La ninna nanna è, per sua natura, un ponte sonoro tra il mondo del risveglio e l'ignoto del sonno. Rappresenta una melodia rasserenante, un canto eseguito da una voce familiare capace di indurre i bambini ad addormentarsi con serenità. Spesso, queste composizioni attingono a un patrimonio culturale antico, carico di simboli e, talvolta, di immagini inquietanti, come magistralmente analizzato da Federico García Lorca nella sua celebre conferenza Sulle ninne nanne. Tuttavia, esiste una eccezione contemporanea che trasforma il momento del coricarsi in un atto di pura poesia e scoperta: "Ninna nanna dei sogni" di Gianmaria Testa, accompagnata dalle illustrazioni di Altan e pubblicata da Gallucci Editori.

La genesi e la filosofia dell'opera
"Ninna nanna dei sogni" non è soltanto una canzone; è un piccolo capolavoro di essenzialità. Il brano fu scritto inizialmente da Gianmaria Testa in occasione della nascita della nipote del suo caro amico, il magistrato Giancarlo Caselli. Questa genesi privata spiega la cura certosina, quasi artigianale, riservata al testo. L'artista, noto per la sua capacità di affrontare temi complessi - come la migrazione nel concept album Da questa parte del mare - si misura qui, per la prima e unica volta nella sua carriera, con il mondo dell'infanzia.
Il significato profondo dell'opera risiede nella capacità di ribaltare il concetto di sonno. Mentre nelle ninne nanne della tradizione popolare si ricorreva spesso alla paura o alla minaccia - si pensi ai lupi, agli uomini neri o alle befane - Testa sceglie la via della meraviglia. La canzone racconta la storia di un bambino che non vuole addormentarsi, fino a quando la voce narrante gli svela che, mentre il mondo riposa, il sogno diventa il luogo in cui si possono vedere le meraviglie che i bambini non hanno ancora conosciuto ed esplorato.
Il mondo naturale che si placa
Il cuore della composizione è un elenco rasserenante che trasmette stabilità. Il testo recita: "Dormono i galli fino al mattino / dorme il tacchino che non sa cantar / dorme la pulce e dorme il pinguino / sulla banchisa polar. / Dormono i ghiri da tutta una vita / dormono gli orsi d’inverno però / dorme anche il grillo con la formica / e dormono i pesci nel Po."

Questo elenco, che abbraccia creature diverse - dal piccolo grillo al grande orso - non è casuale. Il fatto che "dormano i pesci nel Po" radica la poesia di Testa nel suo territorio, nel legame indissolubile con la sua terra, il Piemonte, e con la semplicità della vita contadina. La natura si ferma, non per sparire, ma per rigenerarsi. Questa visione si contrappone al concetto di "sonno come abbandono" presente in tante ballate antiche, offrendo invece un'immagine del sonno come momento di esplorazione interiore.
Il legame indissolubile: sogni e realtà
Il punto focale della riflessione di Testa è racchiuso nei versi: "La meraviglia che ancora non sai / la vede soltanto chi dorme davvero / soltanto i sogni non dormono mai."
Qui l'autore tocca una verità filosofica profonda: il sonno non è un vuoto, ma uno spazio attivo. E mentre tutti gli animali protagonisti di questa storia riposano accanto ai loro sogni, i genitori leggono ai propri figli questa canzone della buonanotte che conduce, appunto, verso quel mondo invisibile che non dorme mai. Questo approccio è in sintonia con le teorie pedagogiche di figure come Johan Amos Comenius, che nel suo L'Informatorium della Scuola Infantile già nel 1633 sottolineava la necessità di offrire stimoli sensoriali ed emozionali positivi nella prima infanzia.
Gianmaria Testa: un ponte tra culture e generazioni
L'autore di quest'opera, Gianmaria Testa, è stato un uomo che ha vissuto la propria vita con la discrezione di chi sa che le parole hanno un peso specifico. Figlio di agricoltori, capostazione per venticinque anni, ha saputo trasformare il particolare in universale. La sua esperienza lavorativa alle ferrovie è stata una "torretta di osservazione privilegiata" da cui ha guardato il mondo intero.
La stessa attenzione che ha dedicato ai temi delle migrazioni moderne - riflessioni aperte e senza demagogia - è stata trasposta nella "Ninna nanna dei sogni". Egli non voleva "spaventare" il bambino per farlo tacere, ma voleva invitarlo a un viaggio. In questo senso, l'opera si inserisce nel solco dei progetti europei come Lullabies of Europe, che mirano a preservare il patrimonio culturale dell'infanzia, ma aggiunge un tassello moderno: quello di una paternità (e nonno-ità) consapevole, che non rifugge la complessità ma la traduce in dolcezza.
L'importanza dell'illustrazione
Il volume edito da Gallucci, grazie alle immagini di Altan, crea un connubio perfetto. Altan, il più noto disegnatore italiano di storie per bambini e creatore di Cipputi, ha saputo interpretare la "scarna e essenziale" poeticità di Testa. La scelta di abbinare una musica così calda e una narrazione così pacata a disegni iconici permette al bambino di visualizzare il riposo. Le illustrazioni diventano un supporto visivo che ancora il bambino alla realtà mentre la voce di Testa lo accompagna verso il sogno. È un libro adatto anche ai bambini più piccoli, che grazie al cd potranno addormentarsi sereni ascoltando la canzone che conduce ai sogni.
Il confronto con la tradizione europea
Se confrontiamo il lavoro di Testa con altre ninne nanne, come la ceca Hajej můj andílku o la danese Elefantens vuggevise, notiamo come il tema degli animali sia ricorrente, ma la declinazione di Testa sia spiccatamente introspettiva. Mentre nelle ninne nanne tradizionali danesi o scozzesi il focus è spesso sulla rassicurazione esterna o sul legame diretto con la madre/padre, in Testa c'è un invito esplicito alla meraviglia interiore.
L'autore, nel suo percorso di "orfo di parole", cerca sempre la linea essenziale, una scultura di Giacometti fatta di suoni. La sua ninna nanna non è un grido, non è una preghiera invocante, ma un sussurro che accetta il mistero del sonno. Non si cerca di convincere il bambino che il lupo non arriverà; si cerca di mostrargli che, se chiude gli occhi, vedrà il mondo intero.
L'eredità di una voce silenziosa
La scomparsa di Gianmaria Testa, avvenuta nel marzo 2016, ha lasciato un vuoto nel panorama cantautorale italiano, un vuoto che però è colmato dalla persistenza delle sue opere. "Ninna nanna dei sogni" rimane la testimonianza di come un artista debba prendersi la responsabilità delle emozioni che genera.
Forse pensare di scrivere per i bambini è pura presunzione, come suggeriva l'autore stesso, ma è una presunzione necessaria. Quando le parole sono scelte con la stessa cura con cui si manovra uno scambio ferroviario, quando ogni termine ha il peso della pietra e la leggerezza della piuma, allora la ninna nanna smette di essere un trucco per far dormire e diventa un rito di iniziazione alla vita. "Ninna nanna dei sogni" resta, in questo panorama, un punto di riferimento, una carezza che continua a respirare tra le pagine del libro e tra le note del cd, invitando non solo i bambini, ma chiunque ne ascolti il messaggio, a guardare al sonno come a una terra di promesse e di scoperte, dove l'unico limite è il confine del proprio immaginario.