Introduzione al Concetto di Passaggio Alimentare
Il percorso che porta un bambino da un'alimentazione esclusivamente basata sul latte a una dieta che include cibi semi-solidi e poi solidi è un momento cruciale di sviluppo. Questo processo è comunemente noto come "svezzamento" o "divezzamento", termini simili che indicano la medesima transizione: il passaggio da un'alimentazione esclusivamente a base di latte a una dieta più varia. In pratica, è il periodo in cui avviene l'introduzione progressiva degli alimenti complementari, cioè differenti dal latte.
È fondamentale comprendere che questo passaggio deve avvenire nel momento in cui l'alimentazione a base di latte, sia materno che in formula, non basta più a soddisfare i bisogni nutrizionali del lattante. Questo è particolarmente vero per quanto riguarda l'apporto energetico, proteico e di micronutrienti essenziali come il ferro, lo zinco e le vitamine liposolubili come la A e la D. Non esiste un “momento assoluto” che vada bene per tutti i bambini, poiché l'introduzione dei primi alimenti diversi dal latte dipende da variabili assolutamente individuali. Tra queste si annoverano i bisogni nutrizionali specifici del bambino, il suo sviluppo neurofisiologico, il rapporto unico tra mamma e bambino, e anche l'ambito socio-culturale in cui cresce.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il Ministero della Salute e le maggiori società scientifiche internazionali raccomandano l'allattamento esclusivo fino al sesto mese di vita. Prima del quarto mese è sconsigliato iniziare lo svezzamento, in quanto l'apparato digerente del neonato non è ancora in grado di poter assumere alimenti che non siano latte. Anche la European Food Safety Authority (EFSA), l'autorità europea che si occupa di nutrizione e sicurezza alimentare, ritiene che il latte materno sia sufficiente a soddisfare le esigenze nutrizionali nella maggior parte dei lattanti fino ai 6 mesi. Solo una percentuale inferiore di lattanti richiede un divezzamento precoce per garantire una crescita e uno sviluppo ottimali. Laddove non sia possibile attendere i 6 mesi - sempre secondo EFSA - il divezzamento non dovrebbe avvenire prima della 17a settimana e comunque non oltre la 26a. Questo significa che l'inizio dell'alimentazione complementare può essere anticipato nel periodo tra i 4 e i 6 mesi nel caso in cui il pediatra lo ritenga opportuno, basandosi sull'andamento delle curve di crescita e di eventuali rischi nutrizionali legati alla storia clinica del neonato.

Le Radici Scientifiche dell'Autosvezzamento: L'Esperimento di Clara Davis
C'era una volta una ricercatrice di Chicago, tale Clara Davis, sconosciuta ai più, che si mise in testa di scoprire se i bambini, in epoca di cambiamento delle loro abitudini alimentari, fossero in grado di regolare, autonomamente e in qualche modo, l'assunzione di cibo. Questa sua ricerca, condotta molti decenni fa, gettò le basi per quello che oggi chiamiamo autosvezzamento (a volte chiamato svezzamento naturale). La volontà della Davis nasceva dalla necessità di affrontare e possibilmente risolvere i numerosissimi problemi di appetito e di qualità della dieta presenti nei bambini dell'epoca.
Il suo dubbio era che i bambini mangiassero poco e male, non per loro spontanea volontà, ma perché costretti a rispettare rigidamente le dosi che la scienza nutrizionale dell’epoca considerava adeguate per loro. Questa imposizione impediva la libera sperimentazione e, così, privava i bambini di una sorta di primitiva, istintiva capacità di aggiustare la dieta a seconda delle proprie individuali necessità. Per verificare questa ipotesi, la ricercatrice cercò di ricreare una situazione in cui i bambini, quindici in tutto, di età intorno ai sei mesi, potessero procurarsi liberamente il cibo.
Furono scelti trentadue alimenti diversi per l'esperimento: dieci di origine animale, vale a dire latte, pesce e carne, frattaglie comprese, e gli altri di origine vegetale, sia cotti che crudi, più acqua e sale. Tutti questi alimenti erano al naturale, cioè non mescolati con altri ingredienti, e ognuno era servito su un piatto proprio. A questo punto, e solo a questo punto, il personale di assistenza offriva al bambino quanto richiesto. Il bambino accettava, assaporava, e poi richiedeva la stessa cosa o cambiava obiettivo. Ogni bambino veniva assecondato qualunque cosa chiedesse, per quanto strano e “non ortodosso” potesse apparire il pasto sulla base delle indicazioni ufficiali dell’epoca (indicazioni non molto dissimili dalle attuali, in verità).
Pian piano, ogni bambino sviluppò i suoi gusti e le sue preferenze, senza per questo restringere di molto la varietà dei cibi richiesti. Si pensi che furono analizzati, allora senza computer, circa 36.000 pasti, valutando il rapporto fra alimenti vegetali e animali, le calorie, le percentuali di proteine, grassi e zuccheri e, seppure in modo indiretto, l’adeguatezza dell’apporto di vitamine e minerali. Ma, come lo chiama maliziosamente la stessa ricercatrice, c’è il trucco: la disponibilità di soli alimenti “sani”. E nel caso specifico, questi alimenti erano anche più sani di quanto chiunque oggi pretenderebbe, essendo sempre al naturale, senza quegli accorgimenti culinari, anche limitati, che non negherebbe neanche il più esigente specialista di alimentazione infantile. I risultati furono chiari: i bambini mangiano e apprezzano il cibo (tutto indistintamente, a dispetto delle favole sull’avversione per verdure o alimenti strani), senza che ci si debba, per forza, arrabattare a escogitare ricette invitanti o, peggio ancora, trabocchetti gastronomici.
Non esistono vere e proprie ricette per l'autosvezzamento, dato che l'approccio si basa sulla condivisione del cibo familiare. Se lo si fa, deve essere per il piacere, culturale e gustativo, di farlo. Chi ha la responsabilità del bambino (nell’esperienza descritta il ricercatore, in famiglia i genitori), anziché affidarsi a tabelle e schemi per lo svezzamento, dovrebbe semmai rendere disponibili alimenti salutari in sufficiente varietà. Lo studio della Davis si conclude infatti così: «I bambini debbono poter scegliere gli alimenti nelle mani dei loro genitori». Questo sottolinea una grossa, enorme responsabilità dei genitori, che non possono lavarsene le mani con pochi mesi (o fino a un anno, un anno e mezzo, due anni?) di dieta “milligrammata”.
Questa favolosa esperienza, disgraziatamente, non è riuscita, vista la situazione italiana passata e recente, a valicare l’oceano o, se l’ha fatto, deve essere miseramente naufragata su qualche spiaggia inaccessibile. E ciò, nonostante altri ricercatori avessero continuato e completato questi “esperimenti” con bambini della stessa età, e anche più grandi, arrivando alle identiche conclusioni e aggiungendo altre conoscenze utili, a chi lo avesse voluto, per risolvere tutti i nostri dubbi in merito al comportamento più idoneo da tenere in famiglia riguardo all’alimentazione dei bambini. Qualcuno più acculturato potrebbe dire che non è niente di trascendentale, e spesso è interamente riportabile al buon senso e a qualche proverbio della bisnonna; però, è importante sottolineare che non è poco.
L'autosvezzamento è una moda?
Svezzamento Tradizionale vs. Autosvezzamento: Definizioni e Differenze Fondamentali
Per avere le idee chiare sulle differenze tra svezzamento e autosvezzamento, è bene soffermarsi innanzitutto sulle peculiarità dei due termini. Partiamo con “svezzamento”, ricordando innanzitutto che si tratta di un’espressione generica. L’espressione più adatta per definire il percorso in questione è “alimentazione complementare”. L’aggettivo “complementare” ci ricorda che i cibi solidi, gradualmente, devono andare ad affiancare il latte materno o la formula, e non a sostituirlo immediatamente. Come specifico anche in vari contesti educativi, quando si parla di svezzamento si indica il processo graduale che porta alla sostituzione dell’alimentazione esclusivamente caratterizzata da latte materno o formulato a un regime che comprende anche l’assunzione di altri alimenti, che possono essere sia liquidi, sia solidi.
Lo svezzamento non serve a “togliere il vizio” del latte. Il suddetto alimento deve rimanere, almeno per il primo anno di vita, la fonte di nutrimento principale per il piccolo. Il suo obiettivo non è quello di riempire il bambino con le pappe per eliminare una poppata (solitamente, viene tolta quella dell’ora di pranzo). Si tratta, invece, del periodo nel corso del quale il latte, sia esso materno o formulato, è affiancato da altri alimenti. Il percorso è lungo, all’insegna della sperimentazione. Ricopre un ruolo cruciale per la crescita del piccolo sotto diversi aspetti; quello prettamente nutrizionale è solo uno dei tanti da prendere in considerazione.
Anche l’alimentazione complementare, esattamente come l’allattamento, dovrebbe essere a richiesta. Le due parole “a richiesta” aiutano a capire che deve essere il piccolo a indicare quando ha voglia di mangiare. Il caregiver adulto non deve somministrargli cibo se non dimostra di avere fame o se, cosa normalissima a 4 - 5 mesi di vita, non ha maturato le competenze giuste. “Alimentazione complementare a richiesta” è il miglior sinonimo di “autosvezzamento”. Chiarito questo fondamentale aspetto, possiamo aprire la parentesi della differenza tecnica tra svezzamento tradizionale e autosvezzamento.
La differenza tra svezzamento e autosvezzamento è molto semplice. Nel primo caso, la persona che si occupa del piccolo propone uno schema alimentare a base di pappe. Queste ultime vengono somministrate a orari regolari e tenendo conto di cronoinserimenti per quanto riguarda l’inclusione dei vari nutrienti nella routine. Si parte quasi sempre con pappa a base di brodo vegetale (fatto con carote, patate e zucchine), con l’aggiunta di crema di riso o di mais e tapioca. Da non dimenticare è il classico cucchiaino d’olio, per non parlare dell’omogeneizzato. Come sopra specificato, lo svezzamento tradizionale prevede il ricorso ai cronoinserimenti. Ciò vuol dire che alimenti come le uova, i pomodori e le fragole vengono introdotti attorno al compimento del primo anno di vita, seguendo una tabella specifica. Si ha quindi a che fare con un approccio ai cibi diversi dal latte totalmente guidato e gestito dall’adulto. Lo svezzamento tradizionale viene frequentemente iniziato a 6 mesi esatti - spesso molto prima, anche a 4 o 5 - senza tenere conto dei tempi di maturazione corretti e dell’unicità del bambino. Quando si sceglie lo svezzamento tradizionale, si tende a ricorrere a pappe, omogeneizzati e altri prodotti di baby food. Ciò accade perché spesso non si hanno altre alternative, in quanto a quattro mesi, infatti, il cucciolo non ha i requisiti che gli permettono di gestire consistenze diverse.
L’autosvezzamento, invece, è un modo di approcciarsi all’alimentazione complementare che vede il neonato assoluto protagonista. Il termine anglosassone, "Baby-led weaning" (svezzamento guidato dal bambino), è chiarissimo e di grande aiuto. Permette, infatti, di capire bene quali sono i compiti dell’adulto. Il caregiver del neonato in autosvezzamento ha un ruolo marginale. Deve limitarsi a osservare e ad attendere che arrivi il momento in cui il bambino è pronto alla gestione di cibi solidi. Fiducia, supervisione, attenzione nel proporre un’alimentazione sana e variegata: ecco i compiti dell’adulto che si rapporta al neonato in autosvezzamento. Da non trascurare è ovviamente il fatto di proporre cibi tagliati in sicurezza e con consistenze adeguate.
Maturazione del Bambino: Quando Iniziare l'Autosvezzamento
Negli ultimi anni, di autosvezzamento, per fortuna, si parla molto. Nonostante questo, però, c’è ancora della strada da fare: sono infatti tanti i genitori che, non avendo sufficienti informazioni o avendone di superficiali, pensano che sia una scelta strampalata. Non è affatto vero! L’autosvezzamento, la cui fama in Italia si deve al pediatra Lucio Piermarini e al suo libro “Io Mi Svezzo da Solo”, è quello che le linee guida scientifiche raccomandano per l’alimentazione complementare dei più piccoli. Non prevede, ribadisco, tabelle temporali rigide e ricorso al baby food. Il mondo dell’alimentazione complementare a richiesta presuppone che i genitori seguano un’alimentazione sana, che padroneggino i tagli sicuri e che abbiano idea di come proporre un pasto bilanciato al proprio bimbo. Il cucciolo, in questi casi, non avrà problemi nel consumare i medesimi cibi che mangiano mamma e papà. Si parte con piccoli assaggi durante i pasti di famiglia - sottolineo ancora una volta che si parla di alimentazione complementare e che il latte deve rimanere l’alimento principale - aumentandoli gradualmente fino ad arrivare al pasto completo.
Alla base di tutto deve esserci anche la maturazione del sistema intestinale del piccolo e il possesso delle competenze psicomotorie necessarie alla gestione dei cibi solidi. Quali sono queste competenze? La prima è la perdita del riflesso di estrusione, grazie al quale il neonato tira fuori la lingua per iniziare il movimento di suzione del capezzolo o della tettarella e per evitare, nel contempo, che gli entrino corpi estranei in bocca. Un altro segno cruciale è la padronanza della presa palmare, ovvero la capacità di afferrare oggetti con l'intera mano. Inoltre, il bambino deve essere in grado di stare seduto con l’ausilio di pochi supporti e senza stare troppo gobbo, mantenendo una postura stabile. Infine, un interesse chiaro e visibile per il cibo consumato dagli adulti è un indicatore significativo della sua prontezza.
Come ricordato dall’OMS e dalle principali associazioni pediatriche mondiali, queste competenze vengono raggiunte attorno ai 6 mesi. Attenzione, però: ciò non vuol dire che se un neonato le matura a 7 ci siano problemi! Ogni cucciolo è unico e fa storia a sé. È importante non fissare fin dall'inizio schemi troppo rigidi, per numero, quantità e orario dei pasti, ma piuttosto seguire i segnali del bambino e il suo ritmo individuale.
Questa integrazione alimentare è necessaria perché il latte, a partire dai 6-8 mesi, incomincia a perdere gradualmente la sua completezza per alcune vitamine e sali minerali. Pertanto, non è opportuno iniziare lo svezzamento prima della fine del 6° mese, se non in alcune situazioni particolari e su indicazione del pediatra.

Principi Pratici dell'Autosvezzamento
Una volta deciso di intraprendere il percorso dell'autosvezzamento, è importante sapere con cosa iniziare e seguire alcuni accorgimenti fondamentali. Prima di tutto, bisogna tenere presente che i pasti solidi non sostituiscono completamente le poppate. Nei primi tempi si consiglia piuttosto di offrire il latte circa mezz'ora prima del pasto della famiglia: questo consente al bambino di sperimentare spinto dalla curiosità e dal piacere di esplorare, non dalla fame. Con il passare del tempo e il crescente apprezzamento del bambino per i cibi solidi, le poppate in prossimità dei pasti andranno di pari passo a scomparire, man mano che il bambino si nutre maggiormente con gli alimenti complementari.
È poi consigliabile cominciare proponendo cibi morbidi, che il bambino possa afferrare facilmente con le mani, come pezzi di frutta matura (ad eccezione di alcuni tipi come la mela che dovrà essere proposta invece grattugiata o cotta), verdura cotta e pane, sempre tagliati in modo sicuro. Offrite poi una vasta gamma di cibi, privilegiando prodotti freschi e di stagione. Le linee guida del "Piatto del Mangiar Sano" possono essere un facile e intuitivo strumento di riferimento per la preparazione di piatti sani e bilanciati per tutta la famiglia. È in questo momento che potrete inserire il piattino, e solo successivamente (da circa 9/10 mesi) delle piccole posate.
L'autosvezzamento è una moda?
L'Importanza dei Tagli Sicuri e la Qualità degli Alimenti
Alla base di un autosvezzamento sicuro e di successo vi è la comprensione e l'applicazione dei cosiddetti tagli sicuri. Una volta appurata la consistenza degli alimenti, dovremmo porre l’attenzione al taglio; esistono i cosiddetti tagli sicuri che minimizzano i rischi di soffocamento e che variano da cibo a cibo. In linea generale è utile dire che soprattutto nelle fasi iniziali, quando ancora il bambino non è dotato della nota presa a pinza (la capacità di pinzare, cioè di prendere gli oggetti fra dito pollice e indice), ma afferra le cose solo aprendo il palmo della manina, buona parte dei cibi dovrà essere fornito sotto forma di stick, con un taglio lungo simile a un bastoncino. Questo tipo di taglio andrà bene perciò per buona parte della frutta (come banane o pere molto mature), per buona parte della verdura (come zucchine o carote cotte a bastoncino) e di tutti gli altri cibi appropriati.
La dieta familiare dovrà essere corretta sotto tutti i punti di vista, qualitativo e quantitativo, e sarà bene controllarla con il pediatra. È indiscutibile che la conoscenza di una corretta alimentazione non è così diffusa tra i genitori come sarebbe augurabile. Spesso sono i bambini della scuola dell’obbligo che, diligentemente, portano a casa le indicazioni ricevute da volenterose insegnanti, senza però che si aprano brecce significative nelle cattive abitudini che tendiamo a portarci dietro fin dall’infanzia. È bene anche verificare che vi sia un apporto adeguato di calcio, zinco e di proteine di alta qualità, fondamentali in questa fase di crescita accelerata. Per esempio, l'introduzione di legumi è certamente sì, ma attenzione a non eccedere con l’apporto di fibre; i legumi dovranno essere decorticati e i cibi integrali limitati, soprattutto nelle prime fasi.
Alimenti da Evitare e Consigli Nutrizionali
È altrettanto importante prestare attenzione a quali cibi evitare, almeno inizialmente. Tra gli alimenti da evitare per l’autosvezzamento, così come per lo svezzamento tradizionale, troviamo: il miele (rischio di botulismo infantile), il latte vaccino come bevanda (andrebbe escluso fino all’anno di età perché troppo ricco in termini proteici; molti pediatri ne consigliano l’uso dopo i 12 mesi, diluito con dell’acqua), i mitili come i frutti di mare, i pesci di taglia grande (per il potenziale accumulo di mercurio), i funghi, il sale aggiunto, lo zucchero, e le proteine crude (come uova, carne e pesce). Ricordiamo che prima di intraprendere il percorso di autosvezzamento, è fondamentale consultare il pediatra e di informarsi rispetto ai tagli e alle consistenze adeguate da offrire al bambino.
Un aspetto cruciale nell'autosvezzamento, in linea con le raccomandazioni scientifiche, è la limitazione dell’uso del sale. L’OMS consiglia di non introdurre sale fino ai 2 anni d’età, strada difficilmente percorribile perché uno dei vantaggi dell’autosvezzamento è quello di cucinare per tutta la famiglia. Questo implica che la famiglia stessa dovrebbe adottare un regime alimentare a basso contenuto di sale, per il beneficio di tutti. Ed ecco allora dimostrata l’inutilità di graduare l’introduzione dei vari alimenti per il timore di allergie, la sciocchezza (lo dice la parola stessa) di eliminare completamente il sale, e l’innocuità e l’apprezzamento dei cibi piccanti, peperoncino incluso.

Considerazioni sul Svezzamento Tradizionale e i "Baby Food"
Non tutti i pediatri e i nutrizionisti infantili concordano con l'approccio dell'autosvezzamento, sia per una questione di qualità degli alimenti sia per una questione di modalità di preparazione delle pietanze. Infatti, i pediatri sconsigliano, almeno fino all’anno di età, l’aggiunta di sale e zucchero negli alimenti. In più, gli alimenti appositamente formulati per i bambini, i cosiddetti baby food, sono preparati specificamente per lo svezzamento e studiati per fornire un’alimentazione equilibrata e corretta al bambino. Il baby food, inoltre, è regolamentato da severe normative europee per garantirne la qualità e la sicurezza.
Oggi il passaggio da una dieta esclusivamente composta da latte a una solida è facilitato dalla disponibilità di prodotti specifici, studiati per fornire un’alimentazione equilibrata e corretta al bambino. Aziende come Humana, ad esempio, hanno sviluppato una linea completa di prodotti per lo svezzamento appositamente studiata per ogni esigenza dei bambini in crescita. La gamma è molto ampia, sia in termini di consistenza, sia per quanto riguarda i gusti. Per le prime pappe, si può scegliere tra le creme di cereali, dalla consistenza cremosa, come per esempio la Crema di mais e tapioca, la Crema di riso, la Crema di multicereali oppure il Semolino. Sono tutti prodotti biologici. Quando si passa a una consistenza maggiore si possono mettere in tavola le Stelline o le Puntine, anche in questo caso prodotte a partire da materie prime biologiche.
Schemi e Flessibilità nei Pasti
Nel contesto dello svezzamento tradizionale, all’inizio del sesto mese i pasti dovrebbero essere 5 o 6. Lo svezzamento inizierà con la sostituzione di uno di questi con la prima pappa. Dopo circa 1-2 mesi le pappe saranno 2, oltre a una merenda, e i pasti a base di latte diminuiranno conseguentemente. È necessario introdurre gli alimenti con gradualità, uno per volta. La regola più comune consiste nel sostituire la poppata delle 12.00 con una pappa con brodo vegetale. All’inizio è importante non fissare schemi e tempi troppo rigidi, per numero, quantità e orario dei pasti nell’arco della giornata; è necessario solo che siano soddisfatti i bisogni energetici e nutritivi.
La merenda svolge un ruolo importante perché evita che il bimbo arrivi con troppa fame al momento del pasto e dunque lo aiuta ad alimentarsi in maniera corretta. Nella maggior parte dei casi l’ora migliore è al risveglio dal pisolino del pomeriggio. Attenzione però a non esagerare, non deve essere così abbondante da sostituire la cena. Dopo circa 1 mese dall’introduzione della prima pappa e della merenda conviene iniziare con una seconda pappa da proporre tra le 18:00 e le 20:00. La scelta dell’orario dipende anche da quando ricompare l’appetito, cosa che può essere variabile da bambino a bambino, e dalle esigenze dei genitori.Le tabelle per l’introduzione degli alimenti durante lo svezzamento possono fornire un punto di riferimento e una guida per rendere il processo più facile, in quanto forniscono pratiche informazioni su quando introdurre i diversi alimenti. In generale è importante sapere che l’ordine per l’inserimento degli alimenti nel calendario non è rigido. Non esiste un programma alimentare predefinito. Il passaggio dal latte materno o formulato agli altri alimenti deve essere graduale, per permettere al bambino di assaggiare, abituarsi e accettare nuovi sapori e consistenze, e basato al modello alimentare familiare. Secondo lo svezzamento tradizionale è preferibile cuocere gli alimenti in acqua o a vapore, e si può utilizzare anche la pentola a pressione.
La base per la classica "pappa" è il brodo vegetale. Per prepararlo, si mettono nella pentola a bollire 1 litro di acqua e verdure di stagione. Il passato delle verdure utilizzate per preparare il brodo potrà essere aggiunto dopo qualche giorno, oppure fin da subito. Si aggiunge poi una quota di carboidrati, come crema di riso o farina di mais e tapioca, da 1 a 3 cucchiai in totale, che non necessitano di cottura. Una quota di proteine può essere fornita utilizzando liofilizzati o omogeneizzati di carne o pesce (inizialmente mezza porzione, successivamente la porzione viene adattata alla crescita del bambino) oppure alimenti freschi. Si completa con una quota di grassi. Dalle creme si passerà alla pastina e poi alla pasta vera e propria. Dagli omogeneizzati si potrà passare gradualmente alla carne (ad esempio polpette da proporre a piccoli pezzi) o al pesce (cotto al vapore o al forno). Quanto al pesce è bene tener presente che le spine possono essere molto pericolose.
La Serenità dei Genitori come Chiave di Successo
In tutta questa storia, in definitiva, il messaggio chiave, come si dice nelle riviste scientifiche serie, è quanto sia importante, ancora una volta, aiutare i genitori a capire il vero valore della vita con i figli, per imparare ad apprezzarli e goderseli. E ve lo godrete quando il bambino vi dirà, a suo modo: «Fatemi assaggiare che sono pronto». Che poi non vuol dire altro che: «Mi fido tanto che, se lo mangiate voi, allora posso mangiarlo anch’io». Questa espressione spontanea racchiude l'essenza dell'autosvezzamento: la fiducia, l'imitazione e il desiderio naturale di partecipazione alla vita familiare.
E se il bambino dovesse mangiare solo le patate senza toccare la carne? La risposta è “Serenità”, perché dei genitori sereni, con una tranquillità familiare al momento del pasto, possono solo che giovare al bambino. È importante smentire l’utilità, anzi sottolineare la pericolosità, in termini di rifiuto di una opportuna varietà di alimenti, e di insufficiente o eccessiva crescita di peso, di tutte le tattiche di convincimento, dalle lusinghe alle minacce, dai piatti colorati a quelli più ghiotti, e così via, messe in opera da genitori, purtroppo spesso mal consigliati da noi stessi pediatri, per indurre il bambino a mangiare.
Alla luce di questa carrellata di informazioni, la domanda "Quale svezzamento scegliere?" rimane personale. Il consiglio che posso darvi è di scegliere ciò che vi fa stare più sereni, perché la vostra tranquillità sarà la tranquillità di vostro figlio nell’iniziare questo meraviglioso e nuovo viaggio. Non abbiate fretta, non è una gara, non c’è un vincitore, ma ci sono individualità che vanno rispettate e accolte.
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