Il Giuramento di Ippocrate: Storia, Divieto dell'Aborto e il Significato di un Vincolo Etico Antico

Il Giuramento di Ippocrate rappresenta senza dubbio il più celebre documento della medicina occidentale. Per secoli, questo testo è stato invocato come fondamento essenziale dell'etica medica, oppure deriso come un reperto obsoleto e privo di pertinenza. Tuttavia, anche dopo anni, se non secoli, di sforzi filologici, rimangono aperte domande cruciali sulla sua origine, sul suo significato effettivo e sulla sua applicazione storica. La risposta alla domanda fondamentale, "che cos'era il Giuramento di Ippocrate?", a prima vista appare semplice: si tratta di un brano in prosa, di breve estensione, scritto in un particolare dialetto del greco antico, che ci è pervenuto attraverso i secoli insieme ad altri scritti associati al nome di Ippocrate di Cos. Ippocrate, come personaggio storico, fu il più famoso medico dell'antica Grecia e insegnò medicina, forse ad Atene, intorno al 420 a.C. Tuttavia, l'attribuzione a Ippocrate è incerta, così come quella di numerosi altri scritti compresi nel "corpus hippocraticum". La data di composizione non è definita con certezza, ma pare certo che non preceda il IV secolo a.C.

Copertina del Corpus Hippocraticum

Le Origini e l'Enigma Testuale del Giuramento

Il Giuramento di Ippocrate, nella sua forma più comunemente conosciuta, inizia con un solenne appello a divinità: "Giuro su Apollo medico e su Asclepio e su Igea e su Panacea e su gli dèi tutti e le dee, chiamandoli a testimoni". Questo testo, tramandato attraverso i secoli, contiene precetti che ancora oggi risuonano nell'ambito della professione medica. Tra questi, il divieto di somministrare farmaci mortali e, in modo particolare, il divieto di "dare alle donne pessari per provocare l’aborto".

Tuttavia, proprio questo passo relativo all'aborto è stato a lungo oggetto di studio da parte dei filologi, ponendo diverse problematicità. La versione comunemente diffusa del Giuramento non è databile all'epoca di Ippocrate (attivo nel V secolo a.C.), ma piuttosto attorno al 245 d.C. Questo dato solleva interrogativi fondamentali: quanto del testo originale riflette realmente il pensiero di Ippocrate e quanto invece rappresenta un'aggiunta o una reinterpretazione successiva? I restanti testi di Ippocrate, attribuibili con maggiore certezza a lui, in particolare quelli riguardanti la ginecologia, riportano istruzioni per aborti chirurgici e non danno alcuna valutazione morale su questo tipo di operazioni. Sembra quindi che Ippocrate avesse studiato e illustrato le tecniche abortive, senza apparentemente vietarne l'uso.

Raffigurazione di Ippocrate

L'Aborto nel Mondo Antico: Tra Pratiche e Legislazioni

La questione dell'aborto è centrale nell'analisi del Giuramento e del suo contesto storico. Contrariamente a una visione semplificata che vorrebbe il divieto dell'aborto come una costante immutabile nella storia, la realtà antica era molto più sfumata. L'aborto, intanto, è sempre stato praticato in tutte le culture e per i più svariati motivi. Le donne, nel momento in cui si scoprono incinte, potevano decidere di ricorrere a pratiche abortive.

Nella Grecia e a Roma, prima della diffusione del cristianesimo, la situazione era piuttosto variegata. L'aborto, in linea di massima, non era considerato una procedura vietata. L'unico caso in cui era fermamente condannato era quando la decisione di abortire poteva danneggiare il padre del futuro neonato, per questioni ereditarie o di lignaggio. In Grecia e a Roma non erano vietate le tecniche contraccettive; anzi, donne e uomini erano considerati liberi di servirsene, sebbene l'efficacia di questi mezzi fosse molto limitata all'epoca, nonostante esistessero persino rudimentali preservativi. Di conseguenza, il ricorso all'aborto era più diffuso ed efficiente.

Negli scritti di Ippocrate e degli altri medici dell'epoca si trovano infatti elencate numerose tecniche meccaniche o chirurgiche per effettuare aborti. Si poteva intervenire chirurgicamente, manualmente con massaggi e manipolazioni, o indurre l'aborto tramite salti o altri sforzi fisici. Tra i metodi "chimici" per procurare l'aborto, il più diffuso era il decotto di Silfio, una pianta oggi estinta, originaria della regione di Cirene nel Nord Africa. Questa pianta era considerata preziosissima, tanto che sul mercato valeva più dell'oro, ma il suo sfruttamento intensivo ne determinò la scomparsa.

La Definizione di Vita nella Legge Romana e Greca

La concezione della vita e del feto variava considerevolmente tra le diverse culture e filosofie antiche. Per Ippocrate e Aristotele, la vita iniziava prima della nascita, ma in un periodo successivo di almeno 3 mesi dal concepimento. Prima di questo stadio, il feto non era tecnicamente considerato "vivo", e quindi nemmeno per legge l'aborto sarebbe stato sanzionabile.

La legge romana, tuttavia, prevedeva che un corpo fosse considerato vivo solo dopo la nascita effettiva. I grandi giuristi romani come Marcello, Papiniano e Ulpiano consideravano il parto il momento in cui l'essere umano è compiutamente vivo. Il feto prima del parto veniva considerato solo una parte del corpo della madre e, come tale, non era considerato vivo. Un bambino nato morto, cioè che non era riuscito nemmeno a emettere il primo respiro, per la legge romana veniva considerato come qualcosa che non era mai stata viva. Per questo motivo, la legge romana non puniva l'aborto in sé. La donna non poteva essere considerata colpevole di aver commesso un delitto contro una cosa che, in effetti, non era un essere umano, ma al massimo una parte del suo stesso corpo.

La legge sanzionava, piuttosto, chi causava l'aborto (medico, levatrice o altro). Questi personaggi, infatti, avevano leso secondo la legge romana il legittimo "proprietario" del corpo della donna, cioè il marito o il padrone (nel caso si trattasse di una schiava). Venivano quindi considerati responsabili non di aver ucciso un feto, ma di aver causato danni al corpo della madre. Cicerone cita la "spes parentis", cioè il diritto del padre o del capo della gens di vedere nascere il figlio/discendente, soprattutto se il feto era destinato a entrare in un asse ereditario di qualche famiglia importante. Ne conseguiva che una donna non sposata e libera che decideva di abortire non poteva essere incriminata di nulla, in quanto non aveva leso i diritti del padre o di un padrone.

Illustrazione di un antico medico romano

L'Influenza del Cristianesimo sull'Etica Medica

Il quadro legislativo e morale sull'aborto e sull'etica medica cambiò radicalmente con la diffusione del cristianesimo e la sua affermazione come religione di Stato, sebbene questo cambiamento non fu così rapido come si potrebbe pensare. Anche i cristiani, per secoli, non ebbero una visione precisa e univoca su quando l'essere umano potesse essere considerato vivo. Lo stesso Tommaso d'Aquino nella Summa sosteneva che l'anima non era insita nel corpo fin dal concepimento, per cui l'embrione e il feto non potevano essere considerati vivi fin dall'inizio della gestazione.

Fu solo con Papa Sisto V, alla fine del '500, che il primo Papa considerò l'aborto un omicidio. Fino al 1869, l'aborto venne considerato un delitto solo nel caso in cui il feto risultasse "animatus", cioè in possesso di un'anima. Al di sotto dei tre mesi dal concepimento o nel caso di feti morti in utero, non si poteva parlare di omicidio.

I musulmani, invece, sono più vicini alla linea interpretativa della Chiesa delle origini fino a Tommaso d'Aquino. Ritengono infatti che l'anima entri nel feto solo dopo 40/120 giorni dal concepimento. Al di sotto di questo limite, l'aborto non è considerato un delitto.

Il cristianesimo introdusse anche un nuovo concetto di "cura medica", influenzato dalla "Parabola del Buon Samaritano" di Gesù Cristo. Questo portò alla nascita dei primi xenodochi e hospitalia, embrioni degli ospedali moderni. Il concetto di terapia medica, di origine greca, si completò ma cambiò significato: l'obiettivo primario non era più solo la guarigione del paziente, ma la cura della persona sofferente, fino alla morte naturale. Da qui sarebbe poi nato il ruolo "infermieristico", originariamente non distinto da quello medico. L'introduzione del concetto cristiano di "cura della persona sofferente", vista come immagine della sofferenza di Cristo sulla croce, ebbe un ruolo determinante per lo sviluppo della clinica in luoghi appositi.

La Parabola del Buon Samaritano

La Fluidità del Giuramento: Adattamenti e Reinterpretazioni

Il Giuramento di Ippocrate, lungi dall'essere un documento fisso e immutabile, si è rivelato nel corso dei secoli un testo estremamente fluido, soggetto a continue modifiche e reinterpretazioni in base al contesto storico, culturale e religioso. I copisti, nel corso del tempo, hanno alterato il testo originale per renderlo conforme alla lingua greca corrente, ma i cambiamenti più interessanti sono quelli nella sostanza.

La lunga lista di divinità con cui si apre il Giuramento non aveva posto nell'universo ebraico, cristiano o musulmano, e quindi furono sostituite o integrate con la forma appropriata di divinità. Il Giuramento arabo, ad esempio, inizia con l'invocazione ad Allah, prima di menzionare Asclepio e altri santi.

Ancora più significativo è ciò che accade nella seconda sezione, dove il futuro medico giura di onorare il maestro come i propri genitori. In una società in cui i legami familiari e di corporazione erano forti, questa clausola poteva avere senso. Tuttavia, i medici di epoche successive non erano più così desiderosi di fornire sussidi ai loro maestri. Di conseguenza, un copista molto antico rimosse ogni riferimento alla dipendenza economica dal maestro, e nella versione cristiana del Giuramento questa seconda sezione scompare del tutto.

La versione cristiana del Giuramento presenta ulteriori due cambiamenti significativi: il divieto relativo all'aborto viene rafforzato eliminando ogni accenno al fatto che l'unica cosa vietata fosse somministrare un pessario abortivo. In questo nuovo contesto religioso, la parola "pessario" viene fatta cadere, e la sezione viene unita alla frase successiva sulla chirurgia o, secondo alcune opinioni, la sostituisce.

Anche nel diciannovesimo secolo, parole con una forte connotazione religiosa come "santità" e "purezza" scompaiono da alcuni testi e traduzioni del Giuramento. Una versione inglese moderna, forse degli anni '30, rende più specifiche norme che nell'originale erano generali. Ad esempio, il divieto di causare deliberatamente la morte di una persona su richiesta viene interpretato solo come riferimento al suicidio assistito, mentre l'originale poteva comprendere l'eutanasia o la partecipazione a torture o assassinio per tornaconto politico o sociale.

Le pratiche illecite legate alla sfera sessuale vengono enfatizzate. La frase "Non taglierò con il bisturi, nemmeno per i calcoli", che originariamente rappresentava un divieto a ogni forma di chirurgia, viene trasformata in una norma contraria solo alla litotomia.

Questo dimostra che il Giuramento di Ippocrate non è stato un documento statico. È stata la società a imporre le proprie interpretazioni e i propri valori su ciò che il Giuramento è e rappresenta, modificandolo costantemente per adeguarlo alle esigenze, alle preoccupazioni e, talvolta, ai pregiudizi della società contemporanea.

Manoscritto antico con annotazioni mediche

Il Giuramento di Ippocrate nella Pratica Medica Antica e Moderna

L'idea che i medici greci prestassero solennemente il Giuramento di Ippocrate è una convinzione diffusa ma storicamente complessa. Quasi tutti i classicisti accettano l'idea che molti medici greci e romani, nella loro pratica e nella loro etica, non seguissero affatto il Giuramento di Ippocrate. Essi infatti prestavano aiuto per suicidi e aborti, senza subire per questo alcuna condanna. Ippocrate stesso insegnò per denaro. Si effettuavano complessi interventi chirurgici, anche di litotomia, senza alcun rimorso. Si seguiva, insomma, un'etica del risultato: qualunque cosa potesse aiutare il paziente era ipso facto morale. In breve, il Giuramento di Ippocrate non è rappresentativo del pensiero medico greco nel suo complesso; riflette le idee di un gruppo ristretto, non quelle della maggioranza dei medici e di chi forniva cure in generale. Di certo non fu mai imposto come qualifica necessaria per esercitare.

Quando intorno al 47 d.C. uno medico siciliano di nome Scribonio Largo scrisse il suo trattato di farmacologia, invocò invano il ritorno al Giuramento di Ippocrate e alla disciplina morale che questo implicava. Era affascinato da quell'immaginario di tipo militare, ritenendo che essere un medico implicasse necessariamente tutti gli obblighi morali descritti nel Giuramento. La moralità del medico, nella sua prospettiva, andava di pari passo con il suo lavoro. Questo è un potente appello a quella che i filosofi morali chiamano etica deontologica: far parte di un gruppo impone ai membri determinati obblighi. Nello stesso tempo, però, Scribonio chiarisce che la realtà era molto diversa: non c'erano giuramenti, né sistemi di disciplina medica, né norme morali; c'era un settore medico privo di regolamentazione.

Nell'antichità non c'erano esami di abilitazione da superare, né associazioni né Facoltà. Tutto ciò che era necessario per diventare medico era la propria professio, una dichiarazione di essere medici. Questo è testimoniato da una causa legale del 124 d.C. nell'Egitto romano, quando un medico si appellò al governatore dopo che la sua comunità locale gli aveva revocato i privilegi fiscali. Il governatore ironizzò: "Forse è perché tu sei un pessimo medico? Tuttavia, torna al tuo distretto locale, presentati di fronte all'ufficiale delle tasse del luogo e semplicemente affermando che tu sei un medico riacquisterai tutti i privilegi che hai perso".

Mezzo secolo dopo, verso il 200 d.C., il grande medico Galeno di Pergamo scrisse un commento al Giuramento di Ippocrate, di cui sopravvive una parte in traduzione araba. I suoi contenuti mostrano una cultura straripante, illustrando ad esempio il significato del serpente associato ad Asclepio come simbolo di eterna vigilanza del medico. Ciò che manca in questo commento, così come in qualunque pagina degli scritti di Galeno, è una qualsiasi indicazione che il Giuramento di Ippocrate venisse realmente giurato in quel tempo. Quando Galeno si richiamava a Ippocrate per istruzioni sul comportamento, non era al Giuramento che guardava, quanto piuttosto alla pratica di Ippocrate stesso: a Ippocrate che trattava principi e poveri allo stesso modo, ma rifiutò di curare il re di Persia perché ciò avrebbe significato curare un nemico della sua patria. Galeno metteva in evidenza l'ammonimento di Ippocrate ad avere cura del proprio abbigliamento, delle buone maniere, del modo di esprimersi, delle unghie e persino dell'acconciatura dei capelli. Tutto questo, secondo Galeno, avrebbe dato al paziente la fiducia necessaria alla guarigione.

Illustrazione di antichi strumenti medici

La Crisi del Giuramento e la Nascita di Nuovi Codici

La storia della legislazione sull'aborto, così come quella dell'etica medica, è complessa e fin dall'antichità il tema pone problemi notevoli al legislatore. Persino culture che non accordavano particolari garanzie alla libertà della donna consentivano però gli aborti o non li consideravano un atto criminoso.

L'importanza del Giuramento di Ippocrate come documento da giurare formalmente nelle cerimonie e nelle procedure per diventare medici è un'idea che caratterizza in larga misura proprio il ventesimo secolo. Non è detto che alcuni, in determinati luoghi e momenti storici, abbiano prestato il Giuramento di Ippocrate, o che ricorrere a un giuramento di questo tipo sia stata una parte frequente delle cerimonie di immatricolazione o di laurea.

Nel corso degli anni, copisti, pretesi fedeli e pretesi violatori del Giuramento ne hanno modificato il linguaggio e lo spirito iniziali. Questo è il motivo per cui, per appellarsi alle eterne verità del Giuramento, si deve selezionare con cura ciò che queste verità devono essere e rimuovere, ritradurre o quantomeno trascurare i passaggi non adatti alla società contemporanea.

Il moderno Codice Deontologico e la pratica medica attuale riflettono un'evoluzione complessa. L'introduzione del concetto di "cura medica" ha completato la terapia medica di origine greca, ma ne ha modificato il significato. L'obiettivo primario è la cura della persona sofferente, fino alla morte naturale. Questo modello, incentrato sulla persona e che affida al medico un ruolo maieutico, richiede l'applicazione del "Metodo clinico centrato sulla persona".

Il Giuramento di Ippocrate, pur rimanendo un simbolo potente, non è più l'unico riferimento etico per la professione medica. La sua eredità si intreccia oggi con codici deontologici nazionali e internazionali, che cercano di adattare i principi etici fondamentali alle sfide e alle complessità della medicina contemporanea, mantenendo viva la tensione tra il giuramento antico e le esigenze di una società in continua trasformazione. Le questioni relative all'aborto, in particolare, continuano a essere un terreno di dibattito etico e legale, dimostrando quanto la definizione di "vita" e i diritti individuali siano concetti storicamente e culturalmente determinati.

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