Maschere e Tute di Scena: L'Identità Occulta nel Mondo della Musica

La maschera. Talvolta un nascondiglio, talaltra la necessità di personificare qualcuno, o meglio una parte di noi che rappresenta un nostro io nascosto e lo lascia emergere. E magari, prende anche il controllo della situazione. Congetture pirandelliane a parte, l’origine della maschera si perde nella notte dei tempi e da sempre, come un ospite silenzioso, accompagna numerose manifestazioni artistiche e rituali dell’uomo. Anche la musica ne ha avute tante di mascherine, comiche o tragiche proprio come nel teatro, tanto forti a volte da cancellare la persona che le indossa e da trasformarlo nel “personaggio” che viene immediatamente riconosciuto ed amato dal pubblico. Nel corso della storia della musica, gruppi tanto diversi come Underground Resistance, Slipknot e Madvillain hanno scelto di nascondere i propri volti per ragioni molto differenti.

Una serie di maschere iconiche utilizzate da diverse band nella storia della musica

Daft Punk: L'Evoluzione Robotica

La storia dei Daft Punk inizia nel 1993, quando Guy-Manuel de Homem-Christo e Thomas Bangalter facevano parte di una band chiamata Darlin'. Al primo disco uscito, la rivista inglese Melody Maker non fu entusiasta, definendo la musica del gruppo "a daft punky trash". I due decisero di adottare proprio questo nome, i Daft Punk, per il loro nuovo progetto. Dopo i primi anni in cui si esibivano senza costumi, il duo intraprese un percorso visivo unico. Bangalter ha spiegato: «Ci fu un incidente nel nostro studio. Stavamo lavorando con il campionatore e questo, esattamente alle 9:09 del 9 settembre 1999, esplose. Quando riprendemmo conoscenza, ci accorgemmo che eravamo diventati dei robot».

Con l'uscita di Human After All, i Daft Punk indossavano caschi semplificati e giacche e pantaloni di pelle nera disegnati da Hedi Slimane. La popolarità dei Daft Punk è stata in parte attribuita alle loro apparizioni sui media mainstream. Sono apparsi insieme a Juliette Lewis in uno spot pubblicitario per Gap, con il singolo Digital Love, e avevano l'obbligo contrattuale di indossare solo abiti Gap. Nel 2001, i Daft Punk sono apparsi in uno spot pubblicitario nella fascia oraria Toonami di Cartoon Network, promuovendo il sito web ufficiale di Toonami e i video musicali animati del loro album Discovery. I video musicali sono poi apparsi come scene nel lungometraggio Interstella 5555: The 5tory of the 5ecret 5tar 5ystem, in cui i Daft Punk fanno un cameo nei panni dei loro alter ego robotici.

Giorgio Moroder su Geopop: dai Daft Punk all'evoluzione del suono e il ruolo del sintetizzatore

Nel febbraio 2021, i Daft Punk hanno annunciato lo scioglimento dopo 28 anni di musica. Lo hanno fatto con un video, Epilogue, in cui si incontrano nel deserto e Thomas Bangalter viene fatto esplodere da Guy-Manuel de Homem-Christo. Nonostante il loro addio, la loro eredità rimane intatta. Nel 2022 è stata annunciata un'edizione per il 25º anniversario di Homework, includendo materiale d'archivio e remix. Nel 2023 sono state commercializzate nuove edizioni del quarto album Random Access Memories, inclusa una Drumless Edition caratterizzata dalla totale assenza della batteria.

Slipknot: Il Caos in Tuta e Maschera

Nel 1999, nove figure inquietanti emersero dal fumo in Iowa, indossando tute rosse e maschere tanto disturbanti quanto il loro suono. Ogni membro portava un volto diverso - da una maschera in lattice con dreadlocks a una maschera antigas - e un numero tatuato sulla tuta, cancellando ogni traccia di ego personale. Gli Slipknot sono conosciuti per le maschere che attirano molto l'attenzione. Secondo quanto spiegato dal gruppo, l'idea di indossare delle maschere derivava da una maschera da clown che Shawn Crahan ha preso durante le prove quando hanno iniziato a suonare.

Il concetto si è sviluppato negli anni: le maschere, al pari delle uniformi, vengono modificate al momento della pubblicazione di un album in studio. L'aspetto e lo stile delle maschere di solito non differiscono in modo significativo tra gli album; i membri mantengono tipicamente il tema stabilito della loro maschera mentre aggiungono nuovi elementi. Joey Jordison, in un'intervista del 2004, ha affermato che le maschere vengono aggiornate per mostrare la crescita all'interno di ogni individuo. I membri degli Slipknot hanno indossato maschere speciali per occasioni specifiche, in particolare per il video e le esibizioni dal vivo di Vermilion nel 2004 e nel 2005, quando indossavano maschere fatte da calchi dei loro stessi volti.

Un collage fotografico degli Slipknot con le diverse maschere indossate durante i tour

Buckethead: Mistero e Virtuosismo

Se ne sono raccontate tante sul conto di Buckethead. A un certo punto si ipotizzò addirittura che dietro quella maschera ci fosse Steve Vai. Niente di più sbagliato. Il suo nome è Brian Patrick Carroll, ma del suo vero volto le foto in circolazione sono veramente poche. Buckethead prende il suo nome proprio dal "bucket" (cestino) che da sempre ha indossato sul palco, inizialmente con il marchio KFC, poi diventato bianco, bianco come la maschera senza espressione che copre da sempre il suo volto.

Buckethead è un chitarrista che non parla mai in pubblico e si nasconde dietro un'enigmatica maschera bianca e un secchio di pollo. I suoi show sono spettacolari: usa i nunchaku mentre suona la chitarra, percuote il secchio come una drum machine e suona a velocità impressionanti. Dietro quell'immagine si nasconde un virtuoso che ha partecipato a più di 500 album e collaborato con artisti come Iggy Pop, Mike Patton e i Guns N' Roses.

Death SS e l'Horror Metal

Vampiri, mummie, zombie e scheletri: è naturale che i Death SS, tra i padrini dell'horror metal, citino con i propri costumi il più classico immaginario del cinema dell’orrore. Demoni e mostri assortiti popolano le canzoni della band italiana fin dai loro titoli; non stupisce allora che i componenti dell’ensemble si presentino vestiti come le comparse di una qualche intramontabile pellicola interpretata da Vincent Price o Christopher Lee. I personaggi chiave sono il lupo mannaro, lo zombie, la mummia, il vampiro, la morte e il negromante.

Underground Resistance: Politica e Anonimato

Alla fine degli anni ’80, a Detroit, "Mad" Mike Banks, Jeff Mills e i loro amici iniziarono a nascondere i volti sotto sciarpe nere e passamontagna, non per creare mistero, ma per rafforzare un messaggio politico. In una città devastata dalla deindustrializzazione e dalle tensioni sociali dell’era post-Reagan, Underground Resistance nacque come collettivo anonimo che combatteva la gentrificazione e il razzismo con techno militante. Proprio come avevano fatto i Public Enemy con l’hip hop, volevano attrarre i giovani afroamericani verso la techno.

MF DOOM: Il Villano dell'Hip Hop

Il caso di MF DOOM è uno dei più enigmatici dell’hip hop moderno. Un rapper che non mostrò mai il suo volto, sempre nascosto dietro una maschera metallica ispirata a Doctor Doom dei fumetti, un vero omaggio ai villain di carta e inchiostro. Dal vivo manteneva una presenza quasi spettrale, lontana dalla teatralità tipica del rap, ma con una cadenza inesorabile. Nel 2020, la malattia gli ha tolto per sempre la maschera, lasciando un vuoto incolmabile nella cultura hip hop.

Illustrazione stilizzata della celebre maschera di MF DOOM

Altre Formazioni Mascherate

  • Kiss: Quando i Kiss decisero di truccarsi e indossare costumi in lattice ispirati ad Alice Cooper e ai New York Dolls, non immaginavano che ne avrebbero fatto un enorme business. Gene Simmons, Paul Stanley e soci inventarono un circo di personaggi dipinti: il Demone, la Stella, il Gatto e lo Spaziale.
  • The Residents: Nessuno sa chi faccia parte di questa misteriosa troupe, famosa per le enormi teste a forma di occhio. Cancellando ogni travestimento e ogni traccia di individualità, The Residents costrinsero il pubblico ad ascoltare l’inaspettato.
  • Mortiis: Dopo aver registrato il primo album con gli Emperor, il bassista Håvard “Mortiis” Ellefsen lasciò la band per dare vita a un personaggio uscito da un racconto gotico, grazie alla sua iconica maschera col naso da strega e la tunica.
  • Lordi: I finlandesi suonano un hard rock arioso e canterino che ha spaccato le classifiche. Costumi mostruosi e almeno otto ore di makeup per indossarli sono di certo una gran fatica, ma di sicuro è stata la fortuna di questi bruttoni nordici, a metà strada tra un’estremizzazione delle maschere dei Kiss e i vostri incubi peggiori.
  • Ghoul: Band Thrash/Death di Oakland, la cui idea di costumi venne sviluppata da The Curator e Horror Illogium, ispirati dalla moda degli anni 20 e dalle immagini create dall'attore Lon Chaney Sr.

Al di là della curiosità morbosa o dell’eccentricità, ciò che unisce tutti questi artisti non è solo una maschera, ma un’intenzione. In un mondo sempre più ossessionato dall’esposizione e dall’identità, forse la cosa più trasgressiva oggi è proprio scomparire dietro un personaggio, permettendo alla musica di parlare al posto del volto.

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