Il Confine della Disperazione: Donne Incinte e Minori Respinti dalla Polizia Francese a Ventimiglia

La frontiera tra Italia e Francia, in particolare nel tratto di Ventimiglia, è diventata teatro di una crisi umanitaria sempre più allarmante, dove centinaia di uomini, donne e bambini, spesso in condizioni di estrema vulnerabilità, si ritrovano bloccati e respinti dalla polizia francese. Le testimonianze raccolte da Medici Senza Frontiere (Msf) nel report “Vietato passare” dipingono un quadro drammatico di violenza, trattamenti inumani e temporanea privazione della libertà, con un accesso limitato all’assistenza sanitaria e a un riparo adeguato.

Storie di Soprusi e Violenza al Confine

Le storie che emergono da questo confine sono strazianti e rivelano la cruda realtà vissuta da coloro che cercano di raggiungere un futuro migliore in Europa. Un padre originario della Costa d’Avorio racconta amaramente come sua moglie, incinta, sia svenuta mentre veniva ammanettata dalla polizia francese a Nizza. Dopo essere stata portata in ospedale, l'uomo e il loro figlio di due anni sono stati condotti alla stazione di polizia di frontiera di Mentone, dove hanno trascorso la notte al freddo prima di essere respinti in Italia, senza alcuna notizia della moglie. "Mio figlio piange, vuole la sua mamma e io non posso contattarla perché non ha il telefono", è il suo disperato sfogo.

una famiglia di migranti seduti per terra

Questa testimonianza, purtroppo, non è un caso isolato. Il report di Msf, basato su dati raccolti tra febbraio e giugno 2023 e 14 interviste semistrutturate, evidenzia come persone estremamente vulnerabili vengano respinte "in maniera indiscriminata, senza che le loro specifiche condizioni individuali vengano adeguatamente valutate". Sergio Di Dato, coordinatore del progetto Msf a Ventimiglia, sottolinea la gravità della situazione: "Vediamo persone estremamente vulnerabili che vengono respinte dalla polizia francese in maniera indiscriminata, senza che le loro specifiche condizioni individuali vengano adeguatamente valutate, per poi ritrovarsi sul territorio italiano senza un’adeguata assistenza da parte delle istituzioni".

L’organizzazione umanitaria è tornata a operare sul territorio di confine ligure all’inizio del 2023, rispondendo al crescente numero di persone bloccate. Delle 320 persone assistite, la maggioranza proviene da Costa d’Avorio (28,1%), Guinea (27,5%) e Camerun (4,9%), con un arrivo a Ventimiglia principalmente da Lampedusa (82,2%) e Trieste (5,3%). L’età media dei pazienti è di 23 anni, ma un gruppo significativo, il 21% del totale, si è dichiarato minorenne al momento della visita. Oltre un terzo delle persone incontrate (37%) è donna.

Una giovane donna originaria della Guinea racconta una storia di violenza domestica che l'ha spinta a fuggire: "Entrambi i miei genitori sono morti -racconta una di queste, originaria della Guinea-. Sono rimasta con mia zia che mi ha detto che era arrivato il momento di sposarmi. Avevo 15 anni. Non conoscevo l’uomo che avrei sposato; fu lei a trovarlo. Non ho scelto di sposarmi. L’uomo che è diventato mio marito ha iniziato a picchiarmi, ogni giorno. Era sempre violento con me. Sono finita in ospedale molte volte. Non avevo nessuno che mi proteggesse da lui. Sono passati quattro anni e ne porto ancora le cicatrici sul corpo […] Ho deciso di andarmene per allontanarmi da quella vita”.

Quasi una persona su due visitata da Msf era portatrice di "bisogni specifici e di estrema vulnerabilità a causa di caratteristiche o vissuti personali particolarmente complessi, correlati al genere, all’etnia, all’orientamento sessuale, alle convinzioni politiche o religiose e alle violazioni subite nei loro Paesi d’origine”. Molti di loro hanno impiegato più di un anno per raggiungere l’Italia, alcuni addirittura oltre cinque anni.

Il "Sogno Europeo" Infranto ai Confini Francesi

Il "sogno europeo" si scontra violentemente con una frontiera sempre più sigillata. Su un campione di circa mille persone intercettate da Msf, l’80% ha dichiarato di aver già tentato di attraversare il confine tra Italia e Francia, e il 25% riporta di essere stato respinto più di una volta, "affrontando innumerevoli difficoltà ed esponendosi a rischi sempre maggiori fino a compromettere, a volte, la propria incolumità". Questo vale anche per le donne in gravidanza o che stanno allattando, per gli anziani, i gravemente malati e i minori non accompagnati. Un terzo di coloro incontrati da Msf era stato respinto al confine, "tra cui due sopravvissuti a violenze e naufragi e una madre di 16 anni con un neonato".

Una mappa che mostra la rotta dei migranti verso l'Europa

Emblematica è la vicenda di A., un diciassettenne originario di un Paese dell’Africa subsahariana. Sopravvissuto a violenze e maltrattamenti in un centro di detenzione in Libia, ha deciso di raggiungere l’Europa. La sua traversata via mare è stata segnata da un drammatico naufragio, dove la sua imbarcazione è affondata dopo essere stata abbordata da un'altra nave tunisina che pretendeva il loro motore. Nonostante le grida, l'altra nave ha abbandonato i passeggeri al loro destino, lasciando A. tra i 22 superstiti. Da Lampedusa, A. è arrivato a Ventimiglia, sperando di trovare in Francia, dove parla la lingua, maggiori opportunità per costruire un futuro.

Migranti, nella comunità che ospita i minori non accompagnati: “Hanno subito violenze di ogni tipo”

Le condizioni sanitarie delle persone assistite a Ventimiglia sono pessime. Tra i pazienti visitati da Msf, 215 (il 67,2%) hanno riportato condizioni acute come malattie dermatologiche, patologie respiratorie, disturbi gastrointestinali, problemi muscoloscheletrici o lesioni. Sono stati segnalati 31 episodi di traumi accidentali acuti, e 32 individui (il 10%) hanno presentato sintomi neurologici, principalmente mal di testa o emicrania. Inoltre, 14 persone (il 4,4%) soffrono di patologie croniche che richiedono terapia continuativa. Sono stati raccolti dati anche su vittime di violenza intenzionale (12, il 3,8%) e persone con sintomi legati a problemi di salute mentale (15, il 4,7%).

La Mancanza di Riparo e Assistenza a Ventimiglia

La soddisfazione dei bisogni primari a Ventimiglia è un miraggio. Con la chiusura del campo Roja nel 2020 e gli sgomberi effettuati nel maggio 2023 presso l’insediamento informale sulle rive del fiume Roja, le persone in transito sono costrette a dormire per strada, in edifici abbandonati o in ripari di fortuna. Questa situazione le espone a marginalizzazione, soprusi, condizioni climatiche avverse, rischi per la salute e privazione dell’accesso a servizi igienici, all’acqua pulita o a un riparo adeguato.

Molti bisogni restano senza risposta, colpendo in modo particolare donne e minori, i più vulnerabili. L’accesso alle cure per i minori di 18 anni è complesso, richiedendo il coinvolgimento dei genitori o dei responsabili delle strutture di accoglienza, da cui la maggior parte dei minori è fuggita. Anche per le donne e le ragazze, con "bisogni e rischi sanitari specifici", l’accesso alle cure mediche ginecologiche è difficoltoso, sia per la riluttanza a interrompere il percorso migratorio, sia per la sfiducia nei confronti del sistema sanitario.

Un campo improvvisato di migranti vicino a Ventimiglia

Chi è respinto al confine è spesso vittima di violenza e detenzione arbitraria in container, dove attendono di essere riportati in Italia. Secondo i dati raccolti da Msf, tra il primo gennaio e il 15 giugno 2023, oltre 13.395 persone sono state soggette a "respingimenti o trattenimenti al confine italo-francese, con un aumento del 30% rispetto all’anno precedente". Una media di 80 persone al giorno, tra cui sempre più minori, sono costrette a tornare indietro.

Raccomandazioni e Richieste di Intervento

Le raccomandazioni di Msf si rivolgono alle autorità italiane ed europee, nonché a quelle francesi. Si chiede al governo italiano di garantire l'accesso ai servizi di base e un'accoglienza dignitosa. Alle autorità francesi, si chiede di assicurare il rispetto delle garanzie procedurali durante i controlli di frontiera, di proteggere i minori e di porre fine alla detenzione arbitraria dei migranti. Infine, all'Unione Europea, si chiede di "impedire i respingimenti alle frontiere interne" e "impedire le espulsioni collettive dagli Stati membri e stabilire meccanismi per valutare le situazioni individuali delle persone in transito".

Un video pubblicato a fine marzo ha sollevato un polverone mediatico, mostrando la polizia francese salire su un treno, individuare persone di colore per controllarle e, al rifiuto di un uomo di fornire i documenti, intimare all'intera famiglia, inclusa una donna incinta e i suoi due figli, di scendere dal convoglio. Le immagini mostrano la donna che grida e l'uomo che urla alla polizia francese di non toccarla perché è incinta. Nonostante ciò, i gendarmi la prendono di peso, per braccia e gambe, e la portano giù dal treno. La prefettura della regione delle Alpi Maritimes ha replicato che "la violenza in questo video non è dalla parte della polizia", attribuendo la responsabilità alla "reazione fuori misura dei soggetti fermati".

Un altro episodio, avvenuto in un centro migranti di Bardonecchia, ha visto quattro agenti francesi entrare nei locali gestiti dalla Ong Raimbow for Africa per controllare un nigeriano in bagno, scambiato per uno spacciatore. Questo episodio ha provocato un incidente diplomatico tra Italia e Francia.

Il 10 marzo, una guida alpina francese è stata sorpresa dalla polizia mentre soccorreva una donna nigeriana, incinta all'ottavo mese, che tentava di attraversare il confine al Passo del Monginevro con marito e figli. L'uomo rischia ora fino a cinque anni di carcere per violazione delle leggi francesi sull'immigrazione.

Il Dramma dei Container e le Condizioni Sanitarie

La detenzione in container è una realtà agghiacciante per molti migranti respinti. Secondo quanto riferito dai team di Msf, nelle notti trascorse nei container non sempre sono stati forniti cibo e acqua, l'assistenza medica è stata spesso negata, i servizi igienici ritenuti inadeguati e le persone sono state costrette a dormire a terra in spazi ridotti e spesso sovraffollati. Una donna di 70 anni, diabetica e operata al cuore, racconta di essere finita "chiusa in un container in Francia, costretta a passare la notte seduta su una sedia senza che nessuno rispondesse alle mie richieste di aiuto". Una sorella di 10 anni con disabilità, vittima di violenze nel proprio paese, ha vissuto la stessa angoscia, esprimendo il suo sgomento per il trattamento ricevuto in Europa, dove sperava di trovare maggiore assistenza per le persone con disabilità.

Un agente di polizia francese mentre controlla i documenti a un migrante

Una migrante incinta ha denunciato di essere stata insultata e palpeggiata da una poliziotta a Mentone, che l'accusava di fingere la gravidanza. "Mi ha tastato la pancia con le mani per vedere se ero davvero incinta. Mi ha fatto male e mi sono vergognata di essere trattata così davanti a tante persone”.

Questi episodi mettono in luce un approccio securitario che ignora la dignità umana e i diritti fondamentali, trasformando la frontiera in un luogo di sofferenza e disperazione. La Francia, Paese dei diritti umani, si trova ad affrontare critiche severe per il suo trattamento dei migranti, con accuse di discriminazione e populismo.

La Situazione a Ventimiglia: Un Punto di Stallo Critico

Sul territorio di Ventimiglia, la situazione è critica. Nonostante l'apertura di due nuovi PAD (Punto Assistenza Diffusa) per offrire riparo notturno ai migranti più vulnerabili respinti dalla Francia, decine di persone continuano a dormire per strada o in accampamenti di fortuna. La chiusura del campo Roja nel 2020 e gli sgomberi successivi hanno aggravato la già precaria situazione, privando i migranti di accesso a servizi igienici, acqua potabile e riparo adeguato.

Le condizioni sanitarie sono ulteriormente aggravate dalla mancanza di alloggi dignitosi. Le malattie dermatologiche, le infezioni respiratorie e gastrointestinali, le ferite e i dolori articolari sono comuni, spesso causati o aggravati dalla vita in strada. Malattie croniche come diabete e patologie cardiovascolari richiedono cure continuative, spesso difficili da ottenere.

Piero Gorza di Medu (Medici per i diritti umani) ha testimoniato di aver ospitato in casa un’intera famiglia per sottrarla alla strada e al freddo, sottolineando come i migranti in arrivo siano "sempre più fragili, con problematiche mediche non indifferenti, bisognosi di cure".

Il rifugio Massi, attivo dal 2017, ha aumentato i posti disponibili a 55-60 per far fronte all'aumento delle presenze, soprattutto di famiglie, dopo che la casa cantoniera non è più agibile. Si cercano altre strutture di appoggio, come il convento delle suore missionarie francescane a Susa, per coloro che necessitano di maggiori cure.

Una Domanda di Fondo: Efficacia e Umanità dei Respimenti

Rimane una domanda fondamentale: a che pro i continui respingimenti, che richiedono pattuglie, personale e mezzi considerevoli, se i migranti, a costo di lunghe e faticose camminate, riescono comunque a raggiungere la Francia? Non sarebbe più sensato e meno costoso, sia per i migranti che per le forze di frontiera, organizzare flussi regolari, ammettendo le richieste di asilo e favorendo una mobilità più umana e ordinata?

La violenza e la disumanità con cui vengono trattate persone vulnerabili, tra cui donne incinte e minori, al confine italo-francese sollevano interrogativi profondi sulla capacità dell'Europa di mantenere i propri valori fondamentali di solidarietà e rispetto dei diritti umani. È imperativo che le autorità intervengano per garantire protezione e servizi adeguati a queste persone, mettendo fine a una crisi umanitaria che non può più essere ignorata.

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