La questione dell'aborto in Italia è da tempo avvolta da un dibattito intenso e spesso polarizzato, che intreccia considerazioni etiche, morali, religiose e giuridiche. Nonostante sia una tematica che riguarda primariamente le donne, la sua complessità impone una riflessione profonda anche da parte della sfera laica e intellettuale. In questo contesto, le posizioni di figure di spicco del panorama politico e giuridico italiano, come Giuliano Amato, offrono spunti di analisi preziosi per comprendere le sfumature e le sfide che circondano questo argomento.
Il Tabù dell'Aborto e la Necessità di un Dibattito Chiaro
Giuliano Amato, figura di rilievo nel panorama politico e giuridico italiano, con una vasta esperienza come Ministro, Presidente del Consiglio e membro del Parlamento, ha più volte sottolineato l'esistenza di un "tabù" attorno al tema dell'aborto in Italia. Questo tabù non è ascrivibile unicamente all'influenza della tradizione cattolica, che ha attivamente promosso una narrazione fondamentalista per sensibilizzare la parte più intransigente dei credenti, ma anche alla reticenza di molti intellettuali e politici laici ad affrontare apertamente la questione.
Amato critica la posizione di chi si sottrae al dibattito con la frase "è una cosa da donne, mi tiro fuori", auspicando invece un maggiore coraggio nel confrontarsi con le diverse sfaccettature del problema. Egli ritiene fondamentale prendere le distanze da posizioni estreme e controverse, anche quelle espresse da figure intellettuali amate e citate come Pier Paolo Pasolini, il quale definì la legalizzazione dell'aborto come una "legalizzazione dell'omicidio", esprimendo un profondo trauma personale legato alla sua esperienza vissuta della vita prenatale.

La critica di Amato si rivolge non solo alle posizioni prevedibili e scontate di figure come Giuliano Ferrara o Costanza Miriano, ma soprattutto al "silenzio grave" che circonda il dibattito, un silenzio che mette a rischio diritti acquisiti. Sottolinea come la legge 194, pur rappresentando un quadro normativo, sia di fatto resa inapplicabile dall'eccesso di obiezione di coscienza. L'esempio della Spagna, dove si sono verificate battaglie e inversioni di tendenza, dimostra che nessuna conquista in questo ambito è mai definitiva e che la vigilanza è sempre necessaria.
La Sentenza Roe vs. Wade e le Implicazioni per le Democrazie
La recente decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di abolire il diritto federale all'aborto, annullando la storica sentenza Roe vs. Wade, ha riacceso il dibattito a livello globale e ha trovato in Giuliano Amato un osservatore attento e critico. Amato richiama la profezia del giudice Stephen G. Breyer, il quale, già nel 2019, aveva espresso preoccupazioni per la sorte di Roe vs. Wade attraverso una "dissenting opinion".
Breyer aveva criticato il precedente "overrulling" della Corte in un caso relativo alle tasse, evidenziando come la Corte avesse modificato una sua precedente sentenza con argomenti non sufficientemente solidi. La decisione sull'aborto, definita dalla Corte stessa "sbagliata in maniera eclatante, in rotta di collisione con la Costituzione fin dal primo momento", appare a Amato come un esempio di un approccio eccessivamente drastico e poco ponderato.
Tuttavia, Amato riconosce che l'overrulling non è un fenomeno infrequente nella storia della Corte Suprema americana, citando numerosi precedenti celebrati dai progressisti in quanto hanno ampliato i poteri del Congresso federale, soprattutto a partire dal New Deal. Questi cambiamenti di opinione hanno spesso accompagnato trasformazioni sociali e politiche significative.

La riflessione di Amato si sposta poi sulla figura di Ruth Bader Ginsburg, celebre giurista liberal, che si era interrogata sulla opportunità di aver forzato la questione di Roe vs. Wade, suggerendo che forse sarebbe stato più proficuo continuare la battaglia politica "stato per stato". Amato definisce questa analisi "ineccepibile", sottolineando come la radicalizzazione andasse evitata e come la difesa del diritto all'aborto avrebbe dovuto privilegiare la sede politica.
La Crisi delle Democrazie e la Polarizzazione Politica
Giuliano Amato osserva con preoccupazione la crescente polarizzazione politica negli Stati Uniti, che vede la nazione come "il prototipo delle democrazie in crisi", caratterizzata da sistemi in cui o non si riesce a far nulla o si adottano soluzioni estreme. Questo scenario si riflette anche nella gestione della questione aborto, dove i tentativi di aggirare Roe vs. Wade negli stati a maggioranza repubblicana e la mancata approvazione di una legge federale sull'interruzione di gravidanza, nonostante una breve maggioranza democratica al Congresso, evidenziano una paralisi decisionale.
Amato si interroga sulla possibilità che, in un contesto politico differente, sarebbe stato possibile trovare un compromesso legislativo, magari ispirato alla legge italiana 194, che prevede maggiori cautele dopo i primi 90 giorni dalla fecondazione. Critica implicitamente l'approccio dei Democratici che si sono limitati a proporre una legge ricalcata sulla Roe vs. Wade, senza esplorare attivamente vie di mediazione con potenziali senatori repubblicani.
La sentenza sull'aborto, secondo Amato, non è solo una questione giuridica, ma anche un riflesso di un clima politico mutato. Cita il caso della Polonia, dove la decisione legislativa sull'aborto ha avuto effetti "aberranti", al punto da impedire interventi medici anche in casi di pericolo di vita per la donna.
Il Ruolo della Corte Costituzionale e la Dissenting Opinion
Amato si sofferma sul ruolo della Corte Costituzionale italiana, ipotizzando come avrebbe gestito una questione simile a quella affrontata dalla Corte Suprema americana. Egli ritiene che la Corte italiana, di fronte a un problema che necessita di una disciplina articolata e di tempi e modi definiti, avrebbe probabilmente richiamato il Parlamento alla sua responsabilità legislativa, in linea con le frequenti decisioni che chiamano in causa il Parlamento.
Il dibattito sull'aborto - utalk
Riflettendo sull'istituto della "dissenting opinion", Amato, che in passato ne fu sostenitore, ammette di aver maturato una visione più cauta. Pur riconoscendo i benefici teorici di questo strumento, come la preparazione al cambiamento futuro e la base per la correzione di decisioni errate, egli teme che, in presenza di propensioni personalistiche, possa favorire la ricerca di visibilità esterna a scapito del dibattito interno alla Corte. L'esperienza diretta del giudizio costituzionale lo ha convinto che i costi di tale pratica possano superare i benefici, soprattutto in un clima politico altamente polarizzato.
La Prospettiva di Amato: Pluralismo, Fede e Responsabilità Laica
Al di là delle questioni strettamente giuridiche e politiche sull'aborto, Giuliano Amato ha sempre promosso un dialogo costruttivo tra credenti e non credenti, superando divisioni ideologiche. Egli auspica che i non credenti riconoscano l'importanza della dimensione religiosa nelle scelte pubbliche, mentre i credenti, pur mantenendo le proprie convinzioni, accettino pienamente il pluralismo e la pari dignità di tutti gli interlocutori.

In questo senso, Amato individua nell'eredità di Papa Francesco un modello di pluralismo e di convivenza tra diversità, anche religiose. Francesco, con il suo approccio vicino agli "ultimi" e la sua condanna della "cultura degli scarti", promuove il riconoscimento dell'altro e la ricerca di ragioni comuni di appartenenza alla famiglia umana. Il documento firmato ad Abu Dhabi con il Grande Imam di Al-Azhar, Al Tayeb, sul dialogo e la collaborazione tra cattolici e musulmani, è visto da Amato come un esempio concreto di questo approccio.
Amato evoca il pensiero del cardinale Niccolò Cusano, il quale sognava un incontro tra rappresentanti di diverse religioni, sottolineando come le apparenti divergenze dottrinali fossero frutto dell'imperfezione umana e non di insegnamenti divini differenti.
La "Marcia in Più" dei Credenti e la Responsabilità Etica
Il concetto di "marcia in più", utilizzato da Amato per descrivere la carica spirituale che anima i credenti cristiani, non si limita alle questioni legate all'inizio e alla fine della vita, ma si estende a tutte le sfere dell'esperienza umana. Egli critica i credenti che si ricordano della loro fede solo in questi momenti cruciali, trascurandola in altri ambiti fondamentali dell'agire etico e sociale.
Amato pone interrogativi stringenti sulla coerenza cristiana di fronte a fenomeni come l'indifferenza verso gli immigrati, il favoreggiamento dell'evasione fiscale, la negazione di cittadinanza ai transgender, o la mancanza di pietà verso chi sceglie il suicidio assistito. Sottolinea come l'adesione intransigente ai principi, senza la guida dell'amore verso gli altri, possa condurre a forme di intolleranza che contraddicono il messaggio cristiano.
La legge 194, secondo Amato, rappresenta un esempio di legislazione equilibrata e condivisa, a differenza delle recenti leggi statali negli Stati Uniti che, a suo avviso, sono il risultato di una radicalizzazione delle posizioni contrapposte. Pur riconoscendo la possibile "drasticità" del linguaggio di Papa Francesco su temi etici, Amato afferma che l'aborto è un'uccisione e non si deve "far finta che non lo sia" per non turbare l'immagine di un diritto.

La Nomina alla Corte Costituzionale e la Rinuncia all'Attività Giornalistica
La nomina di Giuliano Amato a giudice della Corte Costituzionale ha comportato la sua dimissione da altre attività, inclusa la collaborazione quindicinale con il quotidiano Il Sole 24 Ore. Amato ha ribadito la sua ferma convinzione che la posizione di giudice costituzionale sia incompatibile con qualsiasi altra attività, dichiarando che "un giudice costituzionale non è e non può essere un opinionista".
Questa scelta segna un ritorno alle origini della sua carriera, focalizzata sullo studio e sul lavoro nel diritto costituzionale. Amato ha espresso dispiacere per la fine della sua collaborazione giornalistica, ma ha fiducia che i temi trattati e l'angolatura critica adottata non vengano abbandonati. Ha inoltre sottolineato di non aver mai cumulato "prebende", smentendo accuse contrarie e confermando la sua integrità.
La sua ultima dichiarazione pubblica come Presidente della Corte Costituzionale, prima della nomina a giudice, ha riguardato proprio l'overrulling della Roe vs. Wade, definendolo un atto che "ha precluso a lungo una legislazione equilibrata". Amato ha ribadito la sua posizione mediana sull'aborto, ispirata a un'etica laica critica del "diritto" assoluto, e ha nuovamente rimarcato l'importanza di una legislazione di tipo europeo come possibile punto di mediazione.