La figura di Gino Strada, nato a Sesto San Giovanni il 21 aprile 1948, si staglia nel panorama contemporaneo come quella di un testimone critico e instancabile dei diritti umani. Cresciuto in un ambiente cattolico sensibile alla realtà sociale, ispirato alle idee del Concilio Vaticano II, Strada intraprende un percorso che lo porta, dopo gli studi al liceo classico "Carducci" e la laurea in medicina e chirurgia presso l'Università Statale di Milano nel 1978, a specializzarsi in chirurgia d'urgenza. La sua vita, segnata da un ateismo convinto - «Non ne sento alcun bisogno», dichiarò riguardo a Dio - è stata una missione votata alla cura del prossimo, intesa non come mero atto medico, ma come una scelta etica profonda.

La formazione medica e l'incontro con l'orrore
Dopo aver fatto pratica nel campo dei trapianti di cuore presso l'ospedale di Rho fino al 1988, Strada cambia radicalmente il suo orizzonte professionale indirizzandosi verso la chirurgia traumatologica. L'esperienza internazionale maturata tra il 1989 e il 1994 con il Comitato Internazionale della Croce Rossa lo porta in Pakistan, Etiopia, Perù, Afghanistan, Angola, Somalia e Bosnia-Erzegovina. È in questi contesti che tocca con mano le sofferenze causate dai conflitti: in Afghanistan, in particolare, si trova di fronte a ferite mai viste, spesso causate da mine antiuomo che mutilano prevalentemente i bambini. In quelle sale operatorie, talvolta sotto bombardamento o con la presenza di miliziani armati, Strada matura la convinzione che la guerra sia un'assurdità inumana che colpisce i civili, non i combattenti.
La nascita di Emergency: un progetto di eccellenza
Nel 1993, l’intuizione di creare una struttura sanitaria per prestare assistenza chirurgica gratuita in zone di guerra prende forma. Fondata nel maggio 1994 insieme alla moglie Teresa Sarti, a Carlo Garbagnati e Giulio Cristoffanini, Emergency nasce con l’obiettivo di offrire cure di elevata qualità a vittime di guerre, mine antiuomo e povertà. La tenacia di Strada, supportata da una rete di solidarietà mediatica iniziata col "Costanzo Show", trasforma un'idea inizialmente considerata bizzarra in una realtà che, ad oggi, ha curato milioni di persone in quasi venti paesi. Ogni missione, dal centro chirurgico nel Panshir agli ospedali in Sudan o in Sierra Leone, è guidata dal motto: «Curare bene la gente e curare tutti, la guerra non è la tua guerra».
Cure chirurgiche: diritto negato per cinque miliardi di persone | @Festival di EMERGENCY
Il pensiero etico e politico: oltre il pacifismo
Il pensiero di Strada non può essere ridotto a un semplice pacifismo. Egli stesso dichiarò: «Io non sono pacifista». La sua posizione nasceva da una critica radicale al sistema economico-finanziario globale, definito come «quest'idea imbecille d'una società violenta e rancorosa, che ti spinge a trovare chi sta peggio di te e a dargli la colpa dei tuoi guai». Per Strada, la guerra era un meccanismo utilizzato per difendere i privilegi di pochi, e il suo impegno era volto all'abolizione della stessa, non alla sua umanizzazione. Questo rigore intellettuale lo ha portato a denunciare costantemente le cause economiche dei conflitti, spesso contrapponendosi alla politica ufficiale, come avvenne nel caso dell'intervento in Iraq.
L'eredità culturale e l'impegno civile
Oltre all'attività chirurgica, Strada è stato una voce pubblica autorevole, sempre schierata dalla parte delle vittime. Il suo impegno si è esteso anche all'Italia, in particolare a Castel Volturno, dove Emergency ha iniziato a operare per supportare gli immigrati e denunciare la gestione del Servizio Sanitario Nazionale, vittima, a suo avviso, di logiche di bilancio che penalizzano la salute pubblica in favore del privato. Il suo lascito è contenuto in volumi come Pappagalli verdi, Buskashì e il testamento spirituale Una persona alla volta, curato da Simonetta Gola. Riconoscimenti come il Right Livelihood Award (2015) e il SunHak Peace Prize (2017) testimoniano il valore globale del suo contributo.

La critica al sistema sanitario e il valore della cura
Negli anni del suo impegno, Strada ha visto la sanità pubblica italiana trasformarsi, maturando la consapevolezza che le finanze sottratte alla cura del cittadino rappresentino un vero e proprio scempio. Per lui, il diritto alla salute era universale e indiscutibile. Questa visione coerente ha influenzato generazioni di medici e volontari. La memoria di Gino Strada non vive solo nelle pagine dei suoi libri, ma nelle strutture sanitarie da lui create, come il CPIA BAT "Gino Strada" ad Andria, dove un murales di 12 metri per 10 ne celebra l'eredità, ricordando a tutti che egli è stato, innanzitutto, un medico che ha saputo vedere l'umanità dove gli altri vedevano solo nemici o numeri. Il suo impegno rimane una bussola per chiunque creda che la solidarietà, nel rispetto della dignità umana, sia l'unica via percorribile in un mondo segnato dalla violenza.