Settimana scorsa è nata una piccola giraffa, un esemplare geneticamente puro della sottospecie Baringo (Giraffa camelopardalis rothschildi), un evento che sottolinea la meraviglia e la complessità del ciclo vitale di questi maestosi animali. Madre, Zora, ha già partorito altre volte e sta allevando questa nuova giraffa con tutta naturalezza, fornendole tutte le cure necessarie e coccolandola. Un'altra incredibile nascita ha visto protagonista Orla, la cui piccola giraffa, alta ben un metro e mezzo, è venuta al mondo dopo quindici lunghi mesi di gestazione. Tutta la gestazione è stata osservata e seguita con attenzione e il momento in cui il piccolo tocca il suolo è davvero emozionante. Splendida la cura e l’amore che mette la mamma nel ripulirlo.
Questi eventi non sono solo momenti di gioia, ma anche di speranza, specialmente quando si tratta di sottospecie considerate "in pericolo di estinzione" secondo la IUCN, come la giraffa di Baringo, anche conosciuta come giraffa di Rothschild o giraffa dell'Uganda. La sua distribuzione geografica comprende la regione centrale del Kenya, l'Uganda settentrionale e il Sudan meridionale e secondo gli ultimi dati ci sono meno di 1.500 individui nel suo ambiente naturale, a causa della distruzione del suo habitat e del bracconaggio. La nascita di ogni singolo vitello è un passo fondamentale per la conservazione di queste magnifiche creature, simbolo dell'Africa selvaggia.
Il Miracolo della Nascita: Il Ciclo Riproduttivo delle Giraffe
La riproduzione delle giraffe avviene praticamente nell’arco di tutto l’anno, ma con dei picchi di accoppiamenti nella stagione delle piogge. Questo permette una maggiore disponibilità di risorse alimentari per le madri e i loro piccoli, aumentando le loro probabilità di sopravvivenza. I maschi, per contendersi territori e femmine, utilizzano il necking: si danno ossia dei forti colpi tra loro con il collo e con la testa. Così facendo, le corna principali si spellano e si ritrovano spesso senza ciuffi di pelo, un chiaro segno di queste vigorose competizioni.
Gestazione: Il Lungo Viaggio del Cucciolo
Il periodo di gestazione delle giraffe è particolarmente lungo, protraendosi per circa 15 mesi e mezzo, o più precisamente, si estende per circa 400-468 giorni, con una media di 457 giorni. Durante questo lungo periodo, la madre porta in grembo un solo vitello, poiché la prole è singola in quasi ogni parto. Questa gestazione prolungata assicura che il piccolo sia ben sviluppato e sufficientemente robusto al momento della nascita per affrontare le sfide dell'ambiente della savana.

Il Parto: Un Evento Singolo e Sorprendente
Il momento del parto è un evento rapido e cruciale nella vita di una giraffa. Di solito, i parti durano circa 45 minuti dopo la rottura delle acque. Il piccolo, ancora non ha un nome, ma è la mascotte dello zoo. Una giraffa appena nata è già alta come un uomo adulto, circa 1,80 metri, e può essere alta ben un metro e mezzo, una "giraffa in miniatura" ma con dimensioni già considerevoli. Questa altezza alla nascita è un adattamento vitale che consente al cucciolo di vedere sopra l'erba alta e di iniziare a seguire la madre poco dopo essere venuto al mondo, minimizzando l'esposizione ai predatori. La mamma la coccola e le fornisce tutte le cure necessarie per il suo avvio alla vita.
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Cura Materna e Sviluppo del Piccolo
Dopo la nascita, il periodo di allattamento può durare fino a un anno, anche se dopo qualche settimana i piccoli cominciano a mostrare interesse per il cibo solido. Lo svezzamento avviene in genere fra i 12 e i 16 mesi, ma può essere più breve per i maschi. L'indipendenza dalla madre, un altro passo cruciale nello sviluppo, si verifica in genere fra 1 e 3 anni di età. Le femmine e i piccoli vivono in gruppi composti fino a 50 animali, spesso in gruppi composti da femmine imparentate tra loro e dalla loro prole, o in branchi di maschi adulti non imparentati. Tuttavia, si tratta di una specie gregaria che può formare grandi branchi misti.
La Giraffa: Gigante della Savana Africana
La giraffa è un genere di mammifero artiodattilo africano al quale appartengono quattro specie; è l’animale terrestre vivente più alto, nonché il ruminante di maggiori dimensioni. Le sue caratteristiche principali più appariscenti sono il collo e le zampe estremamente lunghi, gli ossiconi simili a corna e la peculiare colorazione del manto. Raggiungendo i 6 metri di altezza, è l’animale più alto conosciuto. Non è solamente l’animale terrestre più alto al mondo, ma possiede anche il collo più lungo e ha anche il maggior numero di corna! Le sue principali caratteristiche distintive sono il collo e le zampe estremamente allungati, motivo per cui è considerata dagli specialisti un “capolavoro di ingegneria”, soprattutto per la capacità di gestire la pressione nei suoi vasi sanguigni; gli ossiconi, simili a corna, presenti sul capo; i grandi occhi neri con lunghe ciglia; e il caratteristico mantello a macchie, che varia tra le sottospecie.
Adattamenti Fisici Straordinari
Il lungo collo delle giraffe, composto da sole sette vertebre come il nostro e come quello di quasi tutti i mammiferi, e le zampe anteriori più lunghe di quelle posteriori, permettono loro di raggiungere le foglie superiori degli alberi, evitando la competizione alimentare con altri erbivori. La giraffa ha una lingua di ben 50cm, prensile, coriacea e…blu! La utilizza per strappare le foglie dagli alberi, quindi ha una flessibilità e un controllo fuori del normale. La durezza è necessaria per evitare di ferirsi quando si nutre di corteccia staccandola direttamente dagli alberi con la lingua. Infine, il colore blu è necessario per evitare di ustionarsi. Lo sapevi che probabilmente la lingua della giraffa è così scura affinché non si scotti al sole?

La pelliccia delle giraffe è gialla con grandi macchie irregolari di colore marrone chiaro o scuro. Le macchie sul collo e sulle gambe sono più piccole. Questa colorazione li aiuta a mimetizzarsi nella savana, simulando il loro ambiente ed evitando i predatori.
Comportamento e Dieta
Le giraffe abitano principalmente savane e aree boschive, distribuite nelle regioni dell’Africa sub-sahariana (Camerun settentrionale, Ciad meridionale, Repubblica Centrafricana e Repubblica Democratica del Congo), nell’Africa orientale e settentrionale (Kenya, Etiopia, Somalia e Uganda), e nell’Africa occidentale, dove è rimasta una popolazione residuale in Niger, e in Eritrea. Nell’Africa meridionale le giraffe, un tempo scomparse, sono state reintrodotte in molte aree ed ora sono molto frequenti sia all’interno delle aree protette sia al di fuori di esse. La distribuzione geografica della giraffa si estende dal Ciad a nord, al Sudafrica a sud, e dal Niger a ovest fino alla Somalia a est.
Le giraffe trascorrono circa la metà della giornata a mangiare. L’alimentazione è composta principalmente da foglie, germogli e giovani rami di acacia. Di preferenza foglie, germogli e giovani rami di acacia. Una giraffa adulta ha bisogno di circa 70 chilogrammi di cibo. Mangiano complessivamente 60 kg al giorno di vegetali, soprattutto fieno (ed erba fresca quando è stagione) sempre a loro disposizione, fogliame (di cui vanno ghiotti, come leccio, farnia, tiglio e alloro) e ramoscelli freschi, ma anche fiori, frutti (soprattutto banane) e verdura (carote, cipolle, cicoria, bieta, lattuga e sedano). Integra la loro dieta un composto di avena, crusca, soia, grano, erba medica, zucchero, minerali, olio di soia e vitamine. Le giraffe bevono solo ogni due giorni circa. Si procurano i liquidi perlopiù da quelle piante che riescono a immagazzinare grandi quantità di acqua, come ad esempio i cactus. Le giraffe a volte masticano delle ossa.
Questo enorme animale sorprendentemente è molto silenzioso. Difficilmente, infatti, si possono sentire i vocalizzi delle giraffe, ma quando questo avviene “landisce”. Le giraffe sono tra gli animali con meno necessità di dormire al giorno: solamente un’ora divisa in piccoli pisolini da 10-15 minuti l’uno! E sempre in piedi.
Nonostante le loro dimensioni, le giraffe non sono prive di predatori: i piccoli possono essere preda di leopardi, iene maculate e licaoni, mentre gli adulti possono cadere vittime di branchi di leoni.
Diversità e Tassonomia delle Giraffe: Un Mondo di Sottospecie
La giraffa appartiene alla famiglia Giraffidae, insieme al suo parente vivente più prossimo, l'okapi. L'okapi è un timido abitante della foresta pluviale della Repubblica Democratica del Congo. Sono ruminanti del clade Pecora, insieme agli Antilocapridae (le antilocapre), i Cervidae (cervi), i Bovidae (bovini, antilopi, capre e pecore) e i Moschidae (cervi muschiati). La giraffa appartiene al sottordine Ruminantia. Molte specie di Ruminantia risalenti all'Eocene medio sono state scoperte in Asia centrale, nel Sud-est asiatico e in Nord America. Le condizioni ecologiche di quel periodo potrebbero aver facilitato la loro rapida dispersione.
L'Evoluzione del Genere Giraffa
Tra le cinque specie viventi della famiglia dei Giraffidi, quattro appartengono al genere Giraffa, mentre l'altra è l'okapi. La famiglia, un tempo molto più numerosa, comprendeva oltre 10 generi fossili descritti. I parenti più stretti dei Giraffidi erano gli estinti Climacoceratidi, che, insieme alla famiglia degli Antilocapridi (di cui l'unica specie attuale è l'antilocapra), appartenevano alla superfamiglia Giraffoidea. Alcuni antichi Giraffidi, come il Sivatherium, avevano corpi massicci, mentre altri presentavano forme molto più slanciate.
Il più antico antenato conosciuto della linea evolutiva della giraffa è il Canthumeryx, i cui resti, rinvenuti in Libia, risalgono a un periodo compreso tra 25 e 14,3 milioni di anni fa, a seconda delle diverse opinioni degli studiosi. Questo animale era di medie dimensioni, con un aspetto esile e simile a quello di un'antilope. Il Palaeotragus, apparso 14 milioni di anni fa e diffuso tra l'Africa orientale e la Mongolia, somigliava all'okapi e potrebbe esserne l'antenato diretto. Aveva un cranio allungato e appiattito e mostrava un marcato dimorfismo sessuale. Il Samotherium sostituì il Paleotragus tra 10 e 9 milioni di anni fa; era più grande, con una testa ancora più allungata, seni cranici ben sviluppati e un profilo più simile a quello delle giraffe moderne. Il Bohlinia, comparso nell'Europa sud-orientale tra 9 e 7 milioni di anni fa, discendeva probabilmente dal Samotherium ed è considerato un probabile antenato diretto della giraffa. Circa 7 milioni di anni fa, il genere Giraffa si sviluppò in Africa. I successivi cambiamenti climatici portarono all'estinzione delle giraffe asiatiche, mentre quelle africane sopravvissero e si diversificarono in nuove specie. Giraffa camelopardalis fece la sua comparsa circa 1 milione di anni fa, durante il Pleistocene, in Africa orientale. Si ritiene che il principale fattore evolutivo che portò alla comparsa delle giraffe moderne sia stato un cambiamento climatico iniziato 8 milioni di anni fa, che trasformò vaste foreste in savane più aperte.

Dalle Specie Uniche alle Molteplici Identità
Il genere Giraffa fu istituito da Morten Thrane Brünnich nel 1772. All'inizio del XIX secolo, Jean-Baptiste Lamarck propose che il lungo collo della giraffa fosse una "caratteristica acquisita", evolutasi attraverso generazioni di giraffe che si sforzavano di raggiungere le foglie degli alberi più alti. Originariamente, Carlo Linneo classificò le giraffe viventi all'interno di una singola specie nel 1758, dandole il nome binomiale Cervus camelopardalis. Mathurin Jacques Brisson coniò il nome generico Giraffa solo nel 1762.
Durante il 1900, furono proposte varie tassonomie con due o tre specie. Uno studio del 2007 sulla genetica delle giraffe utilizzando il DNA mitocondriale suggerì che almeno sei lignaggi potevano essere riconosciuti come specie. Uno studio del 2011 che utilizzava analisi dettagliate della morfologia delle giraffe e l'applicazione del concetto di specie filogenetica, descrisse otto specie. Uno studio del 2016 concluse anche che le giraffe viventi fossero costituite da più specie. Uno studio del 2020 ha dimostrato che, a seconda del metodo scelto, è possibile considerare diverse ipotesi tassonomiche che riconoscono da due a sei specie per il genere Giraffa. Tale studio ha anche rilevato che i metodi di coalescenza multispecie possono portare a una suddivisione tassonomica eccessiva, poiché tali metodi delimitano le strutture geografiche piuttosto che le specie.
Più recentemente, i ricercatori hanno proposto che esistano quattro specie esistenti, distinguibili morfologicamente in base al loro areale e ai disegni del loro mantello. L'ipotesi delle tre specie, che riconosce G. camelopardalis, G. giraffa e G. tippelskirchi. Il cladogramma mostra la relazione filogenetica tra le quattro specie e sette sottospecie sulla base di un'analisi del genoma del 2021. Gli otto lignaggi corrispondono a otto sottospecie tradizionali nell'ipotesi di una sola specie. Fino ad oggi le ricercatrici e i ricercatori non sono ancora concordi sul numero delle specie. Le giraffe reticolate e masai mostrano una maggiore diversità nel DNA mitocondriale, un dato che suggerisce che le giraffe abbiano avuto origine nell'Africa orientale. Le popolazioni più settentrionali risultano geneticamente più vicine.
Le Sottospecie e le Loro Peculiarità
Tradizionalmente, il genere comprendeva una singola specie, Giraffa camelopardalis L., con nove sottospecie. Ecco un approfondimento sulle diverse sottospecie e le loro caratteristiche, come identificate in varie ipotesi tassonomiche:
Giraffa settentrionale (G. camelopardalis)
- Giraffa del Kordofan (G. c. antiquorum): È distribuita nel Ciad meridionale, nella Repubblica Centrafricana, nel Camerun settentrionale e nella Repubblica Democratica del Congo nord-orientale. In passato, le popolazioni del Camerun erano considerate appartenenti a G. c. peralta, ma studi successivi hanno dimostrato che tale classificazione era errata. Rispetto alla giraffa della Nubia, questa sottospecie presenta macchie più piccole irregolari, che possono estendersi fino ai garretti e alla parte interna delle zampe. I maschi sono caratterizzati dalla presenza di un bernoccolo mediale sul cranio. Si stima che in natura sopravvivano al massimo 2.000 esemplari. Tuttavia, censire il numero di giraffe del Kordofan presenti negli zoo è stato complicato a causa della confusione tra questa sottospecie e G. c. peralta. Uno studio pubblicato nel 2007 ha chiarito che tutte le giraffe identificate come G. c. peralta negli zoo europei erano in realtà G. c. antiquorum. Con questa correzione, si ritiene che circa 65 esemplari di questa sottospecie siano ospitati negli zoo. Inoltre, esemplari che in passato venivano classificati come appartenenti a una sottospecie distinta, G. c.
- Giraffa della Nubia (G. c. camelopardalis): Include anche la giraffa di Rothschild (G. camelopardalis) anche conosciuta come giraffa del Baringo o giraffa dell'Uganda. Si trova principalmente nell'area orientale del Sudan del Sud e nel sud-ovest dell'Etiopia. Questa sottospecie si distingue per le sue macchie di colore castano ben definite, separate da linee prevalentemente bianche, con una regione inferiore priva di macchie. Nei maschi, il bernoccolo mediale è particolarmente sviluppato. Si stima che in natura sopravvivano meno di 2.500 esemplari, anche se il numero esatto rimane incerto. La giraffa della Nubia è rara in cattività, ma un gruppo è ospitato presso lo zoo di Al Ain, negli Emirati Arabi Uniti.
- Giraffa di Rothschild (G. c. rothschildi): Potrebbe rappresentare un ecotipo di G. c. camelopardalis. Il suo areale include alcune regioni dell'Uganda e del Kenya, mentre la sua presenza nel Sudan del Sud rimane incerta. Questa sottospecie si distingue per le grandi macchie scure con bordi generalmente rettilinei, che talvolta possono essere frastagliati. Le macchie possono presentare linee o strisce più chiare al loro interno. Di solito, il disegno delle macchie non si estende oltre i garretti e raramente raggiunge gli zoccoli. Un'altra caratteristica distintiva è lo sviluppo di cinque ossiconi in alcuni individui. Si stima che ne rimangano circa 1.500 individui allo stato brado, mentre oltre 450 esemplari sono ospitati in zoo. Tuttavia, un'analisi genetica condotta nel settembre 2016 ha suggerito che la giraffa di Rothschild potrebbe essere conspecifica con la giraffa della Nubia (G. c.
- Giraffa dell'Africa occidentale (G. peralta): Conosciuta anche come giraffa del Niger, è endemica del sud-ovest del Niger. Questa sottospecie si distingue per una colorazione più chiara rispetto alle altre, con macchie rosse di forma lobata che si estendono oltre i garretti. Gli ossiconi sono più lunghi rispetto a quelli delle altre sottospecie, e nei maschi si osservano bernoccoli mediali ben sviluppati. Con circa 450 esemplari rimasti in natura, è la sottospecie di giraffa più minacciata. In passato, si credeva che le giraffe presenti in Camerun appartenessero a questa sottospecie, ma studi successivi le hanno identificate come G. c. antiquorum. Questo errore ha generato confusione anche riguardo agli esemplari presenti negli zoo. Tuttavia, nel 2007, è stato stabilito che tutte le presunte G. c. peralta ospitate negli zoo europei appartenevano in realtà a G. c. antiquorum. Lo stesso studio del 2007 ha rivelato che la giraffa dell'Africa occidentale è geneticamente più vicina alla giraffa di Rothschild che alla giraffa di Kordofan. I suoi antenati potrebbero aver migrato dall'Africa orientale verso il Nord Africa, stabilendosi nella sua attuale distribuzione durante l'avanzamento del deserto del Sahara.

Giraffa reticolata (G. reticulata)
È originaria del Kenya nord-orientale, dell'Etiopia meridionale e della Somalia. Questa sottospecie si distingue per la sua caratteristica colorazione, con macchie poligonali di colore bruno-rossastro dai margini spigolosi, separate da una rete di sottili linee bianche. In alcuni casi, le macchie possono estendersi fino ai garretti, e nei maschi si osservano la presenza di un bernoccolo mediale. Si stima che in natura sopravvivano al massimo 8.700 esemplari. Le giraffe reticolate ospitate a ZOOM si trovano nell’habitat del Serengeti nella parte centrale del parco. Al Bioparco di Roma sono ospitate tre giraffe reticolate, una delle 9 sottospecie esistenti al mondo. Magoma, nato nel 2011 nello Zoo di Colonia (Germania), è il maschio del gruppo ed è arrivato al Bioparco all’età di due anni. Dalia e Acacia invece, sono al parco dal 2015: sorelle, provengono dallo Zoo di Copenaghen in cui sono nate rispettivamente nel 2012 e nel 2013. Di indole mansueta, hanno stretto un forte legame. La più socievole del gruppo è Acacia. Magoma è più solitario ma di tanto in tanto stuzzica le due femmine, soprattutto nel periodo degli amori.
Giraffa meridionale (G. giraffa)
- Giraffa dell'Angola (G. g. angolensis): Conosciuta anche come giraffa della Namibia, è presente nella Namibia settentrionale, nello Zambia sud-occidentale, nel Botswana e nello Zimbabwe occidentale. Uno studio genetico del 2009 ha suggerito che le popolazioni del deserto del Namib settentrionale e del Parco Nazionale di Etosha potrebbero appartenere a una sottospecie distinta. Questa sottospecie si caratterizza per grandi macchie marroni con bordi che possono essere leggermente frastagliati o presentare prolungamenti angolari. Il disegno a macchie si estende su tutte le zampe ma non sulla parte superiore della faccia, mentre le macchie su collo e posteriore tendono a essere più piccole. Un'altra particolarità è la presenza di una macchia bianca sull'orecchio.
- Giraffa del Sudafrica (G. g. giraffa): Conosciuta anche come giraffa del Capo, si trova nel Sudafrica settentrionale, nel Botswana meridionale, nello Zimbabwe meridionale e nel Mozambico sud-occidentale. Questa sottospecie è caratterizzata da macchie scure, generalmente arrotondate, con sottili proiezioni, su una colorazione di fondo fulva. Scendendo lungo le zampe, le macchie diventano progressivamente più piccole. Nei maschi, il bernoccolo mediale è meno sviluppato rispetto ad altre sottospecie.
Giraffa masai (G. tippelskirchi)
- Giraffa masai (G. t. tippelskirchi): Nota anche come giraffa del Kilimanjaro, vive principalmente nel Kenya centrale e meridionale e in Tanzania. Questa sottospecie si distingue per le sue caratteristiche macchie irregolari e frastagliate, simili a stelle, che si estendono fino agli zoccoli. Nei maschi è solitamente presente un bernoccolo mediale. La giraffa Masai è minacciata. Vive in Kenia, Tanzania e nel nord-est della Repubblica dello Zambia. Spesso è di colore più scuro rispetto alle altre specie di giraffa. Le sue macchie sono frastagliate e assomigliano alle foglie dell’uva.
- Giraffa di Thornicroft (G. t. thornicrofti): In onore di Harry Scott Thornicroft, anche conosciuta come giraffa di Luangwa, o giraffa della Rhodesia. È una sottospecie endemica della valle del Luangwa, nello Zambia orientale. Le sue macchie, di forma frastagliata e leggermente simili a stelle, possono estendersi o meno lungo le zampe. Nei maschi, il bernoccolo mediale è poco sviluppato.
Sfide e Conservazione: Proteggere un Simbolo d'Africa
La giraffa compare come “Least Concern” nella Lista Rossa della IUCN, ma la popolazione totale sembra essere in declino. Molte sottospecie, tuttavia, affrontano minacce più dirette e sono classificate a livelli di rischio più elevati. La caccia, il bracconaggio e l’erosione dell’habitat sono le principali minacce per questo grande mammifero, che può raggiungere i 25 anni d’età. Il numero delle giraffe è fortemente diminuito negli ultimi decenni. Ci sono sempre più terreni che vengono usati per costruire case, strade e campi coltivati per l’agricoltura e l’allevamento di animali. Così le giraffe non riescono sempre a trovare abbastanza spazio e devono attraversare strade pericolose per spostarsi da un luogo sicuro all’altro.
Per proteggere giraffe, leoni, elefanti e altri animali selvatici il WWF istruisce i guardacaccia. Il lavoro dei guardacaccia è faticoso e spesso è anche pericoloso. A volte devono fare dei turni che durano parecchie settimane e quando s’imbattono in un bracconiere devono reagire nel modo giusto. Il successo di nascite in cattività, come quella della piccola giraffa di Baringo, o l'importante nascita della prima giraffa femmina in Marocco, rappresenta un traguardo per la conservazione della specie. L’importazione delle giraffe segue rigidi protocolli internazionali regolati dalla Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatiche minacciate di estinzione (Cites). Questa normativa impedisce il prelievo in natura di animali selvatici, obbligando le strutture a rivolgersi a esemplari nati in cattività, provenienti principalmente dall’Unione europea. La neonata giraffa, che gode di ottima salute, riceverà presto un nome deciso dai cittadini marocchini attraverso un sondaggio sui social network, per sottolineare l’importanza simbolica di questa prima nascita nazionale.

La Giraffa nella Cultura e nel Cuore dell'Uomo
La giraffa ha affascinato varie culture, antiche e moderne, per il suo aspetto peculiare ed è stata spesso rappresentata in dipinti, libri e cartoni animati. L'origine del nome «giraffa» viene fatta risalire alla parola araba zarāfa (زرافة), forse a sua volta derivata da una lingua africana. Ciriaco d'Ancona, noto viaggiatore medievale e precursore dell'archeologia, fu il primo a utilizzare, al posto del greco kamēlopárdalis (καμηλοπάρδαλις), il termine zoraphas, che poi si trasformò nel moderno "giraffa", traslitterandolo dall'arabo zarāfa (زرافة). La diffusione della forma italiana giraffa risale agli anni '90 del XVI secolo. Durante il suo soggiorno in Egitto, Ciriaco ebbe modo di vedere una giraffa, che riprodusse nei suoi disegni. Nella lingua inglese medievale, l'animale era noto anche con vari nomi, tra cui jarraf, ziraph e gerfauntz. Il termine probabilmente deriva dal nome somalo dell'animale, geri.
Le giraffe sono molto amate, eppure fino a poco tempo fa non si sapeva molto su di loro. Nel frattempo sono state studiate meglio. L'opportunità di avvicinarsi a questi animali, anche in contesti come gli zoo, permette al pubblico di conoscerli meglio. Hai mai sognato di fare colazione con le giraffe? La Savana Terrace è il luogo dove questo si può realizzare. Una colazione a buffet con prodotti dolci e salati, pancake, caffetteria, brioches e la vista sulla magica collina del Serengeti. E nel pomeriggio? A ZOOM puoi anche fare aperitivo con le giraffe.