La gravidanza è un periodo di profonde trasformazioni per il corpo femminile, spesso accompagnate da una serie di sintomi che, sebbene comuni, possono variare notevolmente in intensità da donna a donna. Tra questi, la nausea e il vomito in gravidanza (NVP) rappresentano il primo segnale concreto che qualcosa è cambiato dentro di loro per molte donne. Le nausee in gravidanza sono un’esperienza piuttosto comune e fastidiosa. Spesso arrivano all’improvviso, in un mattino qualunque, insinuandosi tra l’odore del caffè, il dentifricio troppo forte o un profumo che fino al giorno prima sembrava innocuo. Eppure, dietro questa sensazione fastidiosa si nasconde un fenomeno molto più complesso, in parte biologico, in parte evolutivo, e soprattutto sorprendentemente rassicurante. Le nausee ed il vomito in gravidanza (NVP) infatti, sono estremamente comuni e riguardano circa il 70-80% delle future mamme e non indicano fragilità, né rappresentano una complicazione nella maggior parte dei casi.

Tuttavia, esiste una condizione ben più grave e debilitante, conosciuta come iperemesi gravidica, che si distingue nettamente dalla comune nausea mattutina. L’iperemesi gravidica è un disturbo che colpisce le donne in gravidanza ed è caratterizzato da sensazione di nausea ed episodi di vomito molto intensi, tali da comportare una considerevole perdita di peso. L’iperemesi gravidica (o gravidarum) è la sua forma più estrema e pericolosa che può arrivare anche ad indurre seri rischi di salute per la futura mamma. È interessato dalla condizione lo 0,5% delle donne incinte. Questa condizione è molto più severa rispetto alle normali nausee mattutine che molte donne sperimentano nel primo trimestre di gestazione.
Nausea e Vomito "Normali" in Gravidanza: Il Contesto Fisiologico
La gravidanza causa frequentemente nausea e vomito, manifestazioni che si sviluppano solitamente intorno alla 5a settimana di gestazione. Molte donne notano che i sintomi peggiorano tra l’8ª e la 10ª settimana, per poi iniziare gradualmente a ridursi intorno alla 12ª-14ª settimana. Il vomito aumenta intorno alla 9a settimana, e scompare circa tra la 16a e la 18a settimana. Questo tipico sintomo gravidico si sviluppa in genere nel primo mese e comporta nausea accompagnata da episodi di vomito che non induce disidratazione. Viene spesso chiamato malessere mattutino, ma può verificarsi in qualsiasi momento della giornata.
Al massimo, la nausea normale può dare luogo ad una leggera perdita di appetito e ad un senso generale di affaticamento: è fastidiosa, ma non pericolosa e di solito scompare dopo 12-14 settimane. Le donne che hanno nausea e vomito normali durante la gravidanza di solito continuano ad aumentare di peso e non si disidratano. Le nausee di solito compaiono tra la 5ª e la 7ª settimana di gravidanza, proprio quando la produzione ormonale aumenta in maniera brusca. Tuttavia non esistono tempistiche universali, poiché la variabilità tra una donna e l’altra dipende da fattori genetici, ormonali e perfino psicologici. Le nausee sono più frequenti nel primo trimestre, ma ogni donna vive questa fase in modo diverso. Alcune le percepiscono come un lieve senso di malessere mattutino, altre come un’onda persistente durante tutto il giorno, altre ancora come una vera difficoltà a mantenere un’alimentazione adeguata. Ciò che accomuna tutte, però, è la domanda silenziosa che emerge nei primi giorni: “È normale quello che sto provando?”. Sì, nella maggior parte dei casi è assolutamente normale.
Iperemesi Gravidica: Una Condizione Distintiva e Seria
Nonostante episodi di nausea e di vomito siano molto comuni durante i primissimi mesi della gravidanza, l’iperemesi gravidica è una condizione acuta che vede tali manifestazioni molto accentuate, frequenti e invalidanti, fino a peggiorare notevolmente la qualità della vita delle donne durante il primo periodo della gravidanza. Con questo termine si indica una condizione caratterizzata da una costante e grave sensazione di nausea accompagnata da vomito tale da alterare la qualità della vita della gestante, determinare una perdita di peso e -cosa più importante e seria- sviluppare disidratazione e disturbi elettrolitici pericolosi. L'iperemesi gravidica è una forma esagerata di nausea e vomito, manifestazioni normali durante la gravidanza. Può essere differenziata perché provoca: perdita di peso (> 5% del peso), disidratazione, chetosi, alterazioni elettrolitiche (in molte donne).
Progredendo, la disidratazione può causare tachicardia e ipotensione. I sintomi comprendono disidratazione, cioè sintomi come bocca secca, ridotto volume di urine con peso specifico alto, stanchezza estrema o vertigini, alterazioni nutrizionali e un impatto significativo sulla vita quotidiana. L’iperemesi gravidica può interferire con la normale attività quotidiana e, per questo, arrivare a causare ansia o depressione. In questo caso la nausea non è più un semplice compagno di viaggio, ma un ostacolo concreto alla vita quotidiana. La linea che separa nausea moderata e iperemesi non è sempre netta, ma alcuni segnali meritano attenzione: un vomito così frequente da impedire di bere, l’urina molto scura, capogiri frequenti, tachicardia, perdita di peso significativa. In questi casi è indispensabile una valutazione medica.
L’iperemesi gravidica è rara e riguarda circa l’1% delle donne in gravidanza. Di solito si manifesta nel primo trimestre della gravidanza, spesso intorno alla quinta o sesta settimana. I sintomi tendono a migliorare con la progressione della gestazione, in genere entro la ventesima settimana; tuttavia, in alcuni casi, possono persistere fino alla nascita. L’iperemesi gravidica tende a risolversi entro le 18 settimane di gravidanza, ma se dovesse persistere, sebbene accada molto raramente, la disidratazione aumenterebbe notevolmente esponendo al rischio di stati confusionali e malessere generalizzato; potrebbero infine svilupparsi gravi danni a livello epatico, a causa di ittero e degenerazione dei tessuti. L'iperemesi gravidica che persiste dopo la 16a-18a settimana è rara ma può danneggiare seriamente il fegato, provocando una grave necrosi centrolobulare o una diffusa degenerazione grassa e può causare l'encefalopatia di Wernicke o la rottura dell'esofago. Nonostante questi rischi, in generale non sembrano tuttavia verificarsi complicanze a lungo termine né per la madre né per il bambino, specialmente quando vengano intrapresi tempestivamente i necessari trattamenti.
Il Ruolo Cruciale dell'Ormone Gonadotropina Corionica Umana (hCG)
Uno dei protagonisti principali della nausea in gravidanza è l’ormone gonadotropina corionica umana (hCG). L'hCG è prodotto in grandi quantità dal trofoblasto nelle prime settimane. La nausea in gravidanza è provocata dall'ormone Gonadotropina Corionica Umana (HCG), che viene prodotto dalle cellule embrionali e agisce direttamente a livello del sistema nervoso centrale. La Gonadotropina Corionica Umana mostra un rapido incremento tra la 5° e l'8° settimana di gestazione, periodo questo in cui la nausea è generalmente più intensa, poi continua ad aumentare con velocità minore fino alla quattordicesima settimana, per restare poi più o meno costante per il resto della gravidanza. Le concentrazioni di hCG aumentano rapidamente e raggiungono il picco proprio nel periodo in cui le nausee sono più intense. Non è un caso: numerosi studi hanno dimostrato che i livelli elevati di hCG sono correlati a un maggiore rischio di nausea e vomito.

Per questo motivo, la nausea gravidica tende ad attenuarsi spontaneamente a partire dalla quattordicesima settimana. Per lo stesso motivo, nelle gravidanze gemellari, in cui i livelli di Gonadotropina Corionica Umana (HCG) sono in media più alti, questi disturbi possono essere più intensi. Le cause dell’iperemesi gravidica vengono attribuite ad alterazioni dei livelli di estrogeni o di prolattina nel sangue; si ipotizza inoltre una correlazione tra la condizione e anomale secrezioni dell’ormone gonadotropina corionica (HCG), che potrebbe stimolare eccessivamente la tiroide, causando un ipertiroidismo transitorio. L'iperemesi gravidica può infatti dare un lieve ipertiroidismo transitorio.
L'importanza dell'hCG non si limita alla sintomatologia; i test di gravidanza più attendibili si basano sull'identificazione nel sangue o nelle urine della subunità beta dell'ormone Gonadotropina Corionica Umana (beta-HCG). In commercio si trovano diversi kit per la rilevazione della beta-HCG sulle urine, disponibili senza necessità di prescrizione medica. Questo metodo dipende dalla quantità di beta-HCG presente nelle urine. Il test sul sangue può essere eseguito presso qualsiasi ospedale o laboratorio di analisi ed è dotato di una maggiore precisione in quanto consente di misurare i livelli della beta-HCG nel sangue e pertanto di seguire l'evoluzione della gravidanza. Nella gravidanza in regolare evoluzione, la beta-HCG mostra infatti un caratteristico andamento con raddoppio del proprio valore ogni 48-72h. A un test di gravidanza positivo in genere deve sempre seguire, dopo un determinato intervallo di tempo, un'ecografia pelvica. L'ecografia deve essere eseguita con urgenza in caso di sanguinamento abbondante e dolore addominale intenso, che possono suggerire l'impianto anomalo della gravidanza (gravidanza extrauterina).
Un Complesso Interplay Ormonale: Estrogeni, Progesterone e Altri Fattori Fisiologici
Se per anni si è pensato che le nausee fossero soltanto una reazione “meccanica” alla tempesta ormonale del primo trimestre, la realtà è più complessa e affascinante. Oltre all'hCG, il corpo si sta adattando alla presenza del trofoblasto e alla formazione della placenta, due processi che richiedono un enorme sforzo metabolico. Allo stesso tempo, anche gli estrogeni giocano un ruolo importante perché amplificano la sensibilità olfattiva, rendendo intollerabili odori che prima non venivano neppure percepiti.
Il progesterone, invece, ha un effetto rilassante sulla muscolatura liscia, compreso lo stomaco. Questo rallenta lo svuotamento gastrico e favorisce quel senso di nausea persistente, spesso peggiorato dopo i pasti. Il progesterone viene secreto in grandi quantità durante il corso della gravidanza ed è l'ormone principalmente responsabile delle modificazioni che la caratterizzano. Il suo nome, pro-gesterone, significa appunto "a favore della gestazione". La sua azione sull'utero provoca un rilassamento delle pareti, favorendo l'impianto e l'evoluzione della gravidanza. Allo stesso modo, agisce sull'intestino provocando un rallentamento della peristalsi, ossia del movimento propulsivo delle pareti intestinali con conseguente possibile rallentamento dell'alvo.
Il progesterone agisce sull'intero organismo, favorendo il rallentamento di tutte le attività con lo scopo di concentrare le energie sullo sviluppo della nuova vita. La conseguenza di questo è la frequente sensazione di stanchezza e sonnolenza che condiziona la gravidanza, soprattutto durante il primo trimestre. L'azione ormonale sulle pareti dei vasi sanguigni, inoltre, provoca riduzione del tono vascolare e dilatazione dei vasi sanguigni con lo scopo di favorire l'afflusso di sangue all'utero e alla placenta. Infine, frequenti e caratteristici sintomi di gravidanza, soprattutto nelle fasi iniziali, sono gli sbalzi d'umore, provocati dalle modificazioni ormonali che agiscono sul sistema nervoso con la finalità di stimolare l'istinto e i comportamenti materni.
Altri sintomi fisici possono manifestarsi durante la gravidanza. L'amenorrea, ovvero l'assenza delle mestruazioni in una donna in età riproduttiva e in piena salute, con una storia di ciclo mestruale regolare è uno dei più caratteristici sintomi di gravidanza. Tuttavia, l'amenorrea non è un indicatore attendibile di gravidanza fino ad almeno 10 giorni di ritardo dal giorno atteso per l'arrivo della mestruazione, in quanto i cicli mestruali possono avere una durata variabile in donne diverse e nella stessa donna. Sanguinamenti uterini dopo il concepimento, inoltre, possono essere frequenti e scambiati per una normale mestruazione. Queste perdite sono dovute in genere all'impianto dell'embrione (perdite da impianto) all'interno della parete dell'utero. Proprio l'impianto intrauterino, inoltre, può provocare in questa fase dolori simili a quelli delle mestruazioni. Infine, condizioni di amenorrea possono essere provocate anche da eventi diversi dalla gravidanza, come un cambiamento nelle abitudini di vita, un'importante perdita di peso o un periodo di forte stress, una malattia dell'apparato genitale interno (in particolare delle ovaie).
Le modificazioni delle mammelle sono anch'esse un segnale precoce. Sotto la spinta ormonale, il seno in gravidanza aumenta di volume e appare teso e spesso dolente. La pelle dei capezzoli assume una colorazione più scura e diventa più sensibile anche agli stimoli superficiali. Parallelamente, la vascolarizzazione della ghiandola mammaria aumenta già nelle fasi più precoci di gravidanza e in trasparenza appare visibile una fitta rete di vasi superficiali. Queste modificazioni hanno lo scopo di preparare le ghiandole mammarie all'allattamento e persistono per tutto il corso della gravidanza. Come sintomi di gravidanza, le modificazioni delle mammelle iniziano a essere apprezzabili già poco prima della mancata mestruazione, simulando talvolta la tipica tensione mammaria premestruale. I movimenti fetali, invece, iniziano ad essere percepiti tra la sedicesima e la ventesima settimana di gestazione, in genere più tardivamente nella prima gravidanza.
Fattori di Rischio e Predisponenti
Le cause dell’iperemesi gravidica non sono ancora del tutto chiarificate, dunque anche stabilire metodologie preventive risulta complesso. Tuttavia, oltre agli ormoni, altri fattori possono contribuire alla sua insorgenza o gravità. Negli ultimi anni si è parlato molto anche del ruolo del microbiota, sia intestinale che vaginale. Sappiamo che una flora batterica in equilibrio contribuisce a un metabolismo più efficiente e a una migliore regolazione dei segnali neuro-immunitari. Alcune ricerche suggeriscono che un microbiota intestinale più ricco e diversificato potrebbe attenuare i sintomi, mentre uno sbilanciamento favorirebbe una risposta esagerata agli stimoli della gravidanza.
Non va sottovalutato l’aspetto emotivo. Stress, insonnia e ansia possono amplificare la percezione delle nausee. La gravidanza porta con sé emozioni complesse: gioia, aspettativa, ma anche preoccupazioni. Studi epidemiologici hanno rivelato che a soffrirne sono più di frequente donne giovani con una precedente storia di IG; diabete, depressione, disturbi tiroidei e patologie gastrointestinali sono considerati fattori di rischio. Numerosi studi hanno inoltre evidenziato una correlazione tra comparsa di IG e feto di sesso femminile.
Diagnosi e Diagnosi Differenziale dell'Iperemesi Gravidica
La diagnosi di iperemesi gravidica è prevalentemente clinica, subordinata alla raccolta anamnestica della storia clinica della paziente e ad un attento ascolto della sintomatologia riportata dalla donna, volto ad identificare l’effettiva entità del sintomo ed escludere episodi di nausea e di vomito nella norma. La diagnosi è clinica, ovvero formulata a seguito della visita medica mediante un’indagine anamnestica ed una valutazione della sintomatologia riportata dalla donna. Può trovare conferma da esami delle urine, del sangue, ecografia ed eventuali ulteriori approfondimenti qualora fosse necessario effettuare diagnosi differenziali.
I medici sospettano l'iperemesi gravidica basata sui sintomi (p. es., insorgenza, durata e frequenza del vomito, fattori esacerbanti e di alleviamento, tipo e quantità di vomito). Le misurazioni periodiche del peso possono supportare la diagnosi. Se si sospetta un'iperemesi gravidica si dosano i corpi chetonici urinari, l'ormone tireostimolante, gli elettroliti sierici, l'azotemia, la creatinina, aspartato aminotransferasi (AST), alanina aminotransferasi (ALT), magnesio, e fosfato. L'ecografia ostetrica deve essere eseguita al fine di escludere una mola idatiforme e verificare la presenza di una gravidanza multipla.
È fondamentale porre una diagnosi corretta e ogni altra possibile causa di nausea e vomito (epatite, pancreatite, ostruzioni del tratto gastroenterico, patologie a carico della tiroide, ulcere) deve essere esclusa, soprattutto quando i sintomi di IG iniziano dopo il primo trimestre di gravidanza. Non esiste, infatti, un esame specifico e diagnostico per l’iperemesi gravidica. Devono essere esclusi altri disturbi che possono causare il vomito; essi includono gastroenterite, epatite, appendicite, colecistite, altri disturbi delle vie biliari, ulcera gastroduodenale, occlusione intestinale, ipertiroidismo non causato da iperemesi gravidica (p. es., causato da morbo di Graves), malattia trofoblastica gestazionale, nefrolitiasi, pielonefrite, chetoacidosi diabetica o gastroparesi, ipertensione endocranica benigna, ed emicrania. Altri sintomi importanti, oltre a nausea e vomito, suggeriscono spesso un'altra causa. Per la diagnosi differenziale si eseguono altri esami di laboratorio, clinici, o ecografici. Se si sospetta di avere l’iperemesi gravidica, è fondamentale contattare il proprio medico o uno specialista (ginecologo o ostetrica) per una valutazione e un trattamento appropriati e specifici.
Gestione e Trattamento dell'Iperemesi Gravidica
Non esiste un unico approccio terapeutico per l’IG e la scelta si dovrebbe basare sulla valutazione delle condizioni generali e del grado di idratazione della futura mamma. Generalmente, i trattamenti per l’iperemesi gravidica mirano ad alleviare i sintomi, a prevenire la disidratazione e la malnutrizione e a mantenere il benessere della madre e del feto.
Approcci Non Farmacologici e Dietetici
Un primo passo fondamentale riguarda le modificazioni della dieta e dello stile di vita. Il trattamento dell’iperemesi gravidica prevede una temporanea sospensione dell’assunzione di cibo per via orale, combinata ad una modificazione della dieta della donna e ad un’integrazione di elettroliti e vitamine, nonché di farmaci per alleviare la nausea. Molte donne scoprono che mangiare poco e spesso è più efficace che fare tre pasti abbondanti. In questo modo si evita lo stomaco troppo pieno, che tende a peggiorare la nausea, ma anche quello completamente vuoto, che può scatenarla. Si consiglia di mangiare di frequente piccoli pasti, alimenti leggeri, evitando cibi grassi o troppo aromatici.
Scegliere cibi semplici, ben digeribili, non troppo conditi e non troppo caldi aiuta a contenere la sensazione di malessere. Anche i sapori freschi, come limone e menta, possono essere un alleato prezioso. Bere a piccoli sorsi, preferire acqua naturale o leggermente frizzante e ridurre le bibite zuccherate contribuisce a mantenere l’idratazione, fondamentale soprattutto quando la nausea si accompagna a episodi di vomito. La gestante deve cercare di rimanere idratata bevendo di frequente piccole quantità di liquidi. Il counseling dietetico, che mette in rete i professionisti della salute legati alla gravidanza, tra cui l’ostetrica, il medico, il dietista o il nutrizionista, può fornire suggerimenti in questo senso, ed è inoltre utile al fine di evitare l’esposizione agli odori, ai cibi, o ai supplementi che possono innescare la nausea (cibi grassi o piccanti, compresse di ferro…). Predisporre una dieta equilibrata con l’aiuto di un medico dietologo o di un nutrizionista, che possa garantire il giusto apporto durante i mesi della gravidanza, può tuttavia aiutare a tenere sotto controllo problematiche come nausea e vomito nei primi mesi ed un’eventuale iperemesi gravidica.
Il movimento dolce, come una passeggiata all’aria aperta, aiuta a depurare i pensieri e a favorire la digestione. Alcune terapie alternative possono offrire sollievo. Anche lo zenzero, da sempre usato per il controllo di nausea e vomito dai popoli asiatici, sembrerebbe migliorare il quadro. In alcune donne, trattamenti come l’uso dello zenzero e dell’agopuntura possono essere efficaci. L’agopuntura, una pratica della medicina tradizionale cinese, è stata studiata come possibile rimedio per alleviare i sintomi dell’iperemesi gravidica. Tuttavia, è importante considerare che l’efficacia dell’agopuntura può variare da persona a persona e non tutte le donne potrebbero rispondere positivamente. È importante però ricordare che i digiuni prolungati peggiorano la situazione, perché favoriscono l’acidità gastrica e amplificano lo stimolo del vomito. Neppure i rimedi “molto aromatizzati”, come tisane e caramelle al sapore intenso, sono adatti a tutte: alcune donne li percepiscono come troppo forti, altre li tollerano bene.

Trattamenti Farmacologici e Interventi Medici
Quando le misure non farmacologiche non bastano, la terapia (sempre decisa e controllata da uno Specialista in Ginecologia Ostetricia) può essere personalizzata. In alcuni casi, potrebbero essere prescritti farmaci per alleviare la nausea e il vomito. Le linee guida per il trattamento dell’iperemesi gravidica continuano a evolvere. Le linee guida internazionali considerano sicura e spesso efficace l’associazione di vitamina B6 (piridossina) e doxilamina, che rappresenta il trattamento di prima scelta in molti Paesi. Al momento, farmaci antinausea come la doxylamina, la piridossina (vitamina B6) e gli antiemetici come gli antagonisti dei recettori della serotonina (ondansetron, ad esempio) sono comunemente utilizzati. È importante anche evitare l’automedicazione. Molti antiemetici utilizzati al di fuori della gravidanza possono essere controindicati nei primi mesi.
Il vomito che persiste dopo l'iniziale reintegrazione di liquidi ed elettroliti viene trattato con antiemetici e altri farmaci assunti secondo necessità. Questi includono:
- Vitamina B6 10-25 mg per via orale ogni 8 h o ogni 6 h
- Doxilamina 12,5 mg per via orale ogni 8 h o ogni 6 h (può essere assunta in aggiunta alla vitamina B6)
- Prometazina da 12,5 a 25 mg per via orale, IM o per via rettale ogni 4-8 h
- Metoclopramide da 5 a 10 mg EV o per via orale ogni 6-8 h
- Ondansetron 8 mg per via orale o IM ogni 12 h (per l'uso prima di 10 settimane di gestazione, devono essere considerati i potenziali rischi di difetti congeniti)
- Proclorperazina da 5 a 10 mg per via orale, EV o IM ogni 6 h O 25 mg per via rettale 2 volte/die, se necessario
Se la problematica persistesse e la perdita di peso continuasse ad aumentare nonostante il trattamento è possibile ricorrere per brevi cicli a corticosteroidi (ad esempio il metilprednisolone). Se il trattamento è inefficace, i corticosteroidi possono essere provati; p. es., metilprednisolone 16 mg ogni 8 h per via orale o EV può essere somministrato per 3 giorni, per poi diminuirlo alla più bassa dose efficace per 2 settimane. I corticosteroidi devono essere utilizzati con estrema cautela per < 6 settimane e non devono essere usati durante l'organogenesi fetale (tra 20 e 56 giorni dopo la fecondazione); l'uso di questi farmaci durante il 1o trimestre è debolmente associato a palatoschisi faciale. Non è chiaro il meccanismo dell'efficacia dei corticosteroidi sulla nausea.
Casi Gravi e Ospedalizzazione
In rari casi, particolarmente gravi, è necessario il ricovero ospedaliero per garantire l’idratazione della paziente. L’iperemesi gravidica può essere trattata in maniera efficace e solo in occasioni tanto gravi quanto sporadiche si rende necessario il ricovero ospedaliero, prevalentemente per controllare la disidratazione e le relative conseguenze, mediante infusioni elettrolitiche per via endovenosa contenenti anche anti-emetici (farmaci anti-vomito). Somministrazione per via endovenosa di liquidi, tiamina, multivitaminici, ed elettroliti è un approccio comune.
In un primo momento, alle pazienti non viene dato nulla per bocca. Il primo trattamento è la rianimazione con liquidi EV, iniziando con un'infusione di 2 L di lattato di Ringer in 3 h per mantenere una diuresi di > 100 mL/h (1). Se viene somministrato destrosio, devono essere somministrati prima 100 mg di tiamina EV, per prevenire l'encefalopatia di Wernicke. Questa dose di tiamina deve essere somministrata per 3 giorni. Successivamente il fabbisogno di liquidi varia a seconda della risposta della paziente ma può arrivare a 1 L ogni 4 h o con queste dosi durante fino a 3 giorni. I deficit elettrolitici devono essere corretti; potassio, magnesio, e fosfato devono essere reintegrati a seconda delle necessità. Bisogna fare attenzione a non correggere troppo velocemente i bassi livelli plasmatici di sodio poiché una correzione troppo rapida può causare una sindrome da demielinizzazione osmotica.

Dopo la risoluzione della disidratazione e del vomito acuto, si somministrano piccole quantità di liquidi per via orale. Le pazienti che non tollerano nessun liquido per via orale dopo la reidratazione per EV e la somministrazione di antiemetici possono necessitare di un ricovero o di essere trattate con terapia infusiva domiciliare e di non assumere per bocca nulla per un periodo più lungo (talvolta parecchi giorni o più). Una volta che le pazienti tollerano i liquidi, possono mangiare pasti piccoli e leggeri, e la dieta è arricchita in relazione al limite di tolleranza. All'inizio è necessaria una terapia vitaminica per EV fino a quando le vitamine possono essere assunte per bocca. In casi estremi, è stato fatto ricorso alla nutrizione parenterale totale, sebbene il suo uso sia generalmente scoraggiato.
Supporto Psicologico
La gravidanza è un periodo molto intenso per la donna e può comportare molto stress; avere il supporto di familiari e amici può fare molta differenza. Al fine di migliorare la qualità della vita dei soggetti con questa problematica e garantirne il benessere in gravidanza potrebbe essere necessario un supporto psicologico od un percorso psicoterapico. È emerso che l’iperemesi gravidica può avere significativi effetti psicologici sulle donne colpite. Un supporto psicologico od un percorso di psicoterapia è utile per controllare e garantire il benessere psicologico della donna durante un periodo così complesso e sfidante a livello mentale e fisiologico.
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Una delle domande più ricorrenti è se la presenza di nausea sia un segnale che la gravidanza sta procedendo bene. La risposta è che sì, in molti casi lo è: la nausea è una conseguenza dell’adattamento ormonale che sostiene lo sviluppo dell’embrione. Non avere nausea, però, non è assolutamente un segnale negativo. Un’altra domanda riguarda il rischio di “mangiare troppo poco” nelle fasi peggiori. È rassicurante sapere che il bambino, soprattutto nelle prime settimane, ha bisogni energetici minimi e riesce a ricavare tutto ciò che gli serve anche quando la madre riesce a introdurre poco cibo.
Molte donne si preoccupano anche quando avvertono un peggioramento dopo la 10ª settimana. È un fenomeno comune: il corpo si trova ancora nel pieno del picco di hCG e dei cambiamenti placentari. Infine, persiste il timore che la nausea possa in qualche modo “stressare” il bambino. Fortunatamente non è così. Le nausee non rappresentano un rischio per il feto, tranne nei casi di iperemesi non trattata per lungo tempo. Raramente, nonostante il trattamento, si può verificare una progressiva perdita di peso, ittero o tachicardia persistente. In tali casi, l'interruzione della gravidanza può essere offerta, se disponibile. È importante ricordare che la conoscenza riduce le paure, aiuta a fare scelte consapevoli e permette di vivere la gravidanza con maggiore serenità. Monitoraggio dei sintomi è sempre raccomandato.
Riferimenti:
- Goodwin, T. M. (2008). Hyperemesis gravidarum. Obstetrics and gynecology clinics of North America, 35(3), 401-417.
- American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG): Committee on Practice Bulletins-Obstetrics. ACOG Practice Bulletin No. 189: Nausea And Vomiting Of Pregnancy. Obstet Gynecol. 2018;131(1):e15-e30. doi:10.1097/AOG.0000000000002456
NOTA INFORMATIVAIl contenuto di questo articolo ha scopo puramente divulgativo e non costituisce in alcun modo un parere medico né mira a influenzare decisioni di acquisto o terapeutiche. L’Autore non risponde di usi impropri né di eventuali imprecisioni, errori od omissioni. Medico Chirurgo. Specialista in Ginecologia e Ostetricia, Endocrinologia e Metabolismo.