La Guerra tra Russia e Ucraina: Una guida per comprendere il conflitto

La storia umana è segnata da momenti di grande dolore e profondo cambiamento, e le guerre occupano purtroppo un posto rilevante in questo racconto. A scuola si studiano la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, gli ultimi conflitti che hanno sconvolto l’Europa. Un altro scontro, vicino ai nostri confini, si è consumato nei Balcani (in particolare in Serbia, Bosnia, Croazia e Kosovo) nei primi anni Novanta. Se chiedete a mamma o papà, ricorderanno ancora le immagini della città di Sarajevo assediata. Da allora non si è più sentito parlare di guerre vicino a noi, fino a febbraio 2022.

La guerra tra Russia e Ucraina è tra gli eventi più tragici della nostra epoca, se ne rendono conto anche i bambini. Spiegare questa drammatica situazione ai bambini può sembrare difficile, ma allo stesso tempo è consigliabile farlo con onestà, dando modo ai più piccoli di confrontarsi, esprimere le proprie paure e comprendere quello che succede. Non è consigliabile riferirsi alla guerra come a un evento lontano, ma è preferibile parlarne in modo appropriato, ascoltando gli eventuali timori del bimbo. È poi importante aiutarli a costruire un senso di sicurezza e di fiducia in loro stessi, nei loro affetti, nelle persone e nel futuro.

Mappa geografica dell'Europa orientale con evidenza dell'Ucraina

Il contesto: cos'è l'Ucraina?

L'Ucraina è un vasto Paese dell'Est Europa e dista circa 3 ore in aereo dall'Italia. Confina con la Russia, oltre che con la Moldavia, la Romania, l'Ungheria, la Slovacchia, la Polonia e la Bielorussia. L'Ucraina è una sterminata pianura solcata da grandi fiumi (il Dnepr, il Donec, il Dnestr) dove, grazie a questa mancanza di confini naturali (le montagne), ci sono state da sempre invasioni di diversi popoli.

L'Ucraina è divisa in 24 regioni e una repubblica autonoma: la Crimea. Il Donbass - che significa "bacino del Donec" - è un'area dell'Ucraina orientale suddivisa in tre regioni: quella di Donetsk, che è la città principale, quella di Luhansk e quella di Dnipropetrovsk. La capitale, Kiev, era una città molto ricca, con molti negozi di lusso, un bellissimo centro storico, tantissimi giovani che studiavano e che si divertivano nei tanti locali alla moda. Fuori dalla capitale, però, si vive ancora come se fossimo negli anni Cinquanta in Italia: ci sono villaggi di agricoltori con case che hanno un bagno all’esterno, macchine vecchie e molti orfanatrofi.

L'Ucraina è uno dei maggiori produttori di grano del mondo, nonché il Paese da dove vengono molte delle donne che si occupano dei nostri nonni. In realtà, la maggior parte delle badanti viene da una sola città dell’Ucraina: Leopoli. Per molti italiani, il Donbass è diventato familiare grazie alla squadra di calcio, lo Shakhtar Donetsk, che negli ultimi 10 anni ha disputato quasi sempre la Champions League.

Fatti impressionanti sulla cultura e la storia dell'Ucraina

Le radici storiche del conflitto

Non è vero che la guerra è iniziata ora. Semmai si può dire che ha raggiunto il punto più grave in queste settimane, ma è dal 2014 che nella regione del Donbass c’è un conflitto in corso. Per capire i motivi dell'invasione, dobbiamo fare un salto indietro nel tempo.

Dal 1919 fino al 1960, l'Ucraina faceva parte dell'Unione Sovietica. C’è una data da non dimenticare nella storia dell’Ucraina ed è forse il principio del conflitto tra Russia e Ucraina: tra il 1932 e il 1933, milioni di ucraini morirono di fame. Stalin, il capo dell’Unione Sovietica, decise di prendere tutte le terre: i contadini non ricevettero più uno stipendio ma una quota dei beni prodotti. Molti si opposero a questa decisione e vennero ammazzati: chiunque fosse stato trovato a nascondere qualcosa da mangiare, anche solo delle bucce di patata, sarebbe stato fucilato.

Dopo lo scioglimento dell'Unione Sovietica (URSS) nel 1991, l'Ucraina e la Russia hanno mantenuto stretti legami. Nel contempo, vi erano pure dei punti di frizione, tra cui sicuramente il più importante riguardava l'arsenale nucleare ucraino che la nazione aveva accettato di abbandonare sulla base di un accordo, a patto che la Russia assicurasse di non utilizzare la propria forza militare contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica dell'Ucraina.

La svolta del 2014

Nel 2014, a Kiev, c’è stata una rivolta contro il presidente Viktor Janukovyč, considerato vicino alla Russia. La popolazione fece una battaglia per chiedere l’adesione all’Unione Europea con manifestazioni nella piazza Maidan. A quel punto la Russia, per rispondere a questa iniziativa, si prese la penisola della Crimea, nel sud dell'Ucraina. Alcuni uomini armati (i cosiddetti "omini verdi", soldati russi senza insegne) presero il controllo delle infrastrutture.

Da quel momento è partita la mobilitazione anche nel Donbass: gruppi militari delle regioni di Luhansk e Donetsk sono riusciti in breve tempo a prendere il controllo di parte della regione, grazie all'appoggio occulto di Putin che ha fornito denaro e armi. Nelle regioni di Luhansk e Donetsk vivono in maggioranza persone che si sentono separate dall’Ucraina, infatti si definiscono “separatisti”. Lì, parlano la lingua russa e guardano il campionato di calcio russo. A scuola si studia la versione sovietica della storia.

Dopo 13mila morti, città abbandonate e migliaia di civili in fuga, gli scontri si sono fermati - almeno ufficialmente - con gli accordi di Minsk, siglati nel 2015 da Russia e Ucraina. Gli accordi prevedevano il ritorno delle regioni ribelli all'Ucraina, in cambio di maggiore autonomia.

Infografica sulla linea del tempo degli eventi dal 2014 al 2022

Il febbraio 2022: l'inizio dell'invasione

La notte tra il 23 e il 24 febbraio 2022, pochi minuti prima delle 5, il presidente russo Vladimir Putin annuncia l'inizio "di un'operazione militare speciale" per "demilitarizzare e denazificare" l'Ucraina. È l'inizio della guerra che ad oggi ha ufficialmente portato alla morte di oltre 230 mila persone tra vittime civili dell’Ucraina, soldati di Kiev e militari russi morti a causa dei combattimenti ma anche all'abuso di alcool e per l'ipotermia (fonte intelligence britannica).

Nella notte tra mercoledì 23 e giovedì 24 febbraio 2022, alle 4,27 ora italiana, il presidente russo ha annunciato l’operazione militare mentre il consiglio ONU era ancora in corso. Mosca ha fatto sapere di aver “soppresso il sistema di difesa anti aerea” ucraino con attacchi di precisione. Putin vuole impedire all’Ucraina di difendersi. I civili ucraini però sono costretti a fuggire e l'intensità degli attacchi aumenta giorno dopo giorno, con attacchi rivolti anche ad ospedali e facoltà universitarie.

La notizia più tragica in questo senso è arrivata il 16 marzo, a circa tre settimane dall'inizio del conflitto, quando un bombardamento ha colpito il Teatro d'Arte Drammatica di Mariupol - una delle città dove gli scontri si sono fatti più serrati - nonostante la struttura fosse diventata un rifugio per un migliaio tra donne e bambini. Per prevenire attacchi, i responsabili del Teatro avevano anche realizzato una grande scritta nel cortile del Teatro, in modo che fosse facilmente visibile dal cielo.

Le ragioni del conflitto

Perché c’è in atto una guerra tra la Russia e l’Ucraina? Si tratta di una questione geo-politica. Putin vuole riaffermare che la Russia ha diritto ad avere uno spazio “vuoto” (l’Ucraina) tra le sue frontiere e la potenza occidentale. I russi hanno l’ossessione, nel caso scoppiasse la guerra, di essere assediati.

Il capo del Governo della Russia è una ex spia dei famosi servizi segreti del Paese ed è al Governo da più di vent’anni. Lui non sta al potere perché usa solo la violenza, ma vince perché la maggioranza dei russi crede nella sua idea di realizzare una grande potenza mondiale come la Cina. Putin vuole fare un impero. Secondo il presidente russo Vladimir Putin, in Ucraina esiste un gruppo di nazisti che commette atti gravi contro le popolazioni del Donbass. Si tratta della regione orientale dell’Ucraina, al confine con la Russia e abitata da popoli russofoni.

Per il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, quella con la Russia è una guerra per difendere la propria integrità territoriale, senza concedere altri pezzi del proprio stato alla Russia, e la libertà di scegliere se aderire all’UE e alla Nato. La Nato (Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico) è un'alleanza militare nata nel 1949 che attualmente conta 30 Stati membri. La Russia vede l'espansione della NATO verso i suoi confini come una minaccia, sebbene i paesi dell'est abbiano aderito spontaneamente in risposta a minacce alla loro sicurezza.

Diagramma che spiega il concetto di

L'impatto umanitario e globale

C’è tuttavia un problema di crisi umanitaria che coinvolge i paesi più poveri e di conseguenza anche noi: si chiama crisi del grano. In Africa non arriva più, a causa del blocco delle navi, il grano prodotto in Ucraina. La guerra e le sanzioni su larga scala contro la Russia hanno portato a una riduzione del volume del commercio mondiale e a un forte aumento dei prezzi dei generi alimentari e dell'energia. C'è stato un forte aumento dei prezzi anche del gas e del petrolio. Questo può essere pericoloso quanto una bomba atomica perché stanno aumentando i Paesi che hanno delle carestie, che restano senza cibo, aggravando anche la situazione sanitaria degli abitanti.

L'altro enorme problema è la fuga delle persone: molti stanno scappando nei nostri Paesi. In Italia sono arrivate, secondo i dati del Ministero dell’Interno, più di cento mila persone che hanno abbandonato il loro Paese. Secondo gli ultimi dati dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), la guerra in Ucraina è stata il motore principale degli esodi forzati nel 2022.

La Corte penale internazionale ha emesso un mandato di arresto per il presidente russo Vladimir Putin a proposito dell'invasione dell'Ucraina. Il tribunale dell'Aia ha accusato il capo del Cremlino di essere responsabile dei crimini di guerra che le sue truppe hanno commesso in Ucraina, in particolare per il trasferimento illegale di bambini dalle aree occupate. Kiev stima che siano oltre 16 mila i bambini trasferiti forzatamente in Russia o nelle zone occupate.

Il simbolo della "Z" e la diplomazia

"Z". In queste settimane questa singola lettera è diventata il simbolo dell'invasione ai danni del popolo ucraino. La "Z" maiuscola infatti è la lettera che campeggia su molti mezzi corazzati e bandiere sventolate dai sostenitori di Putin. Il significato di tale simbolo tuttavia non è ancora ben chiaro.

A tentare di mettere d’accordo Putin e l’Ucraina ci sta provando la “diplomazia” cioè gli incontri dei diversi capi di Stato che provano a fare una trattativa, un patto. A giugno, sono andati a Kiev, per parlare con Zelensky, il nostro presidente del Consiglio Mario Draghi; il capo del Governo tedesco Olaf Scholz e il primo ministro francese Emmanuel Macron. La loro idea è quella di fare un nuovo accordo come quello fatto a Minsk nel 2015. In quest’ultimi mesi ha assunto un ruolo significativo Papa Francesco e il Vaticano. Dopo l’incontro con il presidente Zelensky a Roma, è stato inviato nella capitale per avviare un accordo il cardinale di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Matteo Zuppi.

Le sanzioni sono azioni intraprese da Stati, istituti sovranazionali, come l'Unione Europea, o organizzazioni internazionali, come le Nazioni Unite, nei confronti di un Paese per impedirgli di agire in modo aggressivo. L'obiettivo è quello di determinare un cambiamento nella politica o nell'attività del Paese di destinazione, evitando lo scoppio del conflitto.

Fino ad oggi è stato impossibile un incontro tra Putin e il presidente dell’Ucraina Zelensky. Nonostante i tentativi, la pace rimane un obiettivo lontano, mentre la quotidianità di milioni di persone continua ad essere stravolta dal suono delle sirene e dal peso del conflitto. È importante, per i ragazzi, ricordare che la guerra è una follia che l'umanità deve imparare a superare, cercando il dialogo e la comprensione reciproca anziché la distruzione.

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