Il 28 settembre si celebra la Giornata internazionale per l’aborto libero e sicuro, un appuntamento globale che assume un rilievo cruciale in un contesto dove i diritti riproduttivi delle donne subiscono da anni continui attacchi in ogni parte del mondo. Questa giornata è un momento per ribadire, ancora una volta, l'importanza fondamentale di garantire a tutte le donne e alle persone incinte l'accesso a servizi di interruzione volontaria di gravidanza (IVG) che siano sicuri, legali e accessibili, senza stigma né ostacoli. È un'occasione per riflettere sui progressi compiuti nel corso del secolo scorso e, al contempo, per denunciare le persistenti sfide e le regressioni legislative che minacciano l'autonomia e la libertà di scelta.
Origini e Evoluzione di una Giornata Cruciale
La Giornata Internazionale per l'Aborto Sicuro e Libero ha radici relativamente recenti, ma la sua eco è cresciuta rapidamente a livello globale, diventando un faro per milioni di attivisti e sostenitori dei diritti riproduttivi. Nel 2011, il Women's Global Network for Reproductive Rights (WGNRR, Rete mondiale delle donne per i diritti riproduttivi) dichiarò il 28 settembre come giornata internazionale. Questa data non fu scelta a caso, ma richiamava una tradizione di mobilitazione avviata in America Latina e nei Caraibi, dove già si celebrava una giornata per la depenalizzazione dell'aborto.
L'anno successivo, l'International campaign for women's right to safe adottò la giornata internazionale come una delle sue attività focali, dandole così notevole impulso a livello internazionale. Questo segnò un passo importante nella sua diffusione, trasformando una celebrazione regionale in un evento di portata mondiale. Nel 2015, per rafforzare ulteriormente il messaggio e l'unità d'intenti, il nome della giornata fu cambiato in "International Safe Abortion Day". Nello stesso anno, la risonanza fu tale che furono organizzate ben 83 manifestazioni in 47 paesi, promosse da organizzazioni non governative (ONG) e attivisti a livello nazionale, regionale e internazionale, dimostrando una crescente consapevolezza e un desiderio collettivo di agire. Fu proprio in quell'anno che si fece ufficialmente richiesta all'Organizzazione delle Nazioni Unite di adottarlo come giorno ufficiale, evidenziando la volontà di elevare il tema a priorità nell'agenda internazionale. Questa evoluzione testimonia la crescente urgenza e l'ampia base di sostegno per l'accesso all'aborto sicuro come diritto umano fondamentale.

Il Contesto Globale: Tra Progressi Legislativi e Allarmanti Regressioni
Nel corso del secolo scorso ci sono stati molti passi avanti dal punto di vista legislativo, e la maggior parte dei Paesi al mondo ha legalizzato l’aborto per questioni di salute, socio-economiche o sulla base della scelta della donna. Questo progresso è il risultato di decenni di lotte e rivendicazioni, che hanno riconosciuto il diritto all'autodeterminazione e alla salute riproduttiva come pilastri fondamentali della dignità umana. Marge Berer, fondatrice della Campagna Internazionale per un Aborto Sicuro, ha giustamente fatto presente che legalizzazione non significa aprire le porte all’aborto e crearlo laddove non c’era, ma piuttosto portare alla luce e rendere sicura una pratica che, se proibita, viene comunque eseguita clandestinamente, con gravi rischi per la vita e la salute delle donne.
Nonostante questi importanti sviluppi, la situazione globale è tutt'altro che risolta. Ci sono ancora 16 paesi al mondo che criminalizzano l’aborto in toto, negando alle donne qualsiasi possibilità di interruzione di gravidanza, anche in circostanze estreme. Altri 30 paesi, pur non criminalizzandolo completamente, lo considerano legale solo in caso di pericolo di vita della donna, limitando drasticamente la sua autonomia e il suo diritto alla salute. La realtà attuale è che esiste un movimento politico che attacca fortemente l’aborto sicuro e cerca di far diventare sempre più difficile usufruirne.
Un esempio lampante di questa preoccupante tendenza si è manifestato di recente in Texas, dove la Corte Suprema ha respinto la richiesta di bloccare l’entrata in vigore di una nuova legge contro l’aborto. Questa normativa vieta l’interruzione volontaria di gravidanza dopo sei settimane di gestazione, anche nei casi di stupro e incesto. Si tratta della maggior parte degli aborti, in quanto nelle prime settimane molte donne non sanno nemmeno di essere incinte e, comunque, sarebbe estremamente difficoltosa la diagnosi di un’eventuale malformazione. Questo tipo di legislazione non solo nega diritti vitali delle donne, ma rappresenta anche un attacco diretto alla loro autonomia e alla loro capacità di gestire le proprie gravidanze. I diritti riproduttivi delle donne subiscono da anni continui attacchi in ogni parte del mondo. Anche nel documento finale del G7 a guida italiana, tenutosi a giugno, sono stati negati diritti vitali delle donne, un fatto che Celeste Grossi dell'Arci ha definito "una vera indecenza!". In Europa, dove più di 20 milioni di donne non hanno accesso all’aborto, la situazione è parimenti complessa, con paesi dove l’aborto non è gratuito, aggiungendo un ulteriore ostacolo economico e sociale.
Giornata internazionale per l'aborto sicuro 2022
La Situazione Italiana: Tra Diritti Sanciti e Ostacoli Concreti
In Italia, la legge 194 del 22 maggio 1978 ha rappresentato una pietra miliare nell'accesso delle donne alla gestione autonoma delle proprie gravidanze, legalizzando l'interruzione volontaria di gravidanza. Nonostante questo quadro normativo, la realtà quotidiana per molte donne che cercano di esercitare questo diritto è spesso costellata di difficoltà e impedimenti che di fatto ne svuotano il contenuto. L'Arci, ad esempio, lotta per l’aborto libero e sicuro dagli anni Settanta del secolo scorso e continua a ribadire la necessità di resistere ai tentativi di svuotamento de facto della legge 194.
L'Obiezione di Coscienza: Un Muro All'Accesso
La legge 194 è l'unica legge dello stato per la quale è ammessa l’obiezione di coscienza, un aspetto che, sebbene concepito per tutelare la libertà individuale dei professionisti sanitari, si è trasformato in uno dei maggiori ostacoli all'accesso all'IVG. La percentuale media di ginecologi obiettori in Italia è del 69%, con picchi del 91% in alcune Regioni, rendendo l'accesso ai servizi estremamente difficile. La quota degli ospedali in cui si rende usufruibile l’interruzione di gravidanza è del 64,9% e non del 100% come dovrebbe essere, in base all’Art. 9 della stessa legge, che impegna le strutture sanitarie a garantire il servizio.
L’obiezione di coscienza, che riguarda almeno il 70% dei ginecologi, con punte di oltre il 90% in alcune regioni, impedisce di fatto l’esercizio del diritto e costringe molte donne ad interminabili peregrinazioni alla ricerca di un ospedale dove poter accedere all'IVG. Questa situazione si traduce in una vera e propria violenza psicologica agita sulle 63 mila donne che ogni anno in Italia vogliono interrompere la gravidanza. In ben 11 regioni, tra cui Abruzzo, Basilicata, Campania, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria, e Veneto, c’è almeno un ospedale con il 100% di obiettori, rendendo l'accesso praticamente impossibile in intere aree. Le donne che decidono di abortire, inoltre, raccontano di aver dovuto sopportare atteggiamenti ostili o criminalizzati da parte del personale sanitario, come se si fossero macchiate di chissà quale colpa. Questa pressione psicologica e la mancanza di un supporto adeguato sono inaccettabili in un sistema sanitario che dovrebbe garantire cura e rispetto.

Aborto Terapeutico e Limitazioni Tattiche
Un altro aspetto critico riguarda l'aborto terapeutico, ovvero quello dopo i 90 giorni a causa di malformazioni del feto o pericolo per la salute della madre. Questo tipo di interruzione di gravidanza viene eseguito solo in pochissime città italiane da pochissimi ginecologi, rendendo la sua accessibilità estremamente limitata per le donne che si trovano ad affrontare situazioni di estrema gravità e dolore. La difficoltà di trovare strutture e professionisti disponibili in questi casi delicati aggiunge ulteriore sofferenza e complessità a decisioni già difficili. Spesso, dopo una diagnosi prenatale che metta malauguratamente in evidenza una grave malformazione del feto, le donne si ritrovano, come prosegue Agatone, "abbandonate al loro destino" se il ginecologo cui si rivolgono è obiettore.
Politiche Governative e la Strategia Anti-Scelta
Dal suo insediamento, il governo Meloni ha sostenuto apertamente di non voler toccare la legge 194. Tuttavia, allo stesso tempo, ha sfruttato le sue debolezze assegnando fondi economici e dando legittimità politica ai movimenti anti-scelta e antiabortisti, aumentando di fatto gli ostacoli per accedere all’Interruzione Volontaria di Gravidanza. Un esempio di queste politiche è l'apertura della “stanza per l’ascolto” presso l’Ospedale Sant’Anna di Torino, una iniziativa che, pur presentata come supporto, può di fatto rappresentare un ulteriore deterrente o un luogo di pressione psicologica per le donne che cercano di accedere all'IVG. Il governo Meloni, inoltre, sostiene campagne per la natalità ma nei fatti, oltre a non supportare materialmente i genitori, promuove discorsi razzisti e omofobi per cui si difende solo un certo tipo di famiglia: tradizionale, eterosessuale e bianca. Questo clima di odio e misoginia promosso dalle istituzioni si estende anche contro le soggettività trans e non binarie, minando il diritto di autodeterminazione sui propri corpi per tutti. La presenza nei consultori delle associazioni antiabortiste, come ricorda Celeste Grossi, è una vera violenza nei confronti delle donne che liberamente accedono a strutture pubbliche per far valere i proprio diritti, poiché "non c’è nessuna difesa della vita nell’imposizione, nella coercizione e nel ricatto morale".
Innovazioni Mediche e la Necessità di Aggiornamento
Nel corso degli anni, le tecniche mediche si sono raffinate per garantire interruzioni volontarie di gravidanza in sicurezza, rendendo il processo meno invasivo e più gestibile per le donne. Nonostante questi progressi, qualsiasi miglioramento delle tecniche di aborto, come ad esempio l’aborto farmacologico, viene spesso demonizzato come pericoloso e etichettato come un abbandono della donna. A ciò si aggiunge l'inutile ricovero obbligatorio di tre giorni in ospedale per l'aborto farmacologico, una pratica obsoleta e non necessaria che aggiunge oneri e disagi alle donne.
La telemedicina rappresenta una nuova opportunità che ha consentito, per esempio, accesso ad aborti sicuri durante la pandemia del COVID-19 in alcuni Paesi europei tra cui Irlanda, Inghilterra e Francia. Essa assicura aborti gestiti direttamente dalle donne, che possono avvenire più precocemente nella gestazione, libera da lunghe procedure legali e cliniche obsolete e non necessarie, e assicura consultazioni a distanza e dunque più accessibili per tutte. Queste innovazioni offrono la possibilità di rendere l'IVG più sicuro, privato e accessibile, riducendo le barriere geografiche e burocratiche.
Un Appello Unito per un Futuro Senza "Ma"
Per tutti i motivi sopra elencati, l'anniversario della Giornata Internazionale per l'Aborto Libero e Sicuro è così importante e va ricordato come una pietra miliare dell’accesso delle donne alla gestione autonoma delle proprie gravidanze. Solo con la lotta potremo creare le premesse per garantire davvero a tutte le donne il diritto di abortire! L'Arci, ad esempio, ha ribadito il suo impegno a mettere in campo "ogni strumento e capacità di mobilitazione per respingere i tentativi di svuotamento de facto della legge 194 e ogni ulteriore attacco all’autonomia e alla libertà delle donne". Celeste Grossi sottolinea che ciò che si vuole per le donne che vivono in Italia, si vuole "per tutte le donne che vivono in Europa", dove la situazione necessita di essere cambiata.
La legge 194, pur essendo un testo controverso, non garantisce pienamente il diritto di scelta e di interruzione volontaria di gravidanza. Un diritto che è impedito dai pesanti tagli alla sanità e dall’altissimo numero di obiettori di coscienza tra il personale sanitario. Ma non solo: è un diritto che è impedito anche alle persone trans, non binarie e intersex, e alle persone migranti, per le limitazioni in cui incorrono se possiedono il visto turistico, evidenziando come le intersezioni di identità e status possano creare ulteriori barriere all'accesso.
Per questo, diverse associazioni e movimenti sociali stanno avanzando richieste specifiche e urgenti:
- Chiediamo che l’aborto farmacologico sia disponibile in tutti i consultori familiari come sancito dalla legge.
- Chiediamo che la RU 486 si possa assumere fino alla 12esima settimana, come dalle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
- Chiediamo che chi vuole e ne abbia la possibilità possa abortire a casa, con la telemedicina o in autogestione. Non è impossibile, già accade nel Lazio e in altre parti del mondo.
- Chiediamo che la Regione Toscana provveda urgentemente alla convocazione di un tavolo tecnico che definisca i nuovi protocolli applicativi della RU486 (risalgono al 2020), al fine di consentire l’avvio delle procedure “at home” per l’aborto farmacologico.
- Non abbiamo bisogno di associazioni antiabortiste che cerchino di dissuaderci esercitando violenza psicologica nei consultori.
- Vogliamo l’introduzione di una formazione specialistica sull’IVG per le carriere universitarie in ginecologia, per superare la carenza di personale formato e disponibile.
A Roma, è stato presentato un appello congiunto per chiedere che l’Italia recepisca le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) in materia di aborto, affinché vengano tutelati i diritti e la salute delle donne e delle persone incinte. Questo documento, frutto della cooperazione di una compagine inedita che vede associazioni impegnate sul tema dei diritti sessuali e riproduttivi unite ad altre impegnate sui diritti LGBTQ+, sulla laicità, sui diritti umani, sulla promozione di policy femministe, è stato presentato il 28 settembre nella sala stampa della Camera dei deputati. Tra le organizzazioni sostenitrici ci sono, infatti, Associazione Luca Coscioni, Agedo, Aidos, Amnesty International Italia e Arcigay Rete Trans* Nazionale, Civilità Laica, Laiga, Period Think Thank, Pro-choice rete italiana contraccezione aborto, Obiezione respinta, Ru2020, Se non ora quando?. L’edizione più recente delle Abortion care guidelines dell’OMS è del 2022. Basato sulla letteratura scientifica più aggiornata, il documento raccoglie oltre 50 raccomandazioni che abbracciano la pratica clinica, l’erogazione dei servizi sanitari e gli interventi legali e politici per sostenere un’assistenza abortiva di qualità. In concomitanza con la Giornata internazionale dell’aborto sicuro, libero e gratuito, è stata anche presentata la campagna #IVGsenzaMA, che proseguirà per tutto il mese di ottobre annunciando la pubblicazione di un manuale che offrirà soluzioni fondate su competenze giuridiche e mediche ai problemi e agli ostacoli che si incontrano quotidianamente sul percorso di IVG.
