero Romano tra Oriente e Occidente finisse in conflitto, occasione di cui approfittarono i Visigoti di Alarico per assaltare l'impero. La sua figura è emblematica della crisi e delle tensioni dell'epoca, come approfondito in opere quali la "Storia del declino e della caduta dell'Impero Romano" di Edward Gibbon.

Sempre nella stessa canzone, l’imperatore romano Eliogabalo appare in una sognante Emesa, dove “i monaci cantano i vespri nel tempio di Giove” e dove questo sovrano di origine siriana “celebrava banchetti invece di battaglie /, confondeva l’ordine delle stagioni, / e fece ministri dei mimi e dei danzatori”. Tuttavia, l’Eliogabalo storico era molto più estremo di quello presentato nella canzone, con fonti romane che gli attribuiscono un carattere violento e vendicativo e alcune eccentricità e abitudini sessuali contorte. Forse cronisti successivi hanno esagerato questi eventi, ma, come Stilicone, Eliogabalo fu assassinato a tradimento ed entrambi divennero capri espiatori e personificazione di una minaccia da eliminare, riflettendo la precarietà del potere imperiale.

Ricostruzione digitale di Cartagine attaccata dalla flotta navale romana durante la Terza Guerra Punica

Tra Portogallo e Risorgimento: Sicilia e Unità d'Italia

La ricchezza delle influenze storiche si estende anche a riferimenti più specifici. In "Segunda-Feira", si trovano diversi riferimenti alla Storia del paese iberico, in particolare al periodo della Casa di Braganza che governò la Corona del Portogallo e i suoi domini tra il XVII e il XIX secolo, come evidenziato nella "Storia del Portogallo" di David Birmingham. Il titolo stesso della canzone ha un'origine aneddotica: Battiato, da Lisbona, disse al suo paroliere Manlio Sgalambro: “Oggi è Seconda-Feira”, riferendosi al nome del lunedì in portoghese, una denominazione che, a differenza di altri paesi, si basa sulla tradizione giudaico-cristiana. Questo brano è anche un esempio in cui vengono citate sinteticamente alcune delle dominazioni che la Sicilia ha subito nel corso della sua storia. Nella versione originale italiana, presente nell'album "Mondi Lontanissimi" (1985), si dice testualmente “agli spagnoli e ai greci”, a sottolineare la complessità storica dell'isola.

Anche il tempo del Risorgimento o dell’Unità d’Italia (1848-1870) è ricordato in "Risveglio di primavera". La primavera del titolo potrebbe alludere anche a quella che nella Storia è stata chiamata “La Primavera dei Popoli” e che coincide con il periodo dei nazionalismi e delle rivoluzioni della prima metà del XIX secolo, soprattutto quelle del 1848. Nella canzone, viene ricordata la presenza in Sicilia delle “camicie rosse”, la forza rivoluzionaria che accompagnò Giuseppe Garibaldi quando sbarcò a Marsalà nella campagna detta dei Mille del 1860, come narrato anche nelle "Memorie" di Alexandre Dumas e Giuseppe Garibaldi. Le origini della peculiare camicia rossa risalgono al 1843, quando Garibaldi combatté per l'Uruguay, scegliendo il colore per nascondere le macchie di sangue e dare un'immagine più pulita ai suoi soldati.

Giuseppe Garibaldi e le camicie rosse in Sicilia

Rivoluzioni e Conflitti del XX Secolo: Da San Pietroburgo alla Libia e al Tibet

Battiato non si è limitato a epoche remote, ma ha esplorato anche la Storia più recente. La vita culturale dei primi anni della rivoluzione bolscevica del 1918 è l'asse centrale della canzone "Prospettiva Nevskij", il cui titolo non è altro che quello del viale centrale dell'allora San Pietroburgo (che in epoca sovietica cambiò nome in Leningrado). Nel brano "Prospettiva Nevski", il cantautore siciliano si immaginava, e ci faceva immaginare, situazioni come fossero vissute in prima persona, al limite del surreale, inserendo citazioni letterarie e dislocando nello spazio e nel tempo il protagonista, che è lui e che siamo noi. La canzone si chiude con la frase “E il mio maestro mi insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire”, che per chi crede nella reincarnazione, come Battiato, potrebbe indicare la possibilità di una nuova vita oltre la morte, un'esistenza a cui solo una morte adeguatamente preparata può traghettare.

Ritroviamo il tempo delle prime rivolte nazionaliste arabe contro la colonizzazione occidentale menzionato nella canzone "Lettera al governatore della Libia", dove viene ricreato il tempo della colonizzazione italiana di quel paese del Maghreb. Sfila davanti ai nostri occhi il generale Rodolfo Graziani, che si distinse per la conquista della Libia tra il 1921 e il 1931, come documentato in "Gli italiani in Libia" di Angelo Del Boca. Di fronte a lui appaiono come nemici Omar Al-Mukhtar, che organizzò la resistenza libica contro gli italiani, e l’inglese Lawrence d’Arabia. Questa canzone illustra la complessa rete di poteri e resistenze nel periodo coloniale.

Anni dopo, tra il 1956 e il 1959, il popolo tibetano insorse contro gli occupanti cinesi in varie regioni, ma venne sconfitto e alla fine il Dalai Lama dovette fuggire, come i 'migranti Ganden' che chiama Battiato, insieme ai suoi sostenitori. La vicenda è ben nota grazie a testimonianze come "Sette anni in Tibet" di Heinrich Harrer, alpinista che divenne amico e mentore del Dalai Lama. Il brano si conclude con la recitazione del mantra “Om ah hum” di Guru Padmasambhava, mistico e insegnante dell'VIII secolo d.C., simboleggiando la persistenza della spiritualità anche di fronte alla repressione.

L'Ermeneutica Battiattiana: Fanatismo, Filosofia e la Ricerca del "Cosmos"

La canzone "Ermeneutica" si sviluppa su due linee di riflessione: una storica e l'altra filosofico-esistenziale, richiedendo un percorso interpretativo più articolato. Nei primi versi, si segnala l’importanza di passaggi di Sgalambro ("Trattato dell’età") per comprendere il riferimento a George W. Bush, capo dell’impero americano, e alle chiese fondamentaliste americane con la loro predilezione per l’Antico Testamento, da cui il «tornano i vecchi testamenti». Gli «stati mostri» sono così identificati come la Santa Alleanza anglo-americana all’attacco dell’Iraq di Saddam Hussein.

La riflessione si allarga con la citazione «history is bunk» ovvero «la storia è una sciocchezza» di Henry Ford, il potentissimo industriale fondatore dell’omonima casa automobilistica e figura simbolo della storia americana contemporanea. Sgalambro commenta: «Ma poi vengono i couillons e vi costruiscono sopra la ‘storia’. ‘La storia è fatta dagli uomini’ dicono gonfiando il petto. ‘History is bunk’ risponde Mister Ford». Il fanatismo (ipocrita) non è solo quello di Bush, ma anche quello degli «stati mostri» e degli «stati servi» che «si inchinano a quella scimmia di presidente». Al fanatismo politico si associa quello religioso, presente nel verso «Deus est filius dei», una citazione paradossale, quasi blasfema, che stravolge quella canonica «Filius Dei est verus Deus». La "d" minuscola sembra voler comunicare che un idolo ha sostituito la vera divinità, in un rovesciamento rispecchiato dal verso «tutte le macchine al potere gli uomini a pane e acqua». Fanatismo e potere diventano così sinonimi, ma anche una tendenza della storia umana che deve essere contrastata nel nome di ciò che vi è di «sacro» ed «eccelso» nell'uomo.

Una conferma di questa linea interpretativa viene dal fatto che "Ermeneutica" compare nell’album del 2004 "Dieci Stratagemmi" subito prima di "Fortezza Bastiani", che tratta vari temi analoghi, primo fra tutti l’ossessione umana e gli stratagemmi per resistervi. Sempre nello stesso album compare poi "23 cromosomi", un esempio di brevitas in versi, corredato da un ampio estratto - in prosa - di Sgalambro, letto in sottofondo dalla sua stessa voce. In particolare, il terzo verso recita, con un tono profetico, tra il solenne e il minaccioso, «Metamorphosis is coming». Questo tono è lo stesso del verso che viene posto come ammonimento proprio in "Ermeneutica": «Human virus is coming inside us», mettendo in guardia su un futuro prossimo in cui avverrà (o sta avvenendo) un drammatico stravolgimento del destino umano. Qui e in altre canzoni si ribadisce una visione antropologica fortemente legata al mito gnostico della caduta e a quello di una faticosa risalita fuori da questa dimensione umana e terrena al seguito del Sacro e dell'Eccelso, che ora sono tanto lontani da noi: «I’m far from you».

Il termine ermeneutica deriva dal greco e indica l’arte dell’interpretazione, ad esempio di testi antichi, documenti storici, leggi. Qui «i vecchi testamenti» diventano il simbolo della degenerazione dell’ermeneutica biblica, la decadenza della "religio" propriamente intesa: non solo «tornano», come qualcosa di già passato ed esperito in senso negativo, ma sono inoltre contrapposti, in quanto veicoli di qualcosa di basso, al Sacro, che invece parla «quando l’Eccelso prende forma». Battiato e Sgalambro non solo esortano a interpretare rettamente quanto sta accadendo e a non credere a «bugiardi imbonitori» che ci «assediano con violenze degne di Tamerlano», ma spingono anche a partecipare a una Nuova Resistenza Umana. Questa canzone, e l’intero disco che la contiene, sono dedicati a una Nuova Resistenza Mondiale e Spirituale di cui Battiato e Sgalambro sono corifei: «Resisterò… ascoltando il respiro trattenendo il calore / su un’altra forma d’onda intonerò il mio pensiero» (da "Fortezza Bastiani").

Infografica sulla genesi del Doves Type

Una complessa ma necessaria digressione si lega a due brevi frasi che nella loro apparente semplicità nascondono una storia estremamente articolata. I versi «What is Cosmos (Mr. Sanderson)? What is the meaning of the word?» («cosa è il cosmos, qual è il significato della parola?»; «word» vale anche per Verbo) sono una citazione dal saggio di Virginia Woolf intitolato "The Cosmos" ("Il letto di morte del capitano e altri saggi", 1950, raccolta postuma). In esso, si narra l’incredibile storia di Thomas James Cobden-Sanderson, artista e rilegatore, che nel 1900 fondò la casa editrice Doves Press con Emery Walker. Entrambi provenivano dalla scuola di William Morris, una delle più grandi personalità artistiche dell’epoca vittoriana. La casa editrice pubblicò grandi testi come il "Paradise Lost" di Milton e un’edizione in cinque volumi della "Bibbia di King James" (1611), che influenzò grandi autori come Bunyan e Dryden.

Cobden-Sanderson fu l’inventore di un carattere da stampa, il Doves Type (dal nome di un bar, The Dove, a Londra), basato sul prototipo chiaro ed elegante del tipografo francese Nicolas Jenson (1404-1480), che rifuggiva la lettera nera gotica. Cobden-Sanderson fu talmente ossessionato dalla sua creatura che, per paura che il socio ereditasse i diritti, decise di liberarsene. Come descritto magistralmente da Virginia Woolf, Sanderson gettò via i caratteri tipografici Doves in piombo nel Tamigi dall’Hammersmith Bridge, metodicamente, sistematicamente, tra agosto 1916 e gennaio 1917, più di una tonnellata, nel corso di svariate notti, almeno 170. A quei tempi, distruggere caratteri e matrici di stampa significava distruggere per sempre il font. Tuttavia, «una notte, due pagine» - parole della Woolf, che dà un colorito romanzesco alla vicenda dei caratteri tipografici in piombo «lasciati in eredità al Tamigi» - non caddero in acqua ma rimasero su una sporgenza rocciosa («ledge») da cui Sanderson «poteva vederle ma non raggiungerle. L’idea sua era stata magnifica, l’atto ridicolo. Ma in fondo nulla si poteva spiegare…». Recentemente, dopo anni di ricerche e la scoperta dei caratteri originali sulle rive del Tamigi, Robert Green ha riportato in vita il leggendario Doves Type.

Il Doves Type rappresenta la ricerca di un senso della vita, ma anche l’ossessione che assale l’uomo per poi lasciarlo in miseria. Il font, oggetto dell’ossessione di Sanderson, è il seme che tentiamo di espellere. Il seme («seed») è termine biblico e biologico (come le espressioni «Eiacula precocemente» e «Si riproducono») e si ricollega al Sanderson curatore delle Scritture e all'uomo Sanderson. Al linguaggio biologico appartiene inoltre il virus umano («human virus») che corrisponde alla «monstrous creature», il cui nome, come nota Sgalambro, è il fanatismo, compagno dell’ossessione. "Monstrum" in latino significa prodigio, e "phenomenon" in greco è ciò che si mostra: un altro tema ricorrente è l’eterna lotta tra realtà ed apparenza, il fenomeno e l’invisibile («Si manifestano» vs. «Si nascondono»; «see» vs. «Hide»), struttura e sovrastrutture, genuinità e finzione, verità e menzogna.

In Virginia Woolf, la ricerca del «cosmos» porta tutte le cose, le virtù ed i vizi, a trovare il proprio posto; tra le altre cose appare come «all in the world’s plan» (tutto nel progetto del mondo) il fatto che una farfalla sia intrappolata nella tela del ragno, così come gli Inglesi e i Tedeschi che si tagliano la testa sono «fratelli e non nemici». Il Doves Type diventa simbolo della semplicità di un carattere chiaro e preciso. Inoltre, l’ideale della Doves Press del "Book Beautiful" è una risposta all'industrializzazione di massa e alla paura della perdita dell'umanità. La ricerca del «cosmos» è l’ossessione di una vita, la vita che Cobden-Sanderson dedicò a tentare disperatamente di spiegare a se stesso e agli altri cosa si intendesse per «cosmos» (dal greco "kosmos", ordine). La ricerca del «cosmos» è il sogno del "Book Beautiful", il libro perfetto, l’attività intrapresa da Sanderson, che aveva voluto fare «qualcosa di bello, e, nella misura in cui possono esserlo le cose umane, permanente».

Dunque, nel seme umano - nel genere umano - «si riproducono germi di desideri infetti», insieme a «tensioni di tensioni», che sono l’esatto contrario del «cosmos» così ardentemente desiderato da Sanderson, uno fra tanti cercatori utopici di un ordine cosmico. Uomo e mondo, uomo e società: sono binomi, contrapposizioni, e la relazione sana e salutifera tra i membri di ciascun binomio è utopia, non possibile nel presente. Il «cosmos», il sacro, the «consecrated word» (la parola della Bibbia in Doves Type?), la via di salvezza, il rimedio, la cura contro lo «human virus» arriveranno. Il sacro è la cura dei mali dell’umanità, e, d’altra parte, la coppia Sgalambro-Battiato ha scritto proprio "La cura".

Un'immagine del fiume Tamigi, contesto della storia del Doves Type

Il Mondo Interiore e l'Insegnamento di Gurdjieff: Dal "Centro di Gravità Permanente" al "Ciuccio e il Cavallo"

Le canzoni di Battiato sono intessute di riferimenti filosofici ed esoterici, tra cui spicca l'influenza di Georges Ivanovič Gurdjieff, filosofo e mistico armeno. Battiato, assieme alla sua stretta cerchia di amici e collaboratori come Francesco Messina, ha contribuito a divulgare l’opera di Gurdjieff, in particolare attraverso il libro "Frammenti di un insegnamento sconosciuto" del suo allievo Piotr D. Ouspensky. È da qui che arriva l’ispirazione di un suo ritornello celeberrimo, il senso e il titolo della canzone "Centro di Gravità Permanente".

Il "Centro di Gravità Permanente" e i Fraintendimenti Infantili

Per Battiato, il centro di gravità permanente è lo stato intermedio (in tutto sono sette) della coscienza di un uomo dai comportamenti completamente meccanici e vittima dei suoi centri motorio, emozionale e intellettuale che di volta in volta predominano sulla vita cosciente. Attraverso un lungo lavoro su se stesso e in seguito a sforzi di carattere ben definiti, l’uomo può raggiungere il primo stato di coscienza che porta a un equilibrio tra i centri - il centro di gravità permanente, appunto - che, a questo livello, non possono avere una preponderanza sugli altri. Uno stato in cui anche l’osservazione del mondo esterno è in perfetto equilibrio con le proprie idee e non in balia di quelle degli altri.

Questa profonda ricerca spirituale e interiore, tuttavia, ha incontrato la spensieratezza e l'innocenza dell'infanzia di molti ascoltatori. Fabio Cinti, per esempio, ricorda nitidamente un'associazione infantile nata dall'ascolto ossessivo di "Centro di gravità permanente" quando aveva cinque anni. I suoi genitori ascoltavano "La voce del padrone", e nel suo periodo sensibile, seguiva inconsapevolmente il maestro. Non capiva granché di quei testi, quasi niente, e una serie di fraintendimenti lo avrebbero portato, più tardi, da adolescente, a farsi delle grandi domande. Si ricorda l’associazione tra il divieto di sosta permanente, la permanente di sua madre («ogni tanto devo fare la permanente», diceva, «i bigodini tengono poco…») e quella frase che martellava in tutte le radio, in tutti i juke-box e nella sua piccola testa: “cerco un centro di gravità permanente”. Questa, in molti casi, sfociava in interpretazioni giocose che suonavano come "il ciuccio e il cavallo", un'immagine fantasiosa che distorceva l'originale ricerca di stabilità interiore in una comica rappresentazione animale. Questa interpretazione errata ma affettuosa diventa il simbolo di come l'arte di Battiato, pur nella sua complessità, sia riuscita a penetrare e a stimolare la fantasia popolare, anche attraverso involontarie ma memorabili storpiature.

Il Viaggio Globale e la Critica Sociale in "Centro di Gravità Permanente"

Nella prima strofa di "Centro di gravità permanente", Battiato ci porta in un giro del mondo in termini spaziali e in un'indefinita temporalità, ma ci fa vivere precise immagini che, anche se non si coglie subito il senso storico, incuriosiscono e suonano perfettamente. Si inizia nella Francia del nord, con una donna con un ombrello cinese, poi una vecchia bretone con un cappello e un ombrello di carta di riso e canna di bambù. Seguono citazioni letterarie come i "Capitani coraggiosi" di Kipling e "furbi contrabbandieri macedoni". Dalla Macedonia ci si sposta ancora più a est, con "Gesuiti euclidei vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori della dinastia di Ming". Il riferimento è al gesuita italiano Matteo Ricci, vissuto nel XVI secolo, missionario in oriente che si camuffava da monaco buddista per entrare nelle grazie dell’impero orientale e evangelizzare la Cina dal suo interno. La critica, anche se molto sottile, è diretta all’ordine della Compagnia di Gesù e dunque alla Chiesa Cattolica che nei secoli ha sempre cercato la supremazia sulle altre dottrine.

Successivamente, Battiato torna in Cina: "Per le strade di Pechino, erano giorni di maggio, tra noi si scherzava a raccogliere ortiche". Qui, Battiato si immedesima, forse facendo confluire nell’invenzione un vero ricordo della sua infanzia siciliana, rendendo l'immagine estremamente poetica. Poi, improvvisamente, si lancia in un'invettiva. Battiato non esprime i suoi reali gusti ("non preferiva l’insalata a Beethoven o l’uva passa a Vivaldi"), ma si fa portavoce di un sentimento comune, allora e oggi, di critica estrema e spesso insensata, il classico "non mi piace niente (anche quello che non esiste…il free-jazz-punk-inglese è al limite dell’esistenza…) e quindi mi lamento", proprio in virtù del fatto che siamo perennemente vittime dei nostri comportamenti meccanici, delle idee degli altri e lontani da un centro di gravità permanente: "Non sopporto i cori russi, la musica finto-rock, la new wave italiana, il free-jazz-punk-inglese e neanche la nera africana". Il resto del testo è un perfetto cut-up di brani famosi, già sperimentato in album precedenti e in "Cuccurucucù".

Georges Ivanovič Gurdjieff, filosofo e mistico

Oltre il Centro: Identificazione, Corpi Astrali e l'Apparato Formatore

L'influenza di Gurdjieff si manifesta in molti altri brani di Battiato, offrendo chiavi di lettura per concetti altrimenti inspiegabili. Nel brano "Magic Shop", per esempio, si ascoltano le parole "una signora vende corpi astrali". Con una certa ironia e denunciando un consumismo irto di contraddizioni, Battiato tira in ballo il corpo astrale, ossia, secondo Gurdjieff, un “corpo (…) composto da elementi del mondo planetario” e che “può sopravvivere alla morte del corpo fisico”. Questo introduce il tema della sopravvivenza oltre il corpo fisico e della stratificazione dell'essere umano.

Un altro concetto gurdieffiano fondamentale è quello di "identificazione", colonna portante di tutta la sua psicologia e insegnamento. Nel brano "Arabian Song", Battiato intona una frase in codice, apparentemente inspiegabile eppure dal senso molto preciso: “La mia parte assente si identificava con l’umidità”. Come si legge in "Frammenti di un insegnamento sconosciuto" di P.D. Ouspensky, «L’uomo è sempre in stato di identificazione, ciò che cambia è solo l’oggetto della sua identificazione». Questa identificazione con l'umidità suggerisce una forma di dispersione o assenza di sé, un annullamento in qualcosa di esterno e intangibile.

Nel brano "Frammenti" (dall'album "L'arca di Noè" del 1982), la frase “Che gran comodità le segretarie che parlano più lingue” sembra innocua, ma presenta una delle figure chiave degli insegnamenti di Quarta Via: la segretaria. Questa figura, o anche dattilografa, è utilizzata da Gurdjieff per descrivere l’“apparato formatore”, una parte dell’essere umano che il filosofo armeno paragona a un ufficio. «L’ufficio è il nostro apparato formatore, mentre la segretaria è la nostra educazione, con le sue concezioni automatiche, le sue formule ristrette, con le teorie e le opinioni che si sono formate in noi». Questa metafora svela la critica di Battiato (e Gurdjieff) alla meccanicità e ai condizionamenti dell'educazione e del pensiero automatico che impediscono lo sviluppo di una vera coscienza.

"Up Patriots to Arms!": Una Chiamata alla Resistenza Spirituale

Il brano "Up Patriots to Arms!" (dall'album "Patriots" del 1981) si apre con un frammento imperioso tratto dall’ouverture del "Tannhäuser" di Richard Wagner, ma i primi secondi sono occupati da un incipit in lingua araba molto interessante. La translitterazione di quel parlato è: “… nawl kull al-yawm, ashufna al-kull mushtatu, ashuftu wa-al-kull kull al-‘alam ‘andu ‘ashua ya amlu, wa-nahnu la ‘ashna…” la cui traduzione approssimativa dovrebbe essere: “… ogni giorno, guardiamo le cose insignificanti, guardo tutto e tutto il mondo che vive di speranza, e noi non viviamo…”. Questo testo enigmatico, forse di un poeta sufi o di uno degli “uomini straordinari” incontrati da Battiato, pone fin da subito una riflessione sull'insignificanza e sulla mancanza di una vita piena.

Tra il parlato in arabo e l'ouverture wagneriana, Battiato introduce voci quasi impercettibili: a 0:18 sembra dire: “Parla, maestro!” e a 0:28 la propria voce (?) che esclama: “Ah! Tuttu n’terra sei contento? Contento sei!” Qualcuno considera questa voce come la “voce della coscienza”, mentre Velvet-Grazia Capone asserisce: «Più che la voce della coscienza, sembra di trovarsi di fronte a presenze e tracce di fantasmi con i loro inspiegabili frammenti di vite quotidiane vissute in altri tempi». I temi chiave del "Tannhäuser" di Wagner sono l’opposizione fra amore sacro e profano e la redenzione tramite l’amore, temi cari a Battiato. A rovinare i continui tentativi di redenzione da parte dell’essere umano (verticalità vs orizzontalità) interviene la quotidiana pochezza umana. E la voce appena percettibile di presenze o di testimoni “storici” ci ricorda questo fallimento: “Ah! Tuttu n’terra sei contento? Perché l’uomo fallisce? La risposta potrebbe provenire da quella "amara" constatazione in lingua araba: “… ogni giorno, guardiamo le cose insignificanti, guardo tutto e tutto il mondo che vive di speranza, e noi non viviamo…”. Falliamo perché veniamo distratti da stupide speranze e non viviamo veramente, pienamente. Pensiamo sempre che le nostre qualità siano un dono e non il potenziale risultato di un impegno, di una ricerca, di un miglioramento che richiede tempo e fatica.

Battiato sembra voler affermare che non è colpa sua se nessuno ha il coraggio di prendersi le proprie responsabilità verso sé stesso, andando alla deriva. Non tutti stanno male per colpa della sfortuna o della società: spesso l’imbecillità reiterata dell’individuo è la sola causa di certi mali personali. Spesso siamo noi i “carnefici” di noi stessi. Anche un impero come quello musicale può essere deprimente; anche la cultura ufficiale è portatrice di menzogna e le sue rappresentazioni da palcoscenico sono fuorvianti. I direttori artistici e gli addetti alla cultura, che si sentono obbligati a controllare lo standard di certe produzioni, investiti di tale carica non si sa bene da chi e per quali meriti, alla fine sono riusciti a far prevalere gli effetti speciali (i “fumi e raggi laser”) sui contenuti, la sicura commerciabilità del prodotto sulla rischiosa e poco remunerativa comunicazione di certi messaggi.

Copertina dell'album

Il prepensionamento e il cosiddetto ricambio generazionale potrebbero essere le soluzioni, anche se Battiato non si è mai dichiarato “giovanilista”. “Impegnatevi!” raccomanda un Battiato per nulla scoraggiato, anche se spesso la musica contemporanea lo butta giù. Disciplina, sguardo interiore, addirittura negazione di ciò che viene proposto nel mondo musicale a cui Battiato appartiene e da cui non vuole farsi condizionare. Essere nel mondo, ma senza assorbire il male del mondo. Salvare il mondo non significa sentirsi responsabili della Storia (Gurdjieff diceva sempre che l’uomo non può fare nulla!), ma la responsabilità di sé stessi è l’unica strada da perseguire. L’unica rivoluzione possibile (la vera barricata in piazza che fai per conto di te stesso) è quella interiore. Seguire solo ed esclusivamente certi sfavillanti miti tecnocratici significa trascurare l’interiorità. Il cammino indicato non è tra i più agevoli: occorre tantissimo impegno. E allora: "Up patriots to arms! Engagez-Vous!" ("Alle armi, patrioti!"), con una predisposizione al sincretismo, alla disappartenenza politica, religiosa e filosofica e alla multiculturalità.

Simbolismo e Mito: Dal Cinghiale Bianco al Re del Mondo

L'opera di Battiato è costellata di simboli e riferimenti mitologici che attingono a tradizioni esoteriche e letterarie. L'album "L'Era del Cinghiale Bianco" si riferisce a un periodo storico leggendario, un'età dell’oro degli antichi popoli celti di periodo pre-romano: l’era della conoscenza spirituale incarnata dal suo stesso simbolo, il cinghiale bianco. Questo animale, spesso associato a divinità o eroi in molte culture indoeuropee, diventa emblema di un sapere antico e di una connessione profonda con la spiritualità, ormai perduta o dimenticata nell'epoca contemporanea.

Andando ancora oltre, il brano "Il Re del Mondo" (sempre da "L'Era del Cinghiale Bianco") cela, dietro al suo stesso titolo, un intero mondo letterario: quello di René Guénon e del suo libro omonimo. Chi è questo fantomatico ‘Re del Mondo’ che nel brano di Battiato “ci tiene prigioniero il cuore”? Guénon, esponente di spicco del tradizionalismo esoterico, descrive il "Re del Mondo" come il capo di un centro spirituale occulto, un principio universale che governa le gerarchie esoteriche del pianeta. In Battiato, questa figura può essere interpretata come una forza superiore, spirituale o materiale, che tiene l'uomo in una condizione di prigionia interiore, dal quale si può liberare solo attraverso un percorso di conoscenza e risveglio.

Questi e innumerevoli altri dettagli nelle liriche di Franco Battiato mostrano come la sua arte sia stata un ininterrotto invito alla ricerca, alla riflessione e a un'ermeneutica costante della realtà, ben oltre le interpretazioni più immediate o, a volte, quelle scherzose e infantili come il ricordo del "ciuccio e il cavallo", che comunque testimoniano la pervasività e la capacità evocativa della sua musica.

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